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Full text of "Delle opere del signor commendatore Don Gianrinaldo, conte Carli"

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PELLE 

MONETE CONIATE 

E POSTE IN USO 
IN MOUB 

ZECCHE D* ITALIA 

Ciuntoyi 1 Intrinseco yalore di esse 
SINO AI. Sbcow XVII. 

PISSERTAZIONE QUARTA, 



AiJ 



s 



DISSERTAZIONE QUARTA . 

$. I. 

Esame Storico, e Critico inu>mo alte 

yicende Mila Moneta e del Peso, 

sino al Secolo XI. 

JLtfE due Italiane voci di iJra e Liòòra y Del di^ 
da taluni indistintamente adoprate « anno unsfcéto 

^ ' di Lira , 

diverso significato ^ e diversa e separata ' di 
idea di cose ci rappresentano, labbra vuol ^ 
dir Peso y che dividesi in dodici once; ^ 
Lira vuol dir Moneta o reale » o imma- 
ginaria 9 del valore di Soldi venti. Tutto 
viene dal latino Librai o per dir meglio, 
dal greco Airpa • giacché dagli Eruditi è 
deciso 9 essere cotesta voce da i Siculi 
a' Romani passata • La Libbra pertanto era 
un peso anche presso gli Antichi 9 la di 
cui duodecima parte era l'Oncia detta Un^ 
eia % la Sesta parte il Sestante » Sextans ; 
ÌSL Quarta il Quadrante, Quadrans^^ la 

A ii) 



5 Dei vAitr genbm 

p Terza il Trìente , Triens ; e la Metà il 
Sfinisse 9 Semis. Da* Siculi ^ donde queste 
distinzioni derivarono ^ si conosceano cosi 

%yxicL ) VLtxq ^ Tpcvoii; , rcrjpac , >i'fi/Xtrpov &c# 

£* da avvertirsi innoltre, che T oncia àjL^ 
videyasi per Metà , per Terfc , e per Se- 
^to. La Metà diceasi semunci^*^ il Terzo , 
Duella 5 oppure Sextula Gemina ; il Set* 
Sto ^ Sexcula . Finalmente lo scrupolo ^ 
scrupulus, scrupulum , scrìpulus &c. , era 
la vigesima quarta parte d'essa Oncia} e 
cotesto scrupolo era pure in sei altre 
parti diviso » dette silique , Siliquae. 

Semina seXj atiij Siliquis latUantia curvis f 

Attriòuunt 9 Scrìplo • 
dice Fannia. 

Siccome poi V oro ^ 1* argento ^ e '1 t^^ 
me i non altrimenti ^ che col peso si co-» 
noscevano ; cosi Libra Auri , Libra Argen* 
ti , Assi^ , ovvero Aes Grave diceasi ; e 
voleasi intendere un Peso di dodici Once« 
£ perchè da cotesti metalli le usuali mo» 
liete faceansi) cosi sotto la voce di Libra ^ 






Ot MoMEtA « 0JSS. IV. 7 

te monete pure si cotnprendevaiio ^ e di 
cotesta misura pfendeàDO legge; regolata 
dosi il numero d' tsse ^ in proporzione del 
particolare e rispettivo lor peso* Pia 
che le monete pesavano ^ meno numero 
d* esse ci voleva per formar il peso della 
Liòbfa % e I pesando meno ^ un maggior nu- 
mero si ricercava * 

SiiM/tìus appellossi da* Romani la mo- Deli» 
neta % e questa voce pure, a detto di Var- Num- 
roné e di Polluce ( i ) ♦ è Sicula N¥>jw^ • ""il" 
Ma benché in Sicilia my^f^oi; fosse la duo- 
decima parte del Talento , pure presso- i 
Tarentinti danaro dt argento significava* 
£' vano al nostro instituto il ricercar più 
oltre le taot^e si minute divisioni dell' 
antica Libbra e delle Romane monete} 
bastando a noi una generale idea delle 
principali, e particolarmente di quelle d'oro 
e d'argento, perciò che può confluire ali 



etfsBS 



(I) Lib.IX. Gap. VI. in il B^X,m»« rm i» 1T«A*« » 
mml Sart^i« •fim^ (deV€ dir) Amfiim • 

A iv 



8* Dei vabi gxkeri 

intelligenza di quelle venute dappoi , che 
sono l'oggetto del presente nostro ragio- 
namento « 

Denarìus significò la moneta d'argen* 

Del Dii' ° ^ 

nsr» d' to, perchè dapprima valeva dieci Assi« o 

argento. ' i^ i^r 

ui. sia dieci libbre di rame Dena Aera . Il 

detto danaro era in peso la settima parte 

d' un' oncia ; onde sette danari pesavano 

un' oncia e ottantaquattro una Libbra. 

Cotesto danaro poi dividevasi in due pltre 

monete) dette Quinarii\ ma più comune- 

mente Victorìati dalla Insegna della Vitto- "" 

ria ; coniati per la prima volta in virtù 

della Legge Clodia allo scrìvere di P/i- 

nio (i) . 

j^^ Aureusy ed anche da' Poeti Aureolus (2) 

cfirotc ^ppellossi la moneta d' oro . Per formar 

Ì^^Ìl[^^ un' oncia di peso di coteste monete ne 

^^- volevano 3Ì; e XL, per far una Libbra. 

Cosi correvano ne' primi tempi . I Ma*- 



::■ 



(I) Lib. XXXm. Gap. 3. (a) Marziale Lib. X. Epist7S. 
^urcoUs ultra Qua$u9r ipsS petit. . 



DI M oK£TA • Drss. ly. 9 

cfdoni , che un' eguale moneta coniarono i 
la chiama ron Filippo , da Filippo Re di 
Macedonia ; detta da Orai^io e da Gio^ 
yencde , Philippus . Da gli Attici detta era 
2r«r#i p j Statere . In progresso di tempo 
minorossi il peso di coteste monete; co« 
sicché V Aureus^ alla metà del secolo quarto^ 
ridotto era alla sesta parte d* un' oncia j 
onde LXXII ne andavan per Libbra. 

Da gF Imperadorì poi a cotesta moneta 
d'oro un' altra denominazione si diede ; 
e f\x c[utìh di Soldo , Solidus . Valenti^ 
niano^ e Valente sotto il Consolato di 
Juipicino e Giovino j cioè nell' anno 367 
così scrìssero a Germiniano ( i ) . Quoties- 
cunque certa summa Solidorum prò tituli 
qualitate debetur , & auri Massa transmit- 
Mur^ in septuaginta duos Solidos Libra fe^ 
ratur accepta • E perchè il Soldo era la 
sesta parte dell* Oncia ^ cosi chiamossi an- 



(0 Lib.Xni. Cod* Theod. de suscept.praep. &arc.&c, 
Vedi Jacob. Cuiac. Cmmuit. ad trcs post. Libr. Codjmp, 



fO / Dei VABl CEMEUt 

che Séxtula\ tre delle quali in cottiti 
tempo uguagliavano lo Staterei il quale 
con vico dire fosse cresciuto di peso* Giova 
ascoltar Isidoro ( i ) * Sextula ( dice 6* ) òis 
assumpta duetlam facìt, ter posita Statere ai 
redditi Stater autem medie ta^ ancia esty 
0ppendens aureos tres. Il soldo si divise 
poi in Metà, e in Terzo: SemissiSj Tre- 
missisi e questa divisione si fé' da Ales* 
éandro Severo ^ allo scrivere di Spar^ia^ 
iió(z); pronosticando egli che si sareb- 
bero tatti , come anco avvenne i i Quar-^ 
tarj . £ per verità i Greci coniaton dap* 
poi non solo cotesti « ma i Sestarj anco- 
ra , detti Foli i <j)o\>tc essendo presso di 
loro la sesta parte del Soldo • 

Cade qui il proposito di far parola 
sopra un passo di Cassiodoro , in cui mi- 
rabilmente inciamparono non pochi Scrit- 



«iiÉMHlMi*Mi*MMMMnMVirtfeM«teM^H««HMhÉM^ 



(i) Origin. Lib. XVI. cap. 04. {x)Hist.Auput. Script. 
Parh. 1603. p. 191. Tuficq, primum Semiises Aurtorum 
formati sunt , tune etiam .... Tremisses , Jictnic Alt-- 
xfindrQ f ttiam Qu^rtAri^s futurot • 



i>i Moneta % Diss. IV.^ 1 1 

tori delle antiche Koiìiahe monete* Par* 

landò egli de* giusti pesi delle cose , in 

nome di TeoJorico ^ a Boe-^io ^ discende 

anco alle monete, e soggiugne: avergli 

Antichi stabilito , che il Soldo tosse di 

sei mila danari. Sex milita àenarìorum So* 

lidum esse voluetunt (i). Io non saprei 

indovinar mai , come Giuseppe Scaligem 

abbia coteste parole preteso di render 

chiare ^ dopo d'aversi ingegnato di dime* 

strare ^ che sotto nome di danaro det> 

hzsì intender moneta di rame; e che il 

Soldo d* oro, secondo un calcolo formato 

sopra una per altro equivoca espressione 

d' Epifanio , non valeva più che 1728 

danari (2) ; numero , che non ugunglierà 

mai quello di sei mila, accennato da Cas^ 

siodoro • Ma come mai sei mila danari di 

rame , presso gli antichi Romani , de* 

quali parlar intende cotesto Autore, equi- 






(1) Variai. Lib. t nuu X. (a) De Re NummMriè 
Amiqu&r. Cifooov* VoLtX« p. ija/. 



21 / Dei VARJ CENERt 

valer potevano a un Soldo d^oro? DidU 
mo scrive ( i ) , che mille Sesterzj corris- 
pondevano a CCL danari d'argento , op^ 
pure a dieci d'oro 8«?ta Sìxpvcfew. Vedete 
qual differenza! Flìnìo assicura 9 che uno 
scrupolo d'oro valeva venti sestery (^7^) % 
per lo che un Soldo , che pesava quat- 
tro scrupoli , ne valeva ottanta • Ma per 
non confonderci nelle diverse sentenze , 
osservianf)o la Legge à^ Arcadia e dìOno^ 
rio nel Codice (3); donde apprenderemo, 
che un Soldo d'oro al valore di venti 
Libbre di rame corrispondeva • Lasciamo 
adunque i contenziosi Sesterzj 9 e fìngia- 
mo che anche nel rame , o nel bronzo 
vi considerassero gli Antichi lo Scrupolo, 
.come nell' oro ; venti Libbre di cotesto 
metallo , corrispondenti al Soldo d' oro , 
darebbero scrupoli 5760; ma non mai sei- 



• <i) Vedi Harduin. in VUn. Lib.XXXffl. C.a. $. 13. 
(1) Ivi . (3) Lib. X. Timi. XXDL de CoUadont Aeris. 



DI Moneta • Diss. IV. i| 

mi/a • Di più sappiasi, che Dione (i) 
asseverantemente scrive > che il soldo 
d' oro non valeva più di venticinque 
danari : Chiamo ( die' ei ) col nome cf Alt- 
reo quella. Moneta , che vale venticinque 
danari • 

Camminando però dietro a immaginazio- 
ni, stupor mi reca di non vedere alcuno, 
cbe a cotesto passo non porti in campo 

ie monete, che talvolta s'usarono di mole 

< 

grandissima e straordinaria • Per esempio 
Tiberio Imperadore mandò a Ilderico Re 
de' Franchi per invogliarlo a discendere 
in Italia contro de' Longobardi , molti 
Soldi d' ero del peso d' una Libbra l' uno , 
al dire di Paolo Diacono (^2). Di tali mo>- 
xiete si servi pure Eliogobalo , il quale 
seguendo anche in questa parte gì' impeti 
della propria intemperanza , ne fé' coniare 
non solo d' una , o due , ma per fino di 



(i) Rom. Hist, Lib. LV. p. 637. ed. Henr. Steph. 
(a) Lib. III. e. 13. Aunoi ttiam singularum Ubratim Sfc. 



14 Dei vaui OEKiRt 

cento Libbre di peso V una (i) . Se il 
soldo adunque j di cui Cassiodorò parlò 9 
era di cotesra sorca, facilmente Tassegna» 
to valore di sei mila danari può rilevarsi* 
Ma questo non è da proporst » 

Siccome però potrebbe credersi , che 
Casshdora in cotesto luogo indicar volesse 
il niassinno de' pesi usato da gli antichi Ilo- 
mani , cosi potrebbe anche dirsi 9 non al-- 
tro aver lui voluto indicare 9 se non che 
T antico Talento j il di cui valore realmen- 
te a sei mila monete corrispondeva (2). Di 
fatto da Esichio la parola di Soldo ^ e di 
Talento promiscuamente s* usurpa 9 e in 
Xtnri nv-^oq wh^^rra^t; ian^pt^ ei lo divide. 

Ni si creda 9 che ignota in tali tempi 
fosse la voce di Talento ; imperciocché 
non solamente T abbiamo nel Secolo di 
Cassiodoro ^ ma più bassa ancora 9 e sin 



WB 



(f) Lampridii in Alex. Sever, ad Bitibres quoque 9t 
eenUnariat , quas HHiogaMus iny^troi &^« 

(^) Vedi Disstn. t J, XUI. 



m .Moneta • ^Drss.TIV. i^n 
(fai MXXXVII in Documenti si legge 
Jjbras cenmm Taknta moford ( i ) • Cotesti 
Taìcntì. pertanto 9 rammenuti andie da 
Paolo Rannusio (2) , s'usarono particolar- 
mente nella Germania t nu incerto è il 
ioro preciso valore* Presso il P. Pe^ (]) 
all' anno MCJLXV incirca nel Codice di- 
plomatico Admotense^ vengono raggua- 
gliati al valor della Marca come nel 
Documento del suddetto P. Pq. Al con- 
trario, pello Speculo Sassonico stanno alfa 
MzTca come 37 a 30 (4)* Alle volte pure 
un Talento signi6cò cento Libbre d'oro, 
alcune altre cinquanta , ed anco più fre- 
quentemente una $oIa. Il più comunemen- 
te però prendeasi invece della Marca , 
Potrebbesi finalmente con più ragione 



in I ifii ■>■■■ « 



(I) Anùq. Mei. jEvi Diss, VI. p. 348. 

(a) De Bdlo Consfominopolit* ad an. looa. 

(3) Antc4ot Tom, III. p, 777, n. CV. XX, videlicet 
Talenta tam bon^t mon^Utf sicut tunc erat , vtl XX. 
Màrcas pnAatì argenti. (4) Vedi Du Frane Verbo 
Marat Ccrmaai^a^ e Takmum^ 



«($ Dei vARy gensui 

sospettare f che la voce di Danaro sia 
stata impropriamente usata da Cassiodo^ 
n> 9 e che realmente di nummoli abbia 
^gli inteso di parlare • Infatti confessar io 
debbo, che, a* tempi di Teodosio e Va^ 
leniniano ^ il soldo d*^oro si ragguagliava 
non solo a seimila, ma anzi a settemila ^ 
e settemila dugento nummi ^ come si ri- 
leva nelle Novelle (i) . Frequens ad nos &c. 
ne unquam intra septem millia nummomai 
solidus distrahatur , empuis a Collectario 
septem millibus ducentis . In prova della 
piccolezza , a cui ridotte erano le monete , 
può anche addursi il Titolo XVIII delle 
Novelle di Valentiniano ove prescrivesi il 
pagamento delle silique^ e delle méi^^^e si- 
lique • 

d?Got1 ^^ v^^^ è che i Goti conservassero 

Longo^ ^^ ^^™^ monetarie de' Greci Imperadori , 

^"v; e della Repubblica tuttavia esistente de' 



(I) Leg. Novell. Tir. XXV. 



DI Moneta . Diss/IV. 17 

Romani , il di coir Senato conservò sem*- 
pre la fàbbrica della moneta ; converrà cre- 
dere non essersi 9 durante il dominio d'essi» 
fatta alterazione alcuna in questo propo-, 
sito • Infatti nelle lettere di T^odorico e ' 
di Atalarico non altro si comanda e s'in« 
sinua 9 che la continuazione delle cose di 
già poste in uso ; dimostrandosi e X uno 
e r altro ugualmente nemici di tutto ciò , 
che aspetto avesse di novità. Quindi nella 
Lettera XXXII del Libro VII si ordinò 
che ne' danari avessero a conservarsi le 
antiche leggi del peso e del numero 
d' essi . Avendo pertanto noi nella seconda 
Dissertazione ragionato sopra coteste mo^ 
nete 9 nulla ci resta d'aggiunger qui. 

Cotesta coftanzdcde' Goti nella fabbrica 
delle ipon^te non continuò già sotto de' 
Longobardi . Estrema- confusione fu quella 
per tutta Italia; e molto più allora 9 che, 
discesi i Franchi 9 si divisero i .popoli in 
più partiti ; e più leggi si videro a . pro- 
fessarsi in una sol volta dagl' Italiani • Co- 

Tom. IV s B 



/ 



l8 . Dei vari geneIii 

testa alterazione cadde anche sopra le mo.« 
nete ; e nuova forma di computo $*instì« 
tui • U perchè , comechè la voce di Soldo 
nelle Leggi e ne' Documenti de' Longo» 
bardi si trovi , non perciò dobbiamo noi 
credere che essa esprimesse allora la stessa 
cosa che prima , cioè il Soldo d'oro. 
Quindi noi incontrando questo argomento, 
non per anco tocco da chi che sia, fuor- 
ché di passaggio e di volo, partitamente 
sopra vapj punti , che possono appellarsi 
contenziosi 9 ragioneremo. 

Sei Sol- ^ P^*^ primo convien sapersi., se i 
^* . "^: Soldi « de* quali menzione si fa nelle Leg^ 

minati ' * O 

- "*"• gi e ne' Documenti de' Longobardi y fos- 

"curafiTtì ^^^^ ^* ^^^ > oppur d' argento ; portando 

*^Rob^di *^ opinione , che assolutamente prezzo 

Irgcn'toT^ Imperciocché, os- 

^^' servando io in primo- luogo le pene che 

a' trasgressori pre&crivonsi , veggo aperta» 

mente che. troppo esorbitante somma sa^ 

rebbe stata quella , che per delitti anco 

leggeri s'impone; se i Soidi, in esse sta^ 



DI MONITA • DlSS. IV* 19 

biliti, fossero stati d*oro$ ma, quel eh* è 
più , inestinguibile da Persone 9 che noA 
fossero state doviziosissime ed oltre modo 
ricchissime • Rotati ( i ) vuol che si paghi 
da chi per via insulto facesse » o tratte* 
nesse una Donna libera , o una Fanciulla t 
Soldi novecento*^ e da chi o l'una, o Tal* 
tra uccidesse ) Soldi mille e dugenio(i)é 
Come mai Gente di vile e povera coiw 
dizione aveva a soddisfar tali pene 9 se 
^ avessero dovuto pagar in oro ì Tutti 
gli altri delitti a proporzione con pene 
pecuniarie estinguevansi ; e per tutto la 
medesima obbiezione s'incontra» 

Innoltre osservo io, che i Longobardi 9 
allorché volevano indicare moneta d' oro ^ 
vi aggiungevano la qualità , e sapevano 
eccellentemente dire e nominar Sold0 
d'oro. Nei Capitolare di Sicardoj Principe 
ii Benevento, nel DCCCXXXVI (}), al 



(I) Leges • $. XXVI. (a) $. CCII. (3) HUton Priru 
cip. iMffAari, &c. tranc. M. FratUU &c. Tom. Ili» 
pa^;. 205. 

Bij 



Sd Df I VABJ GENERI 

secondo Capitolo -de' Patti . col Ducato di 
Napoli» si. stabiliscono • le- soddisfazioni da 
pagarsi in oro; re si scrive cosi. De iscis 
supradictis Capitulis ^componere nobis iebca- 
zis stcundum vestram promissionem Auri 
Solidos Beneventanos numero tria milia • 
Al contrario , nel Capitolo VI , ove la pena 
deH\ inobbedienza s' assegna ; Soldi sem- 
plicemente 9 e non Soldi £ oro si chiama- 
no : Et si ipsa Sacramenta deducere mini- 
me ausus fuerit, ipsa persona tradatur ^ & 
componat Solidos Centum* Questi di^e passi » 
posti al confronto , sembra che bastante- 
mente c'insegnino che, ove la semplice es« 
pressione de' Soldi si ritrova » debbasi in- 
tendere di Soldi d'argento e non d'oro. 
In fatti in que' Paesi , dove non altra 
sorte di Soldi che d'oro coniavansi j 
come in Roma , in Ravenna , e in Napoli > 
Città soggette al dominio de' Greci; allor- 
ché di moneta d' oro volevano far con- 
tratto , non mai lasciavano V espressione 
di Soldo , senza aggiungervi d' oro . Ne* 



DI Moneta . Diss. IV. 2 1 

Pnpiri uniti insieme dal sig. Marchese 

Maffei (I) si legge più volte pretium in- 

ter eos placitum & definitum Aureos SolU 

dos j dominicos j probiter oòri^iatos integri 

ponderis singulos , numero quinque; oppu« 

re Auri Solidos domnicos / obrii^iacosj op-^ 

timos pensantes numero viginti quatuori 

Cosi pure in altro Papiro, accennato dal 

Mzirarori, costantemente si legge j^^r^i So* 

lidi dominici , probati , obri-n^ad , optimi , 

pensantes integri ponderis singulares nume^ 

ro &C. Ora, se quelle Genti, presso le 

quali sotto la voce di Soldo non altro 

intendevasi che Soldo d*oro, non si dis« 

pensavano dall' assegnarne la qualità; come 

mai potremo noi persuaderci , che i Loa« 

gobardi , allorché semplicemente Soldo di* 

cevano, avessero a intendere Soldo £ oroì 

No certamente; e molto meno allora ci 

persuaderemo, se, oltre il Capitolare di 

Sicardo , anche ne' Documenti vedremo 

(I) Ittor. Diplomatica N. IX. e X. &c. 

B ìij 



à 



ix Dei vabi generi 

da* Longobardi suddetti usarsi Tespressio-- 
ne di Spldo d* oro » allorché di quesca 
sorta di moneu voleano intendere • £ , per 
primo 9 oel Bullario Cassinese ( i ) all' anno 
DCCLXIX abbiamo che Rotharis Abas 
( s. Salvatoris in Monticello ) ab .... An-^ 
selperga Aòaiissa {SS* Salvatoris & Juliae 
Brixiens. ) ex S acculo ipsius Monasteni 
(recepii) in auro Soiidos novos prxtesta^ 
tos , ac coloratos numero quadraginta qua^ 
tuor finìtum precium. Altra Carta di GuaU 
perto^ Duca di Lucca, dell'an. DCCXXXVI 
fu pubblicata dal Muratori (i) in cui pure 
<i '^88^ /)/vci///a placìtum , & definitum 
Auri Soiidos viginti; ed altra» dell'anno 
DCCXLVI dello stesso Gualpeno » a auri 
Soledus numero sexaginta ( 3 ) • Cosi pure 
akrove U) air anno DCCXXXVI , si legge 
Auri Soiidos numero duos, & uno Semis^ 



(0 Margarìn. Tom. II. pag.ii. (1) Mei.Mvi Dis- 
sert.XXVm pag.770. 0) 'i*^- I«8-77l* (4) Ibii. 
Dissert.XIV, p.yóo. 



DI Moneta; Diss/IV. aj 

J^; e cosi finalmente altro Documento del 
DCCXXVI , pubblicato dal sig. Marchese 
Maffèi ( I ) • Soldi d' oro adunque % usa* 
vano da' Longobardi ^ e si coniavano an- 
cora ; e se nel caso che ci mancassero 
(che non ce ne mancano ne* Musei ) sì 
volesse vedere indicata sotto Liutprando^ 
come veduto abbiam sotto Desiderio ed 
Adelchi I una nuova e più antica battitu- 
ra d'essi; porterò qui un Docufpento dei 
DCCXXXV , estratto da me dall' auten- 
co y esistente, nell' Archivio de' Monaci di 
s. Ambrogio di Milano ; col quale pure 
s'avvalora la nostra opinione '(^) • 



" '!■■ I g=g 



0) Verona Illustrata fogl. pag. 373. n. IH. 

ià) In Xpti Nomine • Regnante Domno Nostro Liut- 
prand Viro Excell. ftege Anno Regni ejiis vigesimo 
tertio Kal. Februaria Indixione Tertia felicirer Scripsi 
ego Lazarus humilis Clericus basilice Sancti Johannis 
Aniasce hocce Cartola di accepto Mundio rogadus , 8t 
pedidus {petitus) ad Johannaco Voi. Filios quondam 
Laurentii Conmanente in VicoCadelo coscavit accepisse 
(ecudi {siculi) & in presentia eorum testium 8c acceptc 
d te Sigheardo & ad Arichisso germanis acce[.*:t Auri 

B iv 



;(4 Dei vaet generi 

Le quali cose stando cosi , non può > 
credo io , dubitarsi che, allorché sempli-- 
cernente Soldi senz' altra nota nelle Leg--' 
gt e ne* Documenti de* Longobardi si/ 
veggono I abbiasi assolutamente ad inten- 
dere prezzo d'argento, e non mai d'oro 
sotto tal formula assegnato . 

Per parlar ora intorno alla qualità dt. 
d* a*4ro- cotesti Soldi d'argento, io facilmente mi 
sero im- persuado , che fossero immaginar) e non 
*" vu**^^ altrimenti reali. Reali certamente erano i 
danari, e di cotesti danari si componeva* 
no i Soldi : ma l' incostanza del valore di 
essi Soldi ìndica che non fossero cosa 
se non che immaginaria. Per Legge Sali- 
ca e Longobardica dodici danari faceva* 
no un Soldo • Omnia debita quaì ad par-^ 
tem Regis solvi àebcnt Solidis duodedm 



SoUdos novoM duos & uno Trcmi^^e fenidum predo mun- 
dium prò mancipio &c. Ego qui supra Lazarus vir Cle- 
ricus rogadus ad Johannace scripsi , & subscripsi post 
tradita compiivi & dedi . 



DI Moneta. DissrlV* 25 

denaxiarum solvantur : cosi si legge ne' Ca* 
pitolari di Carlo Magno e di Lodovico 
jPì<>(i); e cosi altrove. Più patentemen- 
te però il detto prezzo j per ciò che spetta 
air Italia , ritrovasi in autentico del so» 
prallodato Archivio di s. An>brogio delP 
anno DCCLXXXIX (a). 

Con questo documento si prova Tepo- 
ca di Car/o Magno néìV anno DCCLXXIV , 
e dì Pippino nel DCCLXXXI. Più sotto 
vedremo anche presso poco il mese. An- 
che dà una Carta dell' Archivio di Pisa 
deir anno CMXXXV si à Solidos vigind 
duodecim denarios prò singulos Solidos ra- 
àonatos tantum (2).. Lo stesso valore ave- 



(I) Heinccii Lib.III. $. XXX, pag. 1353. 

(tf) Regnantes Domni Nostri Carello & Pipino 
Veris Excell. Regi, in Aedalias ( Italia ) Annus Regni 
eorum in Dei Nomine Sextodecimo & Nuno . . Decima 
di» Mense lulio Indix. duodecima feliciter &c. Accbpi 
ego qu. Peresendo ad te iam dicto lotune Laoneghild 
argentum dinarii in Soledus decie ad duodiccc dcncrius 
per Soledus ut mea donatio firme liac stabilem deyeas 
permanere. Acto Orevano &c. 

(a^ ^/ui^. Mei, j£vi Tom. III. pag. 10J3. 



il 



16 Dei vabj geneki 

va it Soldo anco per le Leggi Sassoni* 
che 9 notandosi ali' anno DCCXC VII, che 

in argento XII denarìos Solidum faciane(i). 
Al contrario 9 tra' Frisoni non più di tre 
danari componevano il Soldo ; Si quis 
(leggiamo in dette Leggi (2)) rem quanta 
libet vi rapuerit in duplum eam restituere 
compellatur & prò Freda SoL XII componai 
hoc tfjr XXXVI denarios\ più sotto pure: 
Si vero Ancilla 6 e. quis eam violaverit do- 
mino ejus Soiid. IV hoc est denarìos XII 
(^componat). Ma che diremo delle antiche 
Leggi imposte a' Sassoni ed a' Frisoni 
medesimi? In forza d'esse, instituite pri-- 
mamente da Pippinoj dovevasi pagar il 
Soldo in ragione di quaranta danari. Ecco 
come ne' Capitolari si Legge ( 3 ) . Ut om- 
nis solatio ^ atque compositio qu<x in Leg- 
ge Salica continetur inter Francos per duo- 
decim denarìorum Solidos componatur ; ex- 



(I) Heinecu $. XI. pag. 6oi. (a) Tit. VII. $. I. 
ibid. pag. 419. (3) Lib.IV. j.LXXV.. 



DI Moneta . Di ss. IV. 27 

cepto ubi contentio Inter Saxones & Frisch 

nes emna fuerlt . Ibi volumus ut Quadra* 

gi/ua ' denarìorum Solidus hab eat ^ quem vel 

Saxo, vel Frisio ad panem Salici F ranci 

cura eo Litigantis solvere debet • Cosicché ^ 

quando il Franco era condannato a sod« 

disfar un Soldo 9 contar doveva dodici da* 

sari ; e , quando il debito era pel Sasso» 

ne e pel Frisone, se ne dovevano da que* 

sti pagar quaranta • Di cotesta Legge troppo 

gravosa e troppo ineguale si chiese Tabo*- 

ìhXont nel Concilio di Rems II con que* 

3te parole > ut Dominus Imperator secun^ 

dum statutum B. M. Dhi Pippini Mise-' 

ricordiam facìat , ne solidi qui in Lege 

habentur per Quadraginta denarios discur*' 

tram j quoniarn propter eos multa periuria, 

muhaque falsa testimonia reperiuntur (i) . 

Queste parole del Concilio > non osservate 

dal Muratori j fanno più chiaramente co*i 

noscere aversi Lui ingannato > allorché 



98 



(i) Héiféni». ttm. IV. pag. looi. 



28 Dei vàri generi ' 

suppose che oeir antecedente Legge di 
Carlo Magno si parlasse di Soldi d*oro(l). 
Nel qual errore per altro fu egli prece- 
duto da Marquardo Freero ^ e da* Padri 
Maurini; quando pretesero di correggere 
il Lindebrogio e*l Du^Cange alla voce* 
Solidi aurei ; i quali , per dir vero, doppia- 
mente s'aveano ingannato nel credere 9 che 
Soldi d' oro fossero anche quelli 9 che no* 
minati vengono dalle Leggi Caroline di 
dodici danari V uno • 

Confermasi innoltre la nostra conghiet- 
tura dalle Ordinazioni degF Imperadorì e 
de* Re, fatte sul proposito della moneta: 
imperciocché in tssc niuna menzione giam- 
mai si fa de* Soldi , ma bensì sempre e 
unicamente di danari. Risguardano le Leg- 
gi la fabbrica di cotesti danari ; a c[\x^sii 
si prescrive la Zecca , il peso , la lega , 
e r impronto : ma della fabbrica di Soldi 
non mai parola s* incontra. Carlo Magno 

(I) Mti. Mvi Anùq, Ois^ert. XXVIU. pig. 774. 



DI Moneta. Diss/IV. 29 

comandò , che la Moneta non si bauesse 
in niun altro luogo fuor che nelle Corti > 
o sia ne' Palagi pubblici ; e^ sotto Ja ge« 
zierale espression di Moneta , non akro 
intende , che danari , & UH denari Pala- 
tini merce ntur ( i ) . Carlo Calvo prescri- 
vendo la Legge della purità della Mone- 
ta , non altra spezie d'essa nomina mai 
che Danari (2) : non altro nella nuova 
fabbrica di monete si nomina, nel G)ncilio 
Francofordiense dell' anno DCCXCIV , 
che danari (j) ; e finalmente non ad al- 
tra moneta , che a' soli danari Carlo Calvo 
la forma del Conio prescrive (4) • 

£ questa , credo io , esser possa la 
ngìone perchè ne' Documenti di cotesti 
e de' tempi ancor posteriori 9 quando ài 
Soldi faceasi menzione 9 s' aggiungeva seni- 



(I) Ca^ìt. Reg. Frane, anno DCCCIX. L. VII. 

(Q,) Balui. Tom, II. pag. 174. $.13. (3) Haràtin. 
Concìl. Tom. IV. pag. 905. (4) Salui. Tom. n. 
pstg. 178. $. IO. . • 



}0 Dei VART GEKERI 

pre r espressione di danari , dicendosi Soldi 
di danari ^ e quel eh' è più di danari 
buoni, e spendibili ^i le quali particolarità 
di buoni , e spendibili j non mai a' Soldi 
si diedero • Argentum Solidos^ viginti bo^ 
nos denarios expendibiles a Carta del Mu* 
raeorì neir anno DCCCXLVII ( i ) . Altra 
Carta presso il Valsecchi (2) porta le se* 
guenti parole : Denariorum honorum Mo^ 
netce Lucensis expendibiliuni numero Soli-- 
dos sex duodecim denarios per singulos SoH» 
dos rationatos. Cosi all' anno DCCCCLXXX 
presso r Ughelli ( 3 ) ^ portaverit argentum 
Solidos XXX de bonos denarios ejmendim 
biles XII denarios prò singulo Solido ra* 
tionatos ; e così finalmente nelle Carte 
dell'Archivio di Pisa all' anno DCCCCLXX 
argentum Solidos decem de bonis denarios 
expendibiles duodecim denarios per singulos 



=9a 



tt) Mei. j€vì Diss. XXVni. pag. 771. 

<i) Dt Veur. Pisan. Urb. Consf. pag.4i,anno Xl43t 

Q) In Lucensib. Tom. I, pag. 1004. 



DI Moneta • Dissi IV. ^ | 

Solidos rationatos tantum ( i ) • Ma chiuda 
coceste espressioni uà Documento delf 
aono DCCXCIII , eh' è il più antico di 
tutti gli altri da noi or ora citati ; t%\$^ 
tente in s. Ambrogio di Milano ^ e da 
me dair autentico estratto (a). 

Dalle c£uali note croniche si ricava, che 
Carlo Magno non prima del Mese di Mag^ 
gio del DCCLXXIV pose in uso l'epo- 
ca del suo Regno d' Italia ; che il P. Paggi 
pretese cominciata in Aprile. Mentre , se 
ZVQSSQ cominciato in Aprile , cioè allora 
che venne in Italia , sarebbe segnato l'anno 
XX e non il XIX del suo Regno 9 che 



0) Antiq. Med. Mvi, Tom. III. pag. 1063. 

{a) Regnante^ Domni Nostri Carolo & Pippino Ve« 
rìs Excell. Regis in Edalia annus Regni eorum in Pei 
nocnìne Nunodecimo & Tertio decimo Tertio Cal^Ma^ 
gias lodix. Prima feliciter. Manifesto sum ego VuaU 
terram fil. b, m. Johannaci de Vico Bedani qualiter 
accepisset secudi Se in presentia eorum testibus accepj 
ad re Todune fil. b. m. Arochis de Campellium ^rgen. 
tum dinari boni in Solidos quinque prO quibus pretium 
Venundavi &c. 



31 Dei vari gekekì 

veramente non doveva computarsi prima 
della presa di Pavia e del Re Berengario. . 
Sinora , eh' io sappia , non vi fu al- 
cuno, che sospettasse mai essere stati co- 
testi Soldi immaginar); e la ragione si è^ 
perchè nelle particolari Città, col progres- 
so del tempo , il nome di Sòldi a* danari 
si. diede ; onde i Soldi posteriori , co i 
Soldi Longobardici confondendosi, ne na- 
cque la mal fondata opinione della realità 
d'essi. Quindi è che il s\g. Giambattista 
Bìancolini(i) non distinguendo neppur egli 
i Soldi d*oro da i Soldi de' quali parlam* 
mo, conchiuse, che i Soldi Veronesi erano 
monete cC argento fino . Eppure carte Vero- 
nesi non mancano, nelle quali patente èT es- 
pressione di Soldi di danari buoni, e spendi-^ 
bili. Neir investitura della Terra e cor- 
te di Lusia , fatta da i Canonici della Cat- 
tedrale di cotesta Città al Marchese Al^ 
berta A^r^o Estense nelf anno MLXXIX 

pub- 



5K 



(I) Cronica ce. di Pier Zagatta pag. a'39. 



DI Moneta. Diss. IV. 33' 

pubblicata dal Muratori ( i ) , e dal Lu^ 

^'g (^} ^^ leggono )e^ seguenti espressioni: 
& persolvere exindè debeam . • . . argen^ 
tum denarios bonos expendibilcs Monetai Ve- 
ronenns Solidos centum • I Soldi adunque 
non esprimevano che il numerò de' danari 
anche in Verona ; e cotesti Soldi erano 
anche quivi di dodici danari Tono, come 
ai prova con due Documenti j V uno di 
Lodovico neir anno DCCCXV , pubblicato 
dàir UghM (^) , e r altro d' Arrigo I nel 
MXIV presso del Muratori (4) , riguar- 
danti ammendue la sressa materia: dice 
pertanto il primo j che in Festiyitate • • • • 
S» Zenorùs annis singulis àut Manculos 
^Mancusos^ viginti, aut qùinquaginta So» 
lidos argenti accipere debeat (a Monacis) 
Ponti fex ipsius Cavitatisi e '1 secondo, che 
ipse Episcopus al/quid ab eis . ( Monacis ) 



(I) Amkhìtà Estensi P. I. pag. 47. C^) Ca(fex Diplo* 
tnaticus Tom.L pag. 1)31. (3) Totn.V. m Veronensìb. 
.p.706. (4) ^«ttj. Afei, /Evi Disscrt.XXym. p.798» 

Tom. IK e 



} 4 • * D^l VARI . GENEBI 

non cxqukatj seu aliquam molesdam infe^ 
rat 9 nisi tantum qaod antiquitua statutum 
est in Festivitate S. Zenonis aut Mancusos 
:ifigjinti aut Sclidos quinquaginta. Correndo 
adunque io Verona il Mancoso per due 
Soldi e mezzo , cioè a trenta danari , come 
altrove f 1^9 ragionevolmente si deve cre- 
dere 9 che quivi pure il Soldo fosse di 
dodici danari; di che certamente nìun dub- 
bio mi resta.. 

Convien pertanto assicurarci i che i Soldi 
fossero immaginar); e che non prima dell' 
undecime Secolo tal nome acquistassero 
i danari 9 allorché s\ indebolì la Moneta 
e si obbliò la ragione delle antiche rela« 
zioni d*essa. La più antica notizia , eh' io 
^bbia di cotesta adulterazione di nomi, è 
deli* anno MXXXI ; cavata dal Codice Di* 
plomatico Ratisbonense nella descrizione 
de' censi del Monistero di s. Ermanno (1) ; 



« 

ìM— ^>i— ^>i 



(i) Vedi Contìn. Du Frtsnt V. Mancusa Cod. 
DCCCXLVIir. (a) Bernard. Pe« Thesaur, Jtucdoi. 
Tom. I. P. III. pag, 7^ - . 



DI* Moneta. Diss. IV. :^^ 

dove si legge che extra sicìs rurlbus an^ 
nualUer persolvendcs mnt Ubra III & VI 
Solidi denarìi ; ecco come danari reali $i 
chiamarono col nome di Soldi ^ Più sotto t 
nello stesso Codice 9 si anno anco i mezzi 
danari Soldi 9 & dimidios denarios Soli* 
dos VI- 

Ma non son già qui terminate le qui- Se ìSoi- 

di fossero 

stioni intorno a* Soldi Longobardici e«spressio< 
Franchi • Non solamente esprimevano essi sp • 
prezzo d'argento 9 e non solamente erano 
immaginar]; ma di più ^ per quanto penso 
io, si prendevano in figura di peso 9 come 
r oncia e la Libbra • Il perchè nel Co* 
dice MS. citato da' Continuatori del Du^ 
Yresne alla voce Maneusa^^sì ì che Man- 
x:usa est fiONDVS daorum Solidorum sex 
denariorum. Quindi, ove di peso né' Do- 
cumenti si parla, francamente vi si unisce 
la voce di Soldo \ come in Documento 
del DCCLX , eh' è la donazione di Rad' 
mundo Cherico al Monistero Morbacense, 
scampata nel Tesoro de' PP. Marlene e 

Cij 



36 Dei vari geneki 

Durand^i)j si legge, che chi mancherà 
SIC culpabllis ad ipsuni Sanctum Locum •.•• 
Saiìdi Centum , & in Fisco auri uncias Tres. 
Ecco il peso d'once tre d*oro, unitamente 
al pesò di Soldi cento . In altro Docu- 
mento deir anno DCCLXXXVIII^ presso 
gli stessi (2) , si à la seguente distinzione 
di pesi : In ea vero ratione ut dictum est^ 
ut ói Ego Adumarus ipsas res totas quas 
F.go / 6 Starchildis Conjux mea ad ipsuin 
locum firmavimus , redimere voluero , de 
hoc ipso anno eum VNCIA una redimere 
debeam de Pascha. In alio anno cum II 
VNCIIS de Pascha. In terno anno cum 
III VNCIIS redimere debeam de Pascha . 
Posteà vero quandoeumque voluero cum di- 
midia LIBRA kas res redimere Bebcam sta* 
lim cum dimidia Libra quam ego de de- 
super Altare s. Leodegarii posila fuerit j (& 
si keredes nùhi domznus dederit quando- 
eumque fuerint, quandoeumque voluerìnt cum 



- F. j« I re* 



(I) Tom.I. pag. IO, '(i)Tóm.l. pag.ia. * 



DI Moneta Di$s. IV. 37 

XXX SOLIDIS has res redimere rf^-. 
beant • I gradì dell* accrescimento del, 
prezzo quivi assegnati in Once ^ Lib* 
ère, e Soldi ^ dimostrano patentemente ) 
che tutte coteste espressioni significavano 
Peso . > 

Ma qual più patente dimostrazione si 
ritroverà mai , intorno a ciò , di quella che. 
ci dà in un luogo la Cronaca di Farfa? 
Fra gli acquisti fatti da Fucoaldo Abate ^ 
successore di Lucerlo che morì , secondo 
il Mabilione , nell' anno DCCXL , si leg- 
ge 9 che (predo) auri cocti PENSANTIS 
SolidosCCCLK^emit Casalem in Sabinis va- 
catum Paternum(i). Oro cotto 9 che pesa 
Soldi 360 9 cosa mai può farci credere , 
se non che , i Soldi suddetti fosserbt un 
Peso? Cosi pure nel Catalogo delle Car^ 
te antiche del Monistero suddetto vi sta 
air anno DCCXLIX Vendido accepds in 
presend loco predi CavallisVl prò SolidisiK^ 

(I) Rer, Italie. .Sc«pr..Tom.II. P. IL pag, I4?i 

C iij 



fS Dfif VAIJ GENEKI 

& Auro Cacto PENSANTE SoliJos CCCXL 
Lupponis anno V ( i ) . 

Che se si desiderassero prove maggio*- 
ri, basti, per tutte, la nota fatta intorno 
a' pesi dair antico Agrimensore di Francia , 
rapportato dal Du-Fresne con maggior . fe- 
deltà , che dai Le Blanc; la quale è que- 
sta: Juxca Gallos vigesima pars uncice de< 
narius est & duodecim denani Solidunt 
reddunt; ideoque juxta numerum denarìorum 
tres Uncioe V Solidùs complent ; sic & 
V Solidi in III Uncias redeunt; nam duo^ 
deci/n UnciiX^ Lìbram XX Solidos eontinen^ 
tem efficiunti sed Veteres Solidunt qui nunc 
Aureus dicitur nuncupabant. Così più fa* 
cilmente s' intende T articolo del Sinodo 
Vernense all' anno DCCLV, dove si sta- 
bili , che la Libbra non pesasse più di 
XXII Soldi , ut amplius non habeat in 
Libra PENSANTE nisi viginti duos Sù^ 
lidos . 



(I) Ucr. hai. Tom, V. pag. 6. 



DI Moneta. Diss. IV. 39 

*Ma io so ) che tuttavia nascer possono 
delle obbiezioni ^ particola rmeme dalla parte. 
di quelli 9 i quali stnora avvezzi furono a 
pensare diversamente ; e molto più » osser- 
vando che dair antico Agrimensore si 
stabiliscono XX Soldi alla Libbra ; e dal 
Concilio ) XXII. Ignota materia sinoraf 
furono r espressioni e *1 significato della 
Libbra e della Lira di cotesti tempi i 
ma noi nell' impegno in cai siamo di far* 
ne esame; nel medesimo tempo proccure«< 
remo anche quelle voci di Soldi e de'i 
danari di render chiare • 

Necessaria cosa è , in primo luogo, co- 
noscere, per quanto si può| il valore o sia^» ^^* 
il rapporto della Libbra Romana • Infinite- Carnea- 

sono le opinioni sopra di ciò; e queste non 
servono ad altro, che arrecar maggior cohfu* 
sione. Siccome però mio costume è, per to» 
gliere, il più che io possa y la no|a a* miei 
Leggitori con la vana pompa delle ricercate 
e superflue citazioni alle mie Scritture , 

i ommettere affatto nelle dubbie questio» 

» . . . . > ' . 

e iv 



40 Dei vaikj oenehi 

ni la serie de i partiti . e le ragfooi de* 
partigiaoi ; così io mi contenterò anche 
in questo argomento dì produrre la mia 
sentenza ^ lasciando a gli altri la molesta 
cura de' più minuti confronti. Diremo per- 
tanto precisamente 9 che la Libbra Roma- 
na corrisponde ai peso di Venezia a Ca- 
rati MDCCLXiV, cioè a once XII e ca- 
rati XXXVI; o sieno grani 7056. Quanta 
succinta è stata la mia deduzione 9 altret- 
tanto breve e precisa n*è la prova. Si 
pubblicò con le stampe un Peso del Sol* 
do d' oro , sotto d' Onorio ; il qual Peso 
da una parte à la testa dell* Imperadore 
Laureata , di qua e di là D. N. BONO- 
RIVS- AVG.; e dall' altra una figura 
Muliebre in piedi, che nella diritta tien la 
bilancia e nella manca il Cornucopia » con 
r iscrizione EXAGIVM. SOLID. Il Padre 
Monfocoa dice che uno di cotesti Saggi 9 
o Pesi esisteva nel Museo di santa Ge^ 
iiovefa ; e '1 P* Baldini ( i ) ne segna un 



=?f 



(i) Iit Anastas, Tom. IV. ìfott pag. x 2» 



x>i Moneta • Diss. lY. '41 

altro nel Tesoro Regio di Parigi. Sappia* 
si ora , che un Saggio simile similissimo 
a' sopraddetti ebbi io j tempo fa , neIJe ma- 
ni y del quale presentemente n*è in pos- 
sesso il sig. Abate Brunacci ; e questo 9 
cotifrontato con una ben conservata mo- 
neta d'oro à^ Onorio^ perfettamente bilan- 
ciasi • Ora cotesto Saggio da. me pesato 
corrisponde a carati di Venezia 24 4 cioè 
a grani 98. Ecco il vero peso del Soldo 
d* oro a' tempi d' Onorio . Ma poiché in 
cotesti tempi per V antecedente Legge 
di Valentiniano e Valente 9 LXXII di 
cotesti Soidi facevano una Libbra di giu- 
sto peso ; cosi conchiuder dobbiamo ^ 
che essa Libbra s' uguagliasse a' Carati 
17649 del peso di Venezia; cioè a^^ gra- 
ni 7056 {a)* 



mik 



io) De* soldi d*oro ve n' è quantità riguardevole ae' 
Musei d' Italia e di Germania ; ma dìtficile sarà sem^ ^ 
pre raccertarne il giusto peso, inxiK>do da potersi assi- 
curare del ragguaglio fra la libbra antica di Romat • 



4' ^ Dei vam generi 

Ora convien sapersi , se la Libbra GaU 
lica di dodici once corrispondesse 9 o no ^ 
alla Libbra Romana. Esaminò più d'ogni 
altro, e dopo di tutti Mt. Dernis cotesta 
materia; e nell* anno 1746 pubblicò la 
sua Carta intitolata Parite\ reciproques de 
la livre Numeraire ou de compie instituée 
par fEmp. Charlemagne &c. Egli è d' opi- 
nione pertanto , che cotesta Libbra di 
Carlo Magno fosse la Libbra Romana : cene 
livre f die* ei; qui etoit rèelle, & de poids^ 
& depuis devenuè Numeraire , etoit la li^ 
vre Romaine du poids de 12 onces ; mais* 



la libbra moderna , eh' è varia e disuguale , quasi in 
ciascheduna Città • Monete d* oro passate per 4e mani 
di tante persone, e per tanti secoli esposte all'ingiurie 
del tempo , come possono credersi intatte , e" di quel 
peso , con cui uscirono della Zecca ? Lo SnetUo ritrovo 
de' soldi d' Onorio del peso di Grani 90 ^ e 93 ; altri 
ve ne $on di 91 : ma siccome il Saggio , o peso d' O/io- 
do corrisponde esattamente a grani jf^YrnfTJi 9 cos^ 
il calcolo fatto sopra il detto peso , prescindendo anche 
dalle monete j non può ingannarci . Serve di maggior prova 
% "il calcolo , che noi faremo nel paragrafo susseguente , 
intorno la libbra di Cat^o Magno , eh* è stata sino ad 
tor4 ignota a tutti i Monetografi.. . 



DI Moneta • Diss. IV. 4) 

qui ne rapresentcit , que i o onces ^ de no^ 
tre poids de Marc. Se la proposizione as« 
soluta della realità di cotesta Libbra cam- 
mini bene 9 noi Io vedremo più sotto • 
Frattanto ci giovi il credere ^ che Carlo 
Magno , grande emulatore degli antichi 
Imperadori , e benemerito ristaurato^e deli' 
Imperio Romano d'Occidente 5 adattasse i 
pesi e la Libbra Romana. Ed infatti tanto 
vero è eh' egli s appigliasse a cotesti pesi ^ 
quantochè stabili perfino il numero delle 
monete S oro componenti la Libbra ^ a 
misura di quello che correva ne* tempi 
addietro per ordinazione di Valentiniano 
e Valente , cioè a LXXII. Ecco come ne* 
suoi Capitolari , pubblicati dal Martene ( i ) ^ 
e dal sig. iVf^/75Ì(2) , si spiega: Si quis 
percusserit Sacerdote m , idest P resby rerum ^ 
sive Diaconum^ decretum est ut det penam 
Auri Libras X j idest Solidos septingenti 



(I) Tom. VII. p. xj. (a) SuppUnw ConciL Tom.I. 
pa^.759. 



44 Dei vati generi 

viginti. Dividete 720 per io , e reste- 
ranno Soldi d'oro LXXII per Libbra* 

Cotesta uguaglianza della Libbra Gal- 
lica con la Romana si conosce anco per 
i confi'onti de* Secoli posteriori . Impercioc^ 
che 9 secondo il Ragguaglio di Francesco 
di Dino Scrittore del Secolo XV , Marchi 
uno e Carati 27Ì (Tariento di Vmegia 
faceva in Parigi Marco uno. Ma sicco- 
me un Marco non com prende più che ot- 
to once di peso , o sieno Carati 1152$ 
così , aggiungendovi altre once quattro per 
formar la Libbra ^ risulta la Libbra di Pa- 
rigi a Carati 1768 i del peso di Vene- 
zia . Cosicché diviene essa uguale alla Lib- 
bra Romana da noi calcolata a Carati 
27649 donando la minutissima diflferenza 
al metodo del suddetto Dino^ o alla ra- 
gione del Commercio de* Popoli 9 mal sof- 
Dc^ia lib- fgrej^te le lunghe e complicate frazioni. 

bra di ° * 

due Mar- La ragione, per cui varietà d'opinioni 
bra*Ml^* ne nacque intorno a coteste Libbre , e 
^*- per cui regola certa , onde conoscere il 



neta 
X 



DI Moneta . Diss. IV. 45 

valore dell* espressioni sparse ne"* Docu- 
menti 9 sinora non fi fissò ; credo io cer- 
tamente essere derivata dal non aversi 
da chi che sia pazientemente esaminata la 
differenza che passò fra la Libbra di pe- 
so e la Libbra monetale, e fra questi 
e la Lira legale , o la Commerciale ; co* 
sicché resta perfino da sapersi qua! rela- 
zione avessero le monete col peso della 
Libbra Gallica ; e perfino di qual natu- 
ra fosse cotefta Libbra. 

Già s*è provato essere stata la Libbra 
Gallica corrispondente alla Libbra Róma* 
na ; ma ora notar si dee j che cotesto 
non era già V unico peso , che in Fran- 
cia' e in Italia corresse ne* Secoli de' quali 
parliamo . V era un' altra Libbra , e co- 
testa era di due Marchi, o sieno di once 
sedici 9 & nota ("cosi stava notato nel Co- 
dice di Magonzaj quod una Libra habct 
duas Marchas aurì . Veramente pretende 
il Le Blanc^ che il peso del Marco non 
s'abbia in Francia posto in uso prima di 



46 Dei vaki gcncrx 

F/%;oI fra gli anni MLXXV, e MXCIlIs 
ma io crèdo 9 eh' egli s'inganni. Impera 
ciocché sin dall' DCCCLXXVIII in pri- 
vilegio di Carlo Manno a Gherardo Ve- 
scovo di Lucca si a patente la nota di 
Marco , o di Marca in queste parole : Si 
quis insurgere ausus fuerit Marchas XL 
Auri purisòimi solvere cogetur (i) • Niuna 
espressione ne gli antichi Diplomi è più 
comune di questa ; e vano è il rappor* 
tarne gli esempj • 

Che poi Carlo Magno ne sia stato V in- 
stitutore , molte ragioni sono per farcelo 
credere. Il Du-Fresne cita una carta di 
cotesto Monarca deli' DCCCIV in favore 
della Chiesa d' Osnaburgh , nella quale 
menzion si fa d'un particolare Peso insti* 
tuito da Lui medesimo (2) : SexagÌMta 
SoliJos Nostri Ponderis. £ questo Peso 
di Carlo Magno noto fu a tutta la Ter- 



(i) Ughelli hai Sacr. Tom. I. pag. 798. 
(1) Voce Pcndus Caroli. 



DI Moneta . DiS«; IV. 47 

ra. Ora presso il Gr utero (i) ci sta de- 
lineato un Peso 9 che esisteva nel Museo 
ài Achille Maffei di forma rotondo 9 il 
quale oel centro à la figura come d' un 
Sole 9 e dopo una Croce si leggono nll- 
intorno queste parole CAROLI PONUVS. 
Ecco il Peso di Carlo Magno: ma cote- 
sto non è né di Libbra , né di Marca ; 
poiché il Crucerò stesso ci nota sotto pe- 
sar esso Once tre e scrupoli venti. Per 
indovinare però di qual natura fosse egli , 
basta donare scrupoli quattro alla voracità 
del tempo 9 che tanto può ; e così il det- 
to Peso verrà ad essere d* once quattro 9 
metà della Marca ^ e U Quarto della Lib*- 
bra di sedici once • 

Ma reggiamo un poco se a coteste 
nostre supposizioni regga il numero e **! 
peso delle monete. Nel 3inodo Vernense 
sopraccitato , dell' anno DCCLV , cosi si 
stabilisce : De moneta constituimus simili^ . 



(I) Pag. ecxxn n. f 



4S Dei VAR7 6EKEM 

ter ut amplius non habeat in Ubra pen^ 
sofue nisi vigimi duos Solidos; & de ipsis 
viginti duobus Solidis Monetarius kabeat 
Soltdum unum, & illos alios réddat. Dun- 
que ventidùe Soldi di danari corrisponder 
dovevano al peso d' una Libbra • £ per- 
che di dodici danari Tuno erano composti 
i Soldi 9 cosi in detta Libbra di peso ve- 
nivano a stare danari 264. 

Sono di Carlo Magno i due danari di 
Milano e di Pavia , che conservo nel 
^^^j mio Museo. Da una parte si legge ali* 
^•^- "• iritorno CARLVS. REX. FR. in campo 
una croce ; e dalF ahra ^ in campo il Mo- 
nogramma di Carlo 9 ed intorno M£DIOL« 
nella prima , e PAPIA . nella seconda • 
Ora cotesti danari anno peso affatto uni« 
forme ; e ciascuno d' essi pesa Carati 8 ì 
o sieno grani 34. Se • però 264 di essi 
ve ne voFevano per formar il giusto peso 
- della Libbra di soldi XXII ; risulterà 
questa a Carati 2244. Dicemmo noi che 
la Libbra Romana e Gallica era di 



I 



J I 

'I 



DI Moneta • Disa. IV. 49 

Cariti 1764; dunque 9 a buon conto, k 
Libbra, formata da' Soldi ventidue i di cui 
parla il Concilio, certamente non corris« 
pende alla Libbra Gallica di dodici once» 
Aggiungiamo ora a cotesta Libbra Gallica 
il peso d' altre once quattro, e facciamo- 
la dionee sedeci , o sia di due Marchi ; 
everrà essa a stare di Carati 23 5 2. Adun- 
que il peso di Soldi XXII uguaglia la 
Libbra di due Marchi , e non quella di 
dodici once; con la piccola differenza di 
Carati loS , che vuol dire d'un Soldo 
incirca . (Questa differcfiza sparisce • pera , se 
si considerano bene T espressioni <lel Si- 
nodo Vcrnense ; cioè che h> Zecchiere 
abbia d^ utile un scMo per libbra; il che, 
secondo lo stile monetario, significa che 
soldi XXIi potevano pesar soltanto XXI; 
ossia essére A più leggieri della libbra di 
giusto peso. I danari'^i' Car/o^M-y come 
si disse, pesano , a peso di Venezia., Ca^ 
rati 84, e XXII diesai corrispóndono a 
Carati 1264. Vi si i ^giunga il soldo 9 
Tom. IV. D 



.$0 .V:DfI VAUJ GENERI 

4el ^imedìo; accordato ^ ossiano Carati 102, 
avrerpo. il peso della. Libbra di danari di 
.Carlo, M^ di Carati 2.346» Noi. per ana- 
logia ritrovacQ abbiamo la détta libbra di 
Carati 2352; sicfbè possiamo dare come 
dimostrato, ciocche igooco fu sino uà ora; 
.cioè 9 .che^ la libbra antica romana dionee 
dodici cprrispo.nde. a| . peso di Venezia in 
Carati 1 764; 'che la M^irca , a' tempi di 
Carlo, M. ,c equivale ora a Carati 1 176 ; 
che la libbra gallica era di due. Marche 9 
che sono .Carati 2352; é che fìiia}mente 

la Ubbra monetale! ossiano soldi XXII di 

* 

•danari XU V uno . del 1 detto Augusto ^ si 
ragguaglia ora.a, C$rati 2244.^ 

Vuoisi ora notare appartenere . tutti 
questi ragguagli alla libbra Gallica, pri- 
ma dell* incoronazione di Car/o; M' in. Im- 

*peradojre .de' R0matyi;[ ndèntré nelle monete 
di JVIilano e di 'Pavia non vj^sii dà al- 
tro titob òhe de He \:di r^ranchi^- e '1 Si- 

-nodo' thr' Yern iè.jdìeini anno ,7,5.5:' Ma 

j Catlù M. iQorxèssei i iPe^iV cpfM: ^i i disse. 



DI Moneta^ Diss. IY. ^ i 

onde non è difficile il %upporre ^ che qual- 
che alterazione ne sia seguita • Infatti 1' on« 
eia della detta libbra gallica corrispondi 
a Caran 147 di Venezia, la di cui on« 
eia è di Carati 144» H peso di Colonia 
sarebbe egli forse il peso nuovo di Car* 
lo M* ì Certo è , che in Venezia uso an» 
ticamente fàcevasi del detto peso ; cosi 
anche apparendo dal contratto del MCCI 
tra Enrico Dandolo e Balduino Conte , 
pel trasporto delle armate in Soria; cioè 
pel prezzo di cinque mila Marche di puro 
argento , al peso di Colonia , quo ( dice 
il Doge) utitur Terra nostra. Ma siccome 
tanto in Colonia, che ié Vétiezia, posso- 
no i Pesi essersi diminuiti; cosi conviene 
attenersi , per rispetto air anno 7 $. $ , 9I 
primo rapporto della libbra gallica , in 
carati 2352; e dell'onci/^» in carati .1479 
al moderno peso di Venezia. Per ciò che 
spetta però al peso di! Colonia , il vedere 
che* era accettato in Italia può farci 
sospettare , che esso sia stato il Peso cor* 

Dij 



à I 



^2 Dei vakj generi 

retto di Carlo Ma^no . In Venezia , come 
accennammo, si usava senza alcun dubbio; e 
lo stesso dee dirsi anche per riguardo alla 
Toscana ; da che nel documento d' Arrl^ 
go VI , in favore del Vescovo di Volterra 9 
da - noi pubblicato ( Tomo III. p. 170^ si 
legge che il detto Vescovo pagherà di 
pensione sei Marche di puro argento al 
peso di Colonia : sex Marcas puri argenti 
ad pondus Coloniense . Anno 1 189. Il Peso 
di Colonia si mantenne per molto* tempo 
anche in Londra 9 come Francesco Baiducci 
Pegoloni avverti , scrivendo : il Marco della 
Torre di Ij)ndra è appunto col marco di 
Cotogna nella Magna ( Vedi delle Mo- 
nete ec. T. III. in 4.^ p. 216). Ma in 

m 

Italia, al contrario, soffri alterazione: men- 
tre , sia che in Venezia siasi fatto il Peso 
più forte , ossia che quel di Colonia fosse 
ridotto pia leggero; certo è, che a* tempi 
del Pegolotti suddetto , diversa ragione 
fra questi Pési esisteva. Ecco come 'rag- 
guaglia vasi (p.l4i) Marco I della. Torre 
i. à 



DI Moneta . D»s* IV. 5 j 

di Londra in Fireni^e torna orice 8 denari 

8. Dunque il peso di Colonia a quel di 

Firenze stava co(tie 192: 200. Il detto 

Scrittore dice altrove ( p. 2 1 1 ) Mar<x} t 

di Venezia fa in Firenze once 8 den. i o j 

e 9 per conseguenza , il Peso di Venezia 

era a quel di Firenze come 192: 20 2 : 

che vuol dire 9 che il Marco di Venezia 

era danari due più forte di quel di Co^ 

Ionia; cioè carati I2. Cosi la libbra di 

due Marchi di Colonia tornava in Vene* 

aia al tempo del Pegolotti a Carati 2) 16$ 

cioè Carati 36 meno di quella Gallica 

deir anno DCCLV. 

Comunque sia 9 certo è che in ogni 
tempo , ed anche presentemente 9 si con-^ 
trattò e si contratta in Francia e in In* 
ghilterra a Libbra de Marchi { cioò a lib* 
bra di due Marchi l'una; e che di due 
Marchi era fa libbra di Carlo -Magno ^ 

Ed ecco sin da còtesf orar nata la di* 

versa ragione della Libbra Sottile e Gros^ 

.'sa,i la quale anche a di nostri s' usa per 

D li) 



|4 ^£K ^^^^ GKNIRI 

tutta Italia : benché in proporzione de* 
costumi 9 del Commercio , dell* abbon dan- 
za de' Generi j e dell' indole delle Nazio* 
ni 9 diverse relazioni i e diverse forme di- 
divisioni e di pesi 9 frequentemente s'in«- 
contrino . 

Se però Soldi ventidue 9 o sieno da- 

^2?"^^ nari 264 equilibravano il peso della Lib- 

Mr*" di! ^^^ d* ^"« Marchi ; bisognerà confessare , 

u " lT» ^^^ ^' ^'^^ ^^ ^^^^* ^"^* > ^ ^*^°^ danari 

c/w^dlF.^4^ > riuscisse di peso minore. Quindi 

b^a MtfT "ol distingueremo h prima con la defini- 

**xi!' 2ione di Libbra Monetale 9 e la seconda 

con quella di Lira Commerciale \ poiché 

in commercio e per"^ uso si conteggiava 

la Lii^ a Sòldi venti 9 e non a ven« 

tidue • 

Se questo è vero, come verissimo é, 
convien cercare quali Formule u^ssero gli 
Antichi per distinguere Tuna dall' altra ^ 
onde, senta confohdercÌ9 le varie espres- 
sioni de' Documenti e de' Eh'plomi irf* 
tender possiamo. Allorché adunque cori^ 



DI Moneta • Diss. IV. 5 f 

trattavasi a Lire di Commercio , osser- 
vo che vi aggiungevano il numera de* 
danari componenti ciascuna Lira,, cioè 
danari dugenquaranta : Ubras centuMviginti 
kabente prò unaquaque Ubra ducenti qua^' 
draginta denariis à Documento del Mura^ 
tori (1)9 cosi un altro de dànarìos Libras 
centum , bonis expendibilb de Mò/teta df 
Lucca habentes prò unaquaque Libra dena^ 
rìos ducentos qukdraginta {i^ % e cosi pure 
infiniti altri . Più sopra veduto abbiamo 
r altra formula di Lire de Soldi computati à 
dodici danari fnno\ e còtesta pure signi-> 
ficava la Lira di venti Soldi 1 una, ò sia 
la Lira Commerciale • ' 

Yeggiamo ora se ravvisar possiamo né* 
Documenti la Libbra Monetale ^f o sia la 
Libbra di peso giusto , formata dalle mo- 
nete , poste a bilancia e non numerate ,' 
come nel primo casò*i E - pei* verità fitro- 



(l) Antickità Estensi \ Tom. h Anno 101 Ipag. 119. 
(^) Ibid» aroio loxi» pag. 194. * . . . . ^ 

P iv 



5 5 . Dei var; oeneri . 

va io una formula , che ciò per V appun- 
to esprime ; ed è Ld&ra de Auro, oppur 
de Argento monetato ^ cioè Libbra di peso 
d^ oro, o d' argento monetato^ o in mone* 
la. Nel Codice di Vulturno ali* anno 
CMXCVI(i), e' è. Documento, che co- 
ipiocia I^ Dei Notnine Scriptum Preca^ 
ride &c. e quivi in seguito si legge cosi: 
Et si ìpsum (2ensum annualiter rwn dede* 
rìmus • . • • potna obUgata componere promit" 
titnus , & yoblìgamus de Argento monetato 
Librae XCVL quia talis fuit nostra conve^ 
nientia .Altro documi^ntp di due anni dopo, 
cioèCMXCVIII(2)à Libbre VI d'oro mo- 
netato, così : Quomodo suprascriptum est con* 
ititatum paena oìfligamus nos vel nostris hce- 
redibus de Auro monetato Libras VI. Se de- 
siderianiq poscia vedere anche il peso de' Sol- 
di cento in argento monetato , eccoci dell* 
annoCMLXXXIX un Documento (3) In 



■PWMW^MaM 



(I) Rer. hai. Script. Tpn». I. P. IL pag. 486. 
<a)ìbid. pag. 474. b) m F«'488. . .. . 



DI MoXETA. Diss* IV. ^7 

J)ei Nomiae &c. componete promut\mus de 
argento monetato Solidos centum . Ma , dopo 
Je Libbre e i Soldi di metallo moneta- 
to, conyien far vedere anche le Once% 
la qual cosa , siccome toglie ogni dubbio 
intorno alla spiegazione da noi proposta 
di coteste formule , così la osserveremo per 
disteso in autentico Documento di S. Anv 
brogio di Milano deiranno DCCCXX VI (a> 
In Documento del DCCCCXCVII , nel 
Codice di Vuliurno , si legge pure once qua- 
ranta d'oro monetato ("ij: Componete oblU 
gamus nos vel nostris hxredibus, aut ms 



(fl) In Nomine Dfii Dei & Salvatoris Nostri IhuXpri. 
HLiidoviciis , & Lutharium divinam Ordinante Provi- 
dentia Magni Impera toris Augusto Anno Imperi! eorum 
Tcrtio decimo & Septimo Duodecima die Mense Martii 
Indatione Quarta . Constat Nus Arifred ci. & Alfred 
Genaanis filli qd To deberti de Vico Mausonaco ul. ven^ 
ditoris adcepcsse sicuri ^ in presenti adcepi ad te Sui^- 
^erario Presbitero & Preposido Monasterii s. Ambrosii 
de Mediolano Imptote meo hoc est Argentum ^^"friis 
uncias d€ctm prò quibus suprascripto argento vendidi tibi 
Imtori meo idest Territoria iuris nostri &c. Acto Sco- 
jalo. 
(2) Rir» hai. Ice. eie. pag. 491. 



58 Dei vabj generi 

Successoribus de Auro monetato Uncùe XLi«. 
Ed ecco come in cotesti tempi si rag^ 
gudgliavano le monete al legìttimo peso de* 
. Soldi, delle Once , e delle Libbre; ed ec-ì 
co fuori di dubbio la distinzione da noi 
proposta della Ura Commerciale , a numero, 
di danari 240; e della Libbra Monetale^ 
di danari posti a peso e a bilancia. £ 
questa è la ragione per cui ritroviamo cosi 
di frequente ne' Documenti espresso il nu- 
mero de' danari dodici per Soldo e du« 
genquaranta per Lira ; necessità ricercando y 
che ne' contratti s' avesse a distinguere la 
Lira di numero , eh' era in Commercio , 
dalla Libbra di peso 9 eh' era in arbitrio de* 
Contraenti. La qual distinzione ^ non es- 
sendo stata mai più osservata da chi che 
sia, colse in un laberinto d'equivoci chi 
volle discorrerne ; e , per l'intelligenza delle 
antiche Carte, sempre maggiori tenebre 
il propagarono . . i 

Lir?Lf* I^obbiamo ora notare che la Lira nu- 
u[^'n]ìL^^^^^'^^ ^ siccome quplk di' era in com- 

Xlf. 



jyi Moneta • Diss. IV. 5 9' 

mercio e che autorizzata era da' Regnan- 
ti 9 si chiamò anche col titolo di Legitti^ 
maj cioè a dire Legale^ Approvata. D'una 
tale espressìdie si fa uso particolarmente 
Begli Autentici del più volte celebrato 
copioso Archivio di S. Ambrogio di Mi** 
lano 9 né infruttuosa cosa sarà il riportar* 
ne qui alcuni . € , per primo , veggiamone 
uno deiranno DCCCXLVIII , in cui si 
nominano semplicemente Lire Legiuime{a)é 
^U P. Astepti (i) suppone che di Lo* 
dovico II si cominciasse a segnar 1' epoca 
nell' anno DCCCXLIII , nella quale epoca 



In XfTti Noie HLutarius divina Ordinante Providentia 
Imperatore Augustus Anni Imperli ejus Vigesimo nono 
& Domini HLudovici Regis Fil. ejas anno Quarto Quior 
tadecima diae Mense Martio Indifi. Undecima . Consrat 
me Guozius fil» qd. Ironi eie genere AUamanonun qui 
avicare videor Vico Glassiate accepisse sicuti & in pre- 
senti accepi a te Andreas u' u' ( VtturabiU Viro ) Abate 
Monasterii Beati Xpti Confessoris Ambrosii in qua ejus 
$andam Corpus quiescit fondatum prope Civitatem Me- 
diolani Argtmutn Uhras Legidmas triginta finitura pre*- 
tium sicut inter nobis convenit prò Casis &c. 

(i) De tfcv^Sf9Ut Lui&ricill ImftréU. &c 



6o Dei vari generi 

bra che $^ accordino pure il P. Pagi e '1 
Muratori \ ma con questo nostro Documen* 
to , e col susseguente ancora ^ si prova 
abbastanza , che nel centro ^11' Italia egli 
non fosse riconosciuto per Re prima del 
di XV di Giugno del DCCCXLIV : gior- 
no in cui fu da Papa Sergio II unto e 
riconfermato nella Basilica fVaticana • 

Lire Legittime pertanto si accennano in 
cotesto Documento. Orai che queste fos* 
sero le Lire numerarie 9 sì prova coir li- 
tro che segue dell* anno DCCCXLIX j es- 
tratto da me dal medesimo Archivio (a)* 

£d ecco che iJra Legittima significava 
Lira numeraria 9 o commerciale , di dugen- 
quaranta danari. In Documento dell'anno 
DCCCCXCIII leggo pure col nome di 



(a) In X|rti Nomine HLutarius Divina Hordinante 
Providentia Imperator Augustus Anni Imperii ejus tri* 
gesimo 8c Dom. HLudovici Regis Fil. ejus Anno S&ao 
Mense AugtistMs Indizione duodecima . Constar me 
Jheodorus Munetario de Civitate Ticinen^es Fil. b. m* 
Richeperti accipisse sicuri & in presenti accepi ad te 
Gumpertsis cL de Vico • . • • Si^prisips^ Argano pm 



DI Moneta. Diss. IV- 61 

legittime appellarsi le misure , cioè le Ta- 
vole , e ì Piedi Tabuhs legiiinias tredecirh 
cum pedes lègicimo de Tabula uno ; e cosi 
in altro del DCCCCXLI Per mensura ju^ 
sta TabuUs Legitimis quadragtnta^ e final- 
mente in altro del DCCCCXLIII osser-- 
vai nominarsi col titolo di Legittimi^ an- 
che i Campi e le Pertiche: Juge legip- 
urna una Perticis legìptimis duas cum Ta- 
buUs legìpcimis decem & hoclo . E tutte 
coteste espressioni significano misure legali 
e approvate. 

Non saprei dir io se alla Legalità di 
coteste Lire commerciali , oppure alla bon- 
tà della moneta , riguardo avesse Carlo Crasr 
50^ allorché in un Diploma, esistente nel 
suddetto Archivio , ordinò la pena di Ses- 
santa Lire d'argento d'approvata moneta 



^K 



denarìus bonus Libras LtffJimas numero duodtcim ahente 
prò unaquaque Libra denarius duoccniui quadragenta fi<- 
nitum pretium sicut inter nobis convenit prò omnibus 
universis rebiis &c, Aftum Mediolani. 



6i ' Dei vakt ceneri 

Pubblica, ^espressione è cereamente par- 
ticolare 9 perchè cavata dal Genesi Gap. 
XXIIL V* 16. e merita d' essere trascrit- 
ta fa;. 

In seguito poi della Lira Gommerciale 

Della ^ ^ 

Libbra di e della Libbra monetale, se ne andava 

Metallo 

in Mas- anche la Libbra di metallo in massa « o 

sa. 

x^ii- in verga , che dir vogliamo . Sono osser- 
vabili le formule, con le quali s'annunzia* 
va cotesta Libbra. Nell'anno DCCCLXX 
Audone Vesco\^ di Verona lasciò nel suo 
Testamento (i) cinquanta Libbre (t Argen* 
to buono ; altrove nelF anno MCCIX (x) , 
abbiamo Argento esaminato^ ed anche argen- 
to cotto in documento dell' anno DCCGGLIII 



{a) In Nomine Sanifle & Individue Trinitatis Karolus 
divina Vivente Gementia Rex . Noverit igitur omnium 
fidelium nostrorum &c. penam Sexaginta Libras Argenti 
Probate Motutt Publice jam difto Sacratissimo loco com- 
ponere compellattnr &c. Data duodecimo Kal. Aprilis 
Anno Incarnat. Domini DCCCLXXX Indift. XIII. An- 
no vero Regni Regis Karoli in Francia Quarto in Ita- 
lia Primo. In Dèi Nomine Feliciter. Amen. 
(i) Ughelli Tom.V. pag. 714. Argentum honum &c. 

(1) Idem pag. 297. 



DI Moneta* • Diss. IV; g^ 

Argentum Ponderas duas coHum ( l ) - La vo* 
^e di Pondus ^ e Pondera corrispondeva 
alla Libbra di peso , come ne' tempi degli 
antichi Roofiani ; e ciò io provo con una 
carta pubblicata dal P. Abate A faro/i (a) , 
in ' cui si leggono queste parole : Argenti 
Ponderas , que est Lio ras ^ frigia ti. Presso 
r Ughelli la Libbra d' argento in Massa 
si stabilifce . così (3; air anno DCCCCLIV: 
Argentum bonum j Cinerasticum , speclatum^ 
Ijkbras undecitn. 

Allorché poi a Libbre d* oro di pefo 
si contrattava 9 queste erano l'espressioni 
che adoperavansi . Nel DCX^CLXXV io 
'Diploma di Xjodovico Imp^radore si X^^-- 
gono Libbre (// oro puriffìmo (4) . Seicento- 
Libbre d^ oro ottimo leggonsi in Documen- 
to del . I«m^/C 5 ) dell' anpo DCCCCXCV. 
Nella Cronica di Vul turno si anno Once 



:r^ 



(l) Dtscri^ont delle Paludi Adriant «<. p. éfo, . . . 
(%) Memorie del Monaster. di S* Fro^ptro &c. tìUOL 1 7. 
(3) Tom. L papr. 530,. (4) UgheJIi Tom, VIU. pag.44. 
(5) Tom. IIL pag. 1461, 



64 Dei vakj cekeki 

sei (forò mondo (i) . Pressa V Ughelti(i) 
all'anno MIV si fa menzione (T oro provai 
tissimo. Libbre d* oro coirro moltissime fiate 
s incontrano ('^) , ma più frequentemente 
ancora Libbre cT oro obrijo ed obri'^iato . 
Obri^o vuol dir puro ^ purgato ^ cotto: vo- 
ce usata anche dai Romani, e che deri- 
vò dal Greco 0*j5pvCoy;; onde Svetonio (4) 
in 'Nerone scrive , che cotesto Imperadore 
exegit ingenti fastidio & acerbitate num* 
mum asperum , argentum pustulatum , auram 
obryrum^ e P/inio bssìcutz Aurum vocari 
obry-^um quod excocium purumque «^(5^- 

Né io sarei lunge dal credere , che co- 

^'^ , Il • i. 

Libbre ditest oro e argento puro . nelle antiche 

metallo 

in massa catte Segnato , fòsse anche irt corso e- in 

fossero ^ ./•»!. 

in corso, commercio . Il grand' uso che si re di co^ 

XIV. ? 

testi Metalli in massa , e la frequente men- 
zione 9 



(i) JR«r. hai. Script. Tomi. P.II. p.473. 

(1) Tom. V. p. 197. (3) Antìq. Utà. Mvi Diss. LXX. 

Pg-943- « pag- ^04^- ed altrove. (4) Pag. 40, 
Cj) Lib. XXXIII. 



DI Moneta. Diss. IV. ^5 

zione , che d' essi ne' Diplomi e ne' Do« 
cumenti s'incontra, son bastanti ragioni 
per farcelo credere • Quindi per questa 
parte si verificarebbe il sospetto di quelli^ 
i quali si persuadettero che la Lira fosse 
reale e di giusto peso : con questa dif- 
ferenza però y eh' essi la credettero mo* 
neta coniau y confondendola con la Lib* 
bra monetale e con la Lira Commerciale 9 
o Legale ; ed io la giudico semplicemente 
peso di metallo in massa y senza distinzio- 
ne di prezzo , o di conio • Nel Testamen- 
to d' Audone Vescovo di Verona (i) nell' 
anno DCCCLX si leggono le seguenti 
parole : Argentum bonum Ubras qui/rque^ 
ut ipsi Rogatores mei ipsumpretium distri* 
buant. Distribuirsi il prèzzo di cinque Lib- 
bre d' argento , vuol dire che dette Lib- 
bre si trafficavano • Anche a' di nostri ne^ 
Testamenti e ne' Legati accostumasi di 
assegnare once d' argento*© d' oro , e quest* 



(I) Ughelli Toni,V. pag.714. 

Tom. IV. 



V • 






66 Dei VAKJ GENERI 

t)nce , o si danno a peso , quando di me* 
tallo in lavoro si tratta; oppure in Mo- 
nete delia miglior lega , quando del solo 
peso si tratti • In altro Testamento di 
Noterìo Vescovo della suddetta Città di 
Verona neir anno DCCCCXXII ( i ) si di- 
spone argenti Libram unam, & ipsi, ipsos 
denarios iater Monachos divida/it ad vesti* 
menta comparanda . Cotesto passo però me-* 
glio s' intende 9 spiegandolo per Libbra 
monetale 9 anziché per Libbra di metallo in 
massa. Ma comunque sia , la Libbra di pesò 
in metallo era in corso ; ed Anastasio Bi- 
bliotecario assicura che Adriano I, nella res- 
taurazione delle mura di Roma , spese fino a 
cento Libbre dipeso £ oro (2) . Cotesto modo 
di computare, particolarmente a Libbre d'oro, 
si mantenne anche ne' Secoli posteriori, al* 
lorchè per ogni Libbra si conteggiavano 
Zecchini cento; ma allora non si diceva 
già oro puro , ottimo y cotto.^ obri^o ec. , ma 



(i) Idem pàg.yij, (2.) Edit. RomxTom.I. pag.ajj. 



< 



PI MoN£TA;*I>fss.IV. 67 

semplicemiente Libbra £ oro \ e volevasi 

intendere Libbra di monete d'oro com* 

posta; e questa era la Libbra monetale 

de' tempi > de' quali parliamo. 

Conosciuta la differenza , che fra le i>«^ nu- 
mero de* 

Libbre 9 e le Lire passò , ne viene in ^^^ 

*^ compo- 

coosegucfoza la cognizione anche de' Soldi ^^ ^ 
componeoti le stesse . Dicemmo eh* erano ^ jjfj^i* 
cotesti immaginar) , di dodici danari T uno? ^^^^\ 
dunque la Lira numeraria , o Commercia- ^^ ' 
le era da venti di cotesti Soldi formata^ 
e, per questa ragione 9 si disse Lira di du. 
genquaranta danari # La Libbra monetale 
indicava un tal numero di' monete poste 
a bilanrcia; e formanti *it giusto p^eso della 
Libbra: dunque il Soldo di questa Libbrft 
era inconstante in proporzione* del mag» 
giore 9 o minore nùmero delle ^ np^nete 9 ò 
de' danari , che ci voleva a formare il pe- 
so di detta Libbra ^ A' tempi di* C^rÀ 
Magno, noi vedemmo | che danari .264 
entravano in una Libbra ; e 9 per conseguen- 
za ^ ìK Sòldo non . eia > U . vigesima .parte 

Eij 



.Dei vakj geseiìì. 

d' essa, ma la ventiduesima.. Cotesti ìeranp 
tutti Soldi . immaginar] e numerar^. Final- 
oienie la Libbra di. metallar^a in ; venti 
Soldi divìsa; e questi Soldi' significavano 
Pesa%:cioh^ la vigesima:. parte del Pesò in- 
tero deila Libbra. La qual cosa, .oltre la 
manifesta ragione che ci persuade ^ si prova 
ancora con la Legge VrlI dei Concilio Tri- 
cassino tenutp nell'anno DQGCLXX Villi 
pubblicalo dair Arduino (i) ^ do vie si.; co- 
manda che i Sacrileghi sicno ogndannati 

in XXX Liòras ^xamìnatì Argenti^' idest 
Sexceruorum Solidomm summam \a egenti 
purissimi* • Libbre d* argento esaminato' ù 
purissima , signific3no Libbre di pe$0.f Or* 
$e trenta Libbre di' peso facevano : Soldi 
seicento; ne viene che il peso. della \hih^ 
bra fosse in venti Soldi diviso,. Si provò 
già più sopra ^ che la Libbra d' oro» per 
Legge /di' Carlo Magno y era di aettantadue 
Soldi d'oro; ma questi; «ran roasli; ed aU 



« * . 

* t i r • 



* w I 'T» » ■' 



•^ (l)iCoAé//, Tom;vr.'P.i;pag. 158. ' *► 



DI MOKETA. DlSS.IV- 69 

lorchè di cotesti parlatasi, si diceva sem-- 
plicemente Libra ^urìi senz* altra giùnta. 
Siccome poi la Lira commerciale di da- 
nari dugenquaranta dicevasi Lira Legittima ; 
cosi anche i Soidi , componenti ' la detta 
Lira , col nome di Legittimi eran distinti. 
Tanto s' appara da un Documento dell' 
anno DCCCCXLI , esistente nell' Archi- 
ìrio di S. Ambrogio ((i)^\xì cui chiaramente 
espressi sono 1 soldi legittimi. ' ^ 

Col detto Documento ricavasi inoltre, che 
ijcl Gennajo del DCCCCXXVI t/^d/z^era 
di già Re d' Italia , con che s^ accorda uno 
Strumento dell' Archìvio de* Canonici di 
Modena rapportato dal Muratori negli An-- 
noli air anno 926, ma che però non fò* 
a lui tal colpo , che potesse distraerlo 
dallo stabilire V epoca di cotesto Re . in- 



■— —— ■gg^g— — ^1 I II w I 



se? 



(a) In Nomine Dni IlTii. Xp^ti . Hugo U Filio eju$ 
I^otharms Gra Dei Reges anno Regni predifta D5i Hii- 
gonis (Juintodedmo Lotharii vero Decinid Mense Jà- 
Buarii Indiftioae Quartadodxn^.frMsinifasta &c. Accepir 
mus ad te Argtntum denariis boni ^olidos Lcgi^ 

/rf«ar fiiiinuil prttiuitì &c. i . i - 

E* • ■ 
11) 



;ro '' ; Dei tahj ^eneIii: 

torno al mese di Gnigno .di quest* anno 
926 ; il che viene da questo nostro Do- 
cumento distrutto • 
Con- . Ora due cose coovien notare # La prima 

clusìone . ; * 

XVI. si è 9 che r espressione dei peso nella Lira 
di monete , o fia n^lla Libbra monetale , è un 
indiiiio sicuro 9 che le pione te non erano fer* 
me nel peso; e la seconda j che il metallo 
in massa 9 q in verga ^ posto in conimercio f 
«lostra che il metallo nelle ffionete non era 
di quella purità , che ritrovavasi nel metallo 
fine • Ed in fatti Caria Calvo comandò 9 
come notammo altrove , che quelli ^ i quali 
avevano il gius della Zecca, non approfittas- 
sero ; sopra delle monete e non coniasse- 
ro danari con mistura e meno pesanti del 
solito. Ma qual prò, . se sino da Ottone 
Magno cominciò la moneta a deteriorarsi 
^ nel peso ^ che nella lega ? Osservinsi 
i danari di Milano e di Pavia col no- 
me d' 0//:o/r^ ; e poi si vegga se in nulla 
èssi assomigliano a qtrelli di Carh' Magno ^ 
o di Carlo Calvo . La .qual cosa fu .^npta* 



Di Moneta. Diss. IV. 71 

ta anche dair Annalista Sassone ; soggiun* 
gendo egli) che cotesti danari d* Ononty 
per distinguerli da gli altri ^ chiamavansi sino . 
a' tempi suoi Ottolini . Dalla Moneta però 
d' Ottone coniata nella Zecca di Verona ^ 
e da noi pubblicata ^ potrebbe argomentarsi ^ 
che non tutte le Zecche d* Italia soffrisi 
sero nel tempo stesso il peggioramento, 
della moneta» 

Ma quefta diverfità appunto di conio 
e di forma ci obbliga ad abbandonare la< 
storia generale monetaria ^ e a discendere 
ai/e particolari Zecche di questo regno 1 
osservando ^ per quanto a noi sarà conce^ 
duto, quali monete abbiano t%%^ coniate 
e poste in uso sino al secolo decimo se&- 
timo • 

A Q U I L E J A. ^ 

in. 

Le monete Aquilejesi pochissima , , per Metodo 
dir meglio^ niuna parte ebbero nelf uni-prpsadci- 

1 V* 1« Zecca. 

versale Commercio, d' Italia ; pure ' avendo: 

E iv 



72 Dei vari gemeei 

esse occupato nelF Italia stessa due gran 
Provincie j cioè il Friuli e V Istria , e , di 
là da' Monti 9 la Corniola cogli altri confi- 
nanti Paesi; ed avendo io di più sin dal 
174 1 (i) dedicato a cotesta Zecca qual- 
che mia particolare fatica: inurbana cosa 
parrebbe al presente V ommetterla afFat* 
to (a). 

Gli antichi Patriarchi d' Aquile; a ^ allor^ 
che si prevalsero del diritto della moneta , 
diedero, come tutti gli altri Principi avea- 
no in costume 9 la fabbrica del loro ar- 
gento da monetarsi ad impresa • CI' Im- 
presari 9 Maestri di Zecca appellavansi ; e 
questi duravano nel Ministero un anno , 
o due 9 più e meno 9 a norma de i concor- 
dati . Fu il Sig. Giangiuseppe Lima il 
primo 9 che uno Strumento , o vogliam dir 
Concordato 9 ritrovasse in tale proposito 



(i) MaccoUa d' Opuscoli ce. Calogerà Toiji. XXV* 
(fl) Il primo che delle monete Aquilejesi facesse pa- 
lala fu MSnsig, Fontanm nella fua dissertazione delle 



PI Moneta . Diss. IV. 7j 

fatto nel MCCCLVI fra. Nicolò Patriar- 
ca , e Francesco Bonacquisti di Firenze ; 
e questa è una di quelle Tavole che pub- 
blicò il Padre Bernardo de Rubeis nella 
sua prima Dissertazione (i) ma che pri- 
ma , come accennammo ^ stava nel Libro 
del sig- Liruti registrata e trascritta (2) . 
Anteriore di ventisei anni al detto Con- 
cordato di Nicolò , io da gran tempo ne 
possedeva un altro dell' anno MCCCXXX 
di Pagano Patriarca con Tommaso de AneU 
lis di Parma? ma siccome dal sig. Abate 
Bird Arciprete di Gemona fu esso unita- 
mente a molte altre notizie mandato al 



—1' '. 



Masnade ; ma quanto egli siasi ingannato Y abbiamo di- 
mostrato noi nell'anno 1741. In queir anno comincia- 
rono dunque a conoscersi le monete Aquilejesi t ^ . si 
fecero i primi tentativi per ragguagliarle anche con le 
correnti monete di Venezia . H Muratóri , poco dopo ,die- 
de una ferie di monete Patriarcali , ma nulla di piìi ì 
e'I V.Ru^tis nel Monumenta Ecclesia Aquilejtnsis ^oiXb 
il documento deirimperadcweCorraifo, e nulla, o quasi 
nulla ragionò sopra le monete . Dopo di me var j Scrit- 
tori triulani presero la penna in mano , e piii copiose 
notizie procurarono di darci di questa Zecca. . . 

(I) De Numnds Pat. AquiL P. 2. Scc ^ 

(o,) Della Mmeta eg. pag. 48. 



74 ^S.ì VARI OENEEI 

soprallodato P. Rubeis ^ cosi fu pur que*- 
sto dal medesimo dato ia luce nella sua 
seconda Dissertazione ( i ) • Da cotesti Con* 
cordati i Patti del Peso » della Lega , del 
Rimedio , e della Regalia appariscono » 
come più sotto vedremo. 

Oltre lo Zecchiere , o sia Maestro di 
Zecca, e* era quegli che custodiva le mo« 
nete sintantoché non fossero state saggia* 
te; e e* era pure il Saggiatore 9 o sia que* 
gli 9 che 9 in nome del Patriarca 9 dava il 
Saggio alle suddette monete. 

Dopo i Concordati co* Maestri di Zecca 9 
si desiderò sempre la Formula della Quie- 
tanz^ ; perchè abbandonando essi cotesta 
officio 9 dovevano 9 in proporzione del buo«. 
no 9 o reo servigio prestato 9 esserne ri- 
conosciuti* Noi pertanto soddisfaremo ad 
una tale curiosità; e molto più volentie- 
ri 9 quantochè il Documento è deli* anno. 
MCCCXXXVIII di Bertrando Patriarca a 



(ij Pag. IL éc. 



i>i Moneta « Diss. IV. yf 
£sivore d' Angelo Ver nuda di Fiorenza ; 
ed è cavato dair Originale . delle Note di 
Guhertin di Navate Milanese , Notajo Pub- 
blico Partiarcale (o^. 



(«) 1338. Die XV. M. Novembr. Prasentibus Ven. 
Viro DSo Fre Ghiberto Abate Monaster. Mosacen$« 
ac discretis Viris Paulino qu. M agistri Johannis de Mu- 
lina Not. Dni Patriarche infrascripti & Magistro Pasino 
l^ot. de Ferrarìa Utini commor. testibus ad hoc spe-» 
cialiter vocatìs & rogatis . Cura Prudens Vir Angelus 
y emacia de Florentia de Mandato & commissione R- 
in XjTto P. & DD. Bertrandi D. Gra S. S. Aquil. PatlTa 
cuderit & fibrìcaverit duobus annis prox. pret. Monetam 
Aquilegen. in Publicis Formis Diftus D. PatlTa poli 
«^ominationem & Sazium h&xan de dieta Monete nec 
non calculata ratione de ratione ipsius Monete dixitac 
confessus & contentus fuit & in ventate recognovit 
ipsum Aogelum bene legaliter, & fideliter cudisse & 
fabbricasse diélam Monetam ac per éundem Angelum 
sibi fore servata & adimpleta cum effeftu Pacta omnia que 
ipfe D. Pt&a secum habuit de febricatione & opere ip. 
sius Monete • Proptereaquod idem D. Path'a per se ac 
nomine & Vice Aquil. Ecclesie dictum Angelum & ip- 
sius heredes de preraissis omnibus & singulis quietavit 
totalitcr & absolvit ac ei 8c suis heredibus finem & 
plenariam rcmisstonem fecit ac pactum de ulterius non 
pétendo sibi altquid occasione promissòrum &c. 

Item eisdèm amio 8c Indictione die vero XVIII Men* 
Novembr. Presentibus Ven. Viro D. Francisco Costo- 
de £cclssie Civitatens. kc. SSuprascriptus D. Patirà suo 



jó • Dei vari generi 

Danari e Ora pèf conosccrc quali monete fosse^ 
ro in uso sotto il Dominio de* Patriarchi ; 
convien ricorrere a' Concordati di cotesta 
Zecca . Necessario è pertanto il riferirne 
qui uno per disteso, e eh' è il più antico 
che sinora siasi veduto pubblicato, come 
dicemmo dai P. Rubeis , ed esistente pres- 
so di me con qualche variazione Qa) . 



fc pred. nomine fecit solemnein quetatioaem & finetn 
9C Pactam de ulterius noa petendo ut supra Micbi £u«- 
bettino Not. Infras~pto & Pubi. Persone recipienti vice 
& nomine discreti Viri D. Comagini de Florentia , qui 
se principaliter constituerat & promiserat de Pactis ha* 
bicis de fabricatione pred. Monete firmiter observandik ». 
Meque Not. infr^s^tum d. nomine recipientem de prò- 
missis omnibus & singdis liberavit totaliter & àbsolvit . 
Reservatis omnibus exentionibus suprascriptis • In quo- 
rum Testimonium pred. D. Path'a mandavit p. Pub. 
In(h-. Scribi per me Not. Infras^ptum & sui Sigilli ap* 
penfipne muniri • 

(a) Anno Dominice NativiUtis MCCCXXX India. 
xtii die X. M. Maii in predillo Palatio Civitateoii :, 
pneseatibus testìbus , Veo. Viris 0* D. Fr. Johaone 
Abate Monast. Rosaqen$. -& Petro Mora de Mediot^na 
Remore Ecclesie S. Marie de Turre Mediolanensis dio* 
cesis Vicariis Suprascripti D. Pat'be & D. Odorico de 
^trasolto Plebano I^variani D. Guillel^AO de ... • Ma- 
^ij^o Gualterio de. Ci vitate Qasparino.d^ «No vate h^- 
te&Wft i9 Utinp & piiis ..Ven.xjP. D. Paganus P^rhapre- 
diftus dedit discreto Viro Thomafio fil. quondam D. 



DI Moneta • Diss/IV. 77 

* In questo Concordato due Generi ri 
rilevano di moneta; cioè Danari^ e.Pici^ 



« 



^^k^HHM^*^ 



pini de Anellis de Parma recipienti prò fé & Pétrò 
Fratre suo Benliviene Mano Picino de Florentia -Civè 
Parmensi & aliis quos sibi associare voluerinr ad cu* 
àendam Monfetam riovam quam idem D. Paf ha vult fa- 
Cere de novo in Ciyitate Atjuilegie : & cum éodem 
Thomasio suo nomine & predico convenir Paftis testi-» 
piilationibus* infrascriptis . Videlicet. 

I. Quod idem Thomasius prò se & predifHs Sociis 
promisit eidem D. Patriarche cadere Monetam in Aqui- 
legia per annum continuum & completum incipiendum 
à Pesto S. Michaelis prox. Vent. bonam 6- puram Fri^ 
xdchensem: SciKcef^c unciis qutnque & quàrteriis trìhus 
6r dimidio boni & puri argenti prò quolibet Marco . De 
qua moneta dtbtnt esse in quolibet Màrcho Solidi ICVIII ' 
numero & pendere: 8c ponderati & coeq^ari Singkli de*'- 
narH ìpsius monete quando inciduntur 8t cudiintur • Nec 
eÌÉpendatur de ipsa moneta nisi prius dequàcumq.Sco^ 
$a fiat Sazium in pondere & in igne . 

. Quod Sazium debet esse de uno Marcho in pon- 
(fere & de uno quarterio uncie ih igne . Debent enim 
décèm & octo Solidi in pondere facere Marchum: quod 
0Ì essent denarii qttatuor plus aut quatuor minus com- 
probenrur boni denarii • Si autem fiterint quatuor pluà te^ 
fttantur in sequentl Scossa eos facere d& quatuor mintts Sr 
fi ti^nverso • Quod si aliter reperiretur moneta qué facta 
foret' cdntra talem formam iterato débeat in ignem mitti 
&jt6rnm fondi & meliorari. 

'^Ili; I^em quod ipse Thomasius & Soci! teneantur & 
iebeant facete vel fieri fecere Soiium in igne de uno 



78 Dei vari genehi 

coli \ di più 9 la lega e *1 peso d* essi . Coti 
brevissima operazione venghiamo in chiaro 



^uarurio un^c quod est grana ctntum quadraginta quatuor 
prò quarteria : & debeant reddere prò quarterio de ar« 
gento predicto grana ctntum quinqut^ & tres lertiarios 
grani & dimidium . Et si reperientur grana duo plus vel 
minus approbentur boni denarii . Et si fuerint duo mi* 
pus teneantur in seguenti Scossa fecere duo magis i & 
e converso • Quod si cot)trafieret debeat dieta moneta 
iterato in ignem mitti & meliorari • 

IV. Item teneantur & debeant dare & reddere prefato 
D. Pafhe vel ejus Factoribus de qualibet Marcha dena-^ 
riorum quos ftcerint solidos quatuor parvorum ^andos & 
solvendos Eidem vquotiens Scossam fecerint. Item quod 
ipse D. Paf ha teneatur & debeat dictis Magistris Mo* 
nete prestare domum in qua fieri faciant ipsam Mone- 
tam & hoc in Civitate Aquilegie . Item quod teneatur 
&cere banniri omnes alias Monetas & quod nulius pire- 
sumat emere vel vendere seu aliquod forum facere uU 
tra summam quinque Solidorum deoariorum parvoruoi 
nisi in predicta Moneta . Ita quod teneatur mittere J}fo^ 
minis & Clomunibus totius Istrie ut predicta Moneta 
possit in dictis locis expendi veluti in Civitatibus & lo* 
cis Forijulii idest cum eodem cursu » 

V.. Item quod: dicti Magistri Monete teneantur & ii^ 
beant habere unum Sazatorem ad asazaadum dictam Mot 
netam que fiet • Qui quidem Sazator debet e^se^sdaria'* 
tus per eosdem Magis tros. Item quodprefatusD,Bat*bt 
teneatur habere unum suprastantem apud dtctofl M^i* 
stros qui continue videat vice ipsius D. Pafhe & teneat 
omnes denarios sicuti fient de die in diem in potestate 



DI Moneta. Disseet. IV. 79 

À\ tutto 9 molto più precisamente di quel- 
lo che sinora siasi fatto. 



sua donec de eis fiat Saziuxn ut predicitur, & simiA 
cum Sazatore & quacutnque persona voluerit examinec 
& provideat dictam Monetam in omni Scossa si sit ut 
esse debet : alioquin non expendcltur sed iterum in igne 
mittatur. 

VI. Item quod diftus D. Pafha teneatur securare & 
Securos facere Magistros predictos & omnes suos fami- 
liares per totum districtum ipsius D. Pafhe ita quod 
possint secure cum argento Moneta Sc.Mercandaria ire 
per omnes Civitates & loca sua & stare ac redire absqiie 
iillo dampno . Quod si contingeret teneatur de Camera 
restituere si aliter ablatum recuperare non possentdutù 
tamen dicti Magistri vel sui familiares petant licentiam 
ab ipso D. Patlia vel alio seu aliis quem vel quos ad 
hoc deputaverit. 

VII* Item quod dicti Magistri teneantur habere & te* 
nere continue in ipsa Moneta libras ducentas Veneto^ 
rum grossorum ad minùs cum ista additione : quod si 
impedimentum aliquod superveniret aut de guerra auc 
de in&rmitate Magistrorum Monete aut ex defectu re-^ 
cuperandi argenti seu alio quocumque impedimento Ie<. 
gitimo vìdelicet expediendi Monetam dummodo conti- 
nue predicta Summa librar. CC. Grossorum tam io ar- 
gènto 9 quam Moneta sit in dicto opere ad itlud non 
teneantur . 

Vni. Item quod d. Thomasius & Socii vel unus aùt 
duo ìpsorum cum Magistris ipsius Monete teneantur 
stare continue in Civitate Aquilegie vel alios dimittere 
loco ipsorum ibidem ; & continue facore laborare dictam 



So Dei vari generi 

1^ , per cominciar da i Danari , si dice 
primamente che per ogni Marco vi deb- 
bano 

Monetaci bene & legaliter secundum cursum consuetum . 

IX. Item quod dictus D. Paf ha teneatur facere pre- 
conizari & banniri per totum Formniulii & discrictum suum 
quod nuUus portare presumac extra Forumiulii aliquod 
argentum seu BoUonum sub pena perdendi illud tale 
argentum . Cujus pars tertia sit ipsius D. Pafhe alia 
tertia accusatoris & reliqua tertia dictorum Conductorum 
& Magistrorum . Item quod quilibet portans argentum 
dictis conductoribus & Magistris seu ad fabricam Mo- 
nete aut Bolzonos ; possit ire venire -stare & redire per 
totum Forumiulii & lurisdictionem ipsis D. Pafhe pre*- 
dicti cum personis & rebus eorum tute & absque eo 
quod molestentur vel molestari possint occasione ali- 
quarum represaliarun vel aliarum causarum que dici vel. 
.cogitar! possent dummodo non sint .rebelles vel inimici 
ejusdem D. Pafhe • 

X. Item quod dicti Conductòres & Magistri habeant 
ittctoritatem faciendi cudl Parvulos qui sint de liga quitta 
^ue quarttriorum argenti firn prò Mércho 6r . • • • duos 
plus vel minfis approbent^r boni . Et fiat Saiium, de uno 
Quarteria ipsorum in quo debent esse grana XXII & di^ 
jtddium argenti fini : & ' si essent duo plus vel minus 
-simlUter boni reputentur & dare debeant de lucro ipsi 
D, PaCke prò quolibet Marcko Sol. i . parvorum • In quo 

'Marcko veniant d^ ipsa Moneta & sint M numero Lib. 
tres & duo Sol. 

. XL Item fuerunt in concordio ipsi D. Paf ha & Con- 
ductòres : quod $i ips^.p. Paf ha voluerit ut /!tciaar alias 
Monetas a predi :tis : quod eas facicnt de predicta prima 



DI MoNXTA . Dks. IV. 8 1 
bano essere Once cinque e tre quarti e 
me^o £ argento fino ì cosicché in un quar* 
to cf oncia si rilevino dal saggio ^m/za 
centumquinque & tres teraarios granici di^ 
midium . Quest' ultima espressione del sag* 
gio à certamente errore. Tres Temarhs^ 
cioè tre terzi , fa«no un intero ; onde 
suppongo che debba l^gersi tres quarte^ 
rios. Di. più credo debba anche pmmettersi 
quel dimidium ; perchè siccome once 5 ^ 
fanno d'argento fino Carati 846 in un 
inarco d'once otto; cosi per ogni quarto 
d'oncia » per rispetto al detto marco.y non 
e* entra più argentò fino di grani. 105 i; 
che vuol dire, che la lega di questi da- 
nari era a peggio per marca 3063 secon- 
do il modo di computar di VoneziR. 

Dicesi poi che XVIII Soldi di^ questi 
danari 9 cioè danari 216 dovranno pesare 



Uga Frixachen . Et respondebùnt eidem D. Pafhe de Iu« 
ero prò quolibet Marcho proùt respondebùnt de ipsis 
Frix. prout Majores vel minores erunt denariì Scc, 

Tom, IF, F 



SX Pi*! VAB7 GEKEKI 

un .Marco; che vuol dire otto once 9 cioè 
Carati 1152» Dunque detti danari dove- 
vano pesare per ciascuno Carati 5! ; o 
sia grani 2It. £ perchè in un quarto 
dV oncia v'erano, grani 105 i d'argento 
fino, Oj per dir meglio, in un Marco Ca- 
rati 846; vi sarà stato d' argento in eia* 
scun danaro Carati 3r4^ o sia grani 157. Ne* 
saggi da me fatti de' danari di Paga/20 P^itriar- 
ca nel di 28 Marzo del 1748 riuscirono di 
peso grani 21 , e peggio per Marca 304. 
In altri poi, fatti nel di 9 Maggio 174S, 
ci ò ritrovato il peso di grani 20 > e peg» 
gìo per Marca Carati 2^S* 

Il secotido Genere di nMneta , di cui 
si faccia qui menlsione,' è de i Danari 
Piccoli , per i quali si convenne , . che 
abbiano ad aver per ^lega in ogni Marco 
cinque ^aneri SU aPgento fino\ ù\& vuol 
dire un' oncia e un quarto ; che il sag- 
gio debba riuscire per ogni quarto et ori- 
jcia grani XXII f /«e|{0 ; e che final- 
mente s* abbiano per ogni marco a far Lire 
tre e due Soldi di detti Piccoli . 



; 



DI Moneta ; Diss. IV. .8 j 

Dì fatto y se in uoa Marca di Carati 
1152 v'entrava di fino Carati 180; in 
un quarto d'oncia non doveva ritrovarsi 
nulla più ch( grani 2 2 y di fino • 

£ se Lire tre e Soldi due j cioè Pic- 
coli 744 9 computato il soldo a dodici 
piccoli 9 pesavano una marca 9 o sia once 
otto ; il Peso di ciascun piccolo dovea 
riuscire grani óA , e T argento fino d' esso 
^a di grano; che vuol dire prossima- 
mente a un grano. Ne' Concordati poste- 
riori , in qnesti due generi di moneta noi 
vedremo della differenza « 

E per primo in quello di Niccolò Pa- 
triarca dell' anno 13 51 pubblicato dal 
^.Rubeis(^i), si stabilisce che XF IH Solili 
di danari ^ pesino una marca; che di lega 
abbiano once quattro e tre quarti- d'^r* 
gehto di Grossi di Vene:[ia ^ che si chia- 
ma fino'i, e che il Saggio abbia ad essere 
per ógni quarto d' oncia , grarù ottafitadù^ 



99 



' (I) Dissert.Il. p. 26. i 

Fi) 



64 '• ^^^ ^^^' GEK£RI 

e me\\o di fitto. Qui veramente pare che 
ci sia dello sbaglio; perchè se Carati 1 1 5 2 
danno di £no Carati 684 ; un quarto 
d' oncia darà grani 85^9 e non 8 2 , • 
Pure» riflettendo rhe T argento de' Crossi, 
o sìa MaBcipardy era argento con della le- 
ga » la quale nel saggio dei fuoco dovea 
certamente svanire ; non dee cosi facil- 
iBente ascriversi ad errore» se il fino del 
saggio si computava minore deli* zx^tnto 
de' Crossi. La differenza soìaxk*jo ci ri* 
trovo si è> che, restando in ogni: quarto 
d'oncia argento fìno grani 82 t invece ài 
8 5 T 9 si verrebbe a copiputare il Mata- 
pane di Venezia .a Curati 24 di peggio; 
quando io V ó ritrovato 44. Ma i Sag- 
giatori di trecento anni fa , non sono di 
paragooarsi a quelli de' tempi nostri • Pu« 
jre nella Tavola di Lodovico della Torre 
'dell' anno, ^359) di cui più sQtto si farà 
cenno ^ dove ne* danari $i accorda la stessa 
lega d'argento de' Grossi , che in questa 
di iV/cco/à ," neir assegnazione del saggiò 



DI Moneta. Diss. IV. 85 

si specifica 9 che abbiano a risultare pet 
ogoi quarto d'oncia graai 82 v; ma che, 
5e ve ne sortissero soltanto 80 y, aboiano 
a giudicarsi buoni danari. Dalla qual con- 
dizione apparisce 9 che anche in cotesta 
Zecca si credette 9 che i Grossi di Ve* 
nezia avessero di lega Carati 40 per 
marca. La lega pertanto di cotesti danari 
sarà stata per marca peggio 492, oppure 
^oS. Difatto i saggi fatti da me de' da- 
nari di Niccolò il di 28 Marto del 1748 
danno H peso di grani 20 j e sono peg-> 
gio per marca Carati ^14. In noi tre , se 
Soldi di danari XVIII9 cioè danari 2 16 , do- 
veano pesare una Marca 9 cioè Carati 
1 1 5 2 ; ne verrà che il danaro pesar 
dovesse Carati ^rj cioè grani 2 ir} eh' è 
il peso de' danari di Pagano. Ma, al con- 
trario , se per quarto d'oncia v' era di 
fino soltanto grani 8 2 i , per ciascun da^ 
naro non vi saranno stati più che grani 1 2 7. 
Per i Piccoli poscia si stabilisce , che 

abbiano ad entrar in una Marca Soldi 66 , 

F iij 



8-6 Dei vak/- genebi 

cioè Piccoli 792 ; che per Marca vi sia 
di. fino argento Véfteto un oncia ^ o sia Ca- 
rati 144 9 e che nel saggio abbiano a 
sortire ) per ogni ottavo ,<r oncia di fino 9 
grani otto e due ter:^i . 

Da questo calcolo pure si prova quanto 
noi detto abbiamo, in proposito del Sag- 
gio de' danari • Imperciocché , se Carati 
II {2 danno di fino 144 ; in uiì' oncia. 
vi doveano essere di fino Carati 18 ; 
che fanno, per ogni ottavo d'oncia, grani 
nove, e non 8 t* Dunque la differenza 
dipende dalla lega del Matapane di Ve- 
nezia. Se non che ne' danari si computa 
cotesta moneta a peggio per Marca 24 , 
e ne' Piccoli soltanto 2 1 ^ • Cosi si prò- 
va , che r^r^e/7ro^/z^,. nominato nella Ta- 
vola di Pagano , non era akrimenti argento 
de' Grossi di Venezia j come suppose il 
P. de Rubeis (i) . 

Cotesti Piccoli adunque, compindo 792 



Vm^SSSS^SSBSSSSSSSSSS^SSS^SSSSSSSSSSSSSSSSSTSSSSSSSSf^B 



(1) Dissert. II, p. 47. 



DI Moneta» Diss. IV. 87 

d* essi il peso d' una Marca ^ avranno pe-^ 
sato per ciascheduno grani 5^; e siccome 
io un ottavo d* oncia ve n* entravano ta j) 
così in tutto questo numero di 1^x9 o^^n 
vi sarà stato più argento fino che grani 
S^y che vuoi dire per ognuno ifj di 
grano ^ cioè meno di 4 • 

Vanghiamo ora al concordato secondo 
di Niccolò j e ali* altro di Lodovico della 
Torre . Nel primo , fatto nell'anno MCCCL VI 
con Francesco Bonacquisti di Firenze 9 pul> 
blicato dal P» Rubeis ( i ) ^ si decreta che 
venti Soldi e otto danari abbiano a ragt 
guagliare it peso della marca : cioè da- 
nari 2485 che di lega per ogni Marca 
abbiano once quattro e tre quarti d'argento 
di Grossi Veneti \ e che in ogni quarto 
d'oncia abbiano a ritrovarsi grani ottanta^ 
due e me^o di fino . La lega, di questi 
danari è uguale a quella stabilita nei 135^^ 
ma il peso è diverso; non pesando questi 



iiBsfiea 



(I) Pisseit« L a. a. 

F iv 



ss Dei vari gineri 

se non che grani 1 8r^ j e 9 per conseguenza , 
ciascun d'essi avrà avuto d'argento fino 
grani i o rr . Ne* Piccoli si fa lo stesso 
patto si nella lega i che nel peso come 
Dell' antecedente. 

Il Concordato di Lo^ov/V:o , fatto alPanno 
13599 niuna alterazione 9 o differenza porta 
da queir ultimo Patto di Niccolò ; stabi- 
lindo col Zecchiere si ne' Danari 9 che ne* 
Piccoli la stessa lega e peso 9 che ritro- 
vò in quelh del suo antecessore. 

Unendo adunque i Calcoli sinor forma* 
ti 9 può stabilirsi la seguente Tabella • 

Anno 
1330 





Peso. 


Peggio per 


Fino in ciascu- 






Marca . 


na Moneta • 


Pagano Danari grani 


"i 


— 306 


— gr^ni ij| 


FiccoU 


6{t 


- 97* 


^ 


ijji 








Niccolò Danari 


»'i 


- 49* 


lif 


Piccoli 


5é 


— 1012J 


SI 


Detto 








13 5< Danari 


lol 


- 49* 


lojt^ 


PiccoU 


5é 


— lOIlJ 


•0* 


»3J9 








Lodovico Danari 


J«H- 


- 49* 


~ xoè 


FiccoU 


Jé 


— xoioj 


soS 



DI Moneta . Diss, IV. 89 

Ecco facilissimamente spiegate quelle Ta« 
▼ole , che il sig. Lirutt confessò di non 
vedere come possano intendersi ( i ) ; e che 9 
dopo lette e rilette ^ parvero al P- Ruòeis più 
oscure de i fogli delle Sibille {l). Niente 
di meno quest* uhimo , da che s' accorse 
che i Soldi di Danari erano Soldi di do* 
dici danari V uno 9 eh' è per verità la cosa 
più nota del mondo, qualche leggero uso 
ne fece. Quindi è che non gli riuscì mai 
di stabilire il fino de' Danari e de' Pic- 
co/i; che si confifte nella differenza ,. che 
fra i Saggi e l'argento de* Crossi, ne' 
€k)ncordati di Niccolò e di Lodovico à, 
ritrova ; e che rare volte colpi nel pre* 
ciso segno del peso . 

Ma prima di chiudere il discorso 'in^ 
torno a cotesti Danari de' Patriarchi^ alle 
notizie de' Coocordati supplirò io in 
qualche parte co' saggi fatti \ onde un 
poco più ampia si vegga la serie della 

(I) Pa£.;3. (a) Dì^sert.I, ad Lectorem. 



90 Dei tahi generi 

manifattura d'essi. Comincierò da BenoU 
doi cioè da gli anni 1218 incirca. Tre 
sorta di danari ó ritrovato io di questo 
Patriarca • Que' della prima ^ che saggiai 
nei dì 28 Marzo 1748, anno di peso 
^rani 2 1 e peggio per marca Carati 152. 
Que* della seconda, saggiati a* 9 Maggio 
dello stesso anno, pesano grani 2} , peg« 
gio per marca Carati 108. £ que* della 
terza, de' 24 Ottobre del 1747 j pesano 
grani 24 , peggio per marca Carati 18 6. 
Due .altre sorte di danail ritrovai col nome 
di Gregorio intorno, a gli anni 1 2 5 i incirca • 
I Saggi si fecero il di 24 Ottobre del 
1747 ; e la prima a il peso di grani 2 j 
per danaro , peggio per marca Carati 192; 
€ la seconda il peso di grani 19 , peggio 
per marca Carati 2 3 8. Que' di Raimondo 9 
degli anni 1273 incirca, gli ó ritrovati 
del peso di grani 20 , peggio per marca 
232. Que' di Bertrando^ del 1334 incir- 
ca, del peso di grani 2 1 , peggio Carati 4 20. 
Que' di Marquqrdq , del i 3 6 5 incirca , peso 



DI Moneta. Di ss. IV. 91 

grani 20, peggio 510. Que' di Giovanni 
di Moravia , 1388 ^ peso grani 12; ma il 
Sìg. Lirud li trovò i^, peggio 45 2. Quei 
d' Antonio Gaetani > 1 3 9 $ incirca , grani 13; 
ma il sig- Liruti 14, peggio 544. E Que* 
ò' Antonio di Portogruaro , 1402, peso 
grani 11 , peggio 488. Degli altri Patriar- 
chi ^ che tnancano , non ò saggiati i da- 
nari , perchè non me ne ritrovai di du- 
pVicaù^ né ó creduto questa cosa talmente 
necessaria , che avesse ad obbligarmi a 

interromper la serie di essi col privarmi 
degli unici che possedeva . 

Ora per ricapitolare cotesti Saggi, può 
farsi la seguente Tabella in supplemento 

deir antecedente; unendosi T una con 

r altra . 



92 



Dei vabj generi 



Bertoldo 

Gregorio 
iijr 

Raimondo 
1173 
Pagano 
1330 

Bertrando 

1334 
Niccolò 

Detto' 
13J6 

Lodovico 
1359 



Peso* 



Peggio per Argento fino io 
Marca • ciasched uno • 



Danari 



Danari 



Grani 


Carati Grani 


11 


iji i7,J, 


23 


108 ao| 


24 


186 aoJ 


13 


191 — - - i6| circa 


19 


138 12^ prossimte 



Danari oo Crescenti 232 — ^ > 16 circa 



Danari 
Piccoli 






- - 305 
--97* 



iì\ 



7«o 

7a 



Danari ai 410 13^ 



Danari 

Piccoli 

Danari 
Piccoli 

Danari 
Piccoli 



ih 



4pJ -- 



ih 



OQJ 

5é 



-- 49» 

-- 49* 

- loia^ 

- - 49* 

- - 101 aj 



55f 



>9^ 



11^ Circa 
S08 

55^ 



Danari oo jio 11^ 

Danari 1$ 452 9^ 



Marquardù 
I3(Jj 

Giovanni 
1388 
Antonio 
Gaetani 

1395 
Antonio da 

Portogruaro " 

I4<n Danari iz --•• 488 «•-•« 6/j^prossimte 



Danari 14 $44 — «« 7^ prossunts 



i>i Moneta . Diss. IV. 9.^ 

TH ({uesta Tabella si conosce il succes* 
sivo degrado della bontà e del peso delle 
monete de' Patriarchi d'Aquileja. Cosicché 
in meno di dugent' anni si peggiorò , o 
per meglio dire, sMndeboli più d'un set- 
tanta per cento. L^ ragione è in pronto* 
Pagano Patriarca , che ft la moneta 
peggio per marca Carati 306, e i danari 
del peso di grani 2i|; si contentò d'avere 
di regali! per ogni Marco Soldi di pic- 
coli quattro ; così pure Niccolò nel Patto 
del 1 3 5 1 ; ma cinque anni dopo y alIor7 
che peggiorò la moneta 9 volle di r.egalia 
otto danari per ciascun Marco ; cosi se- 
guitò Lodovico i e cosi i successori andar 
rono crescendo la loro rendita sopra la 
Zecca, in proporzione del peggioramento 
suddetto . Ma questo è stato un male co- 
mune «. 

Ora convien conoscere cotesti danari 
e cotesti piccoli Aquilejesi* Veggasi per- 
tanto la nostra Tavola al numero III. e 

Tav. I. 

air Vili. Nel primo di questi sta il danaro 



94 T>El VARI GEKERI 

di Gregorio Patriarca 9 e nell' ultimo il 
Piccolo • Pesa quello grani 23,6 questo 
dnque crescenti ; benché sia logoro e mal 
tenuto . Ha quello dal diritto la figura 
del Patriarca in abito pontificale 9 tenente 
nella mano dritta la Croce e nella sini- 
stra un libro, con la leggenda all' intorno 
GREGORIVS. PA. ; e dal rovescio una 
gran Croce raddoppiata con due altre nste 
più tenui a gli angoli , le quali nelle quat* 
tro estremità anno quattro Cigli perpen- 
dicolari a quattro stellette 9 che dividono, 
parte di qua e parte di là , la parola di 
AQVILEGIA. Il Piccolo poscia, eh' è sco- 
deiato, nel diritto à in un picciolo scudo 
nel mezzo una crocetta; e sopra allo stes* 
so scudo, air intorno, GREGORI. PATR. 
Nel rovescio j nel picciolo scudetto in mez- 
zo , una figura, non si sa se di Ciglio, 
o d'altro; ed all' intorno, come nel di- 
ritto , il motto di AQVILECIA : questa 
moneta non s'è più veduta alle stampe . 
Il Conte Antonio Savorgnano Senatore 



DI Moneta. Diss/IV. 9^ 

di Venezia, ne à due di cotesti Piccoli. 
L' uno di Filippo Patriarca , e pesa gra- 
vi 1 ^y Y altro di Pagano y e pesa grani 
cin(jue crescenti • « 

Neir osservare queste monete 9 avrà il 
Leggitore corso coir occhio nella Tavola 
nostra sopra altre monete di più grandez- 
ze e di varia figura , delle quali certa^ 
mente (trattone la più grande) non avrà 
sin* a quest' ora nìuna idea avuta , con tutti 
i libri che usciti sono alla luce , ' trat- 
tanti sopra questo particolare argomento . 

La moneta di Raimondo ^ posta da noi . 

al oumero V , è la più grande eh' io tv! ab- ^i^t. 
bia ; e questa pesa grani 16 incirca • /a- 
copo^alvasone di Maniaco ^ all' anno 1278 
scrive 9 che Raimondo fé' coniar una mo- 
neta del valore di Piccoli 1 6 ; e di que- 
sta sorta di monete si parla nella carta 
del I } 4 J^ > citata dal sig. Uruti (1)5 ove 



4 



(O Pag. ^9. 



9<5 t)£I VARI GENERI 

si danno XXXI piccolo Veronese , per 
due danari Aquilejesi. 
Daniri Cotesta moneta arbitraria di Raimonda 

Grossi. 

di Piccoli 1 6 diede norma a* successori 
suoi per coniare, ad imitazione delle altre 
Zecche 9 anche i Grossi^ di due e forse 
anche di quattro danari V uno, come scd^ 
ve Jacopo di Maniaco sotto Bertrando Pa- 
triarca neir anno 1334- Il sìg. Agricola 
à una moneta di Bertrando , che pesa Ca- 
rati X ; e cotesta è il Grosso da due da- 
nari (i). Menzione di cotesti danari Gros- 
si si fa in una Carta da me estratta dalle 
note di Bartolommeo d' Udine all' anno 
1337 (a). Altra 

(I) Ivi pag. 73. 

(tf) Item die VII infrante Aug. Presentìbiis Jacobo » 
dicto Grasso, olim Potescate de Villa Superiori Urini» 
Dopreto, olim Rodulphi de Regonia Utini comorant^ 
Maintto , olim Dominici de Cargnaco Utini corno- 
fante « & aliis pliiribus Ven. Vir. de Venturinus de 
Longis de Pergamo Archidiac. Aquilejensis pretio & 
foro duanim Marchar, den. AquiL monet, , & quinque 
Xirossgataiy quod totum contentus, & coofessus fuit 
se habuisse & integro recepisse a Leunardo olim Ste- 
Phani de Grezano Ville Utini renuncians exceptionì &c. 



i>i Moneta . Diss. IV. 97 

Altra spezie di Moneta si nomina pure Duuti 
ne' Protocolli di Niccolò^ Norajo di Gemo^ u vinti^ 
sa 9 intorno all'anno MCCCXIX da me 
veduti, del^^ralore di Piccoli XX; e que- 
sta io credo che fosse quella di Raimondo j 
cresciuta da i Piccoli XVI , a i XX nel no- 
tato peggioramento delle monete . Ne' 
suddetti Protocolli adunque si legge iWiir- 
chas denariorurh Aquilegie nsium in denariis 
de Viginti replicatamente . 

Ora venghiarao alle partizioni del da- 
naro , siaora ignote a' Monetografi Aqui- «**"*«> 
lejesi • II danaro , in primo luogo , si divi- ^- ^^' 
deva in metà . E' questo della stessa lega 
del denaro di Gregorio , e pesa la metà 
d'esso-, cioè grani ni conservatìssimo . 
Dal diritto sta la figura del Patriarca , 
come nel danaro, e intorno GREGORIV. 



WÈ 



per se &c. locavit & afiictavtt eidem Leonardo hinc ad 
natìyiu Domini Nostri prox. Yen . fictiun biadi , Archi-* 
d»c^natiis Plebis Utini , & Plebis Puzolu ad haben^ 

Tom* IV. 



98 Dei vari gekiri 

PA« al rovescio, in campo, un* Aquila con 
ale spiegate; intorno AQVILECIA • Il 
mezzo danaro dal sig. lAriui e dal P. Ru-- 
beis non ebbe la sorte d'essere conosciu^ 
to • Questo me^^-^o danaro valeva adunque 
piccoli sette (a). 

Dopo questa viene il quarto di danaro : 
Quarto moneta icodelata e non più veduta • Nel 

di Danaro ^^ é^ r 

Tav. I. convesso v è una gran Croce ; e, fra le Aste • 

N. VII. ^ ' 

intersecato , o per dir meglio <|uadripartito ^ 
il motto AQVILEGIA . Nel concavo poi 
sta in mezzo d' uno Scudetto una . Cro- 
cetta , e sopra d' esso air intorno GRE- 
GORL FA. Il suo peso è di grani 6^ : 
ma la lega è inferiore al danaro • Valeva 
pertanto Piccoli 34 < Questi quarti di da- 



(a) Ecco come mi scrìsse il sig. Carlo FabrtiJ mio 
amico a 5 Dicembre I7;4 ia proposito di questa mo- 
neta : Potrebbe forse dubitarsi che tal moneta sia stata 
tondata , essendo degl'impostori in questo paese ^ che sono 
stati s'oliti a ridum li danari al peso di me^j^ danari f 
con U JhrHei , Per altro , che da' Patriarchi fosse fatto 
untare U m€xj;p danaro > ed il quarto di danaro ^ i un 
fatto per mio parere incontrastabiU . 



DI Moneta. Diss. IV. 99 

paro seguitarono sempre la serie delle Psu 
triarcali monete; ed io ne ó due di JLo- 
dovico di Tech , come si rileva dallo Stem^ Tav. i. 
ma Gentilizio , di forma quadrata ; che 
dal diritto à per X appunto lo Stemma , 
e dair altra un M. con un numero 66 
sopra : e pesa grani 4 eh' è il quarto del 
danaro (jx) • 



Co) Molti anni sono da che nel!' esaminare il libro de 
nummis Ctrmanitt media , quos vulgo Braeteatos , $f cav0s 
mdptUant di Alessandro Doedertino , stampato in Norìm« 
berga nel 1729 Jn 4.^ mi sono accorto che questa mo« 
neta non ad Aquileja , ma alla Germania doveva essere 
ascritta . Imperciocché al n. LVII nella Tav. IH porta 
il detto Autore la medesima moneta col medesimo 
stemma^ e col M. , la quale & sopra il detto Ms 
V anno 1616. Ero però determinato di togliere questo 
paragrafo risguardante Lodovico di Tech : ma V ò lasciato 
così , da che nel Tom. U della Raccolta del sig. Zanetti 
p. a5i l'Autore delle note a questo articolo A* Aquileja^ 
ivi ristampato , adduce una lettera del sig. Antonio 
Ciusq^e Bonomo di Trieste , in cui col confronto di 
altre simili Bratteate monete, dimostra doversi csst 
ascrivere ad Alberto ^ e Guglielmo » ed a Massimiliano 
Duchi di Baviera . Si tolga dunque essa moneta dalla 
%CTÌe di quelle de^ Patriarchi : ma non è perciò , eh' io 
non creda essersi da* Patriarchi coniati i quattrini sco« 
ddati * 

Gì) 



268 1 4; R 



lOO DSI VARI GENEHI 

* 

Nel veder coteste scodelate monete di 
Gregorio uguali a quelle che « accostu- 
mavano in Venezia e eh' erano per l' ap- 
punto il quarto di danaro , mi sarebbe ca- 
duto in pensìere essere esse quelle 9 che 
in nome di lui coniarono i tre Veneziani 
Matteo Trevisan , Giovanni , e Maria Zor- 
\ani o Zory, e Niccolò Venier , allorché 
ebbero per due anni cotesta Zecca in im- 
presa intorno al 1255 ; se non avessi avu- 
te presenti le Monete di Verona , le quali 
ebbero sempre tanto corso in Friuli ) ugual- 
mente scodelate e della stessa forma di 
coteste di Gregorio ; infatti strana cosa sa- 
rebbe stata se non s avesse provveduto 
al basso popolare commercio con le fra- 
zioni del danaro 9 eh' era moneta grande; 
e non poca maraviglia mi sorprese allor- 
ché da gli Autori Friulani niuna menzione 
vidi che si faceva di tss^ • Eppure per 
dar loro un avviso , in mancaza di mo« 
' nete , o d' altri documenti , bastar certa- 
mente dovevano le ultime parole del Con* 



DI Moneta* Diss. IV* loi 

cordato di Pagano del 1330 che sono 
queste : quod d ipse D. Pai ha voluerit ut 
fadant alias Monetas a prjsdicds , quod 
eas Jacient de predicta prima Viga Frixa^ 
chen. & respo/ìdebunt ^ìdsm D. Pathe de 
lucro prò quolìbet Marcho prout responde-^ 
bum de ipsis Frix. prout Majorts y yel Mi" 
nores crune denariis. 

Ma forse mi si dirà « che « non essendosi ^r!***^ 
smora ritrovata Carta veruna, in cui men-^^* ' 
zioQ si faccia delle Frazioni del danaro , 
non essere stato poi gran delitto Taver- 
ne ommessa la relazione • Ma io franca*^ 
mente rispondo 9 che - il conoscere le di*» 
verse spezie delle monete d' un paese , 
dee interessare assai più 9 che la serie 
cronologica di quelli , che anno voluto in 
esse eternare il proprio - lor nome ; quan--* 
do non si rilevasse con questo qualche 
punto considerabile per la Storia. In se- 
condo luogo , io non affermerei già , che 
tali carte^ non abbiano a ritrovarsi , sem- 
brando a me d' averne anche veduto > e 

G iij 



tot- Dei vabj cKKiaf 

che ut>a di queste sia la seguente 9 estratta 
tempo fa da me dalle note Originali di 
Francesco Fihtino Notajo scritta Anno ec« 

^ ) 5 5 * ^3 ^^^* Utini ante Domum Con- 
siliii dove Petrus de Lugliano , quond. 
Gregorii de Vendojo & Odoricus fil. D. 
Petri coram &c. dederunt &c. Francisco 
quond. Venuti de Nimis Utini kabitanti 
prò anno presenti XL Liòràs denariorum 
in ratione Vili. Frix. prò qualibet Libra • 
Nell'anno 174 1 scrissi 9 giovanetto an^ 
cera 9 una Dissertazione intorno alle ma- 
gete Aquilejesi 9 che si stampò dal P. Ca^ 
logerà ( I ) • In questa io confutai in moU 
te parti la Dissertazione di M. Fontanini 
intorno alle Masnade^ dove trattò di mo- 
nete ; e particobrmente il punto de' Fd- 
sachensi , Frisseri , Danari , e Soldi ; pre- 
si dal Fontanini per quattro generi diversi 
di moneta. Io adunque, al contrario, fei 
apparire, che i Soldi non erano moneta 



(*) Opuscoli Tom. XXV. pag.119. 



Di Moneta. Diss.IV. loj 

Friulana > ma Veronese; e che l'espres- 
siooi di Frisachensi^ Frisseri ^ e Danari^ 
non altro significavano ^ che una sola spe* 
nt di moneta > la quale era il danaro ^ 
variamente denominato* I Documenti, por«- 
tatì per provar ciò , eran legittimi ; e le 
prove assai convincenti : cosicché dietro 
di me vennero tosto il P. Rubeis e'I 
sig. Liruti j che non vollero ad un Fore« 
oliere lasciar la gloria d' aver trattato con 
precisione delle loro monete . O a però » 
con cotesca Carta alla mano 9 mi convien 
confessare , che il Fontanini non avea 
poi tutto il torto; perchè quivi veggiamo 
certamente distinti i Frìsserì da i Danari y 
in ragione di 2 a 5 • Otto Frisseri corris«- 
pondevano a venti Danari. Dunque pa«» 
jono distinti. Curiosa punto è protesto ; 
e molto più, perchè non ci salva tiep* 
pure r espressione di Frisachense » data 
alla moneta Aquilejese nel primo Concor- 
dato di Niccolò *j perchè sempre dir si po- 
trebbe che i Danari potevano chiamarsi 

G iv 



I04 1^£I VAKJ GENERI 

Frisachensif senza che questi fossero lo 
stesso che i Frisseri • Che se il Fontanini 
à torto nel distinguere il Frisachense dal 
danaro, potrebbe sempre esser salvo neir 
altra distinzione fatta tra Danari e Frisseri , 
cioè tra Frisachensi e Frisseri . E di fatto 
da un altro inedito Documento, eh* io cavai 
sett' anni sono dall' Originale delle Abbrevia- 
ture di Jacopo quondam Turre Noiajo , pare 
che si appoggi una tale proposizione (a). 



(tf) In XpTti Noni. Amen. Anno Nativ. eiusdem. 
Mille trecentesimo sexagesimo Sexto Indict. quarta ; 
Die vigesim. octavo Mens. Decembris. Aquileg. in am- 
bita Ecclesie S. lolfis de Foro Aquil. Fhtibus discreto 
Viro • ... de Aquil. Mansionario Aquiì. Blàsato de 
Morucciis quondam Vidussi de S. Martino , Michaele 
Barcharolo de Fossalis ut Beltramino de Fona Civibus , 
& habitat. Aquil. & aliis . Venerabais Vir Presbiter 
Zenetus de Aureliano Pecanus S. Felicis Aquil. ut Pres- 
biter Michael Canon, dìcts Ecclesie facientps & constituen- 
tes totum Capitulum ipsius Ecclesie Canonici apud ipsam 
tunc personaliter residentes , & tanquam Syndici ^ Pro- 
curatores dicti Capituli omnimodo iure via & forma 
quibus melius potuerunt per se & dicto Capitulò locave* 
runt & affictaverunt Molendinum dicti CapituJi 4e Asi- 
gola cum pertinentis suis ZJacharussio qu. Micbaelis de 
Campomartlo apud Aquilegiam & Thomadussio qu. Do* 
minici de S. Vito per se& eorumieredibus conducfo- 



1 

i 



DI Moneta. Diss. IV. 10$ 

Cosa adunque sono jcòtesti danari , otto 
de' quali facevano una lira de' Frìsachi 
^quilejesi ; e cosa cotesti Frìsseri , otto 
<fe' quali facevano ugualmente una Lii:a di 
danari ? Neil' antico Statuto del Friuli esi* 
stente in S. Daniele (i) si legge libras 
Sclavonìcas, scilicet oclo Frisachensium prc^ 
libra . Quivi dunque otto Frìsachi fanno 
una Lira: ed ecco ritorniamo alia confu-* 
sione de' nomi. Sarcbbesì mai usata in Friuli 
la lira d' otto soli danari ? oppure s' in- 
tende qui di parlare de i Grossi di due 
danari V uno, cresciuti in valore {a) ì 



Mi 



tibus & recipientibus bine ad novem annos completo^ 
prox. venturos solvendo siogulis annis in Fesco Nativit. 
Domini dicto Capitalo lìhras dcccm ù novem Frisachens» 
Aquiltg^ Monete -ad ratìontm Dcnariorum Vili prò quor 
libct libra . Promittentes ipsi conductores per se 8cc, 
dictum Molendinum hinc ad terminum predictum tenere 
reparacum , & conductores preparatum ;SUi$ sumptibus 
propriis , & expensis &c» , 

(l) Pag. a. Uruù. 

{a) Il sig. C^rlo Ffhriij nella sua Dijssertazione ielU 
JiiarQA ad usum Curia , pubblicata dall' Accademia ài 
Udine nel 1774 e poi ristampata dal sig. Zanetti nei 
Xotn..II 9 ^ verificato il nostro sospetto , cioè che ia 
P/iuli si accostumassero le lire sclavonkU di otto da* 



totf Dei vaej generi 

Ma giacché m* è corsa la penna a seri* 
vere de i Frisacbi^ oecessarìa cosa sareb^ 



nari Tuna) con una serie di documenti sino al 13849 
soggiungendo: 6 voluta diforuUrm alquanto sopra di 
ciò , perchè queste notile a* nostri scrittori negli eruditi 
loro trattati delle monete sono sfuggite . Egli à ragione » 
Vedete ora alla p. 258 la nota b del Tom. Il del sig» 
I^anetti • A lui poteva esser ignoto , che nella mia di* 
mora di piti anni in Friuli ò quantità di docufnenti ine- 
diti raccolto tanto ne' pùbblici, che negli Archivi pri* 
vati ; ma non poteva ignorare non essersi mai prima 
del 1741 niun nazionale Friulano posto all' impegno dì 
conoscere il vero rapporta delle monete patriarcali. 
E' vero che allora la materia non fu da me esaurita; 
ma vero è , che in questa Dissertazione si sono dati 
de i documenti nuovi ; si sono fatte delle nuove illa-' 
zioni , che si sono verificate dappoi j * come in questo 
caso delle lire d*otto danari; e che finalmente si sono 
dilucidati i concordati con gli Zecchieri , che al sig. £i- 
ruti e al P. Rubeis sembrarono i fogli della Sibilla. 
Aggiungerò qui solamente, che, formandosi in Friuli 
ed io Istria i grossi contratti a marche e a danari , 
la divisióne della lira in otto di essi danari , o in venti 
era indiferente; mentre, essendo fermo il valor della 
marca a danari 160 , tanto era a computar lire venti 
ad otto danari Tuna, quanto lire otto di danari venti. 
• Ma siccome^ F oggetto di questi opera è di rilevare 
di tempo in tempo quanti grani di argento fine con^ 
tenesse il piccolo ^ il danaro , la Km, e la marca , non 
sòia in Friuli , ma nelle principali' Zecche d'Italia; cosi 
«e -da una parte l'impresa è affatto nuova e non ten^ 



DI Moneta • Diss. IV* 107 

be ch'io mi fermassi un poco intorno 
alla loro etimologia • Tanto il sig. Liruti 
che il P. Rui^is son di parere 9 "die tale 
denominazione coteste Monete abbiano ac- 
quistato da Frìsac luogo della Carintia ; o 
perchè uguali a quelle y che si battevano 
in Frisac ; o perchè quivi si fé' fra var) 
Principi e Vescovi il concordato di pa* 
gar la Decima a Peregrino Patriarca d'Aqui* 
leja nel lidi. 

Comunque sia » certo è j che sin dal 
II So. denarios Freisac. leggiamo in Do* 
cumento portato àalV UghetU fra gli Aqui** 
lejesi, e che nel Privilegio conceduto da 
Federigo II ad Enrico Vescovo di Bam- 
berga ^ di poter batter monete a Villaco , 

g' ' ■■■■ ■ ■■ Il m 'i . ( Il I ■* 

tata da chi che sia ; dall' altra d diritto di pretendere 
da gli uomini discreti quella indulgenza, che si merita 
un tentativo cosi spinoso e cosi complicato • t minuti 
dettagli e la precisione de' calcoli , i (piali per altio 
son sempre incerti , perche te monete antiche non ci 
sono venute sempre intatte nelle mani » e perchè ne' 
concordati è ammesso A ntutikhM^4tgé e del pei»; 
si lasciano ai cittadini di ciascuna città . Basti a noi, in 
pieno , noa aodat* gran fatto kuigi dal vero ; 



io3 Dei vaaj gensìii 

si cornimela , che la moneta da battersi 
Frisacensi moneta aquipolUat j nell* anno 
1242. Ma più antiche menzioni di tali 
monete Frisachensi si anno nei Codice 
Admontense presso il P. i'^* 
. Pure Frisaco fu in Castello ridotto so- 
lamente nei MLXXVII 9 essendo prima sem* 
plice villnggio . Né meazion più onorifica 
si a fatto mai d' esso , che appunto pel 
Concilio Provinciale quivi tenuto dall' Ar- 
civescovo di Salisburgo nell'anno ii6i. 
Sappiamo 9 al contrario, che Corrado II, nel 
1 1 3 9 e nel 1 1 4 1 si ritrovava in Fri- 
sac fi). Chi sa che allora cotesto Impe- 
radore non instituisse quivi una Zecca 9 
che coniasse le sue monete ? Prima di ta- 
le tempo certamente di monete Frisachen- 
si niuna menzione si trova. 

Nel leggere nel Trattato de' Feudi de* 
Patriarchi Aquilejesi , pubblicato dal Murato- 



'■ ■JlH.'fU" ■ 1 " 'l 'J I 



(ij Hansì%. Cerman. Sac^ Tom. II. pag. ajS. 



T>i MaK£TA. Diss. IV. 109 

ri (i)> che a/2/20 13 19 tenia No /2as Na^ 
yembris Venenum Faganee prò Pauiar* 
cha Decanum , Feudam quod Mi/2isterii 
Scutellarum r2omine diu servaverat ^ ut eo 
onere exsolveretur annuis conduxisse Fri^ 
xigeriis sexaginta &c. ; mi venne tempo fa 
sospetto 9 che ovunque l' espressbne di 
Frix. ne' Documenti Friulani s* incontrasse 9 
si dovesse leggere 9 non Frìxerios , o Fri^ 
ocachensesy ma Frixigeriosj o Frixwgerios. 
£ quindi pensai tosco a Frisinga j soggetta 
pure all'Arcivescovato di Salisburgo ^àovQ^ 
ommesso il diploma d' Ottone Ili portato 
dair Hund nel MXXIX per privilegio di 
Corrado , si hattè la moneta (2). Ma trop- 
po patente è la voce dì Frisachense ne* 
Documenti. Resterebbe pertanto il solo 
dubbio deir etimologia de i Frixerii^ o Frè-^ 
xingeriì\ cioè monete di Frisinga. Gran 
commercio era fra gli Stati del Patriarca 



(j) jintiq. M. jEvì Dissert. XI, pag. 64^. 
(a) Mttropol, Salisiurg. Tom. I. p . 94. e p. 96. 



xio Dei vakj gcniui 

e quelli delV Arcivescovo di Salisburgo; né 
maraviglia sarebbe se le monete fossero 
state conformi 9 e perciò atte ugualmente 
alla stessa denominazione • 
Soldi. Gran contesa s'è fatta poi fra il P. 
Rubeis e il sig. Lincei intorno a' Soldi • 
Nella mia Dissenai^ione delle Monete AquU 
lejesi ( i^ , dissi , che i Patriarchi d' Aqui* 
leja non coniarono monete col nome di 
Soldi del valore di dodici piccoli V uno; 
ma che tali èrano le monete di Verona , 
]e quali molto corso aveano in Friuli. 11 
P. Rubeis adunque segui tal sentenza , si 
nella sua prima Dissertazione 9 stampata nel 
^747» come nella seconda del 1749; ma 
il .sig. Liruti sostenne il contrario . Mi si 
permetta però di dire, che la quistione 
non è ancora decisa.; che le prove del 
«ig. Liruti non san convìncenti; e che i 
nuovi argomenti del P. Rubeis danno mol- 
to di peso alla nostra comune opinione • 



^mimmm 



(I) Opuscoli Tom. XXV* pag. 119. 



i>i Moneta. Dissert. IV. iii 

Quando la Zecca Aquilejese battè de* Sol- 
di y si fecero atti , concordanti , e saggi a 
parte ; come accadde dopo il MCCCC. Pri- 
ma di tal tempo ninna certa, prò va ritrova* 
si . Ne' Concordati de' Patriarchi cogli Zec- 
chieri si fa menzione di danari , di pic^ . 
coli 9 d' altre monete sì\ oiaggiori che 
minori de' danari suddetti ; ma non mai di 
Soldi . Finalmente ogniqualvolta si batteva 
nuova moneta (^il che succcdea di frequen- 
te ) ne' Contratti si nominavano i Danari 
/movi} ma quando mai prima del MCCCC 
si stipulò a Sòldi nuQviì 

Prima d'uscire dalle monete reali, ra- ^^^^^ 
gion vuole, che si accenni ancor qualche ^*^*«* 
cosa intorno alle monete falsificate de' Pa- 
triarchi ; perchè non abbiano a confondersi 
queste con le legittime ; e , per conseguen- 
za, non si conturbino i Calcoli e non si 
fallì la strada de' computi . Nuovo argo- 
mento per verità e cotesto nella Zecca 
d' Aquileja : ma noi coli' uso d' una sola 
inedita Carta del MCCCCXV a questo 



tiz Dei vari generi 

Soddisfaremo; dimostrando che si falsificò 

nel Territorio di Sebenico in Dalmazia il 

conio di Antanio di Pcrtograario e di An-- 

tordo Gaetani. La Carta è la feguente(a) • 

Delle Ora delle monete ideali convien parla- 

d^l'^Da-tei e, per primo ^ delle Marche. Io (r) 

de? Sol- dimostrai che le Marche Aquilejesi erano 
di. jj 



{a) "Sto parte Reverendissimi in Xp to P. & Consilix 
totius Parlamenti Patrie F, I. Proclametur publice in 
Civitatibus , Térris , Castris , Gastaldiis , & locis siiv- 
gulis subditis Eccl^. Aquilegiens. quod reperitur in Pa- 
tria F. I. in usum exposita Moneta Falsa ^ quae non 
est de argento^ vel minus habet de argento quam est^ 
& fuit debitum , & consuetum que moneta ut premit- 
titur falsa scuipta est sub Signo tali & dicetur fabri- 
cata in territorio Civitatis Sebenici, & alia moneta est 
que in magno -numero jepèritur falsa sub signo tali^ 
quod fuit Praecessoris Nf i Immediati Pafhx Aquileg. 
& sub signo tali quod fuit Praccessoris Nf i D. Antonìi 
Caytard oUm Paf h^ Aquileg. Ideo avisamus & monemus 
omnes fideles Aquilegiens. Ecclesie ut Cautelam in usu 
Monetarum adhibeant^ qnod fklsam monetam non accipi- 
ant , sed eam potius reprobent & sue indempnitati provi- 
deant , quoniam si hujusmodi falsas Monetas * sub pre- 
dictis signis viderimus in Patria frequentar! , & in usura 
servari , & omnes falsas monetas sub predictis signis 
faciemus totaliter Vhxauriri , &c. Anno MCCCCXV.&c 

(i) Loco citato pag. 117. 



DI Moneta « Diss. IV. nj 

di danari i6o Tuna; e ciò provai con 

un passo del Codice intitolato Clarum me 

fac , ove leggevasi la seguente partita : 

Recepii &c. Florenos XXI in ratione LXIII 

icnar. prò quolibety capiunt Marcas Vllf. 

Frix. XLIIL Dissi io pertanto ; moltipli^ 

cate danari 63 per Fiorini 21, avrete 

danari 1 3 2 3 • Otto- Marche 9 in ragione di 

danari 160 l'una^ fanno danari 1280; 

aggiungete il residuo de' Frisseri ^ o sia 

danari 43 9 saranno danari 1323; dunque 

160 danari fanno una Marca. Il P. Ru- 

beh nel 1747 (i) provò la medesima cosa 

con varie ragioni; ma in fine, rìducendosi 

al calcolo , servendosi dello stesso Codi* 

ce , prende lo stesso passo ; e poi dice : 

ducas velim 211/263^ & kabebis pro^ 

ductum 1323 kanc Summam dividas per 

160 ; quotusqae etk 8 cum resìduo 4 3 . 

Constando adunque la Marca di danari 
160 , cioè di otto Lire di danari; io vo 



(r) Dissert.I. pag.6i. 

Tom. ir. H 



ii4 Dei vavt genski 

pensando , che tale costume derìTato sta 
nel Friuli sin da* tempi di Carlo Magno % 
allorché 240 danari pesar dovevano una 
Libbra • £9 di fatto, siccome la Marca è 
stata sempre d'otto once e la Libbra 
comune di dodici; cosi se da 240 (nu« 
mero de' danari constituenti V antica Lib* 
bra ) togliamo il terzo ^ resteranno, senza 
dubbio, danari i6q« Dunque il numero de^ 
danari 160 è corrispondente alla Marcai 
come quello di 240 alla Libbra* Siccome 
poi minorò di tempo in tempo il peso , 
ed anche la lega de i danari ; così restò 
il numero di 160 per salvezza degli an- 
tichi contratti ; e si fecero due Marche ^ 
una ipimaginaria , eh* è questa di danari x 60 , 
l'altra real^, eh' è quella del giusto peso 
delle once otto v di cui si fece uso ne* 
Concordati co' Zecchieri per istabilire il 
peso, e '1 numero de' danari , che dóvea- 
no coniarsi;. .£, per Verità., g}i antichi da- 
nari di Bertoldo e di Volchero s'avvici- 
nano molto al peso "Bella Marca Reale; 



PI Moneta . Diss, IV. 115 

perchè 9 dovendo essere il peso di ciascun 
danaro di grani 28T9 onde corrispondere eoa 

160 alla Marca 9 pesano essi soltanto 
grani 24; che vuol dire 9 assai pros- 
simamente al lor giusto peso; e molta 
più 9 se calcoliamo il rimedio dello Zecchie-- 
re 9 la Regalia della Zecca 9 e 'I tempo 

corso 9 da che sono stati coniati (a) . 
Quindi io mi vo persuadendo 9 che in 

Friuli non sia giunta la Libbra di due 

Marchi instituita da Carlo Magno y perchè 



(a) V Aatore delle note » citato di sopra (sig. Zanetti^ 
alla pag. aJ7 n. 6 del Tom. Il accordando che tale uso 
sia derivato in Friuli sino da Carlo Magno , di con- 
teggiare cioè a marche , nega poi che i Patriarchi ab^ 
biano avuto ne' danari rtla^ont a i danari dei successori 
dì Carlo Magno ^ perchè il Zanon dice che verso la 
fine del 1300 i Fiorentini rifugiati in Friuli seco por- 
tarono lo spirito d' industria , e perciò ragguagliarono 
ì pesi Friuhni a i pesi di Venezia . Il ragguaglio che 
può esser seguito intorno al 1400 non toglie la nostra 
conghiettura , che i Patriarchi Volchtro e Bertoldo , 
dugento anni prima , avessero he i loro piìi pesanti da- 
nari una vicina relazione alle regolari determinazioni 
date da Cado Magna a tutte -ie Zecdie d' Italia . Il per- 
chè la nostra proposizione parve ad alcuni non solo 
verisimile 9 ma vera. 

H ij 



ri8 Dei tajrj obneri 

cati^ né verrà che il Ducato valesse Sol- 
di cento; cioè danari ottantacinque e pic- 
coli dièci. Se pertanto prendiamo il primo 
valore di 76 danari ; dodici Ducati e mez« 
Éo faranno danari 9^0; e, se T ultimo di 
8$-ió, saranno danari 1071.6. Ma sic- 
come la Marca za usum Curìce ^ essendo il 
quintuplo della Marca ordinaria , valeva 
soltanto danari ottocento ; cosi a* Venzo** 
nesi tornò in vantaggio di pagare piuttosto 
due Marche ad usum Curijs^^o sieno da- 
nari 1600 , che venticinque Ducati 9 cioè 
danari 1900; oppure 2142: 12; e» per 
conseguenza, in tali tempi detta Marca non 
corrispondeva al . valore di Ducati d* oro 
dodici e mezzo (a) .' 



(tf) Tutti gli Scrittori , nessuno eccettuato , che trat- 
tarono' delle monete Aquilejesi , ed io con loro e pri- 
ma di loro , ci siamo ingannati , credendo che questa 
marca avesse unico rapporto con le monete patriarcali ; 
quando non era difficile accorgersi , che essendo deno- 
Sttinata dt ftJUkm , doveva rappresentare rtmiktt , e ge- 
neri , o grasce . Infatti il Fabrì^} , che prese a trattare 
ii proposito quest' argonentt) , dimostra tal venta • La 






i>i Moneta* Diss. IV. 119 

Fertòfti 5 o Fononi erano la quarta patte Fertoni . 
della Marca; e siccóme presso gli Ungati 

i^ndita , per esempio « di ud Manso , o Maso si for- 
mava da i prodotti del terreno ^ e questi prodotti erano 
valutati a danari e lire , aW uso della Caria ; cioè à 
(piel prezzo ; a cui da principio erano stati valutati , al- 
lorché fu imposto- il tributo dal Principe « Tanti generi « 
o grasce, formanti II valore di lire venti ^ formavano 
una marca di readita ad usum Curia » Iter esem^ia si 
computava 

Xfzìo stajo di frumento -. - - - lire una* 
Uno stajo di segale . «. - ^ - lire «làa^ '. 
Una bigoncia di vino - - - ;- lire yna, 
Diie staja di miglio -.-.---« lire una. 
Dite staja di avena «.-:•« - - lir» uAa« 
e cosi discorrendo . Dati * fissi tali prezzi ^ l^i somma del 
loro valóre « asceso a lire XX. si denominava marca; 
onde tanto era il dire una marca di tttìdità.ìait^juù 
delta Curia , quanto una data quantità di ,qiie', tali ge^ 
neri « che , al prezzo stabilito anticamente nelle rendite 
del Principe , eqaivalessei<o al valore di tire XIL Ma , 
poiché i detti generi « relativamente al peggioramento 
della moneta ed alle particolari circostanze « nella 
contrastarne Ubera si aumentarono di prèzzo, Òùte 
lo stajo di frumento , al mercato » per esempio ^ va- 
leva , non lire una , ma due , tre ec. e cosi tutti i ge^ 
neri i la fbarca di rendka^ corr ispondevaf e corrispose ; 
per rapporto alla moneta , a vario e più grande nu- 
mero di monete; cosicché tal volta ritrovasi raggua- 
gliata a cinque , dieci , e più marche di danari . Dun- 
que la marca de rtdditu ai usum Curia rappresénfava 
una data quahtità di grasce, e non a moneta", "seTion 
che relativamente al valore o prezzo di dette grasce • 



I20 Dei vabj genem 

constava di danari 8 4 ; cosi nel FrìuU 
ne valeva soltanto quaranta. Le prove di 
ciò stanno sì nella nostra Dissertazione ^ 
che ne' libri del sìg^ Liruei e del P./?a- 
ieis . 
Uic. ' Il numero ventesimo da Carlo Magno 
in poi fu sempre per tutta Italia destinata 
a rappresentare la Lira; e perciò nel Friu- 
li 9 Liòra . denariorum 9 lo stesso era y che 
danari venti; Libra Solidorurn Veronensiunt 
venti Soldi di Verona , di piccoli dodici 
Tuno; cioè danari Aquilejesi 17 e pic- 
coli 2 9 come altrove abbiamo provato ( i ) • 
Cotesta Lira de' Soldi di piccoli veniva 
alle volte espressa così libra Solidorum 
parvorum ; ed alcune altre ^ semplicemente 
libra parvorum \ la qual cosa s' avverte , 
perchè non si credesse mai 9 che quest' 
ultima fosse di piccoli venti composta; 
né mancano Documenti per dimostrarlo (2); 



(l) Luterà sopra alcune ilfone/efc. Opusc. Tom.XXV« 
p.i3a, e 133, (a) V.IiVató pag.90. e 91. 



DI Moneta. Diss. IV. 121 

cosi la Lira era la metà del Fertone^ 
quando però non si specificava la qualità 
diversa di esse lire 9 con la dichiarazione 

di lire schiavane 9 o di lire (£ otto danari 

1» • 

una • 

Non s'attenda ora eh' io parli delle 
forestiere monete ^ eh* ebbero corso in 
Friuli; essendo altrove riserbato un tale 
argomento • Per ora basti di aver cono- 
sciuto le Nazionali. 



I2Z 



Dei vari generi 



A Q U I L E J A> 



f0tff0t€h$ 



Bertoldo 

1118 
Gregorio 

II51 
Raimondo 

1173 
Pagano 

1330 

Piccoli 
Bertrando 

Niccolò 
13 jx danari 

Piccoli 
Lodovico 

I3J9 

Marquardo 

136J 
Giovanni 

1388 
Antonio I 
Gaetani 

139J 
Antonio II 

1402 



Danaro 
peso di 
grani. 


Peggio 
per mar- 
ca , 
Quantità 
di lega in 
una mar- 




ca. 


M 


186 


^3 


192 


ire* 


232 


"j 


306 


^h 


172 


21 


420 


"i 


492 


$é 


101 2j 



Air^ento 

fine. 



2O4 



20 

M 
II 



20| 

\6\ 



iji 



7J0 



191 
Jio 

4J1 



J44 
l 488 



'3f 






ni 



9; 



7à 



Fine di 
ciascu- 
na lira 
di dan. 
XX. 



Fine del- 
la lira 
Schiavo- 
na« 



401J 

331Ì 
316 

3»3ì 



144 e. 



i3oìf 



i8i; 
I43Ì 



6j!^ I 126 






i<8 

«33 
»34 



Fine del- 
la mar- 
ca. 



3110 
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1847A 
17824 

14515 

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1014^ 



Di Moneta . Diss. IV. 123 
BOLOGNA. 

$. in. 

Neir anno MCXCI s institul nella u^*, • 

] intrim»' 

Città di Boloena la Zecca , come veduto «• m 
abbiamo più sopra . Ora delle monete do- b«/«iw* 
lognesi convien far parola. Ma, siccome 
per ragione di vicinanza e di commer- 
cio, si coniarono in questa Zecca monete 
uniformi di peso e di lega alle Ferra- 
resi ; giusta un Concordato fatto fra esse 
Città nel MCCV-, così del valore e dell* 
intrinseco di queste mi riservo di ragio- 
nare più a lungo, allorché della Zecca di 
Ferrara faremo particolare discorso . 

Già la moneta col nome à' Arrigo si 
pubblicò da noi come prima facitura di 
cocesta Zecca . Pesa questi grani 1 2 , ed 
è della lega peggio per Marca 264; e, 
per conseguenza, avea d'intrinseco grani ^^t 
e venti di coleste monete facevano gra- 
ni 185. I>i'*dettt moneta cosi scrive il 



124 Dei vakj generi 

P. Cherubino Ghtrardacci (l) : La prima 
moneta , che fu battuta , ebbe da un lato 
il nome £ Henrico Imperatore , percK ella 
portasse seco la memoria , o vogliam dire 
la fede delt istesso suo Privilegiò • » • . e 
dalt altra ebbe il nome di Bologna j e di 
pia ebbe di poi il nome di Bolognino ; & era 
di lega di Carati nove e danari 2o; che 
allora valeva un Bolognino incirca; la qual 
moneta fu poi battuta alli VII di Maggio^ 
avendo i Bolognesi insino a questo tempo 
usata la moneta Veronese. 

La lega assegnata dal Ghirardacci sem* 
bra che non sia veramente legìttima; poi- 
ché Carati nove e danari venti corri- 
spondono in Venezia a Carati 208 incirca 
di Lega per Marca ; quando tanto il sag< 
gio della stessa moneta, quanto il calcolo 
formato sul Concordato (come più sotto 
diremo ) portano una lega molto maggio- 
re; cioè di carati 264. Pure convien di- 



(I) DtWhtorU di Bologna ?.L pag.zoi. 



DI Moneta. Dss. IV. i2f 

re j che posteriormente si sia in Bologna 
migliorata la lega , perchè di carati 208 , 
vedremo i Bolognini j anche del Secolo XV. 

Bolognino chiamossi la moneta di Bo- BoIo^ì. 
Jogna, e valeva esso sei \)uatmniy o do- si. 
dici danari ; come il Ferrarino da Ferrara. 
Nel MCCLXXX Vili incirca, per avviso 
del Ghirardacci suddetto, s*avea presa mas- 
sima di cambiar la moneta; ma, non aven- 
dosi allora ciò effettuato, finalmente neir 
anno seguente si pose a fine ; e queste 
furono le Condizioni (i): chcj occorrendo 
di fare la moneta di Bolognini Grossi nella 
Città di Bologna , si dovesse far buona e 
d^ argento p & di lega , come insino a que^- 
Sii tempi in Bologna s era fattoi cioè^ che 
la lega fosse di dieci once & un ten^o d ar^ 
gento Vinitiano Grosso & ugualmente buo- 
no\ & due once^ meno un terfOj di rame in 
dodici once di Bolognini Grossi ; e sieno 
al peso di tredici Soldi e due danari in 
Marca ; e li più deboli non potessero en- 



(1) Lib. IX. pag. 10. 



126 Dei vakj generi 

trare più che tredici Soldi , e sei danari 
Mila . Marca bene stampati , bianchi , e ro- 
tondi j che la moneta de* Bolognini Pic- 
coli pesati vi fosse due once e me^o quar* 
to d argento Vinitiano Grosso , & uguale 
mente buono , & once nove , e tre quar^ 
terii e me7^:^o di rame ; o che dovessero 
ascendere in once cinquanta tre di Bolo^ 
gnini piccoli , dimodoché li più forti non 
potessero essere meno di cinquanta in oncia ; 
e U più debili più di cinquanta sei in oncia • 
Se però tale è la lega, cioè once una 
e un terzo di rame ; corrisponderà essa 
al rapporto di Venezia peggio per marca 
carati 128. Ma siccome f argento , di cui 
si servirono ì Bologtiesi , era argento de' 
Crossi di Venezia, che avevano carati 40 
incirca di lega ; cosi risulterà per Marca 
la lega di carati i5S. £, di fatto, sin dal 
1209^ allorché le Città di Bologna e di 
Ferrara convennero di coniar moneta alla 
lega di Parma , presso poco tal lega ap- 
parisce.^ come, pjji sptto faremo, o^ervare t 



DI Moneta. Diss. IV. 127 

Per calcolar poscia il peso di cotesti 
Bolognini Grossi, bisogna , io primo luogo, 
stabilire il rapporto, che fra il Marco di 
Venezia e quello di Bologna correva un 
tempo . Per far la qual cosa mi servirò 
d' UQ libro stampato in Firenze nel 
MCCCCLXXXI , di cui fu Autore un 
tale Francesco di Dino di Jacopo Cartolaio \ 
e quivi al Capitolo LXIX leggo così: ^7 
Marco (f ariento sodo di Vinegla torna • . •. 
in Bologna once sepie , e danar. XJClé 
Adunque il Marco di Bologna viene . a 
stare in Venezia carati 117OT prossima- 
mente. Se però di Bolognini Crossi soldi 
tredici ; e Bolognini due , cioè Bolognini 
1^8 doveano pesar carati 117OT; ne ver- 
rà il peso di ciascuno di carati 7^ cioè a 
dir grani 30. Di fatto , la moneta più gran- 
de che or rapportiamo col nome ài Arrigo 
pesa in putito grani 305 ma lo T ó ritro- 
vato di lega di carati 174 t e non 16S 
per marca ; differenza per altro da non n. ix 
computarsi. Se pertanto tale era la lega^ 



Tav.I. 



128 Dei vaej generi 

e tale il peso del Bolognino Grosso ; 
r intrinseco d'esso veniva a stare di gra- 
ni 2 5 ^ prossimamente f e perciò la lira 
de* Bolognini Grossi ascende al valore di 
grani 5 i S prossimamente • Il Padre Ru^ 
beis{l) non abbadando 9 che dodici once 
facessero una libbra, né sapendo la diffe* 
renza de* pesi delle Città ; rapportando 
parte del suddetto passo del Ghirardacci 
asserì , che il Marco di Bologna era d* once 

dodici {a) . 

De^ 



(I) Dissert. altera Cap. V. Num. III. 

(a) Non s' intende come l'Autore della Dissertazione 
sopra le moneu di Gubbio inserita nella Raccolta del 
sig. Zanetti Tom. II p. 2 possa asserire , che la lira di 
Bologna de' grossi conteneva non già grani d'argento 
fine 515 , come insegna il Conte Carli Rabbi ^ ma bensì 
1411 perchè il sig, Zanetti dimostra che la lira di Bo- 
logna del iiii conteneva grani 711 1. Imperciocché il 
detto sig. Zanetti ove tratta delle monete di Faenza 
Tom. II p. 40 chiaramenre dice che il detto grosso 
Conteneva di fino granii^ l ed una lira di essi grani Jii» 
Io d computato il grosso a gr. 25 | di fino ; e il sig. 
Zanetti a 25 j. Ecco tutta la differenza. Se il detto 
•Autore avesse fatto riflesso alla proporzione con Toro 



i>i Moneta. Diss.1V. 129 

De* Bolognini piccoli diremo noi » che, Bologna 
se in una libbra Vi dovevano essere once ciiu^ 
due e mezzo quarto d' argentò de' Grossi 
di Venezia , la loro lega veniva ad es^ 
sere per Marca carati 98 8« E, se in un' 
oncia doveano entrarvi cinquantatre d' essi , 
o al più cinquanta , può il loro peso sta* 
bilirsi di grani li", peso corrispondente a 
quello della prima moneta piccofa col Dome 
à' Arrigo y benché la lega sia molto diver- 
sa • Imperciocché il loro intrinseco non 
giunge a grani U- incirca , e la lira a 
granì 3 o. Pure ò probabile , che dodici 
di questi , in grazia del valore estrinseco , 
che- fu il secreto , con cui molti Principi 
s'avvantaggiarono sulle basse monete, cor- 
rispondessero in commercio al Bologoino 
Grosso ; e , per conseguenza , che uguali 



deV Fiorino , ed al rapporto cbn le atee monete 
d' Italia ^ non avrebbe asserito ciò • Questa* materia 
ya esamix^ta per tutti i lati , ed allora si può inteo* 
derla . ' 

Tom. IV. I 



1/ 



130 Dei vabj cenew . 

fossero a i Quaurì/U di Ferrara.; de^ qua- 
li 9 come diremo 9 ve me volevano sei j a 
formare, un soldo } e dodici per soldo 
Grosso • Nonostante è d' avvertirsi 9 che 
non dodici, ma diciasette veramente d'essi 
corrispondevano al valore intrinseco d'uo 
Bologiiino Grosso. 

Il sig- Argellati nel .IV Tomo della su^ 
Raocoloi Monetaria ( pag. 306) stampò 
varj documenti spettanti a cotesta Zeccai 
e '1 primo, è del MCCXIX , in cui. si 
stabilisce la lega' e'I peso de' Bobgnini 
piccoli ? donde rilevMi , che migUof l^g^ 
^ maggior peso avevano, allora; impercioc* 
che il .monetano dic«^ cosi : alligata • • • • 
d trt9, uncioiS minus UrfQ Quanerio Argenti 
mutami j vel seu tnittere faciam , & IX 
ttacw ^junum Quanerìum de ramo mit^ 
tam j vcl seu mittere faciam , & XLIX 
SoHcf^^vt F /• d^ft^^ di" cwi* modefotts per 
ii^ram Bononim pQi»d^mtam faciam • Co- 
testa léga corrisponde a carati 8^8 $1 p^ 
marca } e '1 peso d' essi viene ad essere 



DI MoN£TA^ DlSS. IV. 1)1 

grani 12 incirca 9 per ciascheduno; e'I fino 
d'essi , a «grani aill (a) . 

II suddetto Ghirardacci assicura , che 
]a lega di Bologna si mantenne sempre 
a once nove e denari venti d'argento 
fino per libbra ; il che fa per marca ca- 
rati 208 ; ma di questa lega s'è parlato 

di sopra • 

Certo è però che nel 1300, rìnnovan- Monet» 
dosi la Moneta in cotesu Città a i lo/m^. 
d' Ottobre ) il Capitano di Bologna, raduf 
nati tutti i Cambiatori ) ordinò , che ti 



3 JE-JI ' f ■ 1 TSB3L 



(a) II sìg. Zanetti^ il quale nell* Indice del Tomo III 
& posto CaAi . . ememtoo, alla pag. a84 ilota a67 
dice : non saper lui con qual fonàxurumo ^l Conte Car- 
li abbia stabilito , dato il ragguaglio , eh' egli con- 
fessa vero , fra la Moneta Bolognese e V Imperiale » 
che in Bologna il danaro . avesse d' intrinseco argento 
fine grani 9 i » e l' Imperiale solamente 6 n- Se avesse 
distinto i tempi ed esaminato > bene il contesto della 
mia opera , si sarebbe egli stesso tnundata . I BolognK 
m Piccoli avevano , come qui si dimostrò , d* intrinseco 
grani o^. Ora, se l* Imperiale ne dwtene^a 6 jr» * 
ben dimostrato , che nel 1119 la Moneta Piccola di 
Bologna era all'Imperiale, come l : 3 prossimamente. 
Nel luogo citato del sig. Z(Wtti si parla di Moneta 
Grossa , il quadruplo della picCoI», . 

li) 



132 Dei varj generi 

dovesse lavorare , a norma della soprasicritu 
legge (1)5 e lo stesso si fc'nel 13 ij (2). 
Fatto poi signor di Bologna Taddeo Pep- 
poli 9 altra moneta coniossi y che Peppoiesca 
fu detta. Di questa così lasciò scritto il 
Ghirardacci suddetto ()) al 1338: Comizi 
ciò il magnifico Taddeo a battere moneta 
d" argento del valore di due Soldi , la quale 
da un lato aveva la Immagine di s. Pie^ 
tro , e dalt altro erano scolpite queste pa^ 
fole Thadeus de Pepolis ; e per essere 
stata la prima moneta stampata dal detto 
Taddeo ^ fu chiamata Peppoiesca ; spen^ 
dendosì il Ducato in quel tempo per Soldi 
trenta . In Ferrara nel 1^21^ secondo le 

» 

potè di Jacopo da Marano ^ valeva il Du- 
cato suddetto 34 Marchesini \ e questi 
Marchesini erano moneta più grossa della 
Ferrarese . Quindi può facilmente dedur- 
si j che in cotesto tempo la. moneta di 



(i) Ghirardacci pag. 410. * (l) IVi pag. J63, 
0) ^9S.,X}%T.IL 



MoNiTA» Diss. IV, 193' 

Bologna si discostasse dilla Ferrarese ; o , 
per dir meglio, che questa si allontanasse 
da quella ; perchè la ì^errarese fu quella , 
che peggiorò di lega e di peso , come 
vedremo • 

Ora , per dir qualche cosa di cotesta 
moneta PeppoUsca^ se vero è che si con- 
servasse sempre la stessa lega , come il 
Ghirardacci assicura ; se il Bulognino era 
lo stesso che il Soldo ; e se la moneta 
di Taddeo era il doppio del Soldo; ne 
verrà , eh' essa fosse del peso di grani 60 , 
e perciò di fino avrà avuto grani 51^; e» 
per conseguenza, la lira sarà stata di gra* 
ni I o a 5 • In Venezia 9 intorno a cotest* anno , 
la lira era di grani 283 d'argento in- 
circa fine; onde quella di Bologna era 
quasi quattro volte maggiore • £ di fdt^ 
to , se il Fiorino in Bologna valeva 
soldi 30; quindici di queste monete, di 
due soldi r una , doveano corrispondere 
al valore d'esso Fiorino; e necessariamente 
in Venezia dovea esso valere intorno a 

lir) 



1)4 i^^l ^^^' OENERI 

quattro fiate di più 9 cioè soldi sessa nta « 
E cosi è per l'appunto } segnandosi Io 
Zecchino , che in Venezia valse sempre 
di più del Fiorino , a L. 3 . ) . cioè a soìdi 
63. Né altrimenti poteva essere. Imper- 
ciocché se la Peppolesca era il doppio della 
moneta de* Bolognini , e de' Ferrarinì ; e 
se i Ferrarini suddetti erano il doppio 
(come si dimostrerà) della lira Veneziana; 
la Peppolesca sopraddetta non poteva es* 
sere, se non che il quadruplo della Ve* 
neziana . Il sig. Simon Pietro Banolom^ 
mei (1) rapportò un passo della Clemetv 
tina Seconda 9 dove si legge così : Tria 
mil/ia Turrónensiani argentorum conficere 
Summam quingentarum libramm Bononier^ 
slum parvorum } ponendo Turrònensem prò 
duobus Venetis , yel 40 Bononiensis pa^ 
vis ut valere consueverant . Quindi 9 volendo 
correggere il detto passo , dice che tre 
mille Turronesi fanno mille e cinquecento 



(I) De TriA Ver. Mcr. Monet. Cap. IX. 



DI Moneta. Ì>iss. Vf. t){ 

lire di Bologna 9 ponendo non Turronensem 

Mi ibi dici tur ^ sed Bononiensem prò duo^ 

hus libris Veneds^ vel 40 Bononinis parvis^ 

£gfi però largamente s* inganna. Girolamo 

Rossi j nei fine della sua storia di Ravenna ^ 

& una nota del valore delle monete ; e 

quivi sta notato che Turronensis argenti vom 

Ut 40 Bononinos. Onde va letto Turro<^ 

nensem e non Bononiensem 9 come si 

pretese di correggere. Di più 9 se. un 

Tornese valeva 40 Bolognini piccoli; e se 

dodici di questi Bolognini piccoli valevano 

un soldo 9 o un Bolognino Grossa ; né 

verrà 9 che un Tornese valesse di questi 

Bolognini 3t* Di fatto 9 moltiplicati i. 300O 

Tornesi per i quaranta Bolognini piccoli 

fanno Bolognini 120000$ e9 moltiplicando 

Kre 500 per 20 Bolognini Crossi (e non 

piccoli) fanno loooo; i quali 9 moltiplicati 

per 129 rendono in punto Bolognini pic« 

coli 120000, tome sopra • 

In seguito si dice che un Tornese va- 
leva duobus Venetis^i il Tornese era Cros- 

I IV 



135 . 'Dei vabj geneìii 

so 9 e 9 per conseguenza , qui di due Cros* 
si Veneziani si parla . Dunque bisognerà 
confessare , che un Tornese valesse due 
Grossi Veneziani i oppure 40 Bolognini $ 
il perchè un Grosso di Venezia valeva 20 
Bolognini • Innoltre 9 siccon^e un Grosso 
corrispondeva a soldi 3 Veneziani; cosi ne 
verrà, che 40 Bolognini, corrispondendo 
a soldi Veneziani 6, e a soldi Bolognesi 
3 T ; la lira di Bologna , a quella di 
Venezia, fosse come io: 18. 

Nello Statuto di Tortona , compiuto nel 
X 3 3 1 e stampato in Milano nel 1573 9 
nel libro IV e* è una Grida per le roon^ 
te; e quivi si legge cosi: Turani argenti 
fusd ponderis Januinos XXI Veneà Grossi 
fusti ponderis Jan. X & medium. Ed ecco 
4ue Grossi Veneziani per un Tornese . 
Pove delle monete di Milano si parlerà > 
si vedrà ugualmente, che la moneta Tu- 
ronese era il doppio della Veneziana. 
^vVeggiamo ora il ragguaglio proposto 
ira la lira di Bologna e. quella dì Vene- 



DI Moneta. Diss. IV. 137 

sia, cioè come io a iS. La lira di Vene- 
zia 9 iocorno a cotesti tempi 1330, era di 
grani 286^ incirca; la lira di Bologna 5 l $« 
Moltiplicate la prima somma per 1 8 , ver- 
ranno grani 5 148 ; e 9 moltiplicando la se- 
conda per IO 9 verranno in punto 5150. 
Sicché non v' è differenza di sorta • 

Non saprei dir io 9 se frequenti contratti 
si facessero a lire Peppolesche ; essendosi 
sttnpre mai conservato in Bologna V uso 
c*l corso de" Bolognini . Certo è -però che 
nel Dicembre del 134^5 per opera de 
i Conservatori 9 si rinnovò la stampa 
de* Bolognini 9 e questi in seguito conti- 
nuarono • Anzi è da sapersi j che nel 13^3 
ai 1 2 di Febbrajo V Oleggio 9 o sia G/o- 
vanni Visconti ^ tìglio naturale dell' Arci- 
vescovo di Milano, fatto Tiranno di co- 
testa Città, in odio del P eppoli zhhoW e 

dfsfè' tutta la moneta 9 che portava il no* 
di lui (I). 



(t) Ghirard. pag. 2x5. 



I 

r3S Dei vabj eiNCRt 

Monete Due altre rimarcabili partkakrità notate 

d*oro« 

Vengono dal Ghirardacd (t). Prima, che 
nel i^So, ai 19 di Luglio 9 si stampa il 
Bolognino ^ oro , detto anche Ducato ; il 
<]uale da una parte portava il Leone con 
Ja leggenda BONONIA DOCET, e dall' 
altra s. Pietro con le chiavi in msno ed 
intorno S. PETRVS • Il qual Bolognino 
fu quanto il Fiorino d' oro pregiato ; va- 
lendo nel I395 soldi 36Ì, come il Fiori- 
no . In secondo luogo il soprallodato Au- 
tore ci avvisa, ctie nelfanno 1406, a*X 
di Dicembre, si coniarono, in nonie della 
Chiesa,' i Quattrini \ la lega e conio de' 
quali continuarono sino al Mpi* 

La lega e 4 peso del Bolognino d^oro 
^i rileva dalla Provvisione del Cardinale 
d' Amelia nell^ anno MCCCCLXIV , ai IV 
d* Aprile ; ove primamente si stabilisce , 
•che la lega del Bolognino d* oro debia <?> 
set de Caratti venturi , e tri quarti { che 

(I) Pag. 383. e J7a. 



DI Moneta» Dss. IV. 139 

corrispoode in Venezia a carati i a di peggio 
per marca; e pel peso si vuole 9 che Z^^m 
Bohgnino et oro batudo sia de pexo Ca^ 
ratti dexedotto, e settantasie centotriesimi u 
panato , e che ne vada alla libbra cento 
tri pancia. Temo che qui sia dell* errore; 
pure se Bolognini cento e tre pesavano 
una libbra di Bologna, venivano al peso 
di Venezia ad essere di carati I7t4v 
In questa medesima Provvisione si tratta 

r , Bologna 

pure de i Bolognini d argento 9 e di que* ni d«l 
sti si dice ) che siano alla lega a un'[e uiv. 
nove e cinque sesti d^ argento fino per li^ 
óra di pexo j e'I resto Ramo , che sarà 
unn^ doe e uno sexto di ramo per libbra i 
cioè a carati 208. Del peso poscia si ày 
che dicti Bolognini ne vada alf un\a de 
. p€xo al più . Bolognini trenta tri , e alla 
libbra Bolognini trexento nonantasie ne 
vada al più ; cioè per ciascheduno grani 
1 7^4 incirca ; che viene a stare di fino 
grani l 4tt $ cosicché la lira di cotesti Bo- 
lognini veniva ad esser di fino grani 186 
prossimamente • 



I40 DEI VABJ GEKEltl 

Qnat* . Quivi pure si parla de i Quaurini e si 
comanda che questi sieno alla lega de um^c 
una , e danari venUdui £ Aricnto fino per 
Hbbra dt pexo , & un\e diexe ^ e danari 
dui di rame\ che corrisponde a peggio 
per Marca carati 968 , e di peso di /i^- 
bre quattro , e soldi oclo al più alla libbra \ 
che viene a stare grani i \^ per cadau- 
no , e di fino 2^ incirca ; cosicché sei di 
cotesti Quattrini corrispondono al valore 
del Bolognino suddetto • 

Quel eh' io credo errore de^ copisti in 
cotesta Provvisione si è al Capitolo de* 
Danari piccoli. Imperciocché si stabilisco* 
no della stessa lega e peso de' quattrini; 
quando dovevano essere computati a metà; 
essendosi sempre ragguagliati in Bologna 
in cotesti tempi due danari per un quat* 
trino • 

Bagaro- NcU' ahno 1 5 2 o si cominciarono a stampa- 
re i Bagaronif de* quali quattro facevano un 
quattrino • £ in detto anno il Ducato largo 
^di Lire 3 : 1 4f come era nel 1 5 3 { ^ si ritro- 






DI Moneta. Diss. IV. 141 

vava a soldi 75. Al contràrio. ^ lo Scudo 
d'oro del Sole nel 1527 si ritrova a L. 
3.13; e nel 1557 lo 5cudo d' oro d'Ita* 
Jia a L. 4* 

In cotesta Città altra sorta di moneta Carlini 
si coniò 9 che Carlino appellossi. Grande 
e bella moneta; e che si stabilisce al va** 
lore di soldi sei e danari tre d' Impe^ 
liali nel 1469 dalla Grida di Galeazzo 
Maria Visconti ( i ) ; nel tempo che in 
Milano correva lo Zecchino a lire quat- 
tro e soldi due d' Imperiali • 

Probabile è che per tutto ^ il Secolo 
XVI niun' altra alterazione di moneta si 
facesse in ' cotesta Città ; perchè il diligen- 
tissimo Ghirardacci ne avrebbe fatto ^ 
senza alcun dubbio , qualche memoria. 
Cosicché può computarsi la ragione delle 
monete , presso poco 9 sempre uniforme 
nella Città di Bologna per tutto il seco- 
lo XVI i che vuol dire in doppia pro- 



(I) Argellati Tom. HI dt Monais pag. 33. 



I4S Dei VAK7 6ENBKI 

proporzione con quelle di Venezia ; come di 
quelle di Ferrara a suo luogo si dirà. Frac- 
tanto soggiungeremo noi » che j essendo ora la 
prima volta » che siasi sviluppata la quan- 
tità dell' argento (ine che contenevano in 
se stesse le monete di Bologna; sarà co« 
sa facile a* Sigg. Bolognesi V andar innan- 
zi con i minuti dettaglj delle loro monete* 
Ritrovato il metodo non prima usato , e 
stabiliti i principali dati di questa scabrosa 
materia 9 non rimane che la materiale fatica 
d' applicarvi i casi , o i nuovi lumi i che si 
ritrovassero • 



DI Moneta . Diss. IV. 1 4 j 



BOLOGNA. 



Monete. 



Peso 



I J^ea 



Aani 


Grani* 


Peggio 

Marca 
Carati . 


1191 Danaro 


IX — 


064 — 


Soldo fia 
1109 Bolognino 
Grosso 


30.. 


168 - 


ia88 Bolognino 
Piccolo 


II — 


988 - 


1338 Grossi Pep- 
polescfai 


60 — 


168 ~ 


1464 Bolognini 


I7ÌI- 


108 — 



Intrinseco 
della Mo- 

nera 
Grani • 



f Intrìnseco 
delle Lire, 



9i - 



a5| circa 



Incirca 



5li~ 



4n — 



18$ 



JiJ circa 



30 circa 



102) circa 



o26 circa 



BRESCIA. 



$. IV- 



La più antica menzione della Moneta 

di Brescia è quella di cui si (t da noi 

USÒ nella seconda Dissertazione . all' anno 

11S7. Moneta nuova nell'antico Statuto 



X44 ^^^ ^^^^ GEKEKI 

di cotesta Città 9 esistente nella Cancelle- 
ria 9 più volte si accenna: come all' anno 
MCCLXXIII (I). Quod fiatMcrcatum 
per Civitatem & districtum Brixics ad mo- 
netam novam Brixìse... quod omnis con- 
traélus fiat solum ad monetam novam Bri* 
xise; e cosi altrove . Ma di qual sorta 
e di qual rapporto fosse cotesta moneta 
antica assolutamente s' ignora • Potrebbe 
darsi 9 che di cotesto secolo 9 e forse deli' 
antecedente ancora , fosse la moneta , che 
noi pubblicammo; nia troppo incerti sa- 
rebbero i calcoli, che sopra d* essa vo- 
lessero formarsi (^). 

Celebri per altro sono state le monete 
di Brescia v e molto più per Ja denomi- 
nazione 9 con cui eran distinte ; ed è di 

Planet. 



wm 



(I) Fd. 118. . 

(a) Neil' anno 1775. Un dotto .Cittadino Bresciano 
stampò una Dissertazione sulle Monete di Brescia in 
seguito di quanto abbiam detto noi ; e da un Cronico 
MS. ricavò essersi aperta la Zecca nel MCLXXXIV. 
Altri documenti egli adduce provanti tale notizia. 



DI Moneta. Disìs. IV. 145 

Planet. Soldi ^ e Lire di Pianeta dfcevansi 
i Sc4di € le Lire di Brescia , e sin dall* 
anno 1 3 1 3 nello Statuto ^ esistente nella 
Cancelleria della Città ^ si à quod D. Po^ 
testas habere secum debeat in Familia quia» 
quaginta bonos Baroarios pedites ultra aliam 
Familiam , & viginti quinque armigeros va- 
loris vigintiquinque librarum Planetarum. 
Molti si sono adoprati per ispiegare in 
primo luogo tal voce; ma del suo vero 
significato non siamo per anco sicuri « 
Io però 9 osservando la forma de' Danari 
Milanesi e Cremonesi 9 de' quali grande 
uso j per ragione di vicinanza , si facea 
nel Bresciano , parmi che facilmente po- 
trebbe venirsi in chiaro . Erano coteste 
monete quasi scodelate con un gran lab- 
bro all'intorno; e perciò quelle che tali 
non erano 9 come le Bresciane, potevano 
chiamarsi Monete Piane ; onde ne' con- 
tratti potessero distinguersi dalle Imperiali 
e dalle Cremonesi. Di fatto anticamente 
I30D danari di Pianeta o danari 4^ Pia^ 
Tom. IV, K 



14^ "Dei vabj gemebi 

netti 9 cdrnc . posteriormente, accadette , . di*. 
ceyasi ; ma Denarii Plani , oppure Pia-- 
neti* Nel sopra^ccitato Statuto, in seguito 
4e i Capitoli del Podestà , si stabibsce 9 
cb' egli habére ^debeat prò suo salano duo 
milia sexcentas libras Lnperiales bone mo^ 
nete Brixice prò uno anno, & decem ocÌ0 
Planetos prò quolibet Baroario . In Brescia 
pertanto correva ilooipe di/ monete Im- 
{ftriali V e siccome coteste monete non era« 
00 concave y o schifate y come quelle di 
Milano ; cosi 9 per distinguerle 9 dicevansi 
JLire di Danari Piani , o Piantiti . Dun- 
que Imperiali Bresciani 9 o Pianettiy signifì« 
cavan lo stesso • 

In una lettera del Comune di Brescia a 
Carlo II Re di Sicilia 9 scritta a' XVIII 
di Maggio neir anno MCCLXXXIX e 
rapportata dol Ma/v^jji.(i; si legge così: 
Bis mille Florenos in Denarils aureis , & 
Sexcentas libras Imperialium de moneta ar- 



iti Tojp.XIV. Rtr. Italie. pag.^j6. 



^ w 



DI Moneta. Diss.1V. 14^ 

gentea in nostra civitate curremi prò - aliis 
wille Florenis ad rationem 32 Solidorurrt 
hnperialium prò quoUbet Fioretto auri se^ 
cundum cursum nostra usuaHs monetcc fc'» 
cimus numerari • Due notizie da questa !et^ 
rera si ricavano , che pajono contraddito- 
rie ; cioè , che seicento lire d Imperiali cor- 
rispondevano a mille Fiorini ; e che il Fio- 
rino si computava a Soldi Imperlali 32. 
Imperciocché, se venti soldi facevano una 
lira, seicento lire sommano dodici mila 
soldi ; e 9 per conseguenza , il Fiorino veni- 
va a valutarsi, non 32 soldi, ma dodici^ 
£ se, al contrario, il prezzo del Fiorino 
era di soldi 3 2 ; mille Fiorini dovevano 
corrispondere , non a seicento , ma a mil- 
le e feicenco lire • 

Il P. Ferdinando Schiavini^ pubblicando 
una moneta dì cotesta Città non più veduta 
coir immagine di S. Apollonio da unS parte 1 
e di S. Faustino e Giovila dall' dtra ( 1 ) , 



(J) Argellati Tom. III. pag. 289. 

Kij 



14$ Dei VARf GENEBI 

si pose al puDto di rischiarare cotesto pas- 
so ; e » non sapendo come meglio uscirne y 
asserii che di due spezie di monete qui- 
vi si parla; una Milanese e forestiera , 
secondo la quale il Fiorino era valutato 
soldi 3 2 } e r altra Nazionale e Planet ^ 
dodici soldi della quale bastavano a far 
un Fiorino .d'oro» Ex quo deducitur , òic 
egli ^ Brìxiensem monetam cceterìs Italics 
Monetis valore prcestasse; nec enhn legissc 
memini tam paucis Solidis alibi valuisse 
Florenum aurcum , ex quo prìmum Floren- 
tias percussus est. Cotesto distinzione del 
P. Schiavigli sembra , che venga dal ^uU 
lodato M(dve\\i sostQputa , avendo egli 
notato più sopra all' ^nno 1272 , che 
Bnxioe duodecim Solidi tantum prò Floreno 
aureo dabantun^ ma ip dal Pubblico Re- 
gfstro.9 Siegn^to À , MS. y pag. 72 rilevo; che 
solarium Mensuale Vicaria Clararum sin 

♦ - ■ , » ■ 

neir anno MCCCCXXII era di X Fiorini ^ 
o siano Lire 16; per lo che il prezzo del 
Fiorino viene a stabilirsi per soldi 3 2. Pi 



DI Moneta . Diss. IV. 149 

più 9 la Lira di Planet si computò sem« 
pre il doppio della Lira Veneziana ; e Do* 
menico Maniconi sul bel principio della su* 
JBrìeve risolui^ione aritmetica Universale f 
stampata in Venezia nel 1553. 12.°^ scri- 
ve cosi: // voler ridurre Lire Veneziane 
in Lire Imperiali la sua proporzione è dà 
\ a 4 ; cioè che 3 lire dt Imperiali / 
me fi 4. di Venei^iane^ ovvero di Vene^ 
iffane in Lire di Bolognini, o Bresciane 
dette di Pianetti , che in doppia proponilo» 
ae T una ali altra ; cioè the Lire due Ve^ 
Me:^iane ne fa una Bresdana, ovvrro di 
Bolognini i & un Soldo di Bolognini ne 
fa duo Vene\iani\ più fopra pure 9 packn^ 
do dei piccoli 9 scrive cosi: Danari sbno 
i nostri Bagattini di rame che s" usano p 
ovvero piccoli ^ a moneta ; de^ quali qùdt^ 
STO ne vogliono a fare un Quattrino ? . sei 
a fare un Bezzo > eli è un Quattrin , e 
mei^o , dodece a far un Marchetto ^ o sia 
un Soldo di- Vinegia ; Sedece a far uri 
Soldo Bergamasco^ e ventiquattro a fac 

K iij 



1^0 Dei VARI generi: 

un Soldo Bresciano , ietto pe Pianetti ^ 
, Se pertanto la moneta Bresciana era il 
doppio della .Veneziana 9 come la Bologne^ 
se, valendo in Brescia il Fiorino nel 1289 
soldi dodici, in Venezia doveva valerne 
ventiquattro. Ma quando mai tal prezzo 
ebbe io Venezia il Fiorino ? Ritrovo io 
bensì, che nel principio del susseguente 
secolo, valeva esso quivi Grossi 24^ 
tanto aflFer mando Marin S anudo y detto il 
Torsello , nel suo. libro Secretorum Fide^ 
Uum Crucis* Dalla - qual notizia nasce la 
cagione di credere , che i dodici soldi 
Brefciam, metà de Grossi Veneziani 24 , 
fméQTQ Soldi Grossi y e non soldi corren* 
ti X^^- Infatti il Grosso allora in Venezia 



mmmiammmmmmmtmmmmmmmmmaÈbàmmmmtm 



(fi) L'Autore delle Nodj^t intorno la Zecca di Brefcia 
con l'esame di molti inediti documenti ci fa conoscere » 
ébé realmente in Brescia il Fiorino in tale tempo valeva 
$pldi la f il qual Fiorino ordinariamente computavasi a. 
soldi 32. Questi soldi 11 però erano grossi , e questi 
grossi sì ragguagliavano iti que* temph con i grossi Ve- 
neziani; in ragione di x : 3 , mentre un grosso Vene- 
ziano valeva danari otto in Brescia • Ma in Brescia , co- 
me .altrove » e' era pure la moneta piccola^ e negli Sfi»* 



DI Moneta. Diss. IV. i^x 

si computava a piccoli 3 2 ; cosicché Soldi 
2t fìcevano un Crosso. Se però Grossi 
ventiquattro valeva in Venezia il Fiorino | 
ridotto in soldi il suo valore 9 veniva es- 
so a stare a soldi 64: ma la metà di 
64 è 32; dunque in Brescia il Fiorino 
doveva valutarsi ( còme infatti si valutò ) 
soldi correnti 3 2. Ed ecco senza contrad* 
dizione alcuna spiegato il passo del so« 
praccttato Malve^i: cioè che mille Fiorini > 
valutati a Soldi 32 d' Imperiali 9 fanno 
lire 600 di Soldi Grossi , o sieno Gros» 

si 12 ODO. > 

£' qui da avvertirsi 9 che siccome la 
Lira Bresciana era il doppio delia Vene- 
ziana; così veniva essa ad essere uguale 



s 



Xtiti 4' es^ Città si nominano Brixiensu novi Grosn , ff 
parvi air anno 11^7, e frequentemente solidi parvor, l 
grossi piccoli sai^nno stati 1 Mediani , e forse il soldo 
4i piccoli sarà stato altra moneta • E poiché il grosso lo 
Venezia valeva piccoli. 31 , cosi grossi 30 Veneti , e oc 
Bresciani avranno corrisposto a lire 4 di piccoli . Se 
dunque la lira de' grossi Bresciani córriipon^evi a.lir^ 
4 ; la lira di menani avrà corrisposto a |ire due Vene-- 
^y carne si disie. * j . >. ..1 ./.. ^ 

K ir 



i$2 . Dei vaet generi 

«ir Imperiale ; come di fatto apparisce , 
computandosi in Brescia , ugualmente che 
in Milano, a Lire Imperiali. Del rapporto 
poi di coteste Lire con le Veneziane f 
parleremo a suo luogo; e quivi qualche 
maggior lume si potrà anche per le Bre- 
sciane ricavarsi • Resta qui soltanto da av-» 
venirsi, come nel 1254 si fé' un Con-* 
cordato fra le Città di Brescia , Bergamo » 
Cremona, Parma, Pavia, Piacenza, e Tor- 
tona , in cui stabilirono dette Città di co- 
niar uniformi monete ; t' le monete che 
convennero di battere furono i Grossi di 
qtiattro Imperiali Y uno y e i Danari che 
valessero la metà del Soldo Imperiale . Di 
cotesti^ Monete e di cotesto Concordato 
daremo, noi conto , ove della Zecca di 
Milano si parlerà. Basta riflettere esser 
cotesta la Moneta nuova accei^inata nelle carte 
di dette Città, posteriori al 1254; ed 

« 

essere cptesti i Grossi^ de' quali nella ci- 
tata Lettera del Comune dell'anno 1289 
si parla. ÌPer altro gV Imperiali 32, pre*- 



Di Mon£ta. Diss.IV. i^j 

zo del Fiorino , detti erano Terzaroli j me^ 
tà del Soldo Grosso Imperiale • Per lo 
che si vede , che in pochi, aooi , cioè dal 
1154 sino al 1289 9 s' indeboli la mo« 
iseta Milanese a segno 9 che ^ invece dì 2 4 
Terzaroli , ve ne volevano 3 2 ^ per equi* 
librare il prezzo de' Grossi Bresciani 1 2* 
In seguito de' tempi l' Imperiale minorò 
ancora di più • II perchè io porterò qui 
una riduzione delle • monete Imperiali alle 
Bresciane 9 che si ritrova in un libro, in 
cui sono descritti i Li velli, che si paga- 
vano al Vescovo di Brescia, scrittp circa 
Tanno MCCCC; estratta dai sig. 1 Conte 
Giammaria Ma:f^uckelli ^ ed a me «grazio- 
samente comanicata } ed è la- seguente (^) : 



95SS1!9S8SSSS5C5S!^9 



(a) V Autore delle ^ NoUiU idlt Mùhtu di Sréselk 
ci fa, conoscere che solamente nel 1x56 , si rinnovò I9 
Moneta ; e qiiesta «ra la moneta nuova piii forse dell' 



154 Dei vàbj 6sk£bì 

Imperiali di Moneta Vecchia de* Planetti 
^ Soldi Danari • Soldi Danari • 

4 9 e Assi 3 * * ^ - 9 

); - • - 7 

8 .*-•« ^ ,1 ^ ^ j 
; 9 ------ I • - ^ < 

; 14-'.. -••.. 2-- 3 

- : 18:*. - V. ^ ^ - ^ * 2, - - .6 

; 17 . .. . - . . 2 - - 8 

18. -.^•..2-- II 

20Tr - .«.«.». ^.* 2 

Difficile è veramente rilevare da que- 
sta nota un fermo- ragguaglio fra • V una 
e r altra moneta w Pure deve .sapersi che 

jn cotesto libro vi sta notato , che parte 

• •*-».... *,.♦.•<.. .* •" 

del calcolo è fatto a moneta" Imperiate 



i>i Monetai Diss. IV. 15 ^ 

vecchia j e parte a moneta nuova ^ ' la 
quale 9 come di sopra: sVaccennò ,.s' andava 
tratto tratto indebolendo. Ma come mai^ 
si chiederà qui , la moneta Bresciana 9 che 
si suppose eguale ali* Imperiale 9 in cote- 
sto calcolo apparisce minore a quella della 
metà ? Noi abbiamo veduto i Crossi Im* 
penali > ed anche i soldi , e questi di dop^ 
pio valore de i Grossi e de i soldi Vene* 
ziani ^ ed iii tal proporzione ritrovate pure 
abbiamo le monete Bresciane : ora , apparen-^ 
do osse la metà delle Imperiali , vengono a 
corrispondere al valore dell43 Veneziane 9 le 

* 

quali in que* tempi erano la metà delle: Im« 
j^erìali suddette. Per V intelligenza di co- 
testo vario modo di computare, saper ÌA- 
sogoa, che. in Milano si b^tè una moneta ^ 
la quale- Terr^arolo àppellossì ; e quefJta 
era la metà per l'appunto del soldo Im<> 
periale ir AH* anno 1421 si legge cosi: 
Florenus ex bona auro erogabatur ad va» 
hrem Hb. Ili ; 4 Terrìolcrum , seu Sol. 



I .' 



(0 . D£I ITAK) GENCRÌ 

XXXll ImperiaL moneu MedioU/ié (t)^ 
Ora cotesU' moneta in Brescia pure si co- 
piò^. Q di questa 9 per conseguenza i si par- 
la ' allorché si fanno i ragguaglj in ragia* 
ne: della metà ( come nel caso nostro } 
4ella moneta Imperiale • Il perchè non 
sono io lunge dal credere > che, quando 
sin al MCCCC si legge semplicemente 
r espressione di lire di Pianeta si debbano 
tnjtendcfe Lire di Terzaroli , metà della 
Lira Imperiale, e corrispondente alla Lira 
Veneziana; di più 9 che i soldi di Planet 
e' corrispondenti agi' Imperiali 9 sieno il 
doppio de i Planet ; e che finalmente i 
GrossTi sieno quelli » che equivalevano a 
affo. Planetti piccoli, a soldi quattro e ad 
«Imperiali prima quattro ; e poi più, in pro- 
porzione deir indebolimento di essi. An<> 
che iji Bologna jl soldo di rBolognioi era 
il doppio del Bolognino. Nel corso poi 



•^-^^ssss: 



se 



(I) CorruHs Consul l8l. Num. JO. Volli, 



DI Moneta. Diss. IV. 157 

del suddetto Secolo XV , alteratasi la ra- 
gione del computo in Vfenezia , i Pianeta 
ti semplici 9 o sieno i Terzaroli , diven- 
nero il doppio de' soldi Veneziani ; come 
accadde de* Bolognini ; e cosi il soldo de' 
Bolognini ascese al quadruplo de' Vene- 
2iam; al contrario, alterata anche la mo* 
neta Milanese 9 divenne il Terzarolo no» 
più uguale al Planct , ma minore d' un 
quarto ; essendosi anche in seguito com«- 
putati due soldi Veneziani per quattro 
Bresciani j e per tre Imperiali • 

Cotesta moneta di Planet continuò senv 
pre ne' pubblici e privati registri non 
solo 9 ma per qualche tempo in corso 9 
anche dopo V acquisto fatto d' es^a Città 
dalla Repubblica di Venezia; ma non st 
rinnovò la battitura di essa ; e perciò un 
poco alla volta s' andò annullando • Neil' 
anno 1458 a gli undici di. Ottobre farono 
poi dal Senato Veneto banditi i Danari 
Piangiti di Rame , detti Minuti allo scrive* 
re del CavrioU ; nel 14 5 o incirca j s' era 



X5S Dei vauj gekebi 

permesso il corso de* Pianeta d* argebto an- 
che nelle altre Città delia Terraferma \ 
ma venti anni dopo incirca , si restrìn&ero. 
al solo Bresciano ; e, perfine, svanirono 
tutti, e la moneta Veneziana vi s* intro« 
dusse ; restando però sempre 1* uso de* 
contratti in moneta Bresciana, computata 
io ragione dupla della Veneziana (ja). 

Io non mi ritrovo se non che una sola 
delle monete di cotesta Città; e perciò 
non m' è permesso di fare né saggi , né 
computi ,. come abbiamo fatto e faremo 



(a) Se ii sig. Zanetti avesse ben esamintro tutto 
quello che abbiamo detto in questo articolo , e quanto 
pure si è soggiunto , in risposta all'Abate Doneia nel 
Tomo II dell' edizione io 4.^ di quest' opera p. 196 e 
segg. ', non avrebbe deciso ( Tom. Ili p. 7.- nota 8) es- 
sersi con equivoco Interpretato il documento di Bre* 
scia • Infatti alle ragidni da noi addotte e in questa 
luogo , e nella Dissertazione che tratta del commuto , 
e ragguaglio delle Monete d' Italia fra se stesse di tempo 
in umpo^ niuno v*è stato, che abbia ritrovato pro^ 
ve , e documenti , onde far apparire un diverso rag- 
guaglio fra le Monete di Milano, e quelle di Brescia, 
di VetiezÀa , di Bologna e^ 



IDI Moneta. Diss. IV. i^^ 

nelle altre Zecche. Pure con le Tavola 
della Zecca Milanese y e con quelle di 
Bologna, di» Ferrara, e di Venezia , Tin* 
trìsenco delle monete e delle Lire Breicia-^ 
ne , può bastantemente conoscersi e rile- 
varsi • 

.FERRARA. 

Se monete avessimo anteriori a F(f^* Danari 
ngo j oppur se note fossero altre ragio* detti Per- 
ni , onde prima del XII Secolo drgomet> 
tare, che in Ferrara ci fosse la Zeccai 
da un Documento cavato dal sig. Cano^ 
nico Gioseffo Antenore Scalabrìni , e pub- 
blicato dal Muratori (i) , potrebbe facil*- 
mente dedursi che sin nel MLXXXV 
monete di Ferrara fossero in corso. Il 
Documento che comincia In nomine Patrìs 
& Fila & Sp. S. Anno Dominicae Incar*' 

(I) Disserta XI. pag. J4é. 



x6o Dei vari generi 

nationis MLXXXf^^ Regnante Heinrìcc 
Heinrìd Imperatoris Filio Anno Vicesimo 
sexto die XL Mens. DecemòrìsJndicz. Vili 
dice così : Inferamus cum nostris Filiis & 
Nepotibus v^/... Successoribus Tibi ('DnaÈ 
Clarizse Abatissa Motiasterii S. Silvestri) 
predicùje Conceditrìci annualiter omni mense 
Marcii pensionis nomine denario vcstfo trcs? 
tantum istam pensionem persolvamus. Ma 
da tante carte estratte dal suddetto sig« 
Canonico Scalabrìnij delle quali graziosa- 
mente mi {e parte , e che di non poco 
ajuto mi sono state per la storia di co- 
testa Zecca y non si à indizio alcuno di 
tali monete prima della metà del Xil se- 
colo ; correndo ne' tempi anteriori in det- 
ta Città monete di Lucca , di Verona , di 
Venezia ed altre comuni allora in Italia. 
Il primo Strumento adunque , in cui, sen- 
2a indovinazione 9 monete Ferraresi apparisi 
cono , è del MCXCVII Tempore Celesti- 
ni PP. & Henrìci Imperatoris VI quon- 
dam Federici Imperata Filii die XI intrante 

Mense 



DI Moneta; Diss. IV. i6i 

Mense Februarìi Inàìctione Xl^ Ferrar. 
«dove Mainardìnus Majoris Canonice • Fer» 
rarìce Praepositus & Nonaritulana Ecclesice 
Archipresbiter pr& Casamento Teuialdi in 
Burgo riceo omnì Mense Marcio j Ferrar» 
unum prò eo quia precci nomine VL Soli^ 
dos Imperiales persolvi . Nella seconda Ois« 
sertazione abbiamo poreato noi la nooneta 
di Ferrara col nome di Federigo Impera- 
dorè ; e cotesta pesa grani 1 1 ; tiene di 
lega carati 272 per Marca; e perciò à 
di fino grani 844 crescènti (^2^ •£' difficile 
stabilire in cotesti tèmpi il pregio della 
Lira Ferrarese; pure» dando a questa, mo- 



s 



(fl) Il sig. Parroco di Cassana Don Vincenzo Bellini^ 
dopo la pubblicazione di questa opera , stampò un libro 
dell'antica lira Furarest dt' Marchesini . In Ferrara 1754; 
e la dedicò al sig. Conte Masiè a* 4 novembre detto 
anno . Egli dice ( p. i nota a) che il saggio della czo^ 
neta di Federico è piggia p» marca carati stjéf, pcst^ 
grani dodici • • . sicché ognuna tiene iut grani , e tre 
quarti d'argento fino, ff inganna .11 conto. pòrta di fino 
•grani 9 j^. La mia moneta pesava un grano meno ^ 
Pure si vedrà , che y dal concordato con Bologna , era di 
grani 9 J dì fino. 



l6z .Thl VÀRI ©KNEKl 

reta il titolo di Danaro^ la Lira de* da- 
parj Fcrrarini viene a rilevarsi di grani 
i63 circa di fino argènto. Nel secalo 
susseguente ^ dalf Enfiteusi dell* Arcivesco- 
vo di 1 Ravenna .de' suoi dritti nel Ferra- 
rese , potrebbe sospettarsi eh' essa Lira 
equivalesse alla Lira- Imperiale; impercioc- 
ché nd MCC si stabiliscono X ^Idi Im^ 
penali j o Fcrrarini . A' quali Imperiali 
però corrispondessero i so^di Ferrarini 9 noi 
lo vedremo nella Zecca di Mìbno. 

Comunque sia , sin. dal MCXCIII , i 

Uguali a * I j j- 

quelli di joidi di Ferrara usuali erano a i soldi di 

Bologna. ^ n j* 

Bologna 9 come c'insegnano i Patti di 
Concordia e di Pace fra coteste due 
Città 9 stipulati in tale anno; ne quau, in 
proposito delle 'gabelle d.i pagnnfi», si sta- 
bilisce /cliè si 'pngherà dv singulh Navi^ 
6(/s in eundo j & r:edv(undo a Ferrarla in 
sursum in hombardiàm duos Solidos Fer* 
rarkns^ ,n\d \BoiiwU^^^ •• •,^i Venetias 
averti cUn% navi onerata' tìcios' S'elida F^r^ 
Tarienses rei Bononienses ; . e . cosi scm- 



DI Moneta • Di$s. IV. KS3 
pre (!)'• Neir attno poi MCCV si 'decre- 
tò e ri convenne fra T una e T altra 
Città di coniar monete^ sempre anifbrmi 
di peso e di Lega; e la fornfiulà iol giih 
ramento', Con cui ognuno dei Consiglio di 
Ferrara si obbligò. a -quéscò, è il seguenr 
te (2)i Jurò ^go , quoénunquam ero ik 
Consilio vìi facto > ì/t moneta* ista ^Fern^ 
riensis (kbeat minai de (iibus uncìis mintis 
quarta -ad ' unciam .Bononiensium s- & de 
quadragin^a sex Selidi/ & -dimidiò Ferra' 
ride per tibram; ad Hhràrn Èononidf òlari- 
this & Puìrnitis i niii - dtmihuiretùr' voltine 
ta$e Reaorii , yet RèctàrUm utriusque Ci- 
yitatis jf scilicet Ferrarice & Bononìoel . '^ L'è 
monete ' d'^argento di cóte«e' Città si chia- 
Jiiavaiw^' ('dome àltfo^ -sì- usava > -jP/<i«- 
i:kl } « %^ -* fttto nella' Ctttìcdtdi a iknl ' bèi 
•MCLX^Xft , fra ifPAfz e '1 i YestóvQ ' di 
-J'efffiray si sfabìlì '<ii*-p%aftt 7>w -Bà/Mo 

(1) Marat. Ujissert. XXX. pag. 891. (i) Ibjd. Disertai. 

xxvff; pag.-«7r.' ó) -Wrf.-iSS &issèrt;5an; t).<7Ì^- 

' Lij 



1^4 DU VAll ctNEur 

., Djtl igìurameoco s^Jdetto , oltre la re« 
ci^otSs kgge . deir uniformità di :monete^ 
fra: 4e. due Otù di Ferrara e di Bologna; 
due ^akr^ cose I noti osservate dal Mura^ 
tan^, laa, che imporcaotissime sono^ ap- 
pariscctfiO.; .cioè, la Lega e'I Peso d*esse 
ponete » Si stabilisce adunque y che non 
si diminuirà la inoneta da trihus unciis mè^ 
tifés ::qiéarta y al ^so di Bologna , ai/ an-- 
ciani Boaonieasiunn . <\\xtsC è la lega, cioè 
t daparipTÌ che viene a stare « secondo 
il computo di Venezia! peggio per marca 
car^H ^64 } c.<]fuesta di fitto, è la lega 
della Moneta difedérigoi come osservaia- 
wo . più sopra t^ . 

Innolrre sì co^iyen^e 4i «on . minorare 
di peso i soldi 9 :0 i Bianchi; dovendo 
computarsi {quar^nj^sel^^soldi e mez^o per 

libbc^.i al pesp.di^Bologfia jV/^#y^^^^^ 
ta sex Sfl^iJir £fr^di^(&} \ F^rr^riof ^per. /f- 

òram ad libra(n: ^onfifùct^ -5^8^^»;^ /Ì^r- 
n itisi &tmt|ue -soldi' 46? > -e--éitHie- danari 
5^3 9 .lioyean^ pesate una libbra^ al peso 



ri Moneta » Diss. IV. 165 

di PtììogTìÀ • Se però ^ come altrove no- 
tato abbiamo 9 il marco di Bologna viene 
a stare in A'enezia carati iiyc^Vi ^^^^ 
prossimamente a i ; la Libbra della detta 

Città verrà a pesar carati 1755? prossi« 
Biairente. Se però soldi 46^, ovvero da. 

nari 558 doveano pesare carati 17^5-^ 
circa; il péso del danaro Ferran/20^ o sia 
Ferrarese , al peso di Venezia , risulterà 
nel 120$ di carati 3*^ prossimamente, della 
lega j come dicemmo, di carati pèggio per 
marca 264 , o siano alla bontà di danari 
5>i; e perciò detto danaro terrà d'argen* 
to fino grani 9! crescenti . Dal qual 
computo si rileva , che alla moneta col 
nome di Federigo ^ il titolo di da/iarù ot- 
timamente . conviene . E' soltanto da av- 
vertirsi , che cotesto crebbe di peso , 
come djl confronto con quello di Federigo 
rilevasi . Cotesta Lira di convenzione viene 
ad essere di grani 19)7 di fino argen« 
to (a) . 



C^J Gilde qui la soluzione al dubbio prppoHa dal 

L iij 



1^^ "Dei VA%JrQEVEp/i 57 

Uguali t Quattr' anni dopo di cgdesto acdgrdo , 
farina / convenner-o le due confederate Città di 
cpniare 1& loro monete uniformi' a quelle 
di P«rnia,}, c'I Concordato comincia An^o- 
pornini MCCCX &c. (i) 9 8i 'dice dun- 
que così : quod cùm -^ téneantur Ferrarien-i 
sESy & Bpnonien^s super facto monete^ ìa 
unp \ &: eodem Stata > & > modo tenere & 
facete & fabbricare > & nulla illtrum Gir 
vitaium ^ine liccn^a\ & parabtkia , data in 
Co/fsHio Generali .& JRecior^ y tei .Rcctori* 



sì$> Zanetti {T. Ili p.a83)^di cui abbiamp fatto paro- 
la , allorché si parlò del danaro piccolo Bolognese a 
grani di fine a ^fr* In questo concordato si stabilisce a 
grani ^\ crescente : . e pp^cl^è da noi s' è detto , che 
la Moneta Bolognese corrispondeva al terzo della Im- 
periale ; cosi il sig. Zanetti non ne ritrova 3 rapporto • 
Se avesse osservato p/erò , che nei primo^ caso si parla 
di danari ^pzccoU , e nel secondo di danari Bianchi^ o 
grossi ; avrebbe confrontato i primi col danaro Imperiale 
eh' era .alla fine del XII secolo di grani 6 ^ circa ; ed 
i secondi col Terzarolo Imperiale di circa grani 30^1 
e così avrebbe confessato, -che T equivoco • era tutto 
suo , avendo confuso la moneta piccola con la, grossa , 
tanto per Bologna e Feoara^ che per Milano « 



©1 MoKBtA* Di8S. IV. 16^ 

Bus alterius Civitaàs ntonetas. iUas posse 

facete dimlnuere petebant patabòlarn &Cn 

quia volebant (Bononjensef) suain mone* 

tam 9 Ù monetam Pérrariens&m facete in^ 

simul, & facete ad modam & quandtatent 

monetce Pannoe prò comodo^ & ^uiiiUate . 

utfiusqué CivitaeU . * E co%\ fa. stabilito . 

Non ó io monete di Ferrara "di 'cotesto 

torno di tempo; ma ne è bensì '<li Bo- 

logn:i , e queste ci pongono in chiaro di 

tutta. La prima è piccola , e* pe^a grani 

11 crescenti: da una parte ^ ^^^^^^^ ^Ydm.TiT. 
nel mezzo IPTR Impefatot s é AAX" altra J-^^^ i- 
BONONI; e nel mezzo A. Ora questa 
moneta , saggiata e pesata , cor filande in- 
teramente al calcolo da noi formato sul 
Concordato del Mo^; e questo- è il da- 
naro Bianco y che sL prese per tipo dalle 
suddette Città. Altro danaro a di' Bolo- 
gna, col nome dello stésso AtrigoV- Im- 
peratore e VI fra i Re; il quale ^ la 
medesima leggenda 5 ma è più grande e 
pesa granì 30. La sua lega è peggio per 

L iv 



idS Dei vaej ceneri 

Tav.i. inarca arati 174; e perciò tiene d*ar- 
gento fina grani 25^. Ove delia Zecca 
di Bologna si parlò 9 avendo ritrovata la 
lega statutaria di tstl moneta di carati 16S 
per marca 9 il fino d'essa si rilevò gra- 

Tftv.i. ni 25^ prossimamente* Ho anche una mo- 
neta^ di Parma, ch^to giudico di cotesti 



arniiy che da una parte à l'immagine d'un 
Vescovo sedente in Cattedra , ed intorno 
S. ILARIVS ; e dall' altra parte in campo 
una Croce , ne' quattr' angoli due Stellet- 
te e due Palle interposte j ed intorno 
D£ PARMA I e pesa grani 33 crescenti:, 
cosicché può dirsi uguale a quella di Bo- 
logna; e, per conseguenza , tipo ancora delle 
Ferraresi. Quindi promiscuamente in dette 
Città si usavano le monete d' esse , e si 
contratuva in Ferrara a monete di Bolo- 
gna, come in Bologna a monete di Fer- 
rara.. 

Io . credo però , che queste monete 
Grosse non fossero veramente quelle y 
delle quali si formava la lira comune ; 



PI JMlONETA. Diss. IV. ^^^9 

perchè questa accende a grani di (ùio ar* 
gemo 515. Quindi io mi- perruaderei 9 
che cotestc fossero U doppio; del danaro; 
monete 9 cbé poscia in s^giiito continua* 
reno a cbìaniarsi Grosseui • Così. la Lira 
comune Ferrarina veniva a. \ rilevare gra« 
BÌ 2577, eh' è più proporzioiiata a quella 1 
che dalla primai convenzione risulta; e la 
Lira di Grossi a grani 515. 
. Da due Documenti ^ mandatimi dal so^ 

Raggua* 

prallodato sìg. Ginonico v^M/a^r//2Ì ^ s' ap g^ìo ^ 
para qual ragguaglio corresse, fra le mo- »«>«^« 
nete Ferraresi e le Imperiali, e fra que-jP'^i^*' 
are e le Lucchesi ; delle quali tutte , ^hesK*^' 
xn.enzione frequente si a nelle carte Fer- 
raresi del XIII S^olo • £' il primo un 
Testamento , esistente neU' Archivio de' 
PP. Conventuali di s. Francesco,, 4i ut^ 
tale Torso de FaI:fagaIoni ^ fatto in Fer* 
rara nella Contrada di s Apollinare Tanno 
M CCX^VII il di II di Giugno ; in cui , 
dichiarando gli obblighi delle sue restitu- 
adoni," diceV^che' deve dare Làuréntip Cal^ 



•^ t » •« ,•••-, 



170 Dei VABJ GCNERt • 

tegario IH Sòl. Imperìales shé IX F^^ 
rarios . Sicché- il soldo di Ferrara era il 
terzo dell* Imperiale • Anche \\ Muratori 
accennò un Documento del MCCXII di 
Onesto Abató del Monistero di s.Bene-» 
detto di LeVe^ con cui vende la G)rte 
di s. Vincenzo predo CCCLL - Librarunz 
Tmperìalìum ìft Boìogninis , ve/ FerrarìnU , 
vel Parmesianis > tribu^ Sotidis per unum 
I'mpeHafém(i)é Più sopra abbiamo accen- 
nato , che i Firrrarrni erano uguali agi* 
Imperiali , e* nulla v'è di contmd4ì2ione 
in questi dutì pafjsi ; poiché' gì' Imperiali 
erano di pKi sorti , come dimostreremo 
allorché della Zécca di Milano si parlerà- 
E cosi pure di più sorti erano le Ferraresi 
e Bolognesi, cioè grosse t' piccole. Resta 
qui Tavvertire^ che in cotesto ragguaglia 
si tratta di moneta Grossa ; come d* essa 
si tratta pure nel ragguaglio, che segue. 
^ Altro Documento 'del MCGX'XXII ul- 



MMhM 






' (r) Med. ^w Dissert. XXVni. pàg.Bai. 



DI Moneta •• Diss; TV. tj f 

timo Agosto 9 esistente - ndl' Archivio de- 
Canonici •Regolari Idèi ^ Nostro &Ivacoce^> 
detti di s^Maria in Kaic? ^ ' e* insegna A 
rapporto delle monete Imperiali con te 
Lucchesi .V; E- jquesta .una Sentenza fatta • 
da i Gtudicif:del Comune di Ferrajra iit • 
favore della, suddetta Chièsa dì 9. Maria 

r 

contro Ramburgina quondam. Gibena \ ili 
quale non volea pagare due soldi di Fer- 
rara per un Lucchese 9 in soddisfazione dei- 
censo , per una vigna che tenea sulla 
riva del Pò , di ragione di detta Chiesa r 
perchè secondo Lei , non dantur duo dw^ 
nari Ferrar, prò uno Lucérìsi ; i Giudicf 
pronunciarono in questa conformità :- Con^^ 
dempnamus Remburginam presente tri diaor 
QerardinQ Sindicar io nomi/ip Ai<^t^ EccksiOi 
s. Marie de Vado • dare de decem ^^ otre 
Luce/zsium ^ duodecim Imperiale^. Ora pois 
che dodici Imperiali fàcevafno danari iFér^ 
carini trentasei, à^xièii^ B^^mk^rgina diciot(Q 
Lucchesi ,' venivn ' a corrispondere ', pcf 
ogni Lucchese ^ due J^errviai ^ eh* ew, il 



17« Pei YABJ OEKEÀt '• 

plinto da lei conttuuito. Adancpie un 
ioldo di Ferrara 9 o di Bologna ^ odi Par» 
iha 9 era la metà dgl soldo di Lucca e U 
terza parte del soldo Imperiale {a) . 
jLfat e - Provò li Muratori ( i ) che. Oòi:p ^ It 

Soidi der» 1^^ , -, -, ** 

ti Mar* Marchese d £ste e d Ancona , oell* anno 

chesani • 

1264 venne eletto in signore di Ferrara 
dd Comune d'essa Città • Ma comunque 



W n sig. Zsrutti (Tom.m p. J67 n. j-jy) credetti 
4J iofirmare questo calcolo con un 'do:uai6nto del 1004 
in CUI trattandosi di una restituzione di dote conse- 
guata nelirjy, $1 dice» che la moneta Lucchese in 
t^e- frattempo diminuì della metà , e che nel 1167 U 
moneta Lucchese e Pisana equivaleva a due Bolognx* 
»i: quindi 11 detto sig, Zanetti inferisce, che se nel 1167 
la Moneta Lucchese equivaleva a due Bolognini , e se 
nel 1x04 era essi diminuita per metà ; il Bolognino, 
te dettò anno 1104 , doveva essere eguale alla Moneta 
lucchese e Pisana; ma siccome la Zecca di Bologna 
non si apri , che nel 1191, cioè 14 anni dopo il 11^7, 
cosi allora non poteva essere ragguagliata la moneta 
Lupoheie con la Bolognese , che non esisteva . Nel 
documento però e nella sentenza Vi rileva, che per 
firò ^o Lucchesi ftirono restituite lire no Bolognesi . 
In.fetti il sig. Zaneui medesimo ( p. 489) si è avveduto 
pel preso equivoco . 

(t> 'antichità Estensi . P. U. pag.:a5. 



DI .Moneta. Diss. IV. tj^ 

la cosa sia stata 9 . certo è, che A:^i^ùì B.é 
gliuolo di Lui, fu pacifico signor -ctiJ'en 
rara . Col dominio pertanto de* Marchesi 
d' £ste t nuove monete s' introdussero. Aella 
Città, e queste si chiamarono Marcheff^ 
gianej o Marchesane. La. menzione, piò 
antica, eh* io abbia veduto di cotestemo- 
nete , è del MCCC circa , vivcnda^il '^ud- 
detto A\\ó Marchese f negli Statari anti- 
chi di cocesta Città, stanipati poi sei 
1 S 66 ; e quivi si l^gge ( i ) ^^ Mercede 
nptanrìttm Vasseltùs &c^j che ultra SóH- 
dum unum Màrches. ab inde supra acdpert 
pQSsint So&dum unum > & denarias dùùs 
Marckes. Né si creda, che, introdotte nelfit 
Città le monete marchiggiane , si termi- 
nasse il cxMiQ e U corso delie ' Ferrarioe; 
imperciocché continuarono tuttavia; e dop^ 
pia r^gioife -ài compu«r-si fé' quivf r at- 
tri contrattando a' Férrarim ; ed altri a 
^arc^soMé Z,y di fatto ^ nello st«$sa Star 

(I) Pag. i2a. 



?74 T^SV VARJ GEKEÉJ : 

toto antico dì cotesta Città ^ij ^ è paten« 
temente distinto, il Conio. deV Marchesi 
da quello della Città con queste . parole ; 
Siatuimus quod.quilihet fabricans-. , • mo^ 
netmn falscun . • . cujuscumque Cunei • • •. ; 
vei eùam ad* Cuheum Illùsmssimoruni Da^ 
minorum nostromm, veL Civitaàs Ferrarice > 
igne comburatur(a),:\ 

- Cade ora in prtpc^ito d^a\^V19{ire ub 
grazioso abbaglio di JMóasignor Fo/^niniy 
Avvézzo cotesto Letterato a^ leggere ; le 
-Carte Friulane, e, per. cùnse^Uensa^ pratìr 
chissimo essendo nell' iaterptétaaNone' delia 
Sigle jjòtariali di esse ,. rappòrìando alcuni 
€trumenti nel: l^bro .intitolato :Z)x)&m Ser 
<;onda dei Domimi, Trmporcde^ .della s. 'Sede 
jSopra la Città^^i Comacchio yet^xu^tmetiìJt 

{a) II sig. BtUini ( p. 6 ) assegna Y epoca delle 019- 
liete Marchesane- nel ^4^v, sotto i«t?cotóÌF&te détto k 
Zop/w. Non si sa il perchè. Egli à però veduto la no- 
stra Dissertii^ione^ .nHH»tre la cita-, ove paria dei J>ìì^ 
cato d'oro di Venezia a p. 17, 



« '^ #« 
«^ •» A • 



DI Moneta . Diss. jfV. if^ 

ingannossi y leggendo j ovuoque * incontrò 
r espressione di liòr. March- ^ cosi Libras 
Marcàarum, ioVece di leggiere Libras Mar^ 
chesanas. Quindi ndlo S^rpriiento di Dote 
^ Atilia moglie di Cassia^ de Viiaiij ^ùnq 
1525 , invece di Libras treaentas Mar^a^ 
rum(i)j come sta ivi, deve leggersi 
Marchesa/ias'^ e cosi negli* altri del 1 5 22 
invece di Dbraram sexaginta-qiUnque MiZr^ 
charuniy e di Libràs viginti'-ijuinque Mar^ 
charum aàrbxmam monetami & Libras cie^ 
cem octo March:irum ad rnonctam longa^ 
sine exceptione aliqud(2) ; deve sempre sÉ/r 
Murchesanas. Le Marche di danari $ <ii 
soldi usavansi particolarmente in Friuli ; 
ma Ure di Marche non 5' intese mai più . 
Quindi io non saprei mai comprendere 9 
come il Fontanìni suddetto abbia poiuto 
ingannarsi 9 .Bi^i>^ggi^ndó Carte apparte- 
nenti a Città che furono- sotto il Domir 



• • *« » ' 






* ■ ■ ■ ^ 



(I) Pag. 199. 
(a) Pag,aqi^ , 



XfC Dfi VARI GENERI 

hio de* Macchisi d' £ste . Ma da gli ab- 
bagli non v'è^hiposisa essere esente (tf). 

Ftrrtrim Introdotte ' id , Ferrara le monete de*. 

Vecchi . ^3fcjjg5j ^ cominciò a vedersi ne' Docu- 
menti l'espressione di noooete Vecchie e 
ì^uùve $ contrattando parte a monete nuo- 
ve » e parte deUe pensone a monete vec« 
chie< Molti esempi nelle Carte Ferraresi 
ci sono, ed anche un altro ne diede il 
8ig. Gìoseffo Antonio Pinci ( i ) con un Do* 
cumento del 1580 appartenente alla Men* 
sa Archiepiscopal di Ravenna » in cui 
Niccolò di Prata confessa di aver ricevuto 
a Bonfraccllo de PerondeìUs, de Ferrari^ 

unum 



(a) Sembra che il' sig. Bellini (p.3.) s'adiri contro 
ilt me per una taler/COrrezioaCy asgiuogendo^ che la 
^ra Marchesana non ers^ moneta reale a parte rei ; ma 
trascendentale. E chi mai si sognò di dk questo? La 
ragione ch\egli^aKU&cec( p. 4. ) ciof ,chà in l^ia < prifQ* 
deUa scoperta dell'Indie, v'era grandissima scarsezza 
d* argento I noii.è.JUQRissibile dojjo guanto è staro di- 
mostrato da noi nella DissertazioneYII di quest* opera , 
a cui rimettiamo i Leggitori intelligenti e discreti . 

(i) De Nummis Ravennatibus Cap.V.'iJ'.IX. ^ 



DI Moneta . Diss. IV. \^^ 

unum Ferrarinum Vettr^m prò pensione 
suorum honorum . Or ora vedremo il rap- 
porto , che fra i Ferrarmi e i danari 
Marchesani passava. 

Ma prima convien avvertire ^ che nel uguaS 
1320 la moneta Lucchese s'era in Fer^neteLuc« 
rara uguagh*ata alla Ferrarina 9 e*l Docu- 
inento, che ce ne dà la notizia ^ è il se- 
guente; estratto dall' Archivio delle Mona-*^ 
che ) dette di s. Catterlna {a) . 



(a) In Xp"! Noe anno ejusdem nafis millesimo tre-* 
cent, vigesimo Indict. sexta Fer. die quinto mensis De- 
cembr. in Ep*ali Palatio sup. spaldo ipsius palatii ps 
iffifi vocatis» & rogatis Raynaldo Not. de Rodigio 
Albertino . • • • de justo Àldreginio Not. Gitilo pio- 
Ione precone & ali. Discretus vir D. Julius Judex de 
Rodigio procur. & procufio Noe Illustrium, & Ma- 
gnificor. Viror. Dnor, Raynaldo Obizonis , & Nicolai 
fratrum dei gra Esten. & Anchon» March, ut de pro- 
cur. constat pub. Instrumento siTpto manu mei Not. p« 
dimidio habito respectu ad aliam dimidiam quae spectat 
ad niustrem , & Magnificum Virum Dnum Bertoldum 
March. Esten, hoc Insfo* jure livelli aficti in viginti 
novem annos advenientibus ad renovandum ionovavit Se 
investivit frem Michaelem Conversum Monasterii San- 
ctx Cbaterinac de Ferr. Syndicum, & procurai Soror. 
& Monasterii supradicti ut Syndicatus le procurai eoo- 

Tom. IV, M 



J78 D« VARI GENERI 

lUggan^ On osservar dobbiamo in qua! prò. 
daoAn pomone $1 ritrovassero nell anno 1583 
pi, <i i Je nipn^e Ferrarine , con le nuove Mar- 
s^u cnesane; il che e necessarissimo da sa- 
perci per rinteIJigenza de* Documenti e 



(tat pub. itìsf o scripto manu Àlclregihi Not. supradìcti 
filii qd: Otoboqi lud, de Amatore de Mantua hic Fem 
de dimidiQ unius petiae terrae ortivse positae propè Ferr« 
in burgQ sancti L^nardi ubi dicìtur la Roversda infra 
bxc congnia uno* latere , & uno Capite Monasterium 
p^dictqiii saqctae Chaterinx alio latere Ecclesia sancti 
Roi-nani prò boni$ qd. Ser Patii de 3ona}uti$ , ad cap« 
via qua itur Francolinum , vel si qui alii sunt confines 
prò qua innovatione p^us procufator fult contentus ^ 
confessus a p*dicto fr'e Michaele dicto noe habuisse , 
& recepisse triginta Sol. Ferr, renungians erceptioni 
non data? non Jiabita 8c non numer^tae dictorum dena- 
riorum , solvendo omni anno noe * pensionis in mense 
Martii Rectori Ecclesìse Sancti A!e5^ii recipienti noe di- 
ctoruin D. March. & per ipsis D. March, aut eorum 
nuncio unum den^ Luchexium sive F^rrarien. & comple- 
tìs di.tis viginti novera annis , tunc aliud instum liveli 
fiat, & semp^r hoc ordine renóvétur ipso jure solvendo 
dictas denariorum qu intìtates , quam innovationem inve- 
«titionera , & omnia §ingula {Tdicforum pfomisit p^dictus 
procqrator attendere , & observare sub obligatione bo-. 
porurn dictorum D. Marv;hionura . 
Egq Brholo.neus de Richardino Trap'^li auct. not, hxs 
OiDoibus presens fui , & rogatus scribere . 



DI Moneta. Diss. IY* 179 

delle monete ancora di cotesca Città « £c'- 
coci un bellissimo Documento che ci pone 
al facto di ciò y favoritomi pure dai sig. 
Canonico Scalabrìni (a) . 



m 



(a) In Xp*i Noie 9men Anno a nativitate ejosdem 
millesimo trecenfo octuag'o tertio Indictione sexta die 
duodecimo mens. Maij Pontificatus SSmi in XjTo Pa- 
tris & Diii N. Urbani divina provid. Pp. sexti anno 
sexco &c. Reverendus in Xp'o'Pat. & Dns d. Guido 
Dei & Ap. Sed. gr"a Episcop. Ferr. cum tempus hujus 
innovationis instaret per se & suos success, in Ecc. 
Ferrarien. 8c noe & vice Ep'*at Ferrariae .... livelli 
affìcti in viginti novem annis advenientibus , ad renova»^ 
dum secundum bonam consuetudinem statuta condictio- 
ne , & pacta in Villa s. Martini de Pontonaria Ferrar. 
Dioc. per bonx memoriae D. Federicum olim & nunc 
Epiim Ferrar, edicta, & per suos sucqessores postea 
confirmata per D. Vgolinum natum qd. s. Martini habi- 
tatorem Villx sancti Martini p'dicti pntem stipulantem , 
& devote recipientem prò se , & suis filiis & hxredi- 
bus de uno Casali decem stariorum terrae seminata , & 
partim vineatae cum duobus casonibus , 8c una domo 
de Paleis sup. impositis dicto Casali posito in dieta 
Villa s. Martini infra hos confin^s uno latere olim , & 
hodie Epat . Ferr^ria^ alio late olim , Se nunc Marti- 
nu; filius qd. Maris bonq memorise de dieta Villa San- 
cti Martini de Pontonaria eodem jure Cpiscopatus alio 
Capite Canale per quod itur Bononiam vel si qui alii 
sint veriores confines dicts Rei . Quam rem ipse Ser 
Vgolinus teqult, & possedit, & de qua idem Ser Vgo- 

M ì\ 



xSo Dei vari generi 

Dunque i Ferrarìni , co* Marchesani 
Grossi stavano in proporzione come 6 a 



linus dicto jure livelli ut supra per quondam D. Tazium 
de Sachis de I>ucingo Mediolanen. Dioe Vicar. & qd. 
D. Raynerium de Pontilla de Fiorentìa procuratorem 
bonae memorix D. Phylipi olim , & nunc Ep"i Ferrarìen* 
jrlibati D. Ep"i Ferrarien. p^decessoris generales prò se , 
& suis filiis & heredtbus pretextu^ & vigore cujusdam 
Renunciationis de ipsa re in manibus dictorum D. Fa- 
zij , & Rayneri per qd. Johanem & Jacobum Fratres &. 
fìlios qd. Lexotx uxoris qd. Bianchi habitator. difhe 
ViUx Sancti Martini Ferrar. & per eosdem acceptare 
extitit legittime investitos prout patet publico Instru- 
mento scripto manu qd. Francischini de Graxetis de 
Mutina not. & stip. in Millesima trecent'o quinquage- 
simo quarto , Ind. sexta , die secundo mensis Junii co-« 
ram dicto D. Ep"o exhibito , & a me Nofo viso , & 
lecto, cum quodam anullo quem in suis tenebat mani- 
bus , investivit , & innovavit eidem livellarlo expresse 
confitenti dictum Casale esse de jure & proprietate 
Ep'atus Ferrar, concedens ipsam rem cum introhitu & 
hexitu suo , & cum omnibus , & singulis q. infra prae- 
dictos continet confines & q. ad ipsam rem spectant& 
pertinent ad habendum , tenendura , possidendum & usu 
fructuandum, & quidquid ipsi livelario dictisque suis 
filiis , & haBredibus dicto Jure placuerit de estero fa- 
ciendum , salvo semper , & reservato omni Jure Epi- 
scopa tus Ferrari» , & cujuscumque alterius personal , 
in dieta re solvendo annuatim noie pensionis , & ca- 
nonis dictae Rei eidem D. Ep"o pfiti , & stipulanti prò 
«e , & suis successoribus , & Ep^tus Ferrariac in festo 



DI Moneta* Diss. IV. i8i 

f ; tanto valendo sei Ferrarini j quanto 
cinque Marchesani • 



sancri Michaelis de mense Septembris tres librai Ferrai 
rinorutn vcUrum qua reducta ad monetam March» grossm 
ic argento nunc currtnttm remancat Sold. quinqut Marche 
fèria, vel Bon. Et in festo Nativ. D. Nost. IfcTu Xp"i 
duos bonos Capones de camibus, & tempore innova- 
tionis p. inno vat ione finitis dictis viginti novem annis 
quinq^ Solid» Bon. quam pensionem, & innovationem 
dictus Livellarius per se , & suos filios & heredes dare 
& solvere promisit & convenit sub pena juris debita» 
&. obltgatlone bonorum suorum pntium , & futurorum 
& dictae rei suppoaens se sponte » & voluntarie jurisdi« 
ctioni cognitioni , & Foro ipsius Dni Ep'^i , & sua 
Ep'lis Curi» Ferrarien» quandocumq. de dieta Re con«> 
tingeret litigari. Et prò prnti investitione » ac innova- 
tiene idem D* Epus fuit contentus , confessus , & bene 
in concordia cum dicto Ser Vgolino livellano p"nti & 
stipulanti se ab eo habuisse» & recepisse Sold. quinq. 
Bonon. & rtnunciaverunt exceptioni non datas & non 
sibi numeratorum dictorum denariorum occasione prae« 
dieta , & perg. fuit dat^ & habit. & omni alii legum » 
& canonum auxilio sibi compet. vel competiti Hoc pacto 
Inter eos spalt apposito , quod non liceat dicto Ser 
Vgolino neq. suis filiis , & heredib. aut causam ab eis 
habentìbus dictam rem in toto vel in parte vendere alie- 
nare donare impignorare dividere relinquere uUi vene- 
rabili loco Ecclesiae » hospital i , majori persona vel ser- 
vo , vel a se modo aliquo forma vel ingenio abdicare 
absq. ipsius D. Ep'i & successofum suorum eKpresso 
consensu, & lic. .spetiali , & si aliquo tempore vendere 

M iij 



i82 Dei varj genesi 

Valore Conviene ora che discendiamo a pirr 
re Mar- minute osscrvazioni per rilevare il pregio 

chesane • 



voluerint dictam Rem , téneatur primo requirere , & 
interpellare dlftum D. Epum vel ejus successores si emere 
veder, & si eraere voluerir téneatur eis dare, & ven- 
dere prò minori pretio quam alteri persone duodtcim 
Imptrialibus. Dictus vero D. Epus vel sui successores 
teneantur dare , & solvere pretium dictae Rei infra unum 
mensem postquam sibi denunciatum fuerit • Et si pre« 
tium non solverit infra mensem postea vendat quibus 
voluerit exceptis personis superius expressis exceptads • 
Item quod tempore celebrationis contractus quando veti- 
dent facient poni in instrumento venditionis , & spetia- 
lem fieri mentionem quo jure ipsam rem tenebant & 
cujus est dominium» & proprietas tpsiusreiscilicetEpi- 
scopatus Ferraris. Et quod omnivice, & quandocumq. 
dictus livellarius , vel ejus fìlii , & heredes aut causam 
habentes ab eis fuerint requisiti dabunt inscrìptis diete 
D. EjTo suisq. successoribus , & eorum nuntiis procura- 
toribus & factoribus dictam rem cum suis veris confì- 
nibus : insuper prefàtus D. Epus per se , & soos suc- 
cessores promisit dicto Ser Vgolino livellario piiti , & 
stipul. prò se, & suis filiis & heredibus dictam Rem 
prò facto Epatus Ferrarien. tantum legiptime defende- 
re, auctorizare, & disbrigare ab omni persona Colle- 
gio , & Universitate expensis Epatus Ferrariae pracdi- 
cti , & dictam investituram , & innovationem , & om- 
nia & singula suprascripta firma & rata habcre , tenere 
attendere , & observare , & non contrafacere vel venire 
^ sub ipsorum D. Ep'^i Ferraris , & Epatus obligatione 
* honorum. Et altera livelli pagina in viginti novem an- 
nis advenicntibus ad renovandum tunc, & semper hoc 



t>t MoKKTA » DlSS. tv. 1 Sj 

veto ^i cotesté Life Marchesane . Bì gtati 
Valore , per dir il vero > erano esse*, es« 



*iMih 



M*i^^^ik^MMkMitariÌM^Ml«^É*MÌriÌlMi 



ordine rènovetur. Etsi dktus livellariu$ vel éjus fililSt 

heredes àùt cauià.n ab eìs haberttes praèdictà^ Vel ali-» 

quid predictóru.ii UDÌ «erVaverlt * seU cóntrà eA ìnodO 

àli:iao fecerint , seu etiin si coAtirtget ìptóitì rCiH 

apropri ari ìd E^/:ScopatUin Fèrfarìerìé liceat eide.n DnO 

Ep^o > saìs:t. sJ:Cessorìbu^ » & èoruii tlUntiU factóti- 

bus , & ProcuratoribuS teoutam * & cOrporalem pòsSe^ 

sione. n diete rei sua propria àuctoritàte* & sinereqùi- 

Sitioae alicujus Judicis» vel Oificìalis Ecclesiastici, vel 

secularis , vel aliquòfum aliorum cortdictiònè apténde-* 

re 5 ìntrare, & retiiiere deirtceps, & de illa postea di-» 

spon-re , & oriìtìàté prò libito voluntatU * 8t ftihilo^ 

minus , q-ila jjs prjedicta statata córtdictioiìe^ » 8t pacta^ 

& laudabile^ coosuetudines dicti Villiie sartcti Majrtini 

hic iepatim noti exprimintar , quo ad pntem Cóptrà- 

ctum in sifiguUs capitulis ven dicent sibì locum j & iil 

Sua mmeant firmi tate « 

Actutti Perrariae in Eplis ^alatio Ferràri» in Cartèra 
Superiori Residen. dlcti Ep'^i Ferrari* piitibus testibus ad 
jTdicta bis vocatis , & ipecialiter rogati^ Ven. viro D. Che- 
rardina de Baronib. de Kegiò Archip'bro Plebi* thamar* 
Ferrar, dioc. Nobih virò (luidotìé de Baysiò rtató nobiU 
viro Ser Mathei de Baysio de Regio, &Civis achabi- 
tator Civitatis Ferr. in contracta Satictai Agnetis , & An- 
tbonio de Pistorio Familiaf. & domicelo pelibati D*Epl 
Ferr. & alili I. * È. Ego Frartciscui filius quortdani 
Johanis de hemghlramis de Sorbulo PafmensiS dipc. pub. 
impali auct'e notar. & jadex ofdiriarius , neC nOn p'feti 
D. Ep^i Ferr. Scriba , & notar, bis omnibus & siilgulis 
pratsens fui, & Rogatus scribere eapubliwe scripsi> «e 
signa meo consueto si^navl# 



Tf 84^ Dei vabj geneec 

sendo composte di Soldi, di Danari e dì 
Quattrini . Dall' Archivio Capitolare della 
Chiesa di Ferrara N. 3 1 molti esemp; si 
cavano di un tale computo ; ma , per tutti , 
ci basti uno appartenente al Censo della 
Chiesa di Ravenna , che dice così : Ec- 
clesia Ravenne supra Exùmi Cleri Ravennae 
( solvit ) Lib, I . Sol. I. Denar, Vili. Qua^ 
trìn. 1% nel MCCCCX. 

Da alcune note , fatte da Jacopo di Ma- 
rano, che sembra essere vissuto nel. prin- 
cipio del Secolo XVI ( cane 195) si ì: 
Anno 1 4 1 o , 16 Maggio , il Marchese Nic- 
colò 111 fece battere Marchesini d'argento 
con f immagine di s, Maurelio Episcopo di 
Ferrara , e lectere eie dicevano s. Maure- 
lius , e dair altro lato F immagine del 
Marchese con lectere Nìcolaus Marchio 
Estensis; e valeva un Soldo. Fece bat- 
tere dinarini , che se ne dava due al Quat- 
trino, delli bagattini , che' se ne dava 
quattro al Quattrino. Ma di coteste mor 
Bete non si parla nel sopraddetto Capito- 



IDI ÌM[oNKTA . DlSS. IV. lt(( 

lare ; perchè quivi si legge che i danari 
valevano più che i Quattrini e non me^ 
no y come nota il da Marano . Se vero 
è ('com'è verissimo j che il quattrino va- 
lesse piccoli quattro ; il danaro , equivalente 
a tre quattrini , doveva valere piccoli 12; 
e, per conseguenza , il soldo a 144 piccoli 
corrisponder doveva . Prezzo esterminato 
è cotesto; e perciò incompatibile a una 
moneta reale , che correr dovea nel nu- 
mero delle minori. Quindi dobbiamo dire^ 
che nel Capitolare di soldo immaginario 
si parli , composto secondo V antico co* 
stume di danari dodici; e perciò legittima 
aver si dee la notizia del Cronista ^ che 
nel 14 IO al quattrino dà il valore di 
due danarini • 

Non abbiamo noi esatta notizia de i rag* 
guaglj particolari della Ferrarese moneta ; 
pure dalle note del prefato Cronista 
ricavar si può , che il soldo valeva da** 
narini dodici e quattrini sei • Imperciocché 
(p. 142^ all' anno j 3 2 1 scrive cosi : Grida 



i86 Dei vau; gekerj: 

del Marchese Niccolò , che fece Batter^ 
Marchesini da un lato scruti : Nicohms 
Marchio Estensis ^ dalF alerò Ferrante ; e 
valevano un Bolognino o un Solao , ou* 
vero 24 Piccoli. Gli Aquilini Vecchj (vz» 
le vano j quattrini cinque^ ovvero PiccoU 20. 
Se venti piccoli facevano cinque quattri* 
ni} piccoli 24 dovevano corrispondere à 
quattrini 6. E se due danari (posterior- 
mente fatti) equivalevano a un quattri- 
no; dodici danari facevano un soldo. £$ 
per conseguenza, il danaro valeva picco- 
li 2 , il quattrino pccoli 4 ; e '1 soldo 
piccoli 24. 

Soldi Marchesani mi mancano, e pero 
non saprei io dire precisamente né h 
lega d' essi , né il peso : ma da una 
Grida del Duca Ercole^ rapportata dal 
detto Cronista ^ qualche notizia può ri* 
cavarsi (p. 244 ), ei d:ce cosi: 4 Aprile 
1475 Grida del Duca Ercole sopra li 
Grossetti Ferraresi vecchi e nuovi àa 
portarsi alf Officio de XII Savj , dovi 



»i Moneta . Diss. IV. 187 

i calanti si taglieranno . . . • e^ se non pe-- 
savana sei carati e me^^otuno^ si taglia^ 
vano i e fii fatta Grida che li buoni si 
spendessero per i } dinari ^ dove prima si 
spendevano • per 22. Qui primamente ab* 
biamo una notizia ^ che le monete pe« 
santi carati 67^ o sieno grani 26 , si chia- 
mavan Grassetti . Veduto abbiamo più so- 
pra ) che le antiche monete di Ferrara , o 
di Bologna 9 dopo il Concordato del 1209, 
pesavano intorno a Grani 30; dunque co* 
testi Sì chiamaron dappoi col nome di 
Grassetti • Di più si rileva , che correva* 
no per danari 2 2 : ma , se monete di gra- 
ni 26 valevano danari 22 9 quelle che 
avevano, senza alcuna diminuzione 9 Tin-» 
tero lor peso di grani 29 9 o 30^ dove- 
vano valerne 24; di fatto 9 se due soldi 
facevano (com'è certo) un Grossetto ; 
valendo il soldo 9 come dicemmo 9 dena- 
ri 12 9 il Grossetto era di Grani circa a 
30; il peso del soldo doveva essere di 
grani circa a 15. 



lS8 DfiI VARI GENEItt 

Intorno a cotesto tempo viveva Fran^ 
Cesco di Dino di Jacopo Kartolaio / che 
compose il libro intitolato Chostumi Cambi 
Monete Pesi Misure etc. che ne Paesi si 
chostuma ^ e in diverse Terre , stampata 
in Firenze presso il Munistero di Fuligno 
nel MCCCCLXXXI , del qual libro più 
sopra si fé* menzione. Cotesto Francesco 
aduncjue (rapportando la lega, a cui in 
motte Città conravansi le monete) nel ca- 
pitolo CXCIIII ci dà notizia della lega 
di Bologna e di Ferrara ; e scrive così : 
A Bologna et a Ferrara a once IX e ^^* 
nar. XII. Cotesta lega è più fina di quella 
stabilita nel Concordato del 1205, aven- 
dola rilevata noi di once IX e danari 6. 
Comunque sia cotesta lega, assegnata da 
Francesco^ rileva in Venezia peggio per 
marca carati 240* 

Ora , se il Grossetto pesava legit- 
timamente intorno a grani 50 , avrà 
esso tenuto di fino grani 23^; quindi il 
soldo ne avrà avuti grani ii^. Così 



i>i Moneta. Diss. IV. 189 

può rilevarsi anche il valore della Lira. 
Imperciocché 9 se venti soldi facevano una 
Lira, avrà questa pesato intorno a grani 
3005 ed avrà tenuto d' argento fino grar 
ni 2}7i. Io però son persuaso che /v-^/z- 
cesco di Dino s inganni nella lega ; poi- 
ché è sempre più autentico un atto legale 
d' un Concordato , che T opinione d' uno 
Scrittore; e perciò 9 calcolata alla lega del 
Concordato, viene la Lira Ferrarina, di 
cui qui parla , a tenere d' argento fino il 
solito peso; cioè grani 231^ circa. Se 
però la Marchesana cresceva d' un quinto , 
veniva questa a montare a grani 2774. 
Intorno a cotesti tempi , la I^ira di Vene- 
zia non aveva argento fino più che gra- 
ni 1 1 5i incirca. Dunque era presso poco 
la metà della Ferrarina. 

Di fatto neir anno 1 4 3 8 fi:a i Rogiti 
del Notajo Schive ti di Ferrara si legge 
il prezzo d' un Messale 9 sotto il giorno 1 7 
Maggio , appartenente al B. Giovanni Ves- 
covo d' essa Città ; e dice cosi : Unum 



XpO BEI VAU} GENERI 

librum MissaU secundum Curiam Komanam 
novum pulcrum coopertum corio rubro bro^ 
catum in cujus principio sunt figure Dei Pa^ 
tris, B. Maria & B. J oppose Calendarium & 
finitper infinita Seculorum amen : Quod ope-- 
ruerunt ipsi Commissarii emisse a Nigriso^ 
lo Cartolario prò Ducatis vigind octo auri j 
qui valent libras Sexaginta tres M. Cote- 
sti Ducati d' oro sono Zecchini di Vene- 
zia ; e perciò il loro valore viene a rissulta* 
re Lire i* Soldi 5 , T uno. Ma in un con- 
to poi, fatto tra il medesimo Vescovo e 
Diotisalvi da Foligno suo Vicario, sotto il 
giorno 17. Maggio 1438 , si legge così: 
Messer Diotisalvi Vicario deve dar &c. Resta 
avere Ducati i j 6 vale L. 5 07 Sol. 2. dan.6. 
che fa montare lo Zecchino al prezzo di 
Lire 2 , Soldi 5 e danari 5. Comunque 
sia, in. cotesto torno di tempo in Vene- 
zia valeva lo Zecchino Lire di Marchetti 
5 : IO circa ; ma è da avvertirsi , che , 
fatto il computo a Lire di Soldi , non re- 
stano che Lire 4. Soldi 2i} che può com- 



DI Moneta. Diss. IV, 191 

putnrsi il doppio incirca. del prezzo asse- 
gnato in Ferfiira . Anche presentemente Io 
Zecchino / che in Venezia vale Lire 21 ^ 
in Bologna e in Ferrara non vale più 
che L. IO : e Bajocchi io. Giova ora 
pass^^re alle monete , e vedere y se il fatto 
corrisponde a' nostri computi sinora sopra 
semplici conghietture formati. 

Questa moneta pertanto da una parte ^*^'//' 
à r effigie di Alfonso II , Duca di Ferrara 
intorno al i S 1 9 > ed intorno e' è la leg- 
genda ALF. IL FÉ. MV. RE, E. C DVX; 
e dair altra S. Giorgio in piedi ; ed hi- 
torno SANCTVS GEORGIVS. Pesa grani 
28 ; ma è di molto consunta > e avrà di 
fino I4|. Una di simile grandezza ne ó 
d' Ercole II, Padre del suddetto Alfonso , Tav.ii. 
e questa pesa grani 37; ed a di peggio 
carati 552, che vuol dire argento fino 
grani ipif prossimamente. Il Grossetto^ 
accennato nel 1475, aveva di fino intor- 
no a quattro grani dì più; ma pesava 
meno ed era di miglior lega» 



igi Dei vaki generi 

Ttv.ii. Altra moneta più grande vicn dietro 

N. III. , Iti 

con la stessa leggenda, e lo stesso im- 
pronto, e pesa grani 47,- e conseguente- 
mente di fino à grani t4Th Due mone- 
te adunque qui abbiamo, delle quali è 
incerta la vera denominazione; non sapen- 
dosi preciso a quale il nome di Grosseto 
to appartenga • La prima a meno e la 
seconda à più intrinseco del bisogno . Se 
però dalla metà della prima moneta d' AU 
fonso col S. Giorgio piccola facciamo il 
Soldo , verrà questo ad avere d* intrin^ 
seco grani 74-; e cosi la Lira nulla più 
che grani 147 ; e se detto Soldo si 
fa dalla metà della seconda accennata 
d' Ercole con S. Daria , avrà esso d' in- 
trinseco grani 977 ; e la Lira ascende- 
rà a grani 192^ incirca • £ se final- 
mente si dividerà la Grande d' Alfonso 9 
eh' è moltissimo corrosa , coi S. Giorgio, 
sarà il Soldo di grani 12^; e la Lira di 
grani 245 incirca. Ma siccome la mone- 
ta piccola d' Alfonso col S. Giorgio è ugual- 
mente 



s 



SI MONITA. DlSS. IV. tp) 

mente pregiudicata; cosi giova farla di gra«* 
i^i 9^7 9 come quella à' Ercole 'j e così di 
prezzo maggiore sarà pure la Lira forma* 
ta sopra il Grosso più grande • Andiamo 
innanzi • 

Una grossa moneta d' Ercole II vìen n. IV« 
dopo y che da una parte à V effigie di 
lui ed intorno HERCVLES. FERRAR. 
DVX. II ; e dall' altra parte un gruppo 
di Serpi. Pesa grani 147. Questa mone- 
ta non può essere adunque la Lira . E* 
di lega intomo a carati 130 per Marca ; 
e perciò di fino terrà grani circa 130. 

Calcolato il Crosso sopraddetto 9 che 
Òl intrinseco I grani 2 49, viene questo 
ad essere la quinta parte di questa mone- 
ta • Se però cinque grossetti corrispon* 
devano a soldi x ; ne verrà , che questa 
moneta d' Ercole sia la metà della lira* 
£ y per conseguenza , la lira risulterà di 
fino argento grani 260. Più debole un 
poco di quello T abbiamo ritrovata noi nel 

M75- 

Tom. IV. N 



194 Dei VAB7 G£NEBI 

10 non ò per fatalità la lira d' Erco- 
le; perchè 9 unitamente a molte di cotesta 
e d\ altre Città d' Italia , mi fu rubata tre 
anni sono. Ho bensì la lira d' Alfonso 
II 9 che da una parte à T effìgie d* esso 
ed intorno ALFOiN. IL F£R. MVT. REG. 

N. V. E. e DVX ; e dall' altra una figura di 
Donna in piedi , appoggiata ad una cLtva ; 
ed intorno SE- SOCIAM. ADIT. Pesa 
questa moneta grani 3 1 1 » ed è della le- 
ga di carati loo circa per Marca. £ per* 
ciò la detta lira ascenderà al fino di gra« 
ni 284 incirca* 

11 grossetto grande di Alfonso^ in cui 
ritrovato abbiamo grani di fino 24^; può 
benissimo computarsi a grani 28^9 perchè 
io lo Ò9 come dicemmo 9 molto consuma* 
to dal tempo; e perciò dieci di cotesti 
grossetti corrispondono alla detta lira ^Al- 
fonso • 

Ma cotesta lira, non solamente è più 
forte della lira del 147 5, 'ma è incal- 
colabile col grossetto picciolo del mede- 



DI Moneta. Diss. IV. 19 ^ 

Simo Alfonso ; in cui non vi sta più che 
grani 19^ di fino argento. Se però dieci 
di questi grassetti corrispondevano ad una 
lira j questa lira avrebbe contenuto di 
fino grani I92^|. Quindi sospetto mi nasce^ 
che la lira d' Alfonso due valori rap^ 
presentasse ; cioè soldi venti de' grossi 
Giorgini'i e soldi trenta de' grossetti pic- 
coli • Di fatto , levato il terzo della $ud' 
detta lira 9 restano grani 190 prossima- 
mente » eh' è il valore di grossetti dieci; 
e 9 giunta air intriseco di detti grossetti la 
m^tz del valore 9 risultano grani 2 8i cir- 
ca; che corrispondono al valor del Gior- 
gino Grande. 

Da' Registri antichi » seguenti le note 
di Jacopo di Marano^ si à (e* 3 44) che 
nel 1576 In Maggio 1 Zecchini Vene- 
i^iani^ che prima si spendevano a L. 4 : 
e soldi 13, furono me^si a: L- 4 ; io f li 
Scudi da soldi jS ^ se valevano due gra^ 
ni di quel peso , furono messi a soldi 7 7. 
In Venezia) al contrario I nel 1568 valeva 

N ij 



j I 



^1^6 Dei VAIX 61NEKI 

lo Zecchino L. 8 , e nel 1588 L. i o ; 
cosicché nel M76 può benissimo compu- 
tarsi L. 9. Ma lire di marchetti, un ter* 
io più deboli de* soldi ; cioè corrispoo* 
denti alla proporzione 9 che tra le Ferrare» 
^i e le Marchesane passava : perlochè 1 
come la lira de' soldi Veneti era nel va- 
lor la metà della Marchesana, cosi la li- 
ra de' marchetti Veneti dee essere pure 
* alla metà del valore della Ferrarese ; e , di 
fatto 9 hre 9 9 prezzo dello Zecchino in Ve^ 
nezia 9 sono il doppio del prezzo del detto 
Zecchino in Ferrara • Ora in cotesto tem- 
po la lira di Venezia ritrovavasi al fino 
di grani 94 A circa; e perciò 9 raddop- 
piando la somma 9 sortiranno grani di fino 
189VT per la lira Ferrarese. E poiché 
tra questa somma 9 e quella che risulta 
dalla lira de' grossetti piccoli 9 non e' è 
« altra difFerenza 9 che di soli tre grani in- 
circa ; i quali in virtù 9 o della varia prò* 
porzione 9 o della diversa lega delle mo- 
nete 9 dair occhio del popolo sfuggir pò- 



BI MoNITA • DlSS. iVé 197' 

tevano; dobbiamo certamente conchiudere ^ 
che la lira piccola fosse quella di corso; 
e che grossetto di due soldi fosse ye^ 
ramente quello Òl Alfonso con S. Giorgio 
piccolo. Per T. intelligenza di tutto que- 
sto, convien ricordarsi i calcoli da noi 
fatti di sopra sulle monete di Federi-* 
go 9 e su ì concordati co* Bolognesi $ 
co i quali stabilita abbiamo la prima lira 
di grani 168 crescenti 9 e la seconda di 
grani 193^ incirca . La qual costanza 
d* intrìnseco fortifica le nostre asserzio- 
ni. 

Se pertanto serie di monete e di li« 
re un terzo più forti di coteste , nel me- 
desimo tempo si ritrova; convien conchiu- 
dere 9 che di due sorti fosse la lira di 
Ferrara; distinta forse col nome di Pio 
cola , e di. Grossa ; oppur di Corta , e di 
Lunga \ o finalmente cori quello di F^r- 
rarese , e di Marchesana . Tutte queste es* 
pressioni ne' Documenti Ferraresi , da noi 
più sopra rammentati I si trovano. £9 per 

N ii| 



198 Dei va»i «kneri 

verità , siccome nel 1 3 3 ) abbiamo vedu^ 
(o la lira Marchesana più forte di un 
quinto della Ferrarina 9 nel corso di quafì 
dugent* anni 9 probabile è j che d' un terzo 
sopra d* essa Ferrarina s* avvantaggiasse - 
Infatti , calcolando bene la lira d' Erca^ 
le II, non giunge certamente a superare 
d' un terzo la Ferrarina ; avendola rilevata 
di grani circa 277», che vuol dire presso 
poco un quinto solo di più • Un tale rag- 
guaglio sembra , che sotta Alfonso II si 
facesse ; ma calano Documenti per saper- 
lo precisamente • 

Da tutte le osservazioni fatte sinora 9 
risulta, che la lira Ferrarina si manten- 
se sempre in corso, e che, quando precisa 
menzione non si faceva delle Marcheggia- 
ne , le monete Ferraresi erano quelle 9 
delle quali ne* contratti e . nelle pubbliche 
Gride facevasi uso , e che si costituirono 
poi nella proporzione del doppio valore 
con le "NCeneziane^ 



©I Moneta » Dss. IV. 199 

Io ò d^ Ercole II un* altra moneta col Quatta 
S. Giorgio per aria , ed intorno con i* in- n* vm' 
scrizione DEVS- FORTITVDO. MEA ; e 
pesa grani 70 crescenti 9 cosicché è il 
quarto della lira • 

Due altre piccole monete restano a spie- f^^^^^^i 
garsi» Una è d' argento e T altra dì rame. ^* ^^' 
Ha la prima V effigie d* Alfonso li ed intor- 
no ALFOiNSVS. IL DVX; e dal rove- 
scio un' Aquila con ali spiegate ^ ed in- 
torno FERRARIE £C pesa grani 1 1 ^ 
ed è di pessima lega ; cosicché nemmeno 
14 di queste monete potevano corrispon- 
dere al valore del grosso. Quindi il loro 
nome traspira ; cioè ^Aquilini % o di Quat^ 
trini . 

V altra di Rame à da una parte T Aqui- Dmarmo 
la, ed intorno ALFONSVS II DVX;^""^^ 
ed a rovescio nello Scudo Tarma della 
Comunità, edintorno FERRARIìE; e 
questa moneta può meritarsi il titolo di 
Danxrìno , due de* quali al quattrino cor- 
rispondevano • 

Niv 



ZOO Dei VAUJ GENERI 

Duetto ^^ finalmente anche il Ducato £ oro di 
N.^iL Ferrara; e questo alla bontà di 24 cara- 
ti • Dal diritto v' è la testa del Duca Er^ 
cole, ed intorno HERCVLES DVX FER- 
RARIE; e dal rovescio il Salvatore in 
atto di risorgere, ed intorno SVREXIT. 
XPS. REX. GLE. (Christus Rex Glo- 
ria;); pesa grani 68. £ questo Ducato , 
per le note di Jacopo da Marano, nel 
14 IO valeva 34 soldi de' Marchesini. 

Oro Argento e Rame si coniò in 
Ferrara per tutto il Secolo XVI : ma fi- 
nalmente nel 1602 Clemente Vili Papa 
proibì a quella Zecca di batter monete 
di Rame ( i ) : permettendo soltanto quel- 
le d' oro e d' argento . 

Delle cose dette sinora , tempo è che 
z lettori porghiamo il frutto con le Ta- 
vole ; onde 9 siccome porta V instituto no» 
stro 9 a colpo d' occhio si vegga T in- 



(I) Privileg. Urbis Ferraris Tal, 77. 



Di Moneta. DissJV. lo^ 

trìnseco delle monete coniate tanti secoli 
addietro (a). 



(a) Chi vuole un più preciso ragguaglio per $erie 

ò' anni delle monete Ferraresi e Marchesane , legga 

il citato libro del sig. Bellini; il quale compiuta serie 

ci dà di esse monete, in supplemento a quanto noi 

detto abbiamo in questo proposito • Appartiene a i detti 

cittadini il passarne alle minute circostanze ; ed in questa 

parte è molto il merito del detto Scrittore , il quale. 

fece anche qualche tentativo sulla proporzione de' me* 

talli monetati, e sul ragguaglio delle antiche monete 

con le moderne* A noi basti l'aver dimostrato, prima 

d* ogni altro , la costanza del rapporto delle monete Fer* 

faresi; cioè eguali alle Bolognesi e il doppio delle 

Veneziane , e cosi la differenza dalle Ferraresi con le 

Marchesane. 



Dei vari generi 



FERRARA, 



Anni 
1164 
2005 
1109 



Monete 
Ferrarine 
de* Bian- 
chi. 



Danaro 



Peto 
Grani. 



Grosso 
. Soldo 
Ì47J Grosso 

Soldo 
XJJ9circa Quattrini 
I JJ9 circa Grossetto 
Soldo 



li 

30 
IJ 

30 

II 

37 



Monete 
Marchesa- 
ne. 



Anni 
WS 



1 5 59circa Grosso 
Zoraino 
Lira 
Grande 
Ducato 
d'oro 



Peso 

Grani • 



Lepa Peg- 
gio per 
Marca 
Carati « 



171 - - 

164 - - 

168 - - 

i68 - - 

a64 - - 

^64 . « 

967 circa 



Intrinse* 
co di 
ciascuna 
Moneta 
Grani. 

91 - 
ajj - 

la{ — 

a3i - 

n^ — 

li - 

I9«~ 
9S- 



Intrinseco 
di ciascuiìJi 
Lira Fer^- 
rina« 

té6^ciiai 

mi 

46ai 
190 circa 



X9^45 



Lega {seg- 
gio per 
Marca 
Carati . 



^cir. 0^4 - — 



300- 
^8 



0^4 - ^. 



Intrinfe- 
co di 
ciascuna 
Moneta 
Grani* 



184- 



Intrinseco 
dì ciascuna 
Lira Mar«» 
chesana • 



Crescente 

un quinto 
dallaFerra- 
rina 1772 * 

Crescenti 
Un terzo • 

184^; 



184ÌS 



SI Moneta . Diss. IV. 20) 

m ■ 

FIRENZE. 
S. VI. 

Poche SODO le Zecche d' Italia , che nella 
celebrità e nella fama possano a quella 
di Firenze uguagliarsi : ma niuna Zecca al 
contrario è tanto difficile ^ quanto cotesta ^ 
da essere dilucidata con la Storia de* co- 
ni ^ e col calcolo deir intrinseco valore 
delle monete. Ne' tempi di Repubblica, 
tanto V oro che V argentò nelle stessa 
guisa segnavansi , cioè col fiore Ciglio , 
e con V immagine di S. Giovanni Batista ; 
senza nota d'anno , o dì Magistrato • Qualche 
segno arbitrario vi poneano gli Zecchieri, 
e tal volta indicante la famiglia de* Pre- 
sidenti alla Zecca; ma tutto è incerto e 
mal sicuro • Ora, come mai può conoscersi 
la Serie , e come rilevarsi le mutazioni 
e la diversità de* valori ne* metalli quivi 
coniati? Bisogna pertanto contentarsi di 
conghietture ; facendo più uso di carte , 
che di monete» 



204 T)U VARI GENIRI 

Quindi non si sa» né quando, ni come 
la moneta Fiorentina abbia cominciato ad 
esser in corso. Giovanni Villani assicura 
che nel 1182 correva in Firenze una mo- 
neta d^ argento 9 che si chiamava Fiorino ^ 
di dodici danari V una ; e *1 Borghini seri-» 
ve d* avere, nelle Scritture del Mille in- 
circa ) ritrovata menzion del detto Fiorino. 
Quali però fossero coteste monete , e di 
qual pregio , io noi saprei certamente* 
intrìn- ' ^^^ conosccrc in qualche parte le Fio^ 
iT\fra r^'^'inc monete , convien discendere al se* 
toxutcolo XIII; cioè air anno MCCLII, in 
cui si coniò, per la prima voltaci/ Fiorì-- 
no i oro , che prima si batteva moneta 
<f argento di XII danari t una^ allo seri* 
vere di Giovanni Villani ( l ) , e del Mom 
laspini (a). Questa fu quella famosa mo- 
neta che corse per tutto il Mondo, che 



(i) Storia ec. Ed. Firenze 1587. 4.*^ pag. 157. 
(a) Historia Antica te. in Firenze XJ 68. 4.''Cap. CLII, 
p. 107. 



DI Moneta. Diss. IV. 2óf 

dà molti Principi fu imitata^ e che per 
solo amor proprio fu da' Fiorentini cre- 
duta la prima moneta d* oro 9 che in Ita- 
lia sia stata da una libera Comunità lavo- ^ 
rata • 

Due qualità diedero tutti gli Scrittori Tav. ni. 
a cotesta moneta; cioè che fosse di cara- * * 
ti 249 vale a dire d'oro puro; e che 
pesasse una dramma; cioè danari tre, o 
grani 7 2. Per verità quella che posseggo 
lo 9 e che credo non per anche. stampata , 
pesa grani di Venezia 69 crescenti ; il 
che corrisponde al giusto rapporto dalla 
diflferenza i che passa fra il peso di Vene- 
zia e quel di Firenze 9 cioè come 562 
a 537. Ha questa da una parte il santo 
in piedi & JOHANNES. B.; e dall' altra il 
fiore Giglio, ed intorno FLORENTIA ; 
e certamente sembra della lega fine • Co- 
testo Fiorino , per testimonianza degli Scrit- 
tori e de' Documenti , valse 9 dal 1252 
fino al 1270 incirca 9 lire una; cioè venti 
soldi di dodici danari l' uno* Considero io 



io6 Dei vakj generi 

di cotesti tempi il Fiorino d' argento che 
noi abbiamo ; il quale da una parte à 
r immagine del santo ^in alla metà della 
N. II. persona , e all' intorno S. lOHANNE. R 
dair altra il Fiore ed Intorno FLOREN^ 
TIA; e questo è il soldo d* argento det- 
to Fiorino. Sicché 20 di questi corrisi 
pondevano al valor del Fiorino d' oro. E, 
perchè la proporzione fra V oro e Y ar- 
gento in cotesti tempi era, poco più pa- 
co men, che dodecupla; così in 20 di 
cotesti soldi dovevasi ritrovare intorno a 
800 grani d' argento fino. Ma 9 poiché in 
monete di cotesta sorta tal intrinseco non 
si ritrova , bisogna ricorrere all' anno 127S » 
in cui il Fiorino valse soldi 30; e quindi 
inferire , che la moneta suddetta é di que' 
soldi 30, de' quali formavasi il prezzo 
del Fiorino. Ora, pesando essa grani 32 
Veneziani , che sarebbero in Firenze me- 
no di grani 30, il peso assoluto delle 
trenta monete simili verrebbe a risultare 
grani 900. Quindi T opinione del Borghi^ 



w 

DI Moneta . Diss. IV, '207 

ìli e d' altri Fiorentini parrebbe erronea , 
allorché pretesero di far credere , che V ar- 
gento monetato in Firenze in cotesto tem- 
po fosse di coppella. Vedemmo noiy in- 
torno air anno suddetto , che in Bologna 
si spendeva il Fiorino per soldi xxx, e 
XXX soldi di Terzaroli valeva pur' egli in 
Milano, come a suo luogo vedremo. Pe- 
rò avendo provato che la lira di Bolo- 
gna era di grani di fino argento 515, 
ne viene che trenta di que' soldi , compo- 
nenti la detta lira 9 equivalessero a grani 
di fino 767Ì; i quali grani, calcolati col 
Fiorino , formano , come dicemmo , la pro- 
porzione presso poco dodecupla . Sicché 
anche nelle xxx monete Fiorentine dovrà 

* 

m 

ritrovarsi, presso poco. Io stesso intrin- 
seco. £, di fatto, la lega della nostra mo- 
neta corrisponde a quella di Bologna , che 
vuol dire peggio 170 circa per Marca; 
cosicché la lira , i soldi , e i danari di 
Firenze , vengono a stare air uguaglianza 
di quelli di Bologna, di Ferrara, e di 



•' 



toB Dei vari geniri 

Parma; e alla metà di quelU di Milano 

pel secolo XIIL 

Per ragionare però del primo tempo, 
in cui si coniò il Fiorino d' oro al valo- 
re di soldi 20-, potrebbe essere , che essi 
fossero di fino argento -, e che poi intan- 
to s' accrescesse il pregio d' esso Fiorino 
a soldi xn^i inquanto che nelle monete 
un terzo di lega vi si introdusse-, il che 
forma la lega de' danari Vili; cioè peg- 
gio per Marca carati 288. Ma non può 
neppur ciò provarsi , avendola noi assai 
minor ritrovata . Quello però , che con ve- 
rità può dirsi , si è , che sono tutte con- 
ghietture ; e che , sintantoché i sigg. Fio- 
rentini non ritrovino i Decreti e le Leg- 
gi monetarie del loro paese , saremo sera- 
pre ugualmente all'oscuro. Contentiamoci 
adunque di creder per ora, che la lira 
Fiorentina del secolo XIII fosse, presso 
poco, corrispondente al pregio di quella 
di Bologna, di Ferrara, di Parma ; e a 
quella di Terzaroli di Milano, che con 

le 



• 

• 



Bi Moneta • Diss. IV. 209 

le Tavole j che da noi si sono fatte e 
si faranno , qualche barlume ^ anche intor« 
no a cotesta 9 ci apparirà • 

Il pregio dei Fiorino d'oro in Firen- DWene 
2e, paragonato con quello che nelle altre Fiorini' 
città correva , potrebbe veramente esserci 
guidi a formar qualche calcolo j e presso 
poco a stabilire l' intrinseco delle monete 
d' argento di cotesta Città : ma ciò né 
pure può farsi 9 stante V incostanza di co* 
testa Zecca nella stessa moneta d' oro 9 
rimproverata anche da Dame nel Gap. VI 
del Purgatorio con le seguenti parole : 
Quante volte dal tempo, che rìmemhre 
hegge , Moneta , & officio , & costume 
Hai tu mutato 9 & rinnovato memore . 
Di fatto le mutazioni , che in cotesto 
Fiorino d* oro si sono fatte di peso e 
di conio 9 ci pongono alla disperazione di 
qualunque ragguaglio. Imperciocché tanto 
s' andò esso mutando 9 allargando 9 impic* 
ciolindo9 ingrandindo; che 9 per distingue-* 
re una classe dalF altra 9 sì dovette ri* 
Tom. IV. O 



tià Dei taki giniri 

correre a diverse denomioazioni 9 e si chia- 
mò Fiorino ^ oro in oro 9 Fiorino di Sug* 
gello Vecchio , Fiorino di Suggello nuovo , 
Fiorino di Camera 3 Fiorino Largo 9 Fiorino 
Stretto , Fiorino Leggero* Quindi varj pregi 
dovettero dalle stesse Leggi assegnarsi so- 
pra una stessa moneta; ed 9 oltre a questi, 
varj altri ne impose il Popolo, in propor- 
zione del bisogno e delle circostanze • 
II stg. Cavalier Vittori voluminoso libro 
carico di notizie stampò 9 intitolato il Fio* 
fino d oro antico illustrato^ ed egli ossei^ 
va 9 che sin dal MCCCXCIII ( 1 ) 9 i Fio- 
rini nuovi dì Suggello valevano cinque per 
cento di più de' vecchj • L* Ammirato as« 
sicura che ne! MCCCCXXII fu ridotto 
il Fiorino d' oro al peso di quello di Ve« 
nezia 9 e chiamossi Fiorino Largo di Galea\ 
e al suddetto sig. Cavaliere sembra di ri- 
trovare tal cangiamento nella Provvisione 
del di VI Maggio di cotesto anno, in 



(I) Pag. J37. e seguenti . 



DI .Moneta . Diss. IV. tu 

cui si stabilisce .*: che il Fiorino dovevasi 
crescere : di peso ' in. modo f ^ che XCVfc 
Fiorioi insieme dovevano esser accresciuti 
di due rquÌDte paca d' un Fiorino ; e^ que- 
sti dovevano spendersi per Fiorini VI e 
due terzij per cento di più de i vecchj. Noa 
negherò io già ^ che cotesti Fiorini ooii 
abbiano a . chiamarsi Fiorini Largii ; ma ^ 
se vero è che danari ^9 o grani 72 di 
Firenze corrispondano a gr. 69 di Vene- 
zia ; e se vero è che il Ducato di Ve- 
nezia si riducesse a gr. 68|^; non si sa 
comprendere come mai 9 accrescendolo di 
peso 9 pretendessero d* uguagliarlo al Du- 
cato;, quando, per far ciò', dovevano anzi 
minorarlo « Dalla Provvisione del MCCCCII 
a* X di Giugno , stampata dal sig^ Cava- 
liere suddetto al numero VI , si ricava : 
che sin da queir anno il Fiorino pesava 
grani 68 , eh* era il peso dello Zecchino; 
onde pare che s' abbia a credere , che ta- 
le ridiHSione si facesse molto prima del 
MCCCCXXIL Osservisi pure^ che, i Fio- 

O i) 



Ili Dtl VAUJ GSKEM 

Ducati fini di tale peso ed alla lega di carati 
stampati iX XIIII , SÌ chiamano Fiorini di Suggello. 
^.^^''"■Nel MOCCCXLII (i), il giorno XXIV 
Dicembre 9 si ordinò da cotesto Governo 
una nuova Fabbrica di Fiorini, cioè di 
Fiorini Larghi di Suggello , ai peso de* 
Fiorini Larghi; e 9 quel eh* è considerabile 1 
anche de' Ducati Veneti , al peso di Ve- 
nezia; e che questi abbiano a valere x 
per cento di più de i Fiorini vecch) di 
Suggello. Dì più, altro conio si ordina di 
Fiorini Stretti , e di Fiorini di Camera ; 
i quali tutti abbiano a valere in ragione 
di V 1 1 per cento di più de' Fiorini vec- 
chj di Suggello . Finalmente si abolisce 
il Fiorino Leggero di Camera , che vale- 
va di più de* veccbj in ragione di 5 per 
cento. 

Cotesto conio del Ducato Veneto stabt* 
]ito in Firenze è una cosa altrettanto con- 



■ ' Il ■■j saaggggg ■' Il ' M egsagsggggsctgggpqai 
(I) Ivi pag. 393. 



DI Moneta. Diss. IV. 215 

sideràbile, che sconosciuta « La ragione di 

ciò credo abbia potuto essere il commer*- 

CIO di Levante 9 e del Cairo, particolartneti** 

te dove il Ducato Veneziano gran credito- 

s* avea acquistato sopra ogni altra mone-* 

ta d' oro . Quindi i , che nel MCCCCXXII 

spedirono colà i Fiorentini un' Ambafciaria 

per far ^conoscere 9 che il loro Fiorino 

era migliore non che uguale al Ducato 

Veneto. Stampò il LeibnU:^^ T instruzione 

che dal Governo ebbero cotesti Ambascia^ 

tori, segnata sotto il giorao XIV e XXX 

Giugno deir anno suddetto } e quivi , ol* 

tre gli Articoli del Commercio , e' è il se^ 

guente intorno alla moneta (ij. Item che 

la moneta nastra et oro, e dt argento vi si 

spenda ( al Cairo ) e dorrà / e sia ricevuta 

come qualunque altra, e massime il Fio^ 

fino nostro , come il Ducato Venc^^iano} 

essendo buono , e migliore di Fine^yij e 






(i) Codex Tutìé Ciiuium , Pag* i6^, 

O ii) 



21*4 1^" VARI GENEW' ' 

di peso , come quello , mostrando cK è pia 
fine, e la ragione perchè; di che siete av- 
visati '^ e di peso si vede chiaro^ e in ciò 
yi assotttgliereu quanto è possibile , offeren^ 
do di farne la prova con mettere a fuoco , 
e fondere i Fiorini > & i Ducati ; 6 in- 
gegnatevi dH avere nxM'^icLj & dimestichezza 
con chi di dò / intenda • Quesi è di mag^ 
giar importunila, che cosa obMate a fare; 
domandare che se ne faccia esperienza ; mo- 
strando far per F orq ; e mostrino che il 
nostro Fiorino non peggiorò di fine^a ^ e 
che in molte parti è conosciuto di virtù co^ 
me il Ducato , e più > & ancora dello ar^ 
gento mostrate j ma instate sult oro. Co- 
testi Ambasciatori fecero bene 1' officio- lo- 
ro , perchè a i x di Settembre diedero re- 
lazione d' aver ottenuta la permissione del 
corso del Fiorino , e a i due d' Ottobre 
in Alessandria si pubblicò la Grida • Bi« 
sogna però , che negli anni susseguenti un 
tal concordato mancasse di vigore, e che 
finahnente i Turchi* { come di fatto acca» 



nno 



DI MONITA» DlSS. IV. 21 f 

dette ) si dichiarassero pel solo Ducato di 
Venezia . 11 perchè nel MCCCCXLII bi. 
sogna dire^ che i Fiorentini si vendicassero 
coir adulterare il conto de' Veneziani. 

Ora, per ritornare donde partimmo 9 dalle valori 

rarie classi de' Fiorini abbiam veduto es- dirpio- 

sere provenuta una corrispondente confu* 

sione de' p^^gj } ^^ non ancora abbiamo 

veduto ciò che si osserva nella Provvi* 

sione del MCCCCLV , cioè ^ che una stes« 

sa spezie di Fiorino in una moneta aveva 

un valore ^ ed un altro ne aveva in zU 

m(i). Notabile e strana fosa è cotesta, 

eppure è patente nella citata Provvisione; 

leggendosi quivi , che il Fiorino Largo va*- 

glia in Grossi lire V e soldi Vili j ed 

a' Quattrini Lire V. Soidi IX. Contutto. 

ciò , io al termine del presente capitolo 

porrò la Tavola de i prezzi del Fiorino ^ 

che si rilevano dalle Opere di Claudio 



(i) FiùHnQ tP^ro pg* 314* 

O iv 



2l6 Da VAEJ GEKEltl 

BoisHno 9 e dal sig. Cavalier Vittori so- 
pra lodato (a). 

Conviene ora rivolgere il ragionamene 
to alle monete d' argento y per conoscer^ 
ne il pregio. Ma come mai potremo ciò 
fare , se del peso d' esse siamo afFatto 
ali^ oscuro ì Potevano de i bei lumi for^ 
fiirci Giovanni Villani e Gerardo Ger^ 
Uli 9 allorché per pubblica commissione 
scrissero T Istoria del Fiorino d" oro } ma 
si perdettero essi nelle ricerche de* segni 
e de* nomi di quelli , che presiedettero alla 
Zecca • Anche Carlo Boissin Cancelliere 
del Monte di Firenze poteva fare lo stes- 
so, se avesse conosciuto il reale, anziché 



9S! 



{a) Il sig. Giambattista Vcrci nel Tom. Ili del sig. 
Zanetti ( p. 39J ) pubblicò un Documento , ossia Ta«- 
riffa di Francesco di Carrara de' ix Ottobre 1386 , in 
cui » assegnandosi il valore del Ducato d' oro , si coman* 
da, che in Moneta di Cafrtsini^ Carrarini^ e Solii 
vaglia lire III soldi XIII: in moneta dì quattrini lire III^ 
soldi XIII danari Vii e in moneta dì piccoli lire III soldi 
XIV danari F7. Questi esempj provano , che i nostri 
antichi, calcolando il valore delle monete sul solo Io-> 
ro intrìnseco, escluso ogni valore immaginario, erano 
^iù intelligenti , o piti giusti di quello che siamo noi • 



1»I MOMITA. Diss. lY. j 17 

r immaginario valore delia moneta d' oro ^ 
che prese a illustrare . Quindi maraviglia 
non è 9 se il sig. Cavalier Vittori siasi an-. 
cV egli ritrovato di tai presidj sprovisto > 
avendo superato ognuno nelle notizie spet- 
tanti alla storia del Fiorino- d' oro . Resta 
pertanto anche a noi aperto luogo di la- 
gnarci dell' oscurità in cui siamo , per ris* 
petto alla moneta d' argento Fiorentina y 
come ben giustamente si lagnò il sig* D. 
Pompeo Nw, Reggente del Consìglio d'Ita- 
lia e Presidente dell' Eccelsa Real Giun- 
ta del Censimento di Milano, nella sua 
bèir opera monetaria (i). Di quanto per- 
tanto abbia anch' egli affaticato sulle Pa- 
trie monete , noi qui approfitteremo per 
indicar, se non altro, le varie spezie delle 
medesime • 

Nell'anno 1305 sì stamparono i Groi- g^^^i 
si Popolini del valore di soldi due e del- "^^^^ 
la lega di ni. E perchè detti Grossi era-tpnoau» 

intrinse- 
co defla 
SS9 I-i»« 



•SnQCSS3S«SB 



(1) Pag. 91 N. 30. e seguenti • 



irS Dei vari osneri 

no di mole e di figura simili a' Fiorini 
d' oro ; cosi il sig. Presidente suddetto con 
ingegnoso calcolo suppone ^ che detta mo- 
seta pesasse grani 40. 7. 6jr$ e cheper« 
ciò contenesse in se di fino grani 38. i)* 
a« 6. .Quindi venti Popolini ( prez2o al* 
lora del Fiorino d*oro) avrebbero conte- 
nuto danari di fino )2. gr. Ii« 5. 2; cioè 
intorno a grani 779i* Noi più sopra calco- 
\lammo il soldo Fiorentino 5 allorché il Fiorino 
valeva soldi trenta ^ e ritrovammo che in 
detti soldi ) o e' era presso poco un intrin- 
seco di grani 7674 ) sul confronto anche del- 
le lire di Bologna e Ferrara . Ora dal calco- 
lo dei sìg. Presidente 1 fatto sopra i suddetti 
grossi , col riflesso del valore del Fiorino ^ 
pósto a soMi 40 9 o sia a 20 grossi 1 si ri- 
trova il fino de* grossi 77 9Ì. Sicché un cal- 
colo sostenta V altro; e tutti due 9 presi in- 
sieme , formano una ragion sufficiente per 
credere , che alla metà del secolo XIII 
la lira Fiorentina avesse d' intrinseco in- 
torno a grani 770; che verso la fine del 



m Mokhta; Diss; IV. 2I9 

detto secolo, quando il Fidrlno dai soldi 
XX crebbe ai xxx , fós^e int&rnò a 'gra-* 
tji 5 I 5 ; ed al principio del secolo XIV, 
quando il Fiorino arrivò a i soldi xx^x ^ 
si riducesse a grani 389:^ incirca. Nel 
principio di questo secolo valeva, come 
può credersi, in Milano il Fiorino Ter- 
zaroli 25;. se pure vero è , come nota il 
sig. Sitoni , che nel i ) 1 6 ne valesse 
26. Ora vedremo noi, che k Lira de* 
Ter:^arùii in detfo tempo conteneva in Mi- 
lano grani di fino 610$ cosicché; Terza^ 
roli 25, prezzo del ' Fiorino , ne avranno 
tenuti gr. 76241 circa. La somma è per- 
ciò corrispondente all' intrinseco delle due 
lire di Firenze, prezzo del Fiorino* Sic- 
ché in detto tempo Firenze si discòsto dàlia 
prima proporzione che avevano le sue mo- 
nete con quelle di Milano e di Bologna, 
come può vedersi al confronto* Il perchè 
il Boissin ( i^ deir anno '^ 1 307 porta un 



^ n »■ 



JLJU 



Élii*i 



(l) Compendio dèlia Valuta del Fiorino Cap. !• N. 9. 
De Mùnais Italia Tom. IV» pag« 81» 



21Q . DEI VABf OENERf 

Documento! in cui si rileva che un Bo 
lognino valeva in Firenze soldi i^, cioè 
Fiprinl piccoli 1 5 prò quoUbet ove laccante 
vice Casei unum Bo/ioninum , sive denariunz 
l $ Fior. par. Quindi , ritornando al calco- 
lo 9 os&efvammo. che la lira di Bologna ^ 
anche in cotesto tempo 9 si conservò al fino 
4i grani 515. Se però da questa somma 
togh'eremo un quarto , eh' è il foprabbon- 
dante alla lira Fiorentina , resteranno gra-> 
ni 386^; e tanti per l'appunto ^compu^ 
tata la piccola differenza^ sono quelli i che 
più sopra ritrovammo di fino nella lira di 
Firenze • Per altro il suddetto Boissin porta 
un Documento del laSo, da cui si rile* 
va> che i Grossi valevano allora xx soli 
danari • 
Guelfi, ^* ^ Registri del F/7/a;2Ì apparisce che 
fiJf^sei- nel MCCCXIIII si battè una nuova moneta 
appellata Guelfi : ma non ne assegna né va- 
lore 9 né peso } e questa ^ com* è credibile » 
si chiamò Guelfo del Fiore ; perchè la mo- 
neta 9 detta sempliceqiente Guelfa^ allo seri* 



DI Moneta . Diss. IV. izt 
vere òéìV Ammirato (i) non si coniò se 
non nel MCCCXVJI ; per vendicare io 
cerco modo i Bargellini coniati , per quan- 
to sì crede , da Landò d' Augubbip Bar- 
gello\ ma è da notarsi, che Bargello era 
il cognome di hando\ ii quale era Pode- 
stà allora in Firenze e non Capo di Bir- 
ri , come taluno credette {a) . Ma , comun* 
que sia, il Bargelli/io era moneta cattiva, 
e valeva danari 6. Il Guelfo era un gros- 
so 9 che dividevasi in quarto , metà , e in- 
tero • Il quarto valeva danari 1 5 , la me- 
tà danari 30, e T intero 60; il quale 
nel 1)85, come si à dal Libro della Zec^ 
ca esistente neir Arte del Cambio, citato 
da Giovanni Villani , crel^be a soldi V 



(i) Lib, V. 



(tf) II sig. Ignazio Orsini stampò nel 1760 la Storia 
delle Monete della, Repubblica Fiorentina ;, cioè circa anni 
sei dopo di noi; ina, non avendo veduto questa osser- 
vazione , asserì' erroneamente p. XXIX, che nel 13 16 
Zando J'AuguWQ Bargello della Repubblica Fiorentine: 
uomo assai ardito arrivò colla sua sfacciataggine e tiran- 
nia a far batter monete . Lo stesso disse il Macchitt-- 
velli nel lib. II delle Istorie . 



\ 



ZtZ BlI VARI GENERI 

« daflari VI 9 doc a. soldi LXVI. Il di« 
segno di uno di questi grossi Guelfi sta 
nel Libro del sig. Cavalier Vittori (i). 
Nel MCCCXXI compariscono i Fiori- 
Fiorini ni Neri con lega d' un' oncia d'argento 

Neri. j , 1 

e X I di rame ; quando non volessimo eoa 
tale nome chiamare, anche quella moneta ^ 
che si coniò nel MCCGXV , che dal Bor^ 
ghini è detta moneta Nera • 

Nel MCCCXXXXV una nuova moneta 
^^"dì grossi d' argento vien registrata , detta 
de' Guelfi y di soldi, quattro • E 9 perchè il 
Fiorino d' oro in detto anno valutossi lire 3 
e soldi 2 9 facile è il fare il rapporto tra 
questi e que' grossi ^ chfe si coniarono al- 
lorché il detto Fiorino era al pregio fra 
le lire 2.: la-, ^ le lire f-^r «ioè intorno 
alle lire 2 : 15. Altro peggioramento ac- 
cadette «elle monete nel MCCCLXVIII, 
ma non ne sappiamo i gradi- 

Questi però traspirano nell'auno MCCCG- 



fi) Pag. aoo. 



DI Moneta . Diss. IV. 225 

XVII 5 in cui rinno vessi la moneta Nera;, calcoli 

Il^v • f . dell* in* 

mpercioccne siccome nel 1325 in una trìnseeo 

libbra se ne conio per soldi quarantacm- dai zis^ 

,f j* . fino al 

que ; cosi in quest anno ne anda per ogm h^?* 
libbra soldi ottancatre • £' facile il calco^ 
lo • Pesava la prima moneta grani 1 27 cir- 
ca^ ed aveva d'intrinseco grani ItV' ^^^ 
vuol dire 9 che soldi venti di tal moneta cor- 
rispondevano a grani di fine 256. La se- 
conda poscia pesava grani 6^^^ , e d' in- 
trinseco ne aveva meno di i di gr^ino, 
cioè ^^^} cosicché una lira di queste mo- 
nete non aveva più intrinseco y che grani , 
157T circa. Siccome nel 1325 il Fiorino 
valeva intorno a lire 2: 5; cosi nel 1417 
n valutò intorno a lire 4* £9 di fatto» T in- 
trinseco delle lire 2 : ^ in moneta . nera èra 
di grani 652^; e T intrinseco delle lire 
nelle dette monete posteriori 4i di graoi 
630 incirca • Questo accrescimento di pre*- 
gio alla moneta Nera dato in coteat*.a.onp, 
fé' , che il Popolo , allorqhè sfi ,n^ sccpraer» 
accrescesse il pregio del Fiorino sitip. alle 



'i24 ^^^ ^^*' GENERI 

lire 4: 6; e 4: 8; e così uguagliò la 
partita . Non può però calcolarsi coir in- 
trinseco della moneta Nera quello delle 
monete grosse d' argento ; perchè al Ra- 
me tutti i Principi diedero un valor es- 
trinseco ) che formò e forma il principa- 
le guadagno delle Zecche; e i Fiorentini 
( s' è lecito il dirlo ) in questa parte non 
si lasciarono andar avanti nessuno. Dirò 
qui bensì posseder io il Fiorino Nero 
della prima sorte; e questo pesa grani 
Veneziani i}'. Ha da una parte la figu- 
N. IIL ^^ ^' Giovanni sino a' ginocchi , ed intor- 
no S. IOANNES B., e dall'altra il Fio- 
re , ed intorno FLORENTIA ; e questa 
è la prima volta ch'esce alla luce. Sino 
ad ora non abbiamo fatt' altro , che cam- 
minare al bujo con semplici conghietture: 
ma 9 avendo veduto noi in Firenze i codici 
originar) 9 aggiungeremo qui quanto abbiamo 
supplito nel Tomo II di quest' opera alla 
f* 3 e seguenti • 

Fu sin ad ora in perfette tenebre sep* 

pellita 



L 



DI Moneta . Diss* IV. a 2 f 

pellìta la storia monecaria della Città di 
Firenze, per ciò che spetta al peso, ti* 
tolo j e intrinseco delle antiche monete ^ 
che è la cosa più interessante d' ogni al- 
tra ; e posso dirje , che noi siamo stati 
quelli , che abbiamo aperta la via , onde 
fare in qualche parte conoscere per questo 
lato le monete per T addietro coniate ia 
cotesta illustre Città • Ma , lontani dagli 
archivj e dalle antiche carte , abbiamo do- 
vuto supplire a forza d' analogia e di 
conghiettura , lagnandoci particolarmente 
della poca diligenza / con cui trattarono 
questa materia Gio* Villani , Geraldo Gen^ 
lili , e posteriormente Carlo Boissin {!)• 
Coteste doglianze si fecero da noi col sup- 
posto , che il Codice di Gio. Villani fosse 
stato esattamente trascritto da chi lo mandò 
zìV Argellatij che lo diede alla luce. Sap- 
piasi ora , che cotesta copia fu cosi mala* 
mente e cosi barbaramente fatta, che non 



(I) P.Lp.iij. 
Tom. IV. 



■«■h 



2Z6 Pe I VAKJ GEKEKI . 

senza ingiuria dell'. Autore può chiamarsi 
Opera del Villani. Noi, essendo in Firen- 
ze, abbiamo avuto comodo di vedere e 
di esaminare cotesto Codice, di c;ui siamo 
ora in debito di render conto } avendo 
approfittato di esso nel supplemento ch'ora 
intendiamo di fare • Esiste il medesimo nello 
Scrittojo delle possessioni di S. M. L Co-> 
mincia dall'anno MCCGV; ed, essendo stato 
seguitato da altri di mano in mano , giun- 
ge fino all'anno MDCCLV. Da quell'An- 
no adunque cominciò Gio. Villani a regi* 
strare, di sei in sei mesi, non solo il no* 
me de i Direttori , o sia de i Magistrati 
sopratìtendenti alla Zecca; ma altresì la 
denominazione e la qualità della moneta 
coniata, col rispettivo suo peso e titolo. 
Di più, in marginavi a espresso il segno, 
con cui io ciascun tempo le monete si so- 
no coniate } giungendo sino al principio 
del secolo XV, in cui si cominciò a por- 
vi, le arme de' Direttori . Sicché la prima 
utilità , che da questo insigne Codice si 



DI Moneta* Diss. IV. 227 
ricava 9 consiste nel potersi avere la serie 
cronologica delle monete Fiorentine, dis- 
ponendole per ordine di segni e di anni 
indicati; cosa che sin* ora disperata ere* 
devasi , stante la costanza del conio , di 
cui si servi ne' tempi* di Repubblica co- 
desta 2ecca • ^ La seconda poi consiste 
neir avere di tutte coleste monete di tem* 
pò in tempo la denominazione, il pe« 
so , e il titolo ; e , per conseguenza , V in- 
trinseco . Noi lasceremo alla nazionale cu- 
riosità e al genio della materiale serie delle 
monete il lusso di sapere quale sia stata 
coniata prima e quale dopo, disponendo-- 
vi i Tipi di ciascheduna secondo le fede 
della loro età respettiva ; e , seguendo Y in- 
stituto nostro, al più importante ci appi- 
glieremo ; dimostrando la loro denomina;* 
zione , peso , titolo , e intrinseco sino al 
secolo XVII (a) . 



f .1 II, < 



{a) Infatti nell' anno 1760 dal sig. Ignaro Orsini nella 
Storia itile Monete , si Stampò tutto intero c^uesto Co- 

Pi) 



ZlB De I VABJ GENERI 

Primieramente staremo noi al calcolo ài 
gà fatto della lira Fiorentina alla metà del 
secolo XIII di grani d'argento fine 770, 
e diremo: che il danaro ne conteneva gra- 
ni 3V!^, il soldo grani )84 in circa, giac- 
che nulla di più antico s' è sino ad ora 
scoperto; anzi dubito, che né pure potrà 
scoprirsi, quando no»^ ci contentassimo dell' 
epoche di cotesto secolo. Imperciocché 
nel secolo XI e XII, in principio, regnan- 
do in Toscana la Casa della Contessa Ma- 
tilde j e facendo per lo più la sua resi- 
denza in Lucca, probabile è che quivi 
unicamente si tenesse aperta la Zecca. Ed, 
in fatti, non altre monete , che le Lucchesi , 
in detti tempi ritroviamo in corso. 1 Fio- 
renfini non prima della morte di Matilde j 
approfittandosi delle torbide circostanze d'ai- 



■ I I ■ Il ™ 



dice co' segni in margine, dandoci anche la serie cro- 
nologica delle monete . Ma credette bene di non ap- 
profittare delle fatiche fatte da noi , contentandosi di 
disporre i tipi soli delle monete; il che non è, per ve- 
rità^ cosa molto importante . 



DI Moneta. Diss. IV. 229 

lora s' impossessarono di Fiesole 9 e diede» 
ro sicura e stabile forma al loro Cover*» 
no ; e, per conto di moneta ^ sappiamo 9 che 
sino nei 1 1S4 portavano V argento a Lucca , 
per coniar monete con queir impronto (i)« 
£ 9 perchè codesto calcolo ci à data Y ana« 
logia per Y intrinseco della lira nel 1275 , 
diremo 9 che detta lira conteneva presso 
a poco d^ intrinseco argento fine grani 5159 
il soldo grani isiy ii danaro grani 2^\ . 
Osservabile fu poi il regolamento fatto 
neiranno MCCXCVI per fermare il corso 
al Fiorino d' oro ; il quale nella diminu* 
zione della moneta d'argento, forse contro 
r aspettazione comune , di giorno in giorno 
cresceva di valore : regolamento pubblicato 
in parte dal sig. Cavalier Vittori ('a), cioè, 
che si coniassero de' soldi doppj , del va- 
lore di soldi ventiquattro piccoli Y uno ; 
cosicché il Fiorino , per mezzo di questi , si* 
tornasse al primitivo valore di soldi venti . 



(I) Socia. Colomba T. Il p. 170 Targioni. 
(x) Fiorino à* oro P. JII. n. I. 

11 j 



Ito Dh 1 VARI CENERI 

Ma questo non servi ad altro 9 che a can- 
giare la denominazione della nooneta; poi- 
ché, computandosi a Soldi legali di dodici 
danari Tuno, il Fiorino non venti, rtia qua- 
ranta soldi veniva a valere # Cotesti soldi 
dóppj si chiamarono poi Gròssi , come ve- 
dremo • Ma ciò che noi osservar dobbiamo 
si è, chela moneta in Firenze, dal 12^2 
sino al 1296, si diminuì per metà. 

Il sig. Cavalier Vittori suddetto non 
istampò che la semplice provisione , o leg- 
ge che vogliam dire , da cui non si rile- 
va né pure quale fosse il peso e l' in- 
trinseco di coteste nuove monete doppie. 
Non sarà adunque- discaro di vedere qui 
per disreso tutti gli atti precedenti , da' 
quali non solamente si verrà in chiaro dell' 
essenza intrinseca di esse monete ^ ma si 
conoscerà altresì il modo e la formalità, 
con cui la repubblica Fiorentina procede- 
va allora in simili deliberazioni (^). 



{fi) In Dei Nomine Amen Anne sue salutifere In- 



»1 MoKKTA • Diss. IV* 23 f 

In seguito di cotesti Atti^ ne va queU 
la provisione stampata dal sig. Cav« F/r^ 



carnatloflis Millesimo Ducentesimo No(i9ifi:eStAO S6xto J^^ ^^* 
Indictione decima die tertio intranre Mente Octobris • ^jg. i^et* 
Consilium Centum Viforum Populi Fiorentini . Nobili^ F. a e. 
vir Domious Florinui de Ponteckartili de Brixia Capi- ' \ f^ * 
tan. ,' 8t l^opuli , & Cotnunis , & Defensor Artificum ^ 
& Arrium , & Conservato!» Pacis Civitatis Florentiae 
pr^cona Convocatione Campaneque sonitu in Ecclesia j^jf^^^"^^ 
S. Petri Scheradi, fedt mòre solito codgre^ri . In ptis in 
quo quidem Consilio presentibus volentibus & consen- "J^ ^^"" 
tlentibt)9 Dominis Prioribus Artlum , & Vitillifero Ju- positis , 
stitie TopuH jam dicti • Predictus Dorainus Capitaneus r pjoposi- 
8t defensor infrascrìpta preposuit ^ & in hiis , & super ^*°j^ji^^" 
hiis inirascripris omnibus 9 & singulis sibi prò Comuni 
predicro Consilium dart, & exiberi petiit sub hac for* 
ma videlicet; si placet ^ & videtur jam dido Consilio 
presenti centum virorum omnia ^ Stsingula infrascripta , 
qu3e in hoc presenti Consilio infra proxima^ & imme-- 
diate proposita , & expressa sunt fore utilia prò Comu^ 
ni Plorentie , &Mtile fore prò ipso Comuni de tnis , & 
super hiis omnibus » & singulis infrascriptis teneri , & 
fieri omnia Consilia opportuna , & quod in hiis omnibus 
provideatur, & firmetur, & procedatur, observetur, 
& fiat in omnibus , & per omnia prout , & sectmdum 
quod infra proxime, & immediate notatum, & expres- 
sum est . Non obstantibus aliquibus Capitulis » Statuti 
Ordlnationibus, seu Confdiorum reformationibus licet 
non lefiis tlirede , vel indirete in predidlis , seu infra- 
scriptis quomodolibet contradicentibus , vel obstantibus , 
& eis omnibus absolutis , corredis , & sublatis , ita , & 

P iv 



2^2 De I VAfJ ^tVEKt 

eoriy con la quale si comanda: primo , che 
il nuovo Fiorino di Argento dovesse cor- 



Caliter , quod ab eisdem , & eorum obserratione 
ni Poteflas , & Capiraneus , & defensor eorumque Fa- 
mille Priores Artium, & Vexillifer Justitle, & cereri 
Officiales Comunis Florentie , tam presentes , quam fu- 
turi Capitudines Àrtium, & Coosiliarii quorumUbet Con-* 
siliorum ego Bonsignore , &c» Notarius infrascriptus , & 
omnes alii, quos predida, seu infrascritta tangerenr, 
vel ad ea quomodolibet tenerentur ; quo ad ea « & eo-» 
rum occasioni, & in quantum in hiis contradicerentur « 
vel obstarent, sint Uberaliter, & totaliter absoluti. 
Primo videlicet. 

Super infrascripta provisione , & deliberatione per 

predidoi Dominos Priores Artium , & Vexiiliferum Ju- 

stitise super infrascriptis noviter edita, & fafla, & per 

me B. Notarium subscriptum in presenti Consilio de 

Verbo ad Verbum seriatim leda ; Cujus' quidem Provi- 

sionis , & deliberatìonis tenor talis est • 

Per Dominos Priores Artium , & Vexiiliferum Justitia 

Moncu' I^opuJi Fiorentini & in hiis perhabita diligenti esaminatio- 

Araentea ^^ » ^^ 9^°^ pluribus sapientibus , & bonis Viris de in- 

Cudenda .frascriptis notitiam habentibus, & post hec inter eos secun» 

dum formam Stìtutorum solemoi scruptinio ad pissides , & 

balloaas celebrato , & fafto, eorum Officij Audoritate, 

& Vigore prò evidenti utilitate , & comodo Comunis 

Florentie , & spccialium Personarum , provisum , & de- 

liberatum est , quod prò Comuni Horentia fiat , & cu^ 

datar sub felici nomine moneta nova Argentea , Florenus 

cujus monete sit valoris duoram soldorum Floren* parv» 

In libra cujas monete intrent de diSis Florcnis soldi quar- 



Di Moneta. Diss.IY. 259 

r«re per soldi due di Fiorini piccoli: re^ 
clpiatur prò duqbus solidis Florenorum par* 



tuordecintf & denari tres; Et sii Leghe Argenti oprimi un^ 
ciarum undecim , fi* denariorum quiiulecini ponderis viginti 
quatuorin ancia, idest quod dieta moneta erit eimilis Leghe 
Venetorum . In Moneta autem predicta ex una parte fiat 
imago S. Jo. Baptista ex altera veroLilij, sicut consue^ 
tcidini est Civitatis FUrentie prout videbitur , & placueriì 
Dominis monete^ qui prò Comuni predido prefuerint fa- 
bricatores ejusdem monete. Item quod omnis persona 
que Dominis monete prediate dabit argentum ad cuden* 
dum ab ipsis Dominis monete recipere debeat prò qua- 
libet libra «oldos tredecim , & denarios undecim diete 
monete , quam cuderint • Irem quod ad hoc , ut predic- 
ta debitum , & optatum sortiantur efFectum de Electio- 
ne , & super Electione Officialium prò ipsa moneta , ut 
diAum esc cudenda , & cudi , & fabricari facienda eli* 
gendorum , & habendorum , & de eorum , & super eo- 
rum salario , & remuneratione , & etiam tempore quo 
in ipso Officio esse , & durare debeant , & de loco , 8c 
super loco in quo dieta moneta cudi , & fabricari debeat , 
nec non de omnibus , & super omnibus aliis , & singu- 
lis y & circa omnia , & singula , quse in predictis , & 
prò predictis videbuntur expedire » & utilia fore Domi- 
ni Priores Artium , & Vexiilifer Justitie Populi Fioren- 
tini , tam presentes ^ quam futuri per se , vel alios pos- 
sint eisque liceat providere , ordinare , firmare , & £i** 
cere » & fieri facere prò ut , 8c secundum quod de eo- 
rum processerit volilntate dummodo in hiis , & eorum 
occasione de pecunia Camere ejusdem Comunis nullo 
modo expendatur; Nicei Cacciafuori Consiliarius predicti 



2)4 ^^ ' ^^^^ GENIRI 

vorum . Secondo , che il Fiorioo d* oro va- 
ler dovesse soldi quaranta di Fiorini prc- 

ki^J».»^».^—— .^^<»a^— »i— 111 11 I— .^i— — ^— ^— ^— ii»i»^i^w^M«— ^M^»»— »^^-^— i^^M^».— ^— i^^ 

ConsUii surrexit ^ & arringando consultùt in omnibos , & 
super omnibus , & singulis supracriptis in dicto presenti 
Consilio supra propositis in omnibus , & per omnia se- 
cundum ipsam preposidooem prescrìptam < 
* Super quibus omnibus in hoc presenti Consilio , su- 
pra prepositis per predicfum Dominum Capitaneum, & 
RefoN defensorem servatis voluntatibus Consiliarìorum in ipso 
pied.^ Consilio existentlum , & in hiis , & de hiis secundum 
formam ordinamentorum Canonizatorum « & Statutorum 
<Kcti Comuni^ fincto Partito ad Scrutinium , cum Fissi- 
dibus, & baliottis in ipsius Consilii reformatione pia* 
cuit , & visum fuic septuaginta duobus ex predictis Con-* 
siliariis. ponentibus ballottai in pissidibus Albis , in qui-* 
bus scriptum est Sic, & per eos concorditer provisum 
obtentum, & firmatum fuit in omnibus « & per omnid 
secundum ipsam propositionem prescrìptam super pre« 
missis f ut suprascriptum est in hoc presenti Consilio 
factam uno solummodo ex Consiliariis predictis cui pre« 
dieta displicuerunt ballottam unam tamen in pisside ru« 
bra in qua scriptum est Non in contrarium apponente. 
Extractis de dictis pissidibus visis » & numeratis dictis 
ballottis in ipsius Consilij presentia , & conspectu . 
Saper Presentibus Dominò Bonaventura de Vergerlo Socio 
cìfid^ATì predicti Domini Capitanei, & Leone Poggi ejusdem 
nof^" domini Capitanei, & Populi Fiorentini, precone & 
ai^is • 

Item in eisdem Millesimo Indictione , & die & pre- 
sentibus testibus' suprascriptis Mandato Doftiini Fiorini 
Capitanei supradicti Consilio speciali ,.& generali ejus- 



Bi Moneta* Diss. IV. 255 

coli ; cioè per venti Fiorini nuovi d' ar- 
gento • Florenum auri in emptìonibus^ & 



dem Domini. Capitanei , & Populi antedicti , & Capitu- 
dioibus XIL Majorum Artiuin Civitatis predicte precona 
convocatione Catnpaneque sonitu in Ecclesia S. Ferri 
Scherardi more solito congregato • In eodem Consilio 
per me B. Notar, subscriptum esposita, & seriarim let- 
ta fuerunt omnia , & singiila , que in prescripto Consi- 
lio Centum Virorum predicto die tertio presentis Men* 
sis Octobris solemniter celebrato « & facto , ut supra 
proxime» & immediate notatum, & scriptum est pre- 
posita provisa obtenta , & reformata sunt prout , & se* 
cimdum quod in ipso prescripto Consilio Centum Viro« 
rum plenius sunt expressa • Quibus omnibus sic expositis , 
& lectis predictus Dominus Capitaneus , & Defensor 
presentibus , volentibus , & consentientibus Dominis 
Prioribus , & Vexillifero jam dictis • In predicto solum- 
modo Consilio speciali, & Capitudinibus predictonim 
separatim à dicto generali Consilio secundum formam 
Statutorum ab una parte diete Ecclesie Congregato , 
predicta omnia, & singula proposuit, & in hiis, & 
super hiis omnibus sibi prò Comuni ConsiUum dari , 8c 
exiberi petiit videlicet , si placet , & videtur jam dicto 
presenti Consilio Speciali, & Capitudini utile fpre prò 
Comuni predicto tenere , & fieri omnia Consilia oppor- 
tuna de predictis , & super predictis omnibus , & sin- 
gulis de qoibus , ut predicitur supra mentio habetur in 
Consilio Centum Virorum jam dicto ; Et quod in hiis 
omnibus provideatur , firmetur , procedatur , obser%'etur » 
& fiatim omnibus , & per omnia modo , S: forma ibidem 
plenius denotatis . 



»3^ Dei VART OENEAI 

venditìcnìbus de osterò fiendis debere cur^ 
9um habere , & valere, & dori, & recipi 



Gheri Paganecti ConsUiarius predicti ConsUii surrexit » 
& Artibus consuluit in omnibus , & super omnibus , sin- 
gulis suprascripti* in hoc presenti Consilio supra pre- 
positìs in omnibus , & per omnia secundum prepositio- 
nem prescriptam . 

EKquisita igitur voluntate Consaiariorum ejusdem Con- 
silii specialis Domini Capitudinis, & Capitudinum in 
Refor- !P*" ^"*'"** existentium super predictis omnibus in 
«mio Vf presentì ConsUio , ut prescriptum est supra prepo- 
P«d.cto.s.tis , & .bidem in ipso ConsiUo per predictum botói 
oum Capitaneum, & Defensorem secundum formam Sta- 
tutorum, in hiis, & de hiis fiido Partito ad scrutinium 
cum pissidibus , & balloctis in ipsius Consilii reforma- 
tione placuit , ut visum fuit quinquaginta septem ex 
predictis Consiliariis , & Capitudinibus poncntes baUoc- 
us in pissidibus Albis in quibus scriptum est 5ic , & 
per eos provisum obtentum , & firmatum fuit in omni- 
bus , & per omnia secundum ipsam propositionem pre- 
scriptam , imo solummodo ex predictis Capitudinibus seu 
ConsUiariis, cui predicta displicuerunt b^JIoctam unam 
tamen in contrarium apponente . 

Éxtractis de dictis pissidibus , visis , & numeratis di- 
ctis ballocris in ipsius Consilii presentii , & conspeau . 
Super . ^*^°* '" continenti , & immediate . In eisdem MiUe- 
eisdetn ««nio , indictìone , & die , & presentibus testibus supra- 
pto^u- scriptis in predicto Consilio GeneraU , & speciali Do- 
mini Capitanei , & PopuU jam dicti , Capitudinum XII. 
Majorum Artium predictorum , ut prescriptum est in 
dieta Ecclesia Congregato , Predictus Dominus Capita- 



DI Moneta. Diss. IV. 237 

solummodo , prò solidis quadragima Flores 
norum paryorum • ^ 



neus, & defensor presentibus» volentibus^&consenrìen- 
tibus jam dictis Domlnls Prioribus , Vexillirero supra- 
scripra , & infrascripta proposuit , & in hiis , & super 
hiis omnibus, & singulis sibi prò Comuni Consilium dart 
& exiberi petiit sub hac forma videlicet . Quid » & quo- 
modo videtur , & placet jam dicto presenti Consilio prò- 
videre , ordinare , & firmare in predtctis , & supradic- 
tis omnibus , & singuiis supra seriatim , & distinse no- 
tatis , & expressis in predicto Consilio Centum Virorum , 
ut supra dictum est die tertio ejusdem presentis mensis 
Octobris celebrato , & fadlo , & super quibus per ipsum 
Consilium Centum Virorum , ac etiam per predictum 
Consilium speciale , & Capitudines jam provisum deli- 
beratum, & obtentum est secundum quod supra proxi- 
me , & immediate in ipsis jam dictis Consiliis pleniu» 
est expressum . 

Ghinus Conradi Consiliarius predicti Consilii surrexit , 
& Artibus consuluit , quod suprascripta omnia , & sin- 
gula 9 que in hoc presenti Consilio supra preposita , & 
in aliis predictis Consiliis, ut predicitur jam deliberata, 
& obtenta , & plenius expressa sunt , hujus presentis 
Consilii auctoritate , & vigore totaliter admissa sint , & 
yaleant , & teneant , & plenam obtineant firmitatem , 
& in bis omnibus & singuiis procedatur observetur , & 
fiat in omnibus , & per omnia absolutis correctis , & 
sublatis statutis, ordinationibus & Consiliorum refbr-- 
mationibtts , ac etiam ab ei^em absolutis hiis omnibus ^ 
de quibus supradicitur , & prout , & secundum quod 
in ipsis Consiliis pleniu$ est expressum • ^ 



ijS D& I VASI GENERI 

Sicché 9 come avvertimmo più sopra j 
valendo il Fiorino d*Oro oeiranno MCCLII 



Rrfor« In Keformationc cujus Consilii per audlto Consilio iiv 
mttio premtssis exibito , & damum per predictum Domùmm 
prtdicto- capitaneum , & Dcfensorera secundum formam Statuto* 
rum super predictis omnibus supra prepositìs faélo , & 
revoluto partito ad sedendum , & levandum placuit quasi 
omnibus in dicto presenti Consilio existentibus , & per 
eos provisum obtentum , & firmatum fuit , quod supra 
dieta omnia, 8t singula, que in hoc presenti Consilio 
supra preposita , & aliis predictis Consiliis , ut predi- 
citur f jam provisa , & obtenta , & plenius expressa sunt « 
hujus presentis Consilii auctoritate & vigore totaliter 
admissa sint, & valeant, & teneant, & plenam obti*i 
neant firmitatem , & in hiis omnibus Se singuHs proce* 
datur observetur, & fiat in omnibus & per omnia ab* 
solutis correctis, & sublatis statutisordinibus, & Con- 
siliorum Reformationibus , ac ctiam ab etsdem absolutis 
bis omnibus , de quibus , & prout , & secundum quod 
supra in ipsis Consiliis plenius est expressum • 

Ego Bonsignore olim Guezzi Imperiali auaoritate 
Notarius Mutine , & nun^ Consiliorum Populi , & Co- 
munis Florentie prò ipso Comuni scriba hiis omnibus 
intcrfui eaque publice scripsi, 

. In Dei Nomine Amen Anno Sue Salutifere Incarna- 

Super tionis Millesimo Ducentesimo Nonaeesimo Sexto Indie- 

Monete ^^^^^ ^* ^i^ tertiodecimo intrante mense Martii , & 

Argent. tempore Regiminis Nobilium Virorum Domini Simeonis 

ìict '" ^^ ^*S0 Ageris de PaduaPotestatis , Domini Berardi 

de Varano de Camerino Capitanei Comunis , & Populi 

Florentie . Mandato Dominoru(ja Priorum Artium , Ve- 



DI Moneta, Diss. iV. 259 

lire una; e ' riducendosi in cotest' anno- 
MCCXCVI al valore di lire due di Fio- 



xjlliferi Justitie Populi Fiorentini convocatis CapitUdi-ì 
nibus XXI. Artium Civitatis Florentie , & aliis quam 
pluribus sapienribus, & bonis Viris per ipsos Dominos 
Priores , Vexilliferum electis in Domo circulorum in 
qua ipsi priores, & Vexillifer prò Comuni morantur 
Nuntiortitn requisitione more solito Congrfegatis. Ibi- 
demque coram ipsis Capitudinibus , & Sapientibus , & 
bonis Viris lectis Consiliis per quamlibet predictarum 
XXI. Axtium per se per habita in hiis deliberatione 
cum hominibus sue Artis , exhibitis , & redditis super 
facto y &c cursu Monete argentee, qus noviter cuditur, 
& fabricatur in Civitate Florentie & super aliis Mone- 
tis Argenteis inibendis non inibendis ; & etiam super 
cursu , & valore Floreni Aurei • Ac etiam expositis , 
& narratis hiis, qus circa predicta, & eorum occasio- 
ne hucusque provisa , & fa<5la sunt , & postmodum per 
Oftoium predictorum Dominorum Priorum , & Vexilii- 
feri super predictis facta prepositione debito modo , ac 
etiam auditis , 8c intellectis Consiliis super predictis sic 
prepositis diversimode per quam plures Sapientes in ipso 
astantes Consilio exhibitis , & redditis , & demum in 
hiis , & super hiis secundum formam Statutorum facto , 
& revoluto Partito ad sedendum , & levandum in ìpsius 
Consilii Refonnatione placuit omnibus in diflo Consilio 
existentibus , & per eos omnes concorditer provisum 
obtentum , & firmatum fuit , quod predicta omnia in 
hoc presenti Consilio , ut prescriptum est supra prepo-- 
sita , & que in his , & circa ea providenda , & facien- 
da sunt liberaliter remaneant , & fiat in Provisione , & 



240 De I VARI GENERI 

rini piccoli , e a lire una di Fiorini grossi; 
chiaro è, che i detti Fiorini grossi equi- 
valessero a i Fiorini , o soldi del MCCLII ; 
e che i Fiorini piccoli fossero diminuiti 
per metà. 

Vediamo ora quale intrinseco conte* 
Dessero queste monete , e così nel tempo 
medesimo apparirà y se siamo andati noi trop- 
po lunge dal vero nello stabilire , per 
pura Analogia , in quel primo tempo il 
soldo air intrinseco di Crani jSìr incirca i 
e la lira a grani 770 incirca. 

Nel/e 



deliberarione predictonim Dominorutn Priorum , & V^ 
xilliferì , & aUorum Sapientum Virorum , quos , & quot 
ad hec eiigere voluerint , 8c habere per quos in predì- 
ctis, & circa ^redicta possim» & debeant provideri or- 
dinari, Se firmari 9 & fieri omnia, & singula, quc eis- 
dem piacuerint , 8c videbuntur pertinere , & spectare ad 
utilitatem , & commpdum Comunis Florentie , & singu- 
larium valitura, & effecnialiter observatura, & plenam 
firmitarem habitura. 

Presencibus testibus Ser Arrigo Gratie , & Ser Nino 
de Cantoribus, & aliis, &c. 

Ego Bonsignore olim Guezzi Imperiali Auctoritate 
Notarius Mutine , & nunc Consilio(um Populi » & Co- 
munis Florentie , & prò ipso Comuni Scriba hiis omni- 
bus interfui , eaque publice scripsi . 



DI Moneta. Dtós* tV. i4r 

Nelle Provvisiotit , o Deliberazioni sud- 
dette abbiamo, che in una libbra eotrino 
soldi quattordici e danari tre ; in libra cu* 

jus monetce solidi quatuordecim ^ & denarii^ 

■• 

rres . Sicché pesava detto Fiorino grosso 
grani aOtIt^* E perchè vi si assegna la 
bontà d' once XI e den. XV, così il detto 
Fiorino grosso veniva a contenere 'd^ in^ 
trìnseco Argento fine grani 3 pv^V H Fio^ 
tino del MCCLII fu da noi supposto 
deir intrinseco di grani 384; sicché non 
e' è grandissima differenza . £' in oltre da 
avvertirsi , che per campione dì detta 
bontà s' assegna la moneta di Venezia : 
èrit similis leghjt Venetorum. E la lega 
di Venezia non fu mai a migliore bontà 
d' onc. 1 1 den. 1 4. Finalmente non è in- 
dicato il solito rimedio, né della lega ^ 
né del peso: onde, calcolato tutto, il det<- 
to Fiorino grosso non avrà probabilmente 
passato l'intrinseco di grani 38^. > 

Comunque sìa , attenendoci alla legge , ap- 
parisce di grani 39T7;.: e perciò ne viene, 

Tom. IV. Q 



che il soldo semplice corrispondesse a gr». 
ni I9¥ circa, U daparo a grani It, la 
lira «eiiipUce a grani 39 'AV» e la lira di 
grossi, 20 a grani 782tVV' 

Credibile è, che nell' anno MCCCV 
si «oaservassQ il medesimo sistema oelia 
6oréntina moneuzioois » poiché Gio.[ Villa- 
ni nel Codice più sopra citato non ne fa. , 
come è suo costume, e altrimenti avreb- 
be fatto, ricordanza nessuna, nell' atto <U 
annunciare la nuova battitura de i suddetti 
Fiorini grossi}, a' quali s avea già dato il 
tìotù^ di Popolini in questi termini : Co- 
riiaei fucrant in dieta moneta Fiorerà de or» 
^ento ) qfà nominati stfnt Populiai valoris 
4olidorum duorum, agnati sianoli de. Stella. 
S\ calcolò, coiighietturando, dal sig. Presiden. 
^tc iVm.j come da. noi si disse, il peso di co- 
testo grosso Popolino a granì 40- 7* 6?^» ^^> 
in faMu. non andò lunge dal vero.; essendo, 
esso, comesi disse, di grani 40^V Tenen- 
do dunque fe^mo^ ancWper questo tempo, 
.il. sistema stabilito ncir anno MGCXCVl, 



DI Moneta. Diss. IV. 24) 

tutta la divisione e proporzióne delle mo-a 
nete ne viene corrispondente • 

Alterazione di bontà e di peso s'è 
fatta nelle monete di Firenze negli anni 
MCCCXV e MCCCXXII, sì nella bas- 
sa, che nella moneta nobile. 

Nel memorato Codice all'anno MGCC- 
XXII s' accenna la nuova battitura di Fio* 
rini d'Argento ne' seguenti termini: lum 
eorunt umpore coniati fuerunt Flaretfi de 
Argento &c. Videlicu XI unciamm ceris 
& unius unds Argenti ^rgnati signor Bo> 
tonis. Ci manca il -peso. Ma sappiamo 
già 9 come s'accennò, che erasi in detto 
tempo coniato il quattrino Lanajolo del 
valore £ danari 4 > di cui particolare men- 
zione , fa il Pegolotti Balducci • Per avviso 
dunque di questo , abbiamo , che. il Lana^ 
jolo era alla bontà d^ once 2; e che in 
una l&brar ne andavano soidi 11!, danari 
9^; sicché pesavano grani 1T^\ e conte-* 
nevaao d' idttinseco argento fine grani 44t* 
Per conseguenza, il danaco conteneva gca<« 



De I VARI GENERI 

Di Ir 9 il sddo grani i6, il grosso gra- 
ni 32, la lira 320. Di un tale tempo 
adunque pare che sia il grosso pubblica- 
to da noi nella Tav. V. Num;. i. 

In oltre il Pegoloui suddetto ci dà noti- 
zia della moneta nera coniata nel MCCCX V> 
dicendo: che soldi i e danari 9 di JLz« 
aay)li . corrispondevano a soldi 7 di pio- 
coli minuti 9 alla bontà d' once i e a sol* 
di 4^ per libbra; sicché ne viene, che 
il danaro Nero pesasse grani 1 2^ , e con- 
tenesse d' intrinseco argento fine grani i^. 
Per conseguenza, il quattrino ne avrà con- 
tenuti grani 4t7 9 il- soldo grani 1244,0 
la lira grani 256. Con questo calcolo nou 
si spiega veramente il rapporto del .valo- 
re . assegnato . dal Pegolotd , ma io , . presso 
poco al tempo medesimo dal Pegoloui as- 
segnato ,r.ritrovxD! nel Còdice ristesso pe- 
so è lega ne'Fiorini piccoli,' lèggendo 
all' anno 1 3 2t$^ così : Uem e^dem . tèmpore 
conif^ j & fdbricm fuerunt^ Fklrèni Argen^ 
ui ^ vaioris: Djeaariorum. trìgi/ua paryorutn 



DI MoNITA» DlSS. IV. 245^ 

pror quoìtbet . Et Fiorini parvi kabentes . . • 
XL unciarum aeris > & ànius uncie Af'» 
gena prò qualibet libra ai pondus , & so* 
Udorum qaadraginta ad numerum. Quindi 
apparisce) che il Fiorino d'argento pe^sa* 
va grani 1-5} li contenente intrinseco ar- 
gento . fine grani 3 2 ; e che il danaro ave* 
va il fine di grani i rV 9 come sopra ; e 
di conseguenza , il soldo e la lira cor- 
Tispoodenti. Potrebbe forse credersi ^ per 
ritrovare r analogia del Pegoloai , che il 
soldo I e non il danaro Nero 9 avesse V in- 
trìnseco di grani irV; ma ciò non può 
stare, non essendosi ritrovato a tale bas^ 
eezza il sòldo suddetto neppure nel secolo 
susseguente • G)nvien dunque interpretarci 
che soldi I e danari 9 di Lanajoli.yòr 
lesse dire Lanajoli eflPettivi il \ s' quali , 
valendo 4 Danari , fa<;evaoo il numero di 
i£anari 84$ e cosi i sette soldi di piccoli, 
<di danari 12 1* uno Corrispondenti , face > 
vano ugualmente, danari 84. ;Nel 13 )Z 
altra iàbbrìca di quattrini abbia aio nel Co- 



y 



246 Db I VAK7 GENEEI 

dice in tal forma espressa. Die XXX 
mensis Julii. Fiat quedam nova Moneta 
Nigra ,' quorum quelite t valeat quatuor De- 
hario's parvos $ seu jncciolós ^ cujtts Monete 
figura sit hec. Videlicèt ex una parte Ima^ 
gù Beati lohannis Baptistè rette stantis, 
& ex altera parte Ulium comunis Florea^- 
liei que moneta in qualibet libra habeatp 
seu teneat duas uncias argenti fini ^ sive op* 
timi f & decem uncias heris j sive rands: 
dictaque moneta nova comuniter reddat^ & 
reddere debeat prò qualibet libra ipnus j 
soHdos viginti unum / & denarios novem 
diete Monete. 

Da cotesta Legge si ricava 9 che il quat- 
trino pesava grani i6^$ e conteneva 
d'intrinseco argento fine grani 4^ Onde 
ji soldo tt conteneva 12^^ il denaro 
grani irVre la lira 243^^. 

Nel MCCCXLV una Provvisione ab- 
biamo per la fabbrica de' grossi Guelfi^ 
del Valore di quattro soldi V uno , io questi 
-termini: che ricercandosi^ che si faccia 



2)1 Monéta. Diss» IV. 247 

i/2 dieta civitate moneta de argento lige 
undarunt XI & dimidie alterius uncie Ar-- 
genti fini prò qualiòet libra argenti : & quod 
intrent in libra , scu fiant de qualibet li'^ 
bra argenti pradicti solidos undecima & 
duo grossi argenti: cujus monete singuli ex* 
pendantur , & expendi debeant prò solidis 
quatuor tlorenus Parvorumj & prò facien^ 
do Florenus Auri libras tres , & solidos 
duos Fior. Parv. si stabilisce j, che in qua^ 
lìbet libra dicti argenti fiant , & cudantur 

solidi undecim grossorum argenti & 

predicta moneta argenti vocetur , nominetur^ 
que' GUELFO. Sicché, prendendo le pri- 
me .determinazioni, il detto grosso Guelfi} 
veniva a pesare grani $ 2^V 9 e a contea 
òere d'intrinseco argento fine grani 50tV* 
Però il soldo ne avrà avuti grani 12^%^ 
e la lira grani 2504.^. 

Non pare veramente credibile, che in 
cotest'anno si rendesse la lira più forte 
di quello eh' era nel 133 2.; e perciò do* 
vrebb^si piuttòsto credere , che bì attenes^ 

Q iv 



tero alia prima prqpasizione di soldi un« 
dici e grossi due per libbra f e noti a. 
soldi undici : nei qua! caso il grasso avreb- 
|>e pesato grani 5 1^^» ed arrebbe avuto 
di fino argento grani 49^ 9 e la lira gra- 
ni 247^^; ma anche (](uesta è più forte 
deir antecedente • Quel però che abbadar 
dobbiamo si è , che la lira del i ) } a e 
risultata dall' intrinseco del quattrino 9 6 
questa dal grosso ; sicché non è da m^^- 
vigliarsi 9 se questa apparisce più forte di 
quella. Ad un' altra cosa rifletter con vie* 
ne 9 ed è il valore assegnato al Fiorino 
d' oro di lire tre . soldi due , che vuol 
dire a grossi I5t; che forma la propor- 
zione j fra oro e argentp , come i a 
io4 io circa; e questa era la comune 
d' Italia 

Nel MCCCXLVII nuovo regolamenta 
abbiamo di moneta; e questo 1 secondo il 
solito , in peggio • Primamente stabiltece , 
che la Regalia della Zecca debba consi^ 
stere in grossi quattro ^eriibbra 9 quando 



DlMoNlTA. DlSS«'IV. 249 

per conto privato si «cotiièranno de' grossi; 
e in danari, undici y qaando^si' lavorerà mo^ 
neta nera. Poi 9 per ciò che riguarda la nuova 
fabbrica de' gnossi Guelfi e ; quattrini neri y 
sì ordina nella ferma seguente : Indicane 
XV. die XX. Mens. Julii. Che il grosso 
Guelfo fiat , : & sii de liga ^ & ad ligam ùn^ 
decim anciarum y&jdimidie argenti optimi prò 
qualibet libra, & medie uneie Mris. Et quod 
de qualibet libra fiant, & cudaatur in totum 
solidi novenip & denarii novem grossomm ••• 
expendatur (grqssus quilibet ) ad rationern 
solidorum quinque Florenorum parvomm • * 
Moneta nijfrà fiat . • • quas tekeat duas 
uncias argehti, opdmi j^ qualibet libra j & 
decem uncias JEAs i & quod de qualibet &• 
bra fiant • • • in totum solidi viginti septem , 
& denarii tres de moneta. ».&. currat prò 
denarìis, ad rationern Denarionìm. quatuor 
Tloren. parvorum. .... 

: Calcolalo pertanto, ili grosso Guelfo di 
soldi ' cinque y . ne. viene eh' e* pesasse gra.- 
>)t 59rT; ^ contenesse d'intrinseco, argen^ 



a<o /Db 1 tari eiiftti. 

to fine grani ^6yf^. Perciò la lira veni* 
va a risultare a grani ais^VV» ^ ^ ^^ào 
a grani xi^l^ 

Per conto poi della moneta nera ^ o 
fi* sia del quattrino ^ si rileva il peso di 
^s$;k in grani ai^; e il fino io grani 
)v calanti. Donde ne viene ^ che il da« 
naro non contenesse pm argento fine di 
grani — 7 in detta moneta nera« 

Neiranno MCCCL abbiamo la stessa 
Deliberazione per la nuova battitura de* 
Guelfi 9 e 9 per conseguenza 9 le stesse rela* 
zioni della lira e de* soldi • 

Della battitura de* Fiorini piccoli » o sia- 
no danari di 11 al soldo ^ abbiamo V Or- 
dinazione nel MCCCLXVI, cioè: che Fh^ 
reni piccioli ^ < & parvi , & unius fnoMia 
parva j-r^. mgra picciolorum de liga sia un-- 
eie arge/m.'.v^& undarum undecim <eris , 
seu ramìs . .. ad pondus dìctorum picciolo^ 
rum ( cioè come si dtehtara a pag. 59-) 
^lidotum septuàginta ditte monete ^ più o 
mena danari ouattro # 6. curtant sexasdnta 



i 



DI Moneta* Diss^ IV. 2fi 

prò uno grosso argenteo monete argentee ^ 
& grossiis prò quinque solidls Florinorutn 
Parenorum. 

Sicché il Fiorino piccolo può conside- 
rarsi del peso di grani 8r 9 e dell' intrin- 
seco di grani -- t. £ perciò la lira di 
Fiorini neri non era più che di grani i6o. 
n perchè con tutta ragione si calcolava 
cinque Fiorini neri , per quattro bianchi; 
e cinque lire di moneta nera ^ per quattro 
di biancsi* 

Un tale ragguagKo ^ fra moneta nera 
e bianca 9 si mantenne sempre, come ab- 
biamo dal Varchi ( i ) ; e dalla Legge dei 
MDXXXI, da noi pubblicata (i"). Ne' re- 
gistri privati e pubblici; o si faceva la 
riduzione , come il P- Bernardino Benve^ 
nuti j fra molte sue [ notizie lasciate in un 
suo MS. , esistente nella Biblioteca del stg. 
Presidente Don Pompeo Neri , lasciò scfit- 
to d* aver osservato ne' Kbri delle Mona- 



iJ ■Sggggggggg L I IHU 

' (ij Lib.lX. (1) P.x. pag.^24. 



152 . 'De 1 VARJ GENEltl 

che di S. Felicita , che ncìV anno MCCCC 
LXXXIII per lire 2 di moneta bianca 
si segnano lire 2. io di moneta nerai 
ovvero bisognava supporta : il che è ne- 
cessarissimo d' avvertirsi 9 per T intelligenza 
de i valori delie cose e delle monete di 
cotesti tempi. 

Frattanto osserveremo nelf anno MC(X- 
LXVIII la nuova Ordinazione per la co- 
niatura di grossi di soldi due 9 i quali 
fieri debeant (come si comanda) de qua- 
libet libra . . . trecenti grossi argentei f & 
non plus, neque paufiores, & opendatttr 
(quilibet grossus) prò viginti quatuor dena-^ 
riis. 

Cotesto grosso pesava adunque grani 
^3vrf ^ conteneva d* intrinseco argento 
fine grani 22vV* £ .perciò il soldo sarà 
stato di grani ii^rt ^ 1^ U^a di grani 
22oJ. , 

. Ndl anno MCCCLXXI nuova battitura 
si fé* di moneta piccola e di quattrini , 
in modo che fosse moneta parva tanti pon- 



DI MOKKTA . DlSS. IV. 2 f J 

derisa quod solidi septuaginta duo entras- 
sero in una libbra ; e che detta moneta 
àeneat unam unciam , vel saliem denàrios 
^^ & dimidmm argenti . Che poi il quat- 
trino valoris quatuor dtnarìomm tencM un^ 
cias duas argenti optimi'^ e in peso siano 
trecenti septuagirua quinque per libbra . 

Il Fiorino piccolo in virtù di qotesta 

legge diminuì di peso, decadendo «grani 

89 e all'intrinseco di grani | calanti; e 

però la lira a meno di grani i$o, e il 

soldo a meno di 7v. 

Il Quattrino quindi veniva a pQS^rc: in- 
torno a grani 1 84 , e ad aver d' inuii^^^Q 
grani 3^Vf ^ 1^ 1^^^ de* quattrini ascen- 
deva a grani i%4^j\^ e questa propriar^ 
mente ^a quella, che calaiva ìxn quinto 
dalla lira di moneta bianca • Cosi il ^ol40 
veniva a contenere grani PtVr* 

Per r anno MCCCCXVII abbiamo già 
calcolato, che',' entrando soldi 8] p^r ^^ni 
libbra , veniva il* danaro a pesare rgi^ivi 
6^t; e ad av^re d' intrjn$eco gtani ^ Per- 



2^4 D£ I VARI GENERI 

lochè il soldo corrispondeva a grani 7 j e 
la lira a grani 140 di fine argento. £ 
perchè h moneta bianca computavasi a un 
quarto più della nera ; cosi la lira de* bian* 
chi avrà corrisposto a grani 175 9 e il 
soldo a grani 3^. 

Non saprei indovinare ^ se i successivi 
e non mai interrotti disordini ^ che nel 
sistema monetario correvano 1 fossero con^ 
seguenze di cotesta moneta nera , e del 
guadagno ^ che troppo esorbitante la Zec^ 
ca voleva fare 9 o di altra a noi ora ignota 
cagione; ma il fatto è, che 9 per dare a 
quelli qualche riparo, neiranno MCCCCLX 
si ordinò: che si dovesse coniare la ma» 
neta più grossa del solito 9 e che la spe« 
sa della' manifattura si facesse a conto del 
Monte i Ma non so poi come nell* ese^ 
cuzione si badasse a cotesto nuòvo sis^ 
tema. Imperciocché ritrovo che i grossi di 
jsoldi '6.. 8 si stabilirono alla lega d'once 
XI è ìneizà (col rimedio d'un denarosi 
e ne vadia 4 taglio 128 grossi per ogni 



DI Moneta. Diss. IV. 25 f 

libbra , che peserà ciascun grosso danaH due, 
grani sei , e che debbansi restituire grossi 
125^. A primo Settembre poi del 14^.1» 
si ordina la fabbrica del me\\o grosso xlel 
valore di quattrini X ; di cui ne vadi a ta-^ 
glio. 256, che pesi ciascun danari uno grani, 
tre. Sicché il grosso pesava grani 5 4» e 
il mezzo grosso grani 27; ed avea queir 
lo d'intrinseco grani 511^9 e questo gra« 
ni 254^* Quindi è che la lira ridott-a fos- 
se a grani 154^* In cotesta medesima 
Ordinazione si comanda : che il Fiorino si 
faccia a carati 2^4^ e a numero 96^ per 
libbra 9 e vaglia grossi XIII, cioè lire 4.6.>8* 
Il facìmento de' soldini Y abbiamo nel 
MCCCCLXII a' XIII d' Aprile, alla bon^ 
tà d once sei et ariento buono^ e fine, & 
once sei df ramej e rendasene* per libbra 
a numero soldini 440, e pgsi ciascuno di 
detti soldini grani quindici . Per rimedio si 
assegnano danari due , e il Fiorino si po^ 
ne al valore idi lire 4. 7 di detti piccoli» 
Il soldino f pesando grani 1 5 ed essen- 



I 



2^6 t>E l VARI aENÉRI 

do alla bontà d' once VI, veniva a conte* 
ocre d' intrinseco argento fine grani 7»; e , 
per conseguenza j la lira grani 1 5 o ; e con 
cocesta fabbrica di nuovi soldi si verificò 
il regolamento stabrlito nel 1460 , cioè 
di render più forte la moneta e migliore. 

Due Provvisioni del 1464. 26 Novem- 
bre e 12 I^cembre , intorno al valore 
del Fiorino, ci pongono al fatto; che le 
lire 4. 6 , e lir. 4. 8 , s' intendevano as* 
segnate al Fiorino di Suggello, e non al 
Fiorino largo . Imperciocché in esse Legff^ 
in prima si stabilisce il pregio del Fiori'» 
no di Suggello in lin 4 soldi S. 4 , o sia- 
no in grossi 13^$ 6 poi il Fiorino largo 
si mette a lire 5 e soldi 6. Soggiungen^ 
do^ che, per Fiorini larghi , debbano ccnw 
rere anco i ducali Veneziani e Papali, 
cioè a 20 per 100 meglio che i Fiorini 
^i Suggello. 

Nel MCCCCLXXI Indizione IV a' XX 
di Giugno nuova; battitura si fé' di grOs- 
«oni e di soldini ; p , per meglio dire, nuo- 
vo 



DI" MORITA. DlSS. IV. 257 

vo ìndeboliniento si diede alla moneta. I 
grossonì , di soldi 6. 8 V uno ^ si vogliono 
alla solita bontà ; ma a taglio 141 per 
libbra , restituendosene a chiunque portas* 
se argento alla Zecca grossi 1 3 8. I sol- 
dini poi col conio , segno , e titolo so- 
lito 9 si stabiliscono a taglio 505; passando 
per buoni, ancorché ve ne andassero 508$ 
restituendosene soldi 483. 

Il grossone suddetto pesava grani 49^'-} 
ed, essendo alla bontà d' 11. ti, contener 
V3 argento fine grani 46i|. Il soldino poi, 
ridotto al peso di grani 13I, non ne 
con tenera più che grani 64. ; onde la lira 
ritornò a grani 136. 

Una tale diminuzione di moneta segui- 
tò nel MCCCCLXXII, e nel MCCCX:. 
LXXXI; e durò sino al MCCCCXC. 
Renderemo noi conto di coleste leggi • 

Nel MCCCCXXII a' 6 Novembre, si 
ordinò adunque una nuova battitura di 
quattrini e di piccoli • Quelli alla bontà 
d' once I e danari XII, a taglio lire 

Tom. IV. R 



25 8 Db I VAUJ GENBkl 

^etjce, 9I peso per ciascheduno di gram 
1 6 i ; e 9 per la restituzione a' particolari , li- 
re 6. z. Questi poi ( cioè i piccoli ) alla 
Itomi di danari VI , e al peso di grani 
8 r uno ; soggiungendo in questa come 
nella Provvisione del 147^9 che non si 
potessero .spendere altri quattrini ^ che i 
Fiorenti/zi t i. Pisani j e gli Aretini. 

Cotesto deterioramento portò , che il 

quattrino non contenesse più argento fine 

che grani i.^.j e il picciolo grani — ^. 

Onde la lira di moneta - nera discese a 

123 grani ^• 

Nel MCCCCLXXXI , a* XXI di No- 
vemhre, si richiamarono alla Zecca i gros- 
soni scarsi 9 rifondendosene degli altri al 
solito tìtolo; ma al taglio di I47f resti* 
tuendosene 143* 

£ perciò si ridusse il peso del grosso 
a grani 47 V^ 9 e il suo intrinseco a. grani 
46^% 9 e la lira de* bianchi a grani 1 38^^* 

Da cotest ora aumentandosi i mali et 
disordini f^ in proporzione della diminuzio*' 



DI MONITA. Diss. IV. ^59 

ne della Moneta, comiociò la Repubblica 
a seriamente pensarvi* In primo Inogo, 
a' 25 di Geonajo di qu^to medesimo. anno 
1481. stile Fn>rentÌD09 il Magistrato de S 
Riformatori osservò ^ ^he. i Direttori della 
Zecca coniarono per V addietro monete pia 
leggere del giusto , e propose un qualche 
regolamento, che si riformò poi nel 1484. 
Poscia 5 vedendo che l'argento andava man- 
cando , e che i particolari non ne porta- 
vano più alla Zecca V nel MCCCCLXXXVI 
si ordinò: che si restituisse un grosspne 
di più del solito, cioè 144 per ogni libf 
bra. Ma, neppure questo bastando, a' 23 
di Aprile del MCXICCXC si pose mano 
alla falce , e un nuovo sistema monetario 
si stabili ». 

£ prima si migliorò la moneta nei^a^ 
ordinandosi : che per ogni libbra di quat» 
trini vi fossero Dectm TJncice /Erìs, seu 
ranus ,. & duos Uncict Argenti \ che, a 
taglio, ve ne andassero lire sette e soldi 
quattro , & sic . erit Quilibet Quoircnus 

R ij 



'Z6q . De I VASI GENESI 

4exdedm Granorum . Quindi si stabili il 
valore del grosso di soldi 6. 8. a sol* 
<]i 5. .6 di questa nuova moneu; e, 
confessandosi che i signori di Zecca * 
dall' anno MCCXiCLXXII in poi, avevapo 
pregiudicato alla lega ed al peso, si abolì 
totalmente la vecchia moneta nera. 

In virtù d' un tal Regolamento ^ il quat- 
trino venne a contenere d'intrinseco ar- 
gento fine grani 2 f , e b lira de' Neri 
grani 160; còsi il grosso di soldi 5. 6 
montò a* grani 46 7^, e la lira de' bian- 
chi crebbe a grani 168^ in circa. 

Ma un aumento cosi sensibile della lira 
per poco tempo durò ; imperciocché . a* 
due d'Agosto del MDIV, ci comparisce 
di nuovo diminuita ancor più di prima , 
nel «nuovo conio che si fé' di Carlini j del 
valpre di soldi dieci i' uno di bianchi . I 
detti Carlini adunque si stabilirono alla 
solita bontà del grossone ; a taglio pezzi 
964. 9^ restituendosene pezzi 94 y; ^ si 
descrivono col Giulio da una part^ e dall' 



1 1 
t 



or MoNiTA . . Diss. IV. 'à6t 

altra un 8< Giovanni ritto, che batteria 
Cristo . Per. conseguenza , ciascuno d' essi 
pesava grani .7 t-^'r, e conteneva d^intrin- 
séco argento fine grani 68 ^j. Cosi li lira 
divenne minore di quella, del 1481, doè 

a dire a grani d'argento* i 5 6VWV • 

Diminuita ancor più parve la lira , a gli 
8 di Gennajo del MDVI, nella fabbrica 
de' Grossoni di soldi VII l'uno -, i quali; 
essendo della solita bontà e^ a* pezzi 173 i 
ed in restituzione a pezze 169; venivano 
a pesare grani jp;*!,. e ad aver d' inw 
trinseco argento fine grani 3 8 ,V »n circJi i 
Nel MOVIIII i grassoni si dithinuiraao 
ancora più, facendosene > a tagRb,' pezzi 
1 7 3 Y } che vuol dire al peso di grani 
^9iVrì e al fine di grani jS^^^^ Si co* 
minciaronò in oltre i grossetti da soldi 
cinque, rappresentanti «.Giovanni a sedei-ei 
al taglio 247 1 , rendendosene 2371*, che 
vuol dite del peso di grani 28 calanti -9 
e deir iatriasecQ di grani iB^*^: cosi dia 
lira diminuì a gfani io^<{:;||. . ~..j 

R nj 



t&^ . Db I TARI oniÉtt 

Nel MDXXX) a* 20 di Giugno, segueti^ 
do resonpio deUe akre Tsecàte , e per 
ragione' ancora di CDramerpia, si coniò io 
Scada £ Ora ; e <|itesto si fé' alla bontà 
di carati .224^ e a 99 v per libbra. Sic* 
che pesò Grani 69^ 9 e contenne d'ta* 
tijbiseco oro fine grani 65 «^Vy • 

/Pid>bticheremo noi una Legge de i 4 
Agosto del MDXXXI > in cui precisa* 
mente si à : che il Barile pesava Groìd 
70, :«^ Grosso Grani )S| e il Quinto dd 
Ducato, grani 151. Si à , di più : che il 
Quinto . del Ducato dovesse valere lire i* 
so I il Barile soldi 1^ dah* 4» e il Grosso 
soldi 7. 6. Da. questa medesima Legge è 
assegnato il valóre dello Scudo a lire 7 , e 
quello del Fiorino: d*oro a lire 7. io. E 
poiché erano coteste monete, della lega 
solita % il Barite avrà contenuto grani di 
fine argento 67 ^, il Grosso grani 36/9, 
e '1 Quinto del. Ducato Grani >i4Vv* QtwiK 
tt f monete ; abbiamo qui ^ altrettante lire 
differenti si formano # Imperciocché la lin 



BI lyfoUITAi DlSS. lY. 26^ 

del Grosso- corrisponde a graoi 97 f % queU 

U dei Barile z granì 1 00 44 ^ e quella dell 

Quinto del Ducato a grani 97 ^ in circa • 

Noi ci siamo attenuti a quella ; risultante^ 

dal Barile^ come moDeta di: Tributo; e» 

per conseguenza^ più legale d'ogni altra < 

11 sig. Ignazio Oisini ( i ) ci dà notizia 

della Cra:^ia di Cosimo I , per quanto appa^ 

re 9 come coniata per la prima volta; :cioè 

con Deliberazione de* 23 Dicembre del 

MDXXXVIII: ma convien dire^ che cok 

testa moneta ima più lontana epoca zv^$&q 

avuta 9 'se. in. Ordinazione de' s Marza 

del MDX^Xiy 9 registrata nel nostro Co« 

dice»"^^ ai prod!>iàce di battere Grossi e 

Cra^€ •. Infatti anche il Varchi annovera 

fra le Monete: Fiorentine Iz'Cm:^^ e di 

essa indicj abbiamo nel secolo XV. In eCK 

testa Ordinazione» da noi accennafa» sì. rin<- 

ia battitura del Barile di iioldi . I \k 

pezzi ioij»« ttsiituemk^ 



(I) Scoria (kll^ Monete de' Grsgxduchi p. %7. 

R iv 



t64 De 1 vAmj osncki 

sene 99; e» di più 9 st ordina il mezza 
Barile/ e il da tre Barili ^ o sia Testone^ 
« Sembra , che il suddetto sig. Ignai^ 
Orsini ( I ) assegni al Testone il peso es^ 
presso nella sopraccitata Legge de* s Mar- 
zo y ponendo nelF articolo di esso le pa-^ 
role indicanti il peso di danari 2 grani 
10 ^ : ma questo è il peso del Barile y 
e sotto a questo doveva porsi. In fatti ^ 
essendo a pezzi x o i ^ per libbra ^ veniva 
rigorosamente a pesare danari 2 grani 20 j^5- 
Dunque conteneva d* intrinseco argento fine 
grani 6 5 ^ • Per conseguenza 1 il mezzo 
Barile doveva pesare grani 3 4 ji e d' in- 
trinseco grani 3 2 4i ; e il Testone pesare 
grani 204^ 9 e d^ intrinseco grani 195 4 
circa • Cosi la lira discese a grani 97 ^ ia 
circa. , ' 

- Coteste Monete si coniarono sotto il 
Duca Alessandro. Nel Barile si posero le 
Arme Medici .'col nome del- Duca^ è- dall^ 



mt 



(i) Luogo ctt. p. 3* ^ . . 



se 



DI MoHiTA : D»s. TV. 26^' 

parte $• Giovanni sedente • Nel mezzo 
Giulio il Santo a mezza iigura^ e nel dU 
ritto le medesime Arme, ^fel Testone poi ^ 
da una parte si cominciò: a vedere la Te» 
sta e Busto di cotesto primo Principe ik 
Firenze , ^e nel rovescio i di luì Protettori 
$s; Cosimo e I)amiano in piedi • 

Nuova Legge de* 12 Novembre del 
MDXXXV5 riportata anche nel Codice del 
P. Bernardo Benvenuti ^ assegna il peso 
del Barde a pezzi I o $ ^ per libbra ) cioè 
9 dire a gtznhS^ ^ circa ciascuno^ le air 
intrìnseco di grani. 6a }; e cosi la lira a 

grani 94 t; 

A gli II di Marzo del MDXXXVil 

sif^* pure nuova battitura di quattrini , alla 

solka lega di oiice i . ^ e solito .rimedio 9 

e tn^ ragione di .Ure 7. 6.:. 8 ^er . Irbbrà ; 

Donde ne viene v cbe ciascun -quattrino 

pesasse grani it^y e contenesse d'intrin^ 

# èòbi' argento fine grani «^ » la lira per 

tantoj di . quattri» . neri venne ridotta .a 

grani: 5.6;^^ 



%^' 






266 Ds 1 VAM OlMtHI 

Dobbiamo bI prefata sig. Orsini la Or- 
dinazione de' 4 Novembce MDXXXVUI, 
io yiriù della quale si ricontarono le Cra:^ie 
alla lega d* once 4 col solito rimedio; e 
al taglio di pezzi 318. Cioè pesava eia* 
Senna Grazia grani 2 1 4.^ 9 e co menerà 
d* intrìnseco argento fine grani 77 circa $ 
<e cosi la lira grani 86. 
. A' 26 dVAgosto del MDXXXIV, oél 
eokto G)di^p , si registra ttné Deliberazione 
intorno alla battitura d^ una moneta di 
sòldi XX 9 detta lirav alta: :solita Leg2^ 
ma senza I nota di piso • Il sig. Orsi/zi 
però 9 che possedeva questa Moneta , assi- 
cura che pésa Va grampi. Onde d'intrin- 
seco aigentp . • fine nei avrà avuti grani 
B6^ xicca^ ima non è da» drcdersi 9 ^he 
tale fosse ti éuoj legiaiiho Le degale peso; 
impercic^chè a tale dit^inufione non. si ri^ 
trovò mai la.Jira in cotesto secolo. . ^ 

Ed in fattì, a' 1 5 d'Ot^obré:del MDXUY,* 
abbiamo: una. Legge f: cbe .ordina : che . i 
Giu/J^ o Barili debbano pesare^ dan. 2 gra» 



W MONITH. Diss. IV. Ì67 

si 1 5 ^ per ciascheduno ; onde vi si con- 
teneva d! Argento fine grani 60 ^ ^ e coià 
Ja lira eorrìspòndera a grani 90^* 

Da Cosimo ancora Diica ^ per occìasione 
d' una restituzione di danaro prèso a camr 
bio da'Genovesi) si coniò una nuova mos^ 
nera , che^ da una stella esistente dietro la 
testa , si chiamò Stellina . Era del valore d^ 
lire (due e soldi tre^ ma fiori ne sappiamo il 
peso; come non) si sa neppure quello della 
piastra d'Oi^r^ detta anco Cosimo; coniata 

dal medesioio Duca nel n$47 1 P^i^ oc** 
casione di regalare. Filippo figlio di Car^ 
lo Y j appena che ei giunse in Genova» 
Sappiamo bensì , che ^ p^r Deliberazione 
sino de' ì Settembre del. MDXXX VII, lo 
Scudo d*Oro erasi ridotto al. peso .di gra^ 
ni 66.. ^ , ' 

1 In oltre , da* uà G>djce della Libreria 
Magliabeccbinl , isappiamoi che nella ;state 
del MDLX,VHI .si c(»iiò la Piastra d*Àr. 
gentO) in equivalenza .del. valore antico 
dsUo Scudo. i d'Oro 9 cioè' di lire sette t 



\ 



:i6i /De I Vaei eiNEiti - 

per tener fermo eoa essa il ragguaglio 
éeir universale commercio, che allora re- 
gola vasi a Scudi ^'Oro. Quest- epoca fu 
dal sig. Orsi/2Ì coi passo di cotesto Codi- 
ce pósta in chiaro. La detta piastra adun» 
que / o^ scudo , che dir si voglia , aveva 
da una parte rjeffigie del Duca Cosimo^ 
e dair altra' un s« Giovanni sopra un moit* 
ticelio in atto di predicare a quattro per- 
sone, che stanno in atto di ascoltarlo. Fu 
coniata -essa alla solita bontà t al peso 
d'enee I , dan. 3 9 e grani 14 |; ^cchè 
conteneva d'intrinseco argento fine grani 
ój^l* La mezza piastra a proporzione* 

Dato questo, la lira, settima parte di 
còtesta piastra ^ avrà corrisposto a grani 
•901 ài &nt ... 

Sotto Francesco I figliuolo di Cosimo f 
succeduto al Pladfe ftel 1574, si coniò la 
Doppia d'Oro, a sia il Doppio Scudo 
del peso di dahad 5 grani 2o,. alla stessa 
bontà di carati 22. 
i li: Testone del Gra^duéa Francesco^ ^0^ 



DI Moneta* Diss. IV. 26^ 

Biata qel.MDLXXV, pesava grani 186;^ 
onde 9 essendo della solita bontà j veniva. 
ad aver d'intrinseco grani 170 1 circa* Per 
conseguenza 9 la lira non ne aveva più cha 
grani 85^. 

Io non crederei legale il peso asse-; 
gnaco dal sig. Orsim alla lira del MDLXXXII 
di danari 3 grani 19 (l); poiché sarebbe 
stata deir intrinseco di grani 7 2 t crescen- 
ti j cioè a dire troppo inferiore e legge- 
ra •f tal che non fu nel 15939 ne al 

»597- 

£d in vero nel Codice del P. Bernardo 

Benvenuti ritrovo le Ordinazioni seguenti: 

A di 28. Maggio 1597. 

99 Lo Scudo £ Oro sia 9 al solito 9 di ca« 

^y rati 229 col solito rimedio di mezz' otta* 

99 vo di carato per oncia 9 e a pesò per 

99 ogni libbra 100^9 shio a lOO:^. l\ Du^ 

9, caio Jt Oro Gigliato ^i batta con lega 



S9SKS9999B 



(I) Ivi pag. 40. 



S70 Ds I VA^' GEKVKI 

9^ di carati 44, senz* altro rimèdio; et a 
„di peso 97 T per libbra. 

9, Le monete d'argento siano tutte a 
9, once 1 1 ^ per libbra , con un danaro d'ar- 
,9 gento per libbra di rimedio } & a peso 
,, Giuli 109^ per libbra. 

5, La Piastra sta d*once X. 3. 14 7* 
91 M^l^a Piastra danari 13. 19 ^ Lira da- 
), nari 3. 22 ^. Testone danari 7. 2i.*;v 
,9 Giulio danari 2* I f t » M^fo Giulio da* 
59 nari i. 7. ^V • 

Sicché 9 dato il peso e il titolo di cOi* 
teste monete 9 ne viene che il Me\io 
Giulio contenesse d* intrinseco argento fine 
grani 30). Il Giulio grani 60^. La Idra 
effettiva grani 90 t* Il Testone grani 180^9 
e finalmente la Piastra grani 6 3 2 «^ • Adun- 
que le monete si mantennero dal 1544 
sino al 1 597 sempre nel sistema medesimo» 

Si avrà in cotesta Legge osservato il 
nome di Gigliato dato al Fiorino 9 o 9 per 
dir meglio 9 al Ducato d'oro. QuMla mo^ 
neta y chiamata cosi ^ la osservo anco in una 



DI MoM£TA« DlSS. IV. zjl 

precedente Deliberazione del 1596, regi- 
strata nel Codice « 

A' 2 1 d'Aprile dellostess' anno MDXCVII, 
altra Legge viene dal Benvenuti suddetto 
accennata intorno a' Quattrini Neri ^ ciocr 
che fossero alla Lega di danari 2 1 , e al 
taglio lire 7 ^ per libbra» Per conseguenza, 
pesava ciascuno grani 15 t circa , e d'in- 
trinseco ne aveva grani i ^ • Onde la lira 
di detti quattrini neri corrispondeva a gra« 
ni d'argento fine 66 1. 

La inoneta fiorentina pare che si man- 
tenesse per lungo tempo alla stessa bon- 
tà e peso di prima , quando le altre Zec- 
che d'Italia tratto tratto s'andavano pre- 
giudicando ; ma è da sapersi 9 che si prese 
r espediente di fare la fittizia Zecca di 
Pisa , di cui altrove abbiamo parlato } col 
qual progetto sì poterono , per ragione dell* 
esterno commercio , contar monete infe- 
riori : il che però tornò da li a poco il 
medesimo • 

Nel Codice del soprallegato Benvenuti 



N 



^72 Dfi I TAM GlKERl 

altra Ordinazione si legge de' 19 Luglio 
del MDCI , cioè: che d batdno Crarje al 
solici a Lega di danari 3. 20 d'argento 
per libbra, e di peso pezzi 54^ per lib- 
bra-, perlocchèla Crai^ia pesava grani 20^^, 
e conteneva d'intrinseco argento fine gra- 
nì 6^. Così la lira in Grazie era al fine 

di grani 7^$- (a) • 

Dissi 



(fl) Il sig. Gian Francesco Pagnini del Ventura , a cui 
siamo debitori della traduzione del Trattato .di loefc 
sulla moneta , e delle dottissime aggiunte ed iUustrazio- 
ni annesse ; nell* opera della Decima e della Moneta ec. 
di Firenze , tratta di proposito e da suo pari questo ar* 
gomento . Graiide consolazione è permc il vedere com^ 
un Letterato , di tanta dottrina e cognizione nelle cose 
patrie , non ommetta lode alcuna » onde onorare le nùe 
fatiche. Il sig. Conte Carli (die* egli p.164) coUa sua 
solita penetrazione e dilis^nia , dopo d* aver anch' esso no^ 
tato questa circo ttanift della moneta fiorentina (cioè il 
vario rapporto fra la moneta nera eia bianca) dimostra 
la differenTfi precisa deW intrinseco di queste specie da quelle 
della specie d' oro e d* argento di tutta V Italia , condu^ 
cendo U sue osstfvajfoni dal principio , ci' egli à per aU 
tro assegnato (alla moneta nera) assai pih tardi di quello 
non 6 fauo io , fino a di nostri • E sulla di lui scorta io 
pure Va espresso per alcun tempo nella Tavola del vahh- 
rt della lira . In fatti fra le nostre e le sue Tavole 
€ è niuna , o pochissima differenza # Così , parlando ak 



\ 



DE 1 VAII GENBEI $j^ 

Dissi che tornava il medesimo ^ coniando 
le monete inferiori sotto il nome di Pisa, 
perchè le Fiorentine buone venivano bar^i 
baramente tosate; e lo Zecchino y accresciuto 
dalle lire 7* 12 alle lire io, e lire io. 3,. 4. 
Quindi sotto Cosimo II si ritrovò , o , per 
dir mieglio, si rinnovò la bella antica inveo- 
zione di coniar delle lettere suU' orlo 
ilelle monete; di che mal a proposito si 
diede il merito al Cromuele^ che resse l'In* 
ghilterra 29 anni dopo la morte di Co* 
Simo y come avverte il sig. Orsini • A que« 
sto adunque dobbiamo il disegno del Te- 
stone di cotesto Principe , coir iscrizione 
suir orlo : Has nisi . PerUnfiìs mihi adimat 
iberno ; eh' è appunto quella , che fu poi 

I 



trove sulle variazioni del peso e valuta delle monete 
fiorentine dice ( p. 174 ) che il metodo insegnatoci dal 
Conte Carli, e la precisa contesa eh* egli d data delle 
yariai{ioni suddette lo dispensa da sì penosa fatica • Ove 
tratta del confronto di ricchezza, e de i valori delle Gra» 
tee fra il secolo XV , e il nostro tempo , compie e di 
nuove prove fortifica le mie opinioni» 

Tom. IV. S 



Ì74 nE t TAKJ GENERI 

dopo air orlo delle monete Inglesi riposta. 
Nel MDCXX abbiamo la lira alla bon- 
tà di once XI ^ e perciò ridotta al fine di 
grani 75 ^; e cosi discese al punto y oltre 
a cui non diminuì 9 per rispetto alla mo- 
neta bianca , né pure a' tempi correnti • 
Imperciocché 9 seJa lira de* Soldi corrispon- 
de a grani 58^9 computato V intrinseco del 
Francescane 9 si ritroverà di grani 77 in 
circa» 




DI Moneta • Diss. IV. 



275 



"^eso , Bontà, e Intrìnseco delle Monete antiche, 
coniate nella Zecca di Firen:^e* 



^i 



Denominazione delle an- 
tiche Monete di 
Firenze . 



Peso assolu- Titolo, o sia Fino 
to delle me* Bontà di in ciasche- 
desime Mo* esse* duna mone- 
nete « ta contenuto. 



Ji 



96 



05 



Danaro — Granii 

Soldo 

Lira ---- 

Fiorino. d'Oro 

C Danaro .-*-- 

75% Soldo 

C-Lira 

Danaro 

Soldo semplice 

Soldo Grosso 

Lira semplice - - - - - 

Lira de* Grossi 

Danaro ----- — - 

Soldo semplice 

Soldo Grosso •< 

Lira semplice 

Lira de' Grossi - - - -. 
Dan. Lanaj.^ ^ 

Quattrino -1 
Soldo • - - 1 In Mone- 
Fio, di d.30 j ta nera . 

^ Lira 

I Danaro - - 

i Sol<lo . - - ! i„ Mone- 
[ Grosso - -J ta bianca. . 
Lira - - - 



74 



A Once - - 



40^ - - ". ij. 



40/? 



21 



1 



- - - i^/f. 



3 . it. i;. 



Gr. - 3^ 
-..38J 

- - 770. 

- - 7%. 

- ... 1;?, 

...451 

-- jiy. 
..-Il 

- - - 191 

- - - 39iTi 

- - 39i« 

- - Ti^ìh 

-- , Il 

. - . 191 

[- - - 39i% 
39»A't 



I. 



78a 'i 



a. . - - 4^ 



- - iy3} I. 



---laj 

- . . 31. 

- - aj6. 
.-, li 

- . - 16. 

. - . 31. 
310. 



ijS 



De I VA117 GENERI 



Anni Monete Antiche. 



Danaro — 

... 5^ Quattrino -7 [n UontS * " 
•33K Soldo ?ta nera • 'S - - 



Bontà ec i Fioo t 



IJ45 



Lira 
Grosso - 

Guelfo di 
Soldi 4. 




_. ^In Mone- 

Danaro - -ita bianca. 

Soldo 

Lira -* 

Guelfo di Soldi 5 

Soldo 

(Danaro - 

l347^Lira - - 

Quattrino Nero 

Lira di Quattrini neri 

e Guelfo di Soldi 5 J9n 

'35oi Lira ... ' ^ 



r'Fiorìno pic--j 

3 colo - -f ;„ i^o^e- 

I3^6'\ Soldo rtancra d. 

CLira 3 ^*o""^ • 

r Grosso di Soldi a 

1368 < Soldo 



^Lira -^ . . 
Fiorino pic- 
colo - .^i„ ^one. 
1371^ Quattrino -franerà di 
Soldo (^Q'Uttrini. 

Lira 

^Danaro - - 

T iT-7^ v*wuu • - - >^n Mone- 
H}7<^_. " tr. Nera. 



r Danaro - -"l 
J Soldo - - - y n 
^Lira 5^* 




/ 



Lnni r 



DI Moneta ; Diss. IV. 

nete Antiche! Peso ec. 



^I 7 ^ Soldo - > fa Bian- <? 

t Lira- 3 "• C 

f6o Grosso di Soldi6. 8- 
^r j C Mezzo Grosso — - 

^ Lira - - - — - - 

. r Soldino 

^^^ILira - 



277 

Bontà iFino ec 



{Soldino 
Lira di soldi 

r- Grossone diSoldi 6. 8 

^^ \ Lira di Grossoni - - - 

^ Piccolo-, i„^^^ 

•47* S Quattrino Siiet«ne-< 



J4 - 



ij - 

- - - 131 

49n 



- - - - a 

8J 

- - i7J- 

- - li. II aj^ 

- IJ4Ì 



— II. Il 



6 



— II. II 



7J 

- - IJO. 

13^. 



^Lira 3ra. 

Grosso di 






Grani - 8 - 



A One. 6 
- - I. la 



- - 140 ^5^ 

Gran. - \ 



16. 

49À 



- - - 71^^ 



• « -. - a 



— II. II 



- - II. II 



1481 ^ Soldi 6.8 5^ neta \ 47^ 

CLira 3 Bianca, t )^ ^ 

^Quattrino ~ • - • . 

r49o ^ Grossone di Soldi ). 6 

t Lira --- — --• 

e Carlino di Soldi io - 

»5o4Ui« 

1506 Grossone di Soldi 7. 

^Grossetco di Soldi 5. 

1509^ Grossone di Soldi 7- 

CLira 

XJ30 Scudo d' Oro di lir 7, 

Soldo 

Barile di Soldi 13. 4 

IJ3i^ Grosso di soldi 7. 6 - • - 38 - 

Lira • ... 

Quinto di Ducato --1 iji -I- - 11. ix 



1^31 



- - II. ii-j- - ^A^i% 

• ^i38ì|. 



^ -^ ^ 1, 



«• - - 4^At 
- - \(A\ 

68 Ji 

---39iH--". "r - 58« 

— II. II 

- •> II. II 



- - a8 Cai. 
~ " " 39jfe 



h 



'- 1*5^ 



a Car. lij 



70 - 



- - II. Il 

- - II. II 



38 vS 

--loSìil 

- - 67 ,i 

---3^A 
. - 100 i 

- - »4 5| 



278 



De I VARI GENERI 



Anni. Monete Antiche . 



Peso ec 



Bontà ed Fino ec. 



«534^ 



Barile o Giulio di 

Soldi f3. 4 * 

Soldo 

Lira --- - ---- 

vfezzo Barile - - - - 

Testone — • 

Soldo -- - ----- 



. I 



,j3j^ Barile - 

Ì Quattrino - - 
Lira 



Ora* oo^^T - 



a on. ir.ii 



- - - 34i 

. . • 9«4| 



- -• II. II 



Gra. 6ì ^ 
4à 

... 31IJ 



3? 



Crazia 



""{ir.::::::: 



^^^4(Lira 

t Lira --- --- — 



X575 i ^^^^^ * * 

*Lira - - - - 



Giulio - - -• 

Testone - - - - - - - 

IJ97<Lira 

Quattrino Nero - ^ - 
Lira di Quattrini - • 
Grazie - - - • - • - 
Lira di Grazie - - • 



*iiR - - - 3-^3 



n. n 19JÌ5 

4il 

- - - tfjgfj II. Il] 61^ 

941 

„*! , a3 iìi 

5«m 

7i 

96. 

- - - 6oi 

90J 

- - II. Ili — 6ì^l 

904 

- - II. II - - -170! 

-- -8tÀ 

- - II. II U . - 6oi 

- - II. ut i8o| 

--90Ì 



- - - <53i 
^6aJ 

168- 



- - - II II 



. - - 189J 



. . • I 



J4? 



Ifoi{ 



- - - «>H 



ai 



- . - 3. 00 



li 

66| 

éi 

- - - 78. 



DI Moneta . Diss. IV. 279 

Per éompimento di cotesta materia ^ e 
per maggior illustrazione del Fiorino d' oro ^ 
trascriverò qui due Capitoli di Francesco 
di Dino (a) ; ne* quali si tratta di molti Fio- 



fa) Cap. CLXKXVIIl. Tart di monete d'aro. Fiorini 
delia Magna : di Aubicch che hanno una Croce al pie 
di s. Giorgio: Fiorini di Vincislao vecchi » hanno l' Aquila 
di groiso raglio : Fiorini della Magna hanno uno cappuc- 
cio per segno a s. Giovanni. Fiorini di piccolo peso, fa« 
cri ad orlnga , hanno per segno Stella & havvene pib ^ 
che hanno uno elmo molto ausato : Fiorini di raona : Fio* 
rini factì in Piamonte contrafacti a fiorini di Firenze : 
Fiorini facti nel Delfinato dicono Rid>erto: di tutte 
queste monete si (a granivi per oncia. 

Cap.CLXXXXI. Peggioramemo di Fiorini d*ogni ra^ 
gione . Reali vecchi di Francia : Agnelli Giorgi! , di ca« 
rati a) & { : peggio l' oncia che oro Unghero danari XV 
la Libbra . Nobili mezi quartinobìK : Montoni di Fran- 
cia : Schudi di Brabante coli' aquila vecchi : Reali, di 
Giovanni di Francia : Fiorini Melanesi : Fiorini eh' anno 
S allato a la testa di s. Giovanni di carati ^3 & ^ peg- 
gio Soldi dua l'oncia contasi danari ai peggio che oro 
Unghero. Franchi di Francia co Fioretti: Lioni di 
Fiandra col cimiere . Fiorini coli' elmo & mezo chiuso • 
Fiorini di raone con un A allato a la testa di s. Gio- 
vanni • Fiorini di raona che hanno allato al Giglio . V. 
di charati ventitre & undici sedecimi peggio Soldi tre 
r oncia che l' oro Unghero . Fiorini che hanno R allato 
alla testa di Sancto Giovanni . Fiorini di Cham- 
hrai vecchi. Fiorini colTehno chinato ve. so le lettere. 

S iy 



aSo Di i vAHjeRKEiii 

fini coniati in diversi luoghi nel Seco- 
lo XV) giuntovi il peso e la lega d*essi« 



Fiorini colla spada allato al Giglio di Carati a} | peg- 
gio Soldi VI r oncia che oro Unghero. Fiorini col Gi- 
^io con un punto allato al Giglio . Fiorini con un- 
R & • • • . una Stella * Fiorini che hanno le chiavi allato 
alla testa di s. Giorgio • Fiorini della Reina colla Co- 
rona di carati 13 peggio soldi x Ton. che oro Ungbe* 
ro . Fiorini di raona con un punto . • . • di caiati ao 
peggio soldi XL r on. Fiorini di Francia di carati ai 4 
peggio Soldi XXXI XX V on. Fiorini di raona durissimi di 
carati XVIII peggio soMìlvi Ton. Fiorini di Ruberto 
di carati oc peggio xL Ton. Montoni ch'hanno la ro» 
setta di carati xviij l'oncia peggio Soldi xx T on. Oob^ 
ble di Majolica di carati peggio Soldi x Fon. Nootoni 
Montoni della Crocetta di carati xvx peggio Soldi xir 
r uno . Fiorini colla Crocetta somiglianti agli Ungjheri 
di caratila peggio Soldi 20 Tun. 

Ora aggiungeremo il preaDso del Fiorino f oro ddT 
«mo x&;i sino al 1738. 




Di Moneta. Diss.IV. 



281 



Prezzo del Fiori 00 d'oro in Firenze. 



iaj9 
iiSz 
1086 
1296 
1301 
1303 

'333 

1337 

'343 
1351 

1355 
1370 

1378 

X380 

141J 

1448 

X4»4 
IhXlTre 

1464 

1469 

1475 



Lire 

I 
I 
I 
I 
a 
a 
1 

3 
3 
3 
3 
3 
3 
3 
3 
3 
3 
4 
4 
4 

5 

J 



Sol. Din. 



Il 
16 

II 
la 

I 

a 

J 

8 



I 

8 

IO 

13 
J 

6 

8 



8 

4 





Lire 


Sol. 


[480 


S 


II 


485 


6 


a 




6 


3 




6 


4 


486 


6 


$ 


487 


6 


6 


488 


6 


7 


[489 


6 


8 




6 


9 


r49o 


6 


IO 


'493 


6 


II 


1494 


6 


la 


49J 


6 


13 


49$ 


6 


14 


498 


6 


15 


499 


6 


17 


IJCO 


7 




ni 


7 


IO 


JJ<J 


7 


la 


2J 


IO 
IO 


3 


645 


IO 


l 


738 


IJ 


6 



Din. 



J 




982 ]>E I VA117 GENESI 

GENOVA. 

O sia de i varj generi di Moneta coniati 

in detta Città . 

S. VII. 

Mia intenzione era di dare^ come d'ogni 
altra Città , anche di Genova la serie in- 
tera de i varj generi di Moneta nella di 
lei Zecca coniati; ma, per quante diligenze 
fatte abbia , ó veduto essere impossibile 
il lavorare col metodo sinora usato j e per- 
ciò restarmi il solo ripiego de* semplioi 
indizj j fondati sulle apparenti ragioni • 

Con autentico Documento provato ab- 
biamo (i) , che neir anno DCCXCVI le 
monete di Genova uguali erano nel va- 
lore a quelle di Milano; ed ugualmente 
provammo (2) che sul bel principio del XII 
secolo moneta coniavasi in nome di essa 
Città, prima ancora del noto Privilegio 



(0 Tom. II. p. 323. (a) Tom. m. Diss. II. p.U §.4. 



DI -Moneta • Diss. IV. 18) 

deir Imperadore Corrado Uj dato nelFanno 
MG XXXIX ; le quali monete si chiama- 
vano Bruni e Brunetti . Non saprei dir 
io precisamente, se coteste Genovesi mo- 
nete corrispondessero 9 come prima 9 alle 
Milanesi 9 perchè ci mancano tutti i dati 
a un tale calcolo necessarj ; pure per 
quanto possono le conghietture 9 da un 
indice di Documenti esistenti in code- 
sta Città neir Archivio Pubblico 9 de* 
quali non ò potuto aver mai copia preci- 
sa 9 si rileva la seguente notizia : 

Anno MCLVm prò Unciis 81. Auri 
solvendis in Palermo sohuatur Janua iiére 
155. 18. 6. L'Oncia di Palermo o di S'y 
cilia era una moneta d'oro corrispondente 9 
come vedremo in seguito 9 a' Fiorini di Fi- 
renze quattro e quattro quinti : cosi che 
le Oncie 81 d* oro Siciliane corrisponde- 
vano a grani d*oro 2)587 ^. £ se per 
queste on^ie d'oro si davano in Genova 

lire 155. 18.69 per ogni soldo di Geno- 

* - » - ■ 

va 9 si saranno dati grani d'.oroy^. Sup« 



Ì84 T>E l VARI GENEM 

posta per tanto una proporzione fra oro 
ed argento 9 come i: 10.4 circa; la ino« 
neta di Genova veuiira a corrispondere alla 
seguente serie d' intrinseco argento fine, cioè : 
II Danaro a Grani d'Argento - 6. ^^4. 
Il Soldo a Grani •------•. 78 ^ 

La lira di Danari a Grani - - - 1 3 1 i 
La lira di Soldi a Grani — I5 75«— 
Noi vedremo' nella moneta di Milano 
neir anno MCXCI , che il Danaro Impe- 
riale conteneva d' intrinseco argento fine 
grani 6^j e il soldo grani 7 8 tt 9 S'c* 
thè può conchiudersi , che la moneta di 
Genova anche nel XII secolo si conser^ 
vasse air istesso intrinseco della Milanese. 
Nel principio del secolo XIII poi, dir 
conviene, che cotesta moneta si discostasse 
dall' Imperiale con qualche diminuzione ; 
ritrovando la seguente nota in un Docu- 
mento esistente in Genova , registrato in 
un libro del Notajo Lanfiranchi (a) • 



t? 



(fi) Anno MCC Die HI Augusti Ioamies Caionus ^ 



/ 



DI Moneta ; Diss» IV. 



277 



Anni Monete Antiche! Peso ec. 



r I>anaro- ^ j^ M^ng. ^ | 



Bontà iFino ec 



•? Soldo . > ra Bian- ^ 

Z460 Grosso di Soldi6. 8- 
.•jC Mezzo Grosso 



J4 - 



15 



49*f 



^ Grosso di ^j^j^^^ 

481 asoldi 6. 8 5- neta ^ 

^Lira - - -3 Bianca, t 



Grani - 8- 
i6i 



47^9 



Lira - • 

, r Soldino 

'4^nLira 

r Soldino — 

'"^^i t Lira di soldi 

{Grossone di Soldi 6. 8 
Lira di Grossoni - - - 
^Piccolo-.^i^^^^ 
1471 ^ Quattrino V nera ne < 

Grosso di 
1481^ 

Lira 
^Quattrino - - - . - 
X490< Grossone di Soldi j. 6 
(• Lira -------- 

<- Carlino di Soldi io«. 

'5o4li,i«---- 

1506 Grossone di Soldi 7. 

^Grossetto di Soldi 5. 

X509< Grossone di Soldi 7- 

^Lira 

x;30 Scudo d' Oro di lir 7. 

.Soldo 

Barile di Soldi 13. 4 

x;3i^ Grosso di soldi 7. 6 

Lira . 

Quinto di Ducato •- 152 - 



r — il 

U .-8J 

I7J. 

- - II. II ji^ 

- - li. II a5a 

.. IJ4J 



6 



- - II. II 



7i 

- - IJO. 

136. 



A One. 6 
- - I. 1% 



..-46I? 
- - 140 25, 

Gran. - J 

a ' 



1131 



16. 

4947 



« « II. 111 



— II. II 



- - - 71^ 



- - - 39iH 

- - a8 Cai. 

---3^ 



- - II. II 



46 »« 



138^. 

1 > 



- • - «9*V 



-. ^ II. II 
- - ji. II 
~ - II. II 



a Car. aai 



— 70- 
- . - 38 - 



- - II. II 

- - II. Il 



- . II. Il 



- - - 4«Tft 

- - téS'j 

- •- - 68 J * 

- - 38^ 

-- ^^ 

38 iW 

---J5I 

--.67A 

---3«A 

- - 100 1 

- - 14 5j 



285 De I Vari generi 

nus de Gragnano dedit in custodia Guidoni 
Panichi , & Sociis de Luca Hbras loo. 
Tur. de Argento , Valentes lib. 250^ Ja^ 
nuce . Ma la lira de' Turoni uguale era a 
qudla di Milano 9 dunque 20 soldi di 
Milano corrispondevano a 30 di Genova. 

Ma poiché la moneta di Milano s'andò 
diminuendo con più fretta di quella di 
Genova , cosi in poco tempo 9 cioè nel 
X291 a' 13 di Marzo, ritroviamo queste 
due monete presso a poco al loro pri*» 
miero ragguaglio • Ecco nel libro di An^ 
gelino di Sigestro Notajo, all'anno 1291. 
13. Marzo 9 instrumento che comincia Ego 
Napuleone etc. libra 223. Januae cambiane 
tur cum libr. 232. io. 3. Denariorutn Imr 
perialium* Dunque in detto tempo una 
lira di Milano corrispondeva a lire i ^ di 
Genova . 

Moneta d'oro ^i coniò pure in Geno- 
va col nome di Genovino e di Ducato 
di' Oro , e il sig. Cav. Vittori ( i ) due ne 

(ij Fiorino i* Oro illustrato pag. 12* 



DI MOKETA • DlSS. IV. 187 

pubblicò , le quali da una psffte ìinna il 
Castello con tre Torri , ed intorno il oomt 
di Simone Boccanegra primo Doge dt essa 
Città ; e dair altra quello dell' Imperador«f 
Corrado. Questa moneta d'oro in peso e 
in bontà era uguale al Fiorino d' Oro^ di 
Firenze e al Ducato d' Oro di Veneeia j . 
e perciò nel 13 15 a' 18 Aprile ^ in Grida 
di Milano, si valutano tutte e tre codeste 
monete al^ medesimo valore di lire i. io.(iy. 
Qualche nuova argomentazione far coi^- 
viene, prima d'ire innanzi, intórno al va- 
lore di queste monete non potendosi passare 
a dimostrazioni. Giovanni Villani (2) assicu- 
ra , che il Fiorino d' oro di Firenze valeva 
in Genova soldi 16; quando sappiamo 1 che 
in Milano ne valeva io. grossi, cioè 20 
soldi Mediani, co' quali veramente si re- 
golava il commercio; ma percHè sì provò 
da coi , e si proverà anche in seguito - , 



?==« 



»»»•»■ ì * i 



(i) De Monetis Italie Tom. &. pag. 04, 
(a) Iib.7. Cap.39; ^ 



288 De I VABJ ^ENKHI 

che codesta lira de'. Mediani di Milano 
conteneva d'intrinseco argento fine gra- 
ni 720; così potrebbe instituìrsi per Gè- 
nova, presso a poco, la serie seguente d'in- 
trinseco del 1260 in circa , cioè: 

Il Danaro grani d' argento fine • 3 i 
Il Soldo grani .►..--•--r 4$- 
La lira grarii - -------- 900. 

Tutte le Città d' Italia diminuirono , o , 
per dir meglio, continuarono a diminuire 
la moneta d'argento; così che a pregio 
maggiore crebbe da per tutto il Fiorino . 
In fatti':, in Milano al principio del seco- 
lo XIV valse il Fiorino soWi J o in 32, 
e in Venezia' soldi 60 in. 63, ^ e in Cd- 
nova soldi 2 5 ; come abbiamo dal Balducci 
Pegolotd e dagU Instrumenti che ó v^ 
duto • •. 

Negli Statuti di Tortona , compilati nel 
I3 29,.appare una specie di contraddizione 9 
neir assegnarsi il valore del grosso Vene- 
to , O' siz Matapane a Genovini 104: 
Veneti G'rtssi justi ponderU jaru X* & med. 

ItDr 



DI MONSTA. DlSS. IV. 289 

Imperciocché il detto grosso valeva allora 
in Venezia danari piccioli 36, cioè sol- 
di 3 ; per Io che pare che la moneta di 
Genova a quella di Venezia corrispon- 
desse , come 21 a 7 2. Ma , se per certa 
dimostrazione il Fiorino d'Oro valeva in 
Genova soldi 25 e in Venezia soldi 63, 
chiaro è 9 che i Genovini i o v 9 corrispon^ 
denti al grosso Veneziano secondo Io Sta- 
tuto di Tortona ^ non erano della natura 
di Danari piccioli. Ed in fatti il suddetto 
grosso Veneziano, contenendo grani d'ar- 
gento fine 40 in circa j ne verrebbe , che 
il Danaro di Genova ne avesse contenuto 
grani 3 t9 quando settant' anni prima ne 
conteneva 3 :^ ; ma , allorché cotesto Danaro 
conteneva d'intrìnseco argento (ine, come 
dicemmo, grani 31^, soldi 16 corrisponde* 
vano al Fiorino d'Oro; dunque, allorché 
il detto Fiorino montò a soldi 2 $ , il detto 
Danaro non poteva contenere più che 
grani 2^ d'argento fine: quindi é, ch'io 
creda essersi coniato in Genova il mezzo 
Tom. IV. T 



\ 



igo De I Vabi generi 

quattrino del valore di Danari i t , e di 
8 a soldo; e che di questi mezzi quat- 
trini nello Statuto di Tortona si parli . In 
fatti un Danaro e jnezzo di cale intriose^ 
co corrispondeva a grani 3.7 9 che vuol 
dire prossimamente a quello ritrovato ne i 
Genovinì ^ ragguagliati a i Grossi di Vene- 
Eia • Date le quali cose , ne viene che 
nel secolo XIV il Danaro di Genova con- 
tenesse grani d' argento fine • - - ^ 27 
Il Genovino ,------.•.--.. 3I 

Il Quattrino ---.-----*- 7^ 

Il.SoIdà r - 284 

E la Lif» * .•...-•.-.- $76. 

Delle monete di Genova , intorno a que- 
sto tempo f parlò il Balducci 9 ed avver- 
ti : che i Ceoovini piccali erano alla bontà 
di once 3 e danari 1 6, e i Genovini grossi 
à once. Il e 'danari 14; ma non ne dà il 
pesò , e. perciò . non possiamo calcolarne 
i' intrinseca . Avverte egli bensì > che i 
Genovim d'Oro a cavallo vecchi erano 
alla bontà di carati 23^9 e i nuovi de* 



DI Moneta • Dks. IV. I9 1 

tempi suoi a canti 24* meno '^. Cotesti 
Geno vini' d'Oro erano anche chiamati col 
nome di Duca£0^ e il lof d valore> fkt icdne 
quello di- Venezia ; e come il Fiofiua 
d'Oro di Firenze* 

Nel secolo XV varj generi di monete 
in Genova si cornarono , ma noi lìOn ne 
sappiamo né il peso , né la bontà ; Si sa 
soltanto che nel 146^, ultimo Ottobre 9 i 
Grossi di Genova ridotti furono in Milano 
da i soldi 6 danari ) a i soldi 5 ; e 4 
Grossi piccoli j che ^rima valevano soldi 5 y 
a soldi 4* Così i Pcggioni si ridiissero a 
danari 1 f 9 e i Noi^ini 2l danari 8 {r)/ 

Facile è il credii'e the i Póg'gioni - di 
Cénovà fossero i sdldf^, e i N(»iAi r mezzi 
soldi ; il che dafo , si in Milana' fossero 
stati giustamente apprtiafìati 1 è se pftds»» 
mente ci fbssè noto t'intrinseco' ddle mo- 
tiete Milanesi j lacKmelvte potreMse *irfsci- 
turrsì il tralcolo j ma ne Tuna, ne' Tal- 



• ^ m' 



' (I) Sifoni in Tom. i. t>e Morutf* Italia f. xj. 

T ij 



Z9* D£ X VABX GENEKI ' 

tra cosa ci è nota . La lira di Milano ne) 
I409 aveva jd* intrinseco grani d'argento 
34^if e nel 1474 grani I79t** Se si 
pigba un adeguato ^ saranno grani a6 1 ^; e » 
per conseguenza 9 dato che la lira di Ge- 
nova fosse ^ più forte di questa , avrebbe 
corrisposto a grani 326^; ma sono que- 
ste semplici ^ co nghiet ture. Quelk)^ che di 
certo si sa 9 è » che in Genova il JOucaro 
d*oro di Venezia si cambiava » intorno al 
147^, per soldi 44 in 48 } in tempo che 
in Milano si cambiava a 63 in 6f , come 
da un Codice della Magliabechiana di Fi- 
renze Clafs. XI num» i si jrilev} 4 £ que* 
sto fa un rapporto con la moneta di Mi- 
lano di a a 3 ia circa. Innoltré lo Scudo 
d'Oro Genovese) cpnijitonel 1490. valse 
4ire a soldi 17; per lo che 9 dato la pro- 
porzione comune d' Italia 9 non poteva la 
Jira Genovese allora aver più intrinseco , 
che. granipZfo in circa d'argento fine* 

V incertezza di queste monete 9 ci ao» 
compagna anche per tutto il secolo XYL 



DI Moneta: Diss. IV. 29 j 

Notò soltanto è, che nelf anno 1507 (al- 
lorché i Genovesi 9 puniti e soggiogati 
dall' armi di Lodovico XII Re di Fran- 
cia 9 condannati furono a pagare dugento 
sniila Scudi , ed a cambiar conio nelle mo- 
nete ) s* approfittassero essi nella nuova bat. 
titura , e diminuissero il peso de i Testoni 
e delle altre monete ; ma s' ignorano i 
termini di una tale diminuzione • Di que- 
sto fatto ci dà notizia Monsignor Agostino 
Giustiniano ne' suoi Annali ( i ) • Qualche 
lume traspira nel Libro dell' Aritmetica 
del Basn del 1^669 ove di molte mo* 
nete si ritrovano i saggi fatti in Piacene 
za • Quivi dunque apparisce che la Dob^ 
ola d' Oro pesava danari 5 , grani 11 y alla 
bontà di carati 2 2 ; la Dobbla d' argento 
once .1 danari 7 grani 9 9 alla bontà di 
once 1 1 danari 1 1. Il Cavallotto danari 2 
e grani 1 2 , alla bontà di 5 once danari 2 2 ; 
e il Datatone once i. 2. 4v , alla bontà 
di once li. io. Cotesto Ducatone si chia-* 



S9B 



(U Ediz. Genova IJ37. fol. p.CCLXIV. tergo 

T iij 



snò I per quanto io credo i Scudo e Geno^ 
tina^ e nel 1.5^3 valse ia Genova lire 4. 
Se véri sono 'cocesti dati ^ la lira dì Genova^ 
in detto tempo f yeoiva a corrispondere 
d* intrinseco argeato fine a grani 1 2 i r, e il 
soldo a grani 6t> La lira milanese era di 
grani ' 1 ò i ^ ; sicché panebbe che in detto 
tempo y non più un quarto y ma soltanto un 
quinto più fottt fosse cotesta di Genova. 
La scarsezza de' dati , e l'incertezza 
delle operazioni non ci permette di for- 
mare la Tavola delle monete genovesi f 
come abbiamo fatto dell' altre Gtcà ; ben 
contenti noi di non avere ommesso' né vu 
cerca , né diligenza alcuna ^ ónde la serie 
di codeste monete compiuta e seguente 9 
unitamente all' altre d' Italia , apparisca • 

LUCCA, E PISA. 

S- VIIL 

dell' uniformità delle monete co* 
Diate in coteste due Città siamo certi 
e sicuri} cosi delT una e dell'altra Zec« 



DI Moneta. Diss. IV. ap^ 

ca parlar in un tempo stesso conviene • 
Già, dall'ottavo secolo in poi, vedemmo 
noi ne* Documenti promiscuamente usurparsi 
tanto le monete Lucane , che le Pisane f 
sin al MCLXXV •, nel qual tempo FeJ^ 
rigo I privò i Pisani non solo del diritto 
della moneta, ma dell' imitazione alp'esi 
delie monete di Lucca • 
' Necessaria cosa ora sarebbe il rilevare-, intrm- 

seco del- 

prima di cotest* Epoca , V intrinseco valore u Lira 
delle lire e delle monete di due si fa- io xi. 
mose Città . Per quanto abbia io ricercato a' 
miei amici di Lucca , e per quanto essi al>- 
biano usata diligenza, nulla di più che 
pìcciole notiziette ò potuto io Rilevare in 
vantaggio del mio argomento; e perciò 
ne Decreti , né Gride , né Convenzioni co? 
Maestri di Zecca s' attenda eh' io porti 
qui: dovendo noi soltanto contentarci di 
semplici € leggerissime conghietture • 

Diremo pertantD in prinio luogo , che V A- 
hzte Grandi (^1) dall'Archivio dell' Arci v esca- 



ci) EpUt. di FandtQiit pag. %jo. 



29$ De I VAAl GEHEm 

vado di Pisa cavò un Documento, scritto 
air anno MLX. X. K(d. Aug. Indicdone 
XII , in cui tali espressioni si leggono : 
Manifestus sum ego Rainerii fitto 6* M. 
Ughkcioni quifuit Marchio quia Vos Vuido 
filio « • • • Vuidi & Lamfredi filio b. Af* 
Angeldi dedisee miài merito undas tres de 
auro per libras trecentum viginti. Lo stes« 
so documento si à pure presso il Murato^ 
ri (i). Sicché once III d*oro uguaglia» 
yanQ il pregio di lire 320; cioè in ragion 
ne di lire 16: 15 all'oncia: e perchè 
r oncia è d' otto dramme composta , cosi 
V* andavano soldi 4 ir per dramma* Se però 
crediamo ^ conservata a rigore in cotesto 
ragguaglio la proporzione duodecupla, al* 
lora comune fra V argento e V oro; V in- 
trinseco di ciascun soldo risulta di grani 
^^ 4wr9 ^ 9 di necessità , la lira Lucana e 
Pisana rileveranno d' intrinseco , alla metà 
del XII secolo, grani 4I4t^V« 



(I) Oissert; XliV. 



DI Moneta. Diss. IV; 297 

Succeduta finalmente la pace fra coleste 
Città 9 oeirAnno MCLXXXI convennero 
anche sul proposito delle monete. Di tal 
convenzione parlò Paolo Tranci y ma noi 
la daremo originale a suo luogo. In essa 
pertanto si legge 9 che si mandassero prò* 
miscuamente i Messi ad invigilare sopra 
le due rispettive Zeche; che i Pisani aves* 
sere la metà dell' utile della Zecca di Luc- 
ca detratte le spese ; e '1 simile que' di 
Lucca della Zecca di Pisa. Che il Conio 
Pisano fosse ut) poco più largo del Lue» 
chese ; che in questo fosse scritto il no- 
me di Arrigo , e in quello quel di Fe^ 
derigo j o di Corrado. Avremmo noi per 
verità desiderato, che si fosse parlato an- 
che della lega e del peso di coteste mo- 
nete ; ma in detta Convenzione nulla si 
accenna sopra di ciò. Sicché non sappiar 
no , se in virtù di essa siasi , o no , al- 
terato il monetario primitivo sistema. 

InfrìiK 

Sappiamo noi solamente che nel MCC-secodVs- 
XXXII in Ferrara computavasi la lira dicdoxm. 



298 De 1 VARI GENERI 

Lucca per due lire di moneta Ferrarioa; 
cioè di quelle lire 9 che avevano d' intrin-* 
seco per ciascuna grani i$7i* Per Io che 
la lira Lucchese veniva a scare di grani 
.515. Ma siccome da quel Documento , da 
noi citato nella Zecca di Ferrara, si rileva ^ 
che veramente in corso non davansi due 
Ferrarini per un Lucchese; cosi ragione'^ 
volmente credersi può, che, molto mino*' 
re deir assegnato , fosse V intrinseco di co« 
testa lira. Da alcune Note mandatami dal 
«g. Francesco Maria Fiorentini j dotto e 
gentil Cavaliere di Lucca j rilevo che nel 
AfCCXCVIII il Bolognino grosso valeva 
XV danari Lucchesi • Cotesto è un Istru- 
mento di Quittanza per mano di Ser //> 
ghifredo , fatta da Fai^io di Giunterò e Man^ 
no figliuoli di Nicoiao Gigli di Lucca per 
la dote della Contessa , sposa d* esso Fai^io^ 
che confessò d* aver ricevuto Liòras tre^ 
centas triginta bonorum denariorum Lucen^ 
Slum ad bonam Monetam, videlicet ad ra^ 
ùonem denariorum Quindicimpro quolibet 



DI Moneta» Das. IV. 399 

Botognino grosso , & denariorum 3 ) prò 
quolibet Aquilino grosso de argento dena* 
nariorum Lucensium. £ poiché il Bolognino 
grosso , come provato abbiamo Delle Zec<* 
che di Bologna e di Ferrara , pesava grani 
30, e d* intrinseco ne avea 2 5 7 ; e la lira 
d* essi grani 515: cosi il Lucchese nel 
MCCXCVIII sai-à stato di grani 2o|; è 
quindi la lira Lucchese ne avrà avuto 
d' intrinseco grani 412. Più sopra col 
calcolò 9 formato sul Documento del Gm/r 
di , r abbiamo ritrovata di grani 4 1 4^^7; 
éicchè 9 nel corso di cento e trent'annìi 
sembra , che allo stesso pregio siasi man^ 
tenuta la suddetta Lucchese e Pisana mo» 
lieta • Tutto ciò si prova col fatto dd 



Priore di S. Stefano contro la Pieve Ru» 
pina j deciso dal Papa Innoceni^o III , intorb- 
ilo al MCX}; rapportato ne* Decretali (Lib- 
ili. Tit. 59. e. 20 )• Da questo si appa* 
ra 9 che 9 dovendo la Pieve pagar al Parroco 
certa sommi di danaro col ragguaglio alla 
fnoneu Pavese ^ cioè in ragione di tre Luo^ 



^00 De I VARI OENSkt 

chesi per ogni grosso Pavese; pretendeva 
il detto Parroco sei de i detti Lucchesi per 
ogni grosso Pavese ^ in grazia della dimi* 
nuzione della moneta di Lucca; corrente 
allora in ragione di cinque in sei Lucchesi 
per ogni Pavese. Ove delle monete di 
Roma si parlerà, vedremo , che in tali tem- 
pi il soldo di grossi Pavesi aveva d'in- 
trinseco argento gr. 1 1 5 ; e la lira di detti 
soldi di grossi 2200; la qual somma di» 
visa per 5 1 dà 9 per ogni lira Lucchese 9 gr* 
4149 come abbiamo detto di sopra. 

Quindi io non intendo come si possa 
•assegnar in Lucca il prezzo del Fiorino 
d*oro a soldi 20 9 come lo assegna Gi-^ 
fokmo Rossi nella nota de' Valori 9 posta 
alla fine della sua Storia di Ravenna; e 
poi a soldi 22 e danari 5 : quando in Bo- 
iogna si valutava per danari xxx. Gammi* 
na bensì a dovere il pregio al Fiorino sud- 
detto, assegnato nel MCCXCII9 di soldi 
XXXVIII e danari VI. Imperciocché 9 va- 
lutatosi il soldo per grani di fino 2of 9 ve* 



pi Moneta. Diss. IV. 30X 
Diva a valutarsi la moneta d* oro per gra^ 
Ili d' argento fino 79 3 tV incirca ; che , pres- 
so poco, si fu il comune valore di* essa i^ 
Potrebbe veramente argomentarsi, che di 
qualche maggior pregio fosse prima del 
detto tempo la lira Lucchese ; ma non ab<t 
biamo prove sufficienti per assicurarcene. 
Un lontano indizio traspira da i grossi Aqui- 
lini % i quali abbiam noi veduto valere nel 
1298 piccoli 3 3* Se per tanto cotesti 
grossi erano da principio il doppio del 
soldo Lucchese, la lira sarebbe stata dì 
grani 566?. Ma non per questo una lira 
poteva corrispondere al prezzo del Fiorino 
d*oro. Però in Documento, citato dal 
Valsecchi (r) e dal Grandi (2) , del 
MCXCI si contratta a moneta vecchia Pi- 
sana libras trìginta & una , & solidos sep^ 
rem, ed dena^os novem honorum denario^ 
rum Pisana monetae Veteris . Non può cer- 



(t) De Vtt. Pisan, Urb. Cast. p. 44. 

. (a} De Pan4eai^ p. 1&9 e seg. 



tamente negarsi » che infinite contraddizio* 
ni 5* iocoutrino su questo proposito nelle 
antiche carte; ma queste nascono dalFes* 
sere ignota a noi la vera divisione e 
analogia delle monete. Il nome ìl Impe» 
riaU^ per esempio, fu comune a tutta 
Italia 5 ma chi contrattava a Imperiale gros^ 
so , chi a Imperiale me\\ano , e chi a i/»- 
periale piccolo ; e perciò ora un valore , ed 
ora un altro nelF Imperiale si fa manifesto; 
che fàcilmente anche i più esperti confon- 
de . Così pure avvenne delle monete Luc^ 
chesi, ugualmente che le Impertali famose « 
Per prova di ciò ^ dopo d' aver indicato il 
prezzo del Fioriùo per soldi venti y leg- 
gasi la Ratificazione della cessione del Gap 
stello della Mirandola , fatta alla Camera 
Pontificia nel MCCLXXXX 5 dove il Pa- 
pa prò predo Sex Millkim librarum Lucen* 
sium , it il contàmento Sexcentomm Sexa^ 
ginta sex Florenorum , & duarum pardum 
unius Floreni ; cioè in ragione di circa li- 
re otto per Fiorino. Ma vano è il licer- 



DI Moneta. Diss. ly. jo} 

care, i: rapponi delie cose ignote ^ quando 
ci mancano quelli delle più note • 
. Cosi * passando al secolo XIV • diremo ^n^»»- 

^ ^ ' seco del* 

noi, che, se di Castruccio Castracani è la>"®"«- 

^ ' ta nel So- 

moneta col nome tf Ottone , da noi fife- «<^^v* 
rita più sopra ; come la forma del conto 
lo persuade , e come ci assicurano il Borglùr 
m \t Y Ammirato ; il soldo era la metà di 
cotesta . moneta . Pesa essa , al peso di Ve- 
nezia ) grani ; 5 ; ed è alla lega di once 
IX per libbra , cioè , peggio per Marca 
carati 288; cosicché tiene d'intrinseco 
grani z6x . Essendosi però ritrovato 1} 
prezzo del Fiorino d' oro , intorno al dett^ 
tempo j di soldi $ 8 ; ne viene , che 2 9 df 
queste monete corrispondessero a tale prer 
gio« £ di fatto in 29 di tali monete sta 
r intrinseco di grani 761^, equivalenti al 
Fiorino suddetto. U perchè ^ sie cfnqi^nt' 
otto soldi valeva il Fiorino , dell' incrin- 
seco di grani 1 3 t per ciascheduno ; ne verrà f 
che allorché il Fiorino suddetto tìt vale- 
ya trentotto e m^zzo ^ V intrinseco di . cor 



}04 De I VAUT t&INERE 

testi soldi fosse di grani 1941 incirca» E 
tale presso poco è V intrinseco da noi sta« 
biiito più sopra. Sicché i Calcoli camoii* 
nano tutti a dovere • 
Moneta Prima d' andar innanzi , qualche maggior 
cognizione de i varj generi di moneta , qui- 
vi coniati , dobbiamo avere • Già la mo- 
neta d' oro vi s' avea coniata sin dali* ot- 
tavo secolo; né saprei dire j se essa si 
fosse continuata per tutti i, tempi. Certo 
hj che nel 1264 in tino Strumento, esis« 
teme nell'Archivio de' PP. Olivetani di S. 
Ponziano in detta Città 9 si nominano gros^ 
si d' oro ceto grossis de Auro cum aliquot 
groisis argenteis ; e certo é , che di Luc- 
ca esiste moneta d* oro con le lettere FLA* 
VIA LVCA ; e da queir altra parte in 
campo una Croce con la sillaba VI , repli- 
cata air intorno undici, e talora sei fiate. 
Grosso* De' grassoni d' argento poi , di grossi , 
so,Gros-^ grassetti j zhhondb cotesta Città. Il gros^' 
sa col)' Aquila valeva sei soldi ; il grosset* 
to ne valeva quattro ; e '1 grossone , o sia 

Bar^ 



\ 



DI Moneta. Diss. IV. 30^ 
Barbone^ per la figura del Volto .Santo, 
dodici • Si suppone anche 9 che vi si battesse 
il Fiorino d'argento, cominciando dairan* 
so MCCC sino al MCCCCXL. Cooiaron- 
si bensì ì Bagauini^ perchè d' essi fre- 
quente menzione si fa nel Testamento di 
Castruccio y scrìtto nel 1327; dove co- 
manda, che a Pina sua Moglie si resti- 
tuisca la dote con queste parole: manda* 
vii restituì inclytct Ducissct Dominct Pinct 
Uxori libras mille Bacatiinonim ^ quce fue* 
rùnt dotes ipsius. Ma di qual pregio fos» 
€ero coteste monete non si sa per anche • 
Nel tempo stesso si lavorò anche la mo» 
neta Nera; cioè di quattrini ^ e seini^ o 
sieno sesini. 

Cosa poi succedesse in Lucca nelle tan- Retti- 
te rivoluzioni accadute , in proposito delladtiu zec* 
moneta , niuno è che e insegni • Mastino ca . 
della Scala se ne impossessò nel MCCC- 
XXXV, la pose all'incanto sei anni do- 
po; e finalmente in detto tempo i Pisani 
se ne impadronirono • Credibile cosa è 
Tom. IV. V 



^o6 De I TAU GENIII 

pertantp 9 che i suddetti Pisani vi sospen- 
dessero la moneta; e che , durante il do-» 
miaio dì essi , cioè dal 1341 sino al 1 3 69 ^ 
oziosa e chiusa se ne restasse cotesti 
Zecca » Imperciocché j ricuperando cotesta 
Città per opera di Carlo IV Imperadorea 
forza d' oro la propria libertà , ottenne 
anche il privilegio di ribattere la moneta • 
Il qual privilegio fu conceduto ^ come se 
in Lucca s' avesse avuto ad instituire ed 
erigere , e non riaprire la Zecca • Noi lo por- 
teremo qui come cosa non veduta da gli 
Antiquari, trattone il Lunigi (i) (tf). 

^^"^' ■ ■ ^1 - I. i I - I II ■■■ - ■ 1—^—^» m «i^ I -^a^»^— ^w^*^*^^— — 

(i) Codex Diploma Tom. Il, pag. ili6. 

{a) Carolus IV Divina fav. CUmtntìa Romanoram Imp» 

semper jlugustus , & Bohemia Rex &c, Quamvis de Uni- 

vtrsorum S> R, Imp, stata fiitlium cura No* £gnitatis 

assumpt(F & SolUcitudo cottldiana fatiget, de Antianis ^ 

Communi 6r Populo Civitatis Nostra Lucana , nihilominus 

major Nvbis semper inesse dehebit solertia , ut co diligen^ 

tius ejusdtm civitatis Nostra , tr inhabitatorum ipsius sa* 

lutem pròst^uamur , jr commoda , quo fidem ipsorum , & 

magna virtutis constantiam experientia docente cognovìmus 

inter cateros subditos Majestatis Nostre fidcies evidentim" 

bus operum indiciis claruiste . Nos igitur in animum men-- 

$is Nostra reVolventts prafati Communis , fir Populi No^ 

Stri Lucani kanc comfrobatàm constanùam, & notabUia 



i 



DI Moneta. Diss. IV« joj 

In esecuzione di cotesto Privileeio, si Grouo 

^ di Luce» 

jfinnovò la moneta nella Città di Lucca, ^^^^ 
e vi si pose il nome dell' Imperadore Car- '^^M^* 
io IV. Quella che noi qui portiamo à 
da una parte una Testa barbata con co» 
fona , che non si sa , se si abbia a dire 
esser essa dell' Imperadore, o del Volto 
Santo ; ed intorno SANTVS. VVLTVS : 
dair altra parte e' è all' intomo CAROLVS. 
IMPERATOR; e nel mezzo LVC A. Pesa 
grani di Venezia 42 , ed è alla lega di 



sua probitoiis merita de drcumsptcdonù eorum industria 
pntMumeoUs , aiMno deliberato sano Princìpum t Comitum ^ 
Baronum & Procemm noetrarwn, aceedense Consilio^ de 
certa Nostra sdauia ^ ptenitudiìie hnpewaeonte Potutaàs 
honorabiìibus & prudentibus Antianìs , Communi St Popu^ 
lo Civitatis Nostr^t Lucamtpnedifito h^ndibustr Successo^ 
rihus eorum in perpetuum tanquam peculiari ^ & fideUssi^ 
mo populo Sn Jl. Imp» damusj largimur, €r concedimua 
auctoritatem,faeultatemj Stpotestoiem plenusbnam monetas 
auri , & argenti ^ & cujiidtbet alterius metaiU pra ho* 
fiore , udlirate , & bono stam Civitatis ejusdem cudeiu 
di t fàbricandi , &ciendi , monetandi flr ^uxta deliberatio- 
nem eorum to quod delegerint signo signandì cum omnibus 
privilegiis junbus^ Ubertatibus honoribus 6r gratiis quibus 
aia quicumque, cujuscumque status aut conditionis exis^ 
$ant^ eonsimikm habendo gratiam^ usi sunt hactenusde* 



308 De I VARY GCNERI 

carati 256 per Marca; che vuol dire ^ 
d* intrinseco grani d* argento 3 2t. Questa 
adunque potrebbe essere il grosso di Lue-* 
ca, del valore di soldi IV; e, per con- 
seguenza , il soldo non avrà avuto più in* 
trinsecO) che grani 8f; onde il Fiorino 
doveva essere in detto tempo cresciuto ai 
pregio di lire quattro i e mezza incirca • 
Ma perchè non si sa se in cotesto tempo 
a tale altezza fosse condotto il Fiorino , 



tememes tàam hoc Imptriaiì tdicto perpetuo valituro quoi 
leadem moneta duri , argenti , sta alterius metalli , ut prm* 
ndttìtur obomrMus universaUter 6r ubicumque loeorum re* 
tipi» (t acceptari debeat, difficultate^ impedimento^ & 
contradictione quibuslibet procul moùs • Iniùbtnuts . etiam 
OMCtoritau Imperiaìi, ne quis Principum, Comitum^ Ba^ 
FDntfm, Proeerum^ teu quavis Univtrsitas aut Comma-- 
mtas eujuÉCumque eminentia status ^ dignkatis ^ vel gradut 
oxistant, in fabricandis ^ disponendis^ & cudendU monttis 
torum , signo , quod Lucana Nostra Civitas imprinundum 
duxerii , uti prétsumant , nam iu eum casum ubi Qontra 
fieret, illorum monetas , fta tali signo Lucenti reperti 
fueriat , faUas , aduUerinas , illegales , & injustas fort 
iUeemimus de plenitudine Cesarea potestatis , non obstan» 
iibus quibuscumque legibus priviUgiis , gratiis, &indultist 
tditis , & factis in coutrarium per qucmcumque &c. 
- Datum Luce» VUL Id. Jqiiii anno. MCCCLXIX* 



DI Moneta. Ì)iss» IV. 109 

cosi io non saprei precisamente determi- 
narmi. 

Ujgualmente incerti ci lascia anche il Grosso 
grosso di Pisa , che ne vien dopo. Ha di soidi 
questo da una parte la figura sedente di 
Nostra Signora , ed intorno PROTEGE. n. il 
VIRGO. PISAS i e dair altra V Arma di 
Garlo Vili Re di Francia con KAROLVS- 
REX. PISANORVM. LIBerator, per allor-: 
che nel MCCCCXCIIII liberp détta Città 
dal giogo de* Fiorentini . Della qual moneta 
particolare menzione ne fa Papio Giovio(^i). 
Pesa queista grani Veneziani 55, ed è 
alla lega di carati 156; sicché à d' intrin* 
seco grani 47^*,- circa. Se non che pptreb* 
be asserirsi esser essa il grosso da IV sol- 
di 9 e però il soldo verrebbe a stare di gra- 
m I i^ì • Nel qual caso parerebbe , , che 
il grosso antecedente di Lucca non dp« 
vesse esser di soldi IV» ma bensì di |II. 



^^^^^^^^^^^^^^^^^****^^^^^^^^^^^^ 



(I) Edìz. fiasU. iJTg ^. Lib.ni. pag..To;t 

V iij 



1X0 Db I VARI gimem 

Per dir poi qualche cosa delle monete 
Pisane, prima di detto tempo, in corris- 
pendenza di quelle di Lucca; osservere- 
mo che nel MCCCXL il Fiorino valeva 
in Pisa lire tre, come nel MCCCXXX- 
VIII in Lucca ne valeva due e soldi di- 
ciotto . La notizia si ricava da Paolo Tron- 
ci(i); ove dice, che il famoso Giure- 
consulto Bartolo si chiamo a leggere in 
quella Università con Salario di CL fio- 
rini, di lire III l'uno di tnoneta Pisana, 

Per altro non sappiamo noi, se dopo 
Carlo IV continuassero le suddette due 
Città neir armonia antica sul fatto delle 
monete. Le tante vicende , nell* una e nell 
altra Città frequentemente accadute , ci la- 
sciano in perfette tenebre sopra di ciò; 
ed impossibile cosa è il venirne a capo. 
Per ciò che spetta a Lucca , sappiamo , 
che nel MCCCCXXX, dopo la Signoria 
di Paolo Guinigi , fu posto il Fiorino d'oro 



(i^ Mtaotk StorìcU tu pag. )43. 



N » 



DI MONITA» DlSSé IV. )IÌ 

at pregio di Bolognini Lucchesi ( grassi ) 
^ 6 ) cioè Bologaini Piccoli 7 2 ; che nel 
1521 crebbero al numero di 7^$ e da 
Francesco di Dino ( i ) s* appara 9 eh' era* 
00 essi alla lega di once Villi), cioè peg« 
gio per Marca carati 2 SS 5 eh' è presso 
poco la lega della moneta riportata più 
iopra ; ma ignoto è il loro peso 9 e sem- 
pre pericobsa cosa è la divinazione» 

Io ó estratto dairArchivio della Città di intrmie- 
Reggio di Lombardia una Grida del Du- mo ^ 
ea Ercole I, data a i VII di Febbrajo del io xv. 
1498^ e da cotesta qualche lume intorno 
al nostro argomento può ricavarsi* Vi si 
legge ) die i Pisariai ( grossi )rei Sane^ 
si debbano valere ^ a moneta Reggiana 5 sol- 
di 3 : danari io* Lucchesi grandi s. 3* 
Lucchesi nw^i^ani s« 2* Luccbeu ficcali $• i. 
Adunque la moneta ^' Pisa e di Sie- 
na erano più forti di queUa di Lucca; e 
questa era uguale a. quella di ^Reggio* 
Sicché male non ci apponemmo 9 àUorcbi 



(I) Cap.CXC 



31» De I ^AEJ ^BNtflil 

Sospettammo I che il grosso Lucchese so* 
pra descritto fosse del pregio di soldi 3. 
Sappiasi ora che la moneta di Reggb in 
cotesti tempi era pu forte di quella dL 
Milano un sesto ; e questo patentemente 
si prova con un Libro d' Affittanze del 
Monistero di $• Pietro ^Cassetto XXIIL 
A air anno 1519 p. 20^ ove si leggono 
queste parole : VideUcet j che da qui in* 
nani^i lo Monistero gli abbia a dare per 
Salario > e spesa di Luì > e della sua Don-- 
na , e duoi suoi Figliuoli f & una Suono 
Vaccaro L* .84. di moneta di Milano, che 
sono di Re^o l^Tq. Senza che dalla stes- 
sa Gni(Z s(^praddetta rilevasi che il soldo di 
Milano valeva di Reggio danari io. Ora 
npi feremo vedere , che il soldo di Mila- 
no aveva nel detta tempo d'intrinseco 
grani 9^ Aggiungiamo un quinto di va- 
lore 5 e saranno grani i o^ Sicché un sol- 
do di Lucca cale intrinseco cfeveva avere . 
Moltiplichiamo per 3: la detta somma, ed 
osserviamo se Tintrinseco di cotesti 3 soldi» 



DI Moniti ..Diss. IV. ji) 

còrrispooda a quello , che ritrovato abbiamo 
ael grosso Lucchese , da noi riferito con Y in* 
trinseco di grani ^aj». Fatta pertanto Tope^ 
razione, rintrìosèco dei 3 soldi risulta a 
grani 32^; che vuol dire, corrispondente 
ed uguale. li perchè può stabilirsi in detto 
tenopo il soldo di Lucca all' intrinseco di 

Grani .-►.^ loyovv. 104^* 

Il grosso da II soldi grani 2 1 f ov v* 2 1 Ì • 

Il grosso^a III soldi grani 3 2 j>« 

£ la lira - - • <- . grani 2 1 6f ovv. ii6vV* 

Quindi, siccome in Reggio il Ducato di 
Venezia correva per soldi 7 1 , cosi il 
Fiorino Lucchése ( benché di lega infèrio« 
re i cioè di rcacati 2 2;) valeva in Lucca 
3.6 Bolognini, grossi. dar II, cioè soldi 72. 
Anzi nel 1501 in Reggio il Ducato Ve^ 
lieto valeva; soldi 7 6 e '1 : Eorino di Ft 
renze soldi 7I5.Ì. 

Ritornando iora indietro , ^per verificare i 
calcoli siaora £itri; se soldi 7.2 valeva 11 
Fiorino, peggiorato di lega , allorché la lira 
ayea d'intrinseco grani. 2x5r; T equiva^ 



)F4 Db I TAmt oikiu 

lente al detto Fiorino intero sarà stato di 
grani 780; e grani 793^abbiam vedii« 
to noi corrispondere al Fiorino buono nel 
1 292 1 allorché valuta vasi a soldi 384. Sip* 
che la proporzione cammina a dovere t ed 
autentica le nostre osservazioni. 
Niwvà Per rivolerci ora verso di Pisa • ere* 

institu- ^ 

zione dei-clilitle è, chc f quando restò superata da^ 
ca in Pi- Fiorentini e resa ad essi sc^etu nel 
1509, si chiudesse la Zecca; corfle awen« 
ne di Lucca y allorché i Pisani vi si resero 
padroni; e quindi in seguito ne venisse 
r adottazione. dette Fiorentine monete • Me* 
morie di nuovi conj della Città di Pisa 9 
dopo la libertà perduta | non mi son mai 
giunte alle mani* Giunto m'é bensì utt 
Decreto del Gran Duca Ferdinando del 
1 $ 9 5 9 con cai in essa Città pei riguardi 
del commercio una nuova Zecca s* instì« 
tul 9 e noi qui ne daremo V estratto 9 con 
la notizia delle monete contatevi (^j* 



{4) PfwisiQMc^ tr Ordm$ di S. A. S. id A ai. U. 



DI Moneta • Diss* TV. j 1 5 

£ quest'è quanto possiam dir noi in» 
torno alle monete di Lucca, e di Pisa» 



gUo IJ9$ sopra la nuova Zecca trttta nella Città il 
Pisa per battere Scudi i' Oro; Ducatoni^ e Talleri. 

Avvertendo che la scarsità dell' oro venuto in Italia 
& fuori j da qualche anno in qua i causato e causa , 
che così la Zecca di Firenze , quella di Venezia , & di 
Genova battono poco oro volendosi 8c dovendosi man* ^ 
tenere in esse a quel peso e lega , nel quale anno con-> 
tinuato per il passato, & per T avvenire che si spendi- 
no in Cambi per Scudi detti delle cinque stampe . E 
considerando ancora che la finezza dell' argento che bat^ 
te la Zecca di Firenze è tale che chi deve cavarne ar- 
gento contanti per altrove , massime verso Levante , ed 
alcuna parte d'Italia dove anno scemato le Zecche di 
lega , lo fenno con perdita ; per^ per augumento del 
Commercio pubblico , e comodo de* Negozianti , & d- 
tre giuste cause ec. 

Fu provisto , che , stando sempre ferma la Zecca di Fi- 
renze secondo lì suoi ordini 8t Instituti » quali non s' ab- 
bino in modo alcuno alterare né in lega , né in valuta 
tanto delForo, quanto dell'argento, né in qualsivog|3a 
altra minima cosa ec» 

Sia eretta nella Città di Pisa un* altra pubblica Zecca 
per batter le seguenti monete d* orò , e d* argento cioè 

Segue le monete che si dovranno battere in essa nuo- 
va Zecca dì Fisa . 

Scudi d' orò semplici , o doppi di bofttà di carati ven- scadi 
tuno e tre quarti d'oro di peso, che ne vadi Scudi d'oro. 
icnto due e -due -terzi per libbra colf impronta da una 
banda dell' Assunzione della B. V; & il motto che dice 



^r6 * DE I VAB7 GEN£BI 

e del loro intrìnseco, sino al secolo XVlI; 
dopo il qual tempo si raggualiarono più 

^spice Pisas super onuus speciosa , & per rovescio ia 

Croce nel modo che è l' arme della Città di Pisa col moto 
che dice Ferdinando Magni Haetruriat Ducis Prpyidentia • 
Ducato- Ducatoni di Pisa d* argento , che per ogni Libbra di 
gente*'" ^^" Ducatoni vi sia once undici, e danari dieci di fino, 
coli' impronta da una banda dell' Ascensione della B. 
Doven- Vergine col motto Aspice Pisa^ super omaes speciosa , 
do ter- & al rovescio la Croce , arme di Pisa , ornata con le Pai- 
fiori r^ '^ » & *I «lotto che dice Ferd. Magni Haetrurìae Ducis 
Proyidcntia . 

Nello Li quali Ducatoni che Anno da servire per fuori detti 

Sj:ati di S. A. S. in essi Stati non si potranno spendere » 

che p% r più di lire sei > e soldi tredici di piccioli moneta 

FiorenJna> sebbene siano di molto maggior valore. 

Talleri Talleri all' usanza di Alemagna di bontà , lega , & pe-f 

to ,*^^"* so di ((pelli di Sassonia , cioè lega per ogni Libbra di 

detti Talleri once dieci , e danari sedici di fino • 
Daser* . ' Q^H Talleri devono servire per lo più per commer- 
vire rer ^jo marittimo , e non si potranno spendere a minutò ia 
cio™„""detti «tati , ma contrattarsi in grosso dalla Zecca , o chi 
ritcimo . dz essa li avesse comperi • Quali Talleri averanno da 
una banda impronta di S. A. S. armata con uno Scet- 
tro in mano , e Corona in Capo : col motto che dice 
Ftrdinandus Medices Magnus Dux Maetruriae Tertius , 
& in rovescio colla Targa in modo di Scudo con den- 
trovi r arma di Palle , e la Corona di sopra , e dalle 
quattro parte detro la Taiga apparisca le Punte della 
Croce della Sacra Reiigione di S. Ste&no , la Sede del* 
la quale è in Pisa , col motto che dica Pcia ia Vetusue 
Maiesuuis memoriamo 



DI Moneta. Diss, IV. 317 

che mai con la Fiorentina moneta. Ora 
più precisamente parleremo delle monete dt 
Lucca per serie di tempi con la scorta 
de* documenti • 

Dicemmo adunque essere stata d'antichis? 
sima data la Zecca di Lucca , cioè da i tempi 
de* Longobardi; e dicemmo innoltre cssQte 
stata, fra quésta Città e quella di Pisa, 
antichissima alleanza di Monete. Nulladi* 
meno gioverà ora , mercè la copia maggio^ 
re di Documenti avuti in grazia del sig» 
Francesco M^ria Fiorentini^ degno proni* 
potè del celebre Letterato di tal nome, 
ricominciare da' tempi antichi , e progressi^ 
vamente discendere sino al secolo Wl\^ < 

Il Muratori j sin dall'anno DCCXLVI, 
ritrovò menzione ne* Documenti delle mo* 
nete di Lucca. Noi anticiperemo codest' 
epoca di dieci anni con un Documento , se« 
gnato nell'anno XXIV di Liutprandoy e 
primo di librando suo Nipote nell' Indi^ 
zione IV, cioè nell'anno DCCXXXVI 
d'una vendita di certi Beni al prezzo di 
Buoni auri Soledos vìginti. 



^-jS De I VARI GENIRI 

Nel DCCXLVIj o, per dir meglio, nel 
lX:CXLVn, stante T Indizione XV, se- 
gue li Documento portato dal Muratori^ 
in cui per pena si legge auri Solidi boni 
Lucani numero centum . 

Cosi neir anno DCCL altro Documento 
M Si 9 in cui leggesi auri Solidos numero 
Sex boni Lucanis . • « expendivilis . Codesti 
iSoldi , come ognun vede , erano d* oro , 
e coniati a* tempi de' Longobardi • £ ( per« 
che niun dubiti , che si coniassero nella 
particolare Zecca di Lucca , e non altrove, 
con la data di essa Città j due altri Docu- 
menti accennerò qui deiranno DCCLXXIII, 
cioè del XVII del Regno di Desiderio , 
sotto r Indizione XI , in cui un vendito- 
re al Vescovo s' obbliga di pagare quin- 
que Solidi auri Lucanos , tales quales tunc 
facci fuerint expendibiles . E più distinta* 
mente altro dell' anno stesso, nella fonda* 

zione della Chiesa di Santa Maria e S. 

« 

Benedetto dì Castel nuovo , in cui si ob- 
bliga il Fondatore di pagare alla Chiesa del 



DI Moneta • Diss. IV. 319 

Vescovado di Lucca Solidum aureum bo^ 
num , quale tane hic Luca factum fuerìt. 
Quindi si autentica la Moneta da noi ac« 
cennata di Desiderio col Flavia Luca\ e^ 
per conseguenza , sempre più si conferma il 
nostro sentimento delle Zecche Ducali a' 
tempi de^Longobardi • 

Non è da credere 9 che , battendosi Toro^ 

non si battesse ugualmente V argento $ 

tutto che io non abbia notizie anteriori al 

MXI. Ecco un Documento estratto dalle 

Pergamene di San Michele in Foro S. XIV* 

ÌAanifestus sum ego Joannes Filio B^ M 

Rodulfi quia per anc canula prò anime mee 

remedìum judìco, & mnfirmo ad opera de 

Ecclesia $• Angeli &c. Argentum denarios 

viginii quatuor boni expendibiles de Mone^ 

ta^de Luca &c^ 

Ciò 9 che avvenisse antecedentemente 9 
intorno air uguaglianza di queste con le 
monete Pisane i non si sa ( ma cerio è 
però 9 che in questo secolo 9 cioè nell' an. 
no MXLVII, erano uniformi; come da 



329 Db I YARy generi 

Documento deU* Abate Grandi si rilevò • 
Tutte codeste notizie ci servono per far 
vedere i' antichità della Lucana moneta ; 
ma non per questo 1' intrìnseco di essa f 
eh' è il più importante j traspira • Dopo i 
tempi de' Longobardi (ne quali giova il 
credere 9 che da per tutto monete unifor* 
mi si coniassero ) io son persuaso ^ che 
sotto Carlo Magno anche in questa Qttà 
r universale Legge , dal detto Imperadore 
a tutta Italia imposta , si rispettasse; e che 
perciò le monete di essa uguali fossero in 
•Peso f Titolo , ed Intrinseco a quelle di 
Pavia j di Mila/io 9 di Roma 9 e di tutte 
le altre Città ; sofferendo poi 9 ugualmente 
che le altre in seguito 9 i pregìudiz) del 
tempo e dell'arbitrio. 

£d in fatti in Documento presso il sig. 
Fiorentini dell' anno DCCCXI V. Ind. VII. 
si legge appunto 1' uniformità delle mone- 
te din. JPavia , di Milano ^ Lucca , cosi ; 
Soledos duodecim quot sum dcnarios gros» 
sis , & expendivilis quot sunt de Moneta de 

Pipia 



DI Moneta. Diss-IV. 321 

Pipia de Mediolano , se^ Lucana duodecim 
danarios ranonati per singulos Solidos • 

Neir anno MLX. X. K(d. August. Ind. 
XII. Documento abbiamo dall'Abate Gran^ 
di estratto dalf A rei vescovado di Pisa, die 
dice così : Manifestus sum ego Rainerij JL 
Ho B. M. Ughiccionì, qui futi Marchio ^ 
quia vos Vuido Filio . . . Vuidij & Lanfre^ 
fredi Filio B. M. Angela dedisu mihi me- 
rito uncias tres de Auro per libras trecen* 
tum viginti. Per conghietturare quale fosse 
r intrinseco della moneta Pisana e Luc<h 
na, può di nikovo calcolarsi sopra i dati 
di cotesto Documento , e dir primamente : 
che lire 106 soldi 1$ equivalevano -ad 
un' oncia d' oro , cioè a grani 576. Ma 
perchè facile è , che sin da quest' ora la 
proporzione 9 come fu in seguito , s' avesse 
abbassato, riducendosi decupla; la lira^ 
che lira di danari dobbiamo chiamarla, 
con essendo espressione di soldi , veniva 
a equivalere a grani d' argento fine 5 4 ; 
e la Ura di soldi a grani 648. Sicché, dar 
Tom. IV. X 



327 91 t VABJ 6KNC1I 

to questo j oeir ai^o MLX il Danaro avea 
d* intrinseco grani 2 ^ • 

Il Soldo .--^•.•---* jii* 

La lira di danari -*...» 54. 

La lira dì soldi *-*.... 648. 

Il grossa di soldi 2. • - • 647* 

£ la lira di grossi - • •* - I39^* 

Intorno poi al MC , allorché ne* Doou* 

menti frequente e regolare menzione di 

moneta Lucchese s* incontra ; e che forse 

portava H nume del Marchese Bonifacio y 

di Beatrice sua moglie » e di Matilde sua 

figlia y ne' tempi respettivi de' loro Domin) ; 

sappiamo noi che la moneta di Lucca s' era 

indebolita molto più della Pavese 9 perchè 

da un passo dei Decretali (i) si rileva: 

che nel MCG il Lucchese corrispondeva 9 

non a tre Pavesi come dapprima 9 ma a 

cinque 9 o sei • Quindi supposto 9 che il 

4anaro Pavese 9 uguale al Milanese 9 fosse di 



(t) Dccr. GngT. IX. Lib. 39. Cap. ao. Olim Cau-^ 
som &Cé 



DI M0NITA« Dut. IV* 32) 

grani 6 ;^ ; il terzo di esso , corrispondente 
al danaro Lucchese, veniva a stare grani 
2^. Cosi il soldo sarebbe stato di grani 
16 i. 

La Lira di Danari di - • 44^ 
. La Ura di Soldi di - » - 5 36f. 

Il Grosso di Soldi 2 di - 5 3 t • 
. £ la Ura di Grossi di - • 107 3T» 

Gran sospetto 6 9 che in questo seco* 
lo si cominciasse di già a contare a mo* 
neta Crossa e a Minuta | e che ne* con- 
tratti comuni questa e non quella s*ado« 
perasse • Imperciocché da un canto si ri* 
leva, che in cent'anni, cioè dal MC sino 
al MCC circa, la moneta minorasse la rot» 
tà , come da i Decretali apparisce; dicendo* 
si , che , per Momm declinadoncm , in Luo* 
ca il Pavese , da i tre , crebbe al valore di 
Lucchesi cinque e sei : e dall' altro ri* 
troviamo, in detto tempo, sempre presso 
poco costante X intrinseco delle monete 
Lucchesi . Che sia cosi , nelK Archivio de' 
i de* Servi di Lucca Perg. Num. 7 3* 

XiJ 



)24 . De f VARI 9SNEKI 

abbiamo il G>ntratto seguente : Lantfrancus 
quondam Guaiti ini confessus fuit Dominio 
Viviano Cambiatori Luce nsi mutuo recepisse 
uncias duodecim auri prò librìs sexaginta 
Denarìorum Lucensium, quas libras sessa^ 
ginta promisit reddere hinc ad KaL SeptentF» 
bris sub pena &c. Anno MCXJXIV, • . Se 
però 1 2 once d' oro valevano lire 60 9 
un'oncia d'oro, o siano grani 576, ne 
valeva cinque; e perciò, data la propor- 
zione decupla, il soldo veniva ad avere 
grani 57A5 la lira grani 1152. Ma poi- 
ché questo intrìnseco corrisponde pressa 
poco al grosso , cosi dir dovrebbesi , che 
il soldo aveva grani 28^, o la lira gra- 
ni 576. Ma come poi conciliare il rap- 
porto di questa moneta con la Pavese, 
giusta il senso de i I>ecretali ? In Lucca si 
usò il grosso j che poi si chiamò Bologni- 
no di soldi 2 e di soldi 4. Chi sa , che il 
primo di grani 57rV non fosse di soldi 4» 
e'I secondo di grani 28tV> di ^^'^^ ^^ 
Oppure chi sa ( il che è più probabile ) 



1)1 Moneta • Diss» IV. ^ 52^ 

che non si trattasse di soldi Mediani, o 
me^ii . soldi? Nel qua! caso il Mediano 
avrebbe corrisposto a grani 14^^» e per* 
.ciò in quella proporzione, che apparisce 
dà i Decretali suddetti. 

Quello che è certo^ si è , che nel MCC- 
XXXII in Ferrara computa vasi , come pro- 
vammo noi , la lira di Lucca per due lire 
Ferrarine ; e, per conseguenza , fatto il Tip- 
porto del peso fra Ferrara e Lucca , viene 
la lira Lucchese a corrispondere a grani 
5i4vT' ^u^ndi il danaro a - i^ ^ -^ ^\. 
Il soldo a--''----^». 2S ^* 
La lira di soldi a--*^-**- 515. 
Il grosso a ...-«...•.• 51 ^^ 
La lira di danari a - •* - ^ - 4 2*;^ 
La lira di grossi a-w..... 1030. 
L'uniformità deVrisultati è una sufficien- 
te prova delle verità delle nostre induzio- 
ni , e . questa sempre più si manifesta anche 
nel MCCIIC , in cui provato abbiamo che 
in Lucca il Bolognino , o Grosso di Bologna 

deir intrinseco di grani 2$^^ valeva da« 

X*«* 
lì) 



}2^ « De I VARI «inerì " 

nari i^ Lucchesi. Da questo Documento 
abbiamo cavato 1* intrinseco delle moaete di 
Lucca, ma a peso Veneziano r riducendo 
però tutto al peso Lucchese i viene ad 
avere 

Il danaro d* intrinseco grani - » i *j. 

li soldo --- 19 i^ 

Il grosso - ----.*•-- J9;> 
La lira di danari -.-«.--^ i^r- 
La lira di soldi - - ». « * « 39 3t' 
La lira di grossi - - • . . - 786T. 
Che in Lucca si contrattasse ugualmen- 
te a moneta grossa che a piccola 9 dimo* 
strato è da i Documenti esistenti in detta 
Città. Nei MCCIL, in Pergamena esistente 
presso il sig. Fiorentini sì legge : In Chrisd 
nomine Amen • Omnibus ciareat , quod Jean'- 
nes. • . • vendit Regalo . • . unampedam une j 
prò qua venditione recepii libras vigind in 
denarìos grossos de argento &€• Filippus 
Cua^i Not. Così neir Archivio de* Padri 
Serviti, Pergam. num. 253 anno MCC- 
- JJCXXXL Bartholomeus Ardiccionis venét 



DI MoKBTA. DlSS» IV. )27 

Franucdo Mendardo omnia sua jura ^ & ac^ 
tìoaes qms habet &c. prò solidis quadragin^ 
ta 9 sive libns denarìorum Lucatu parve mof, 
nere. 

Che poi Tintrinseco delle monete fosse 
realmente quale Io abbiamo calcolato noi^ 
si rileverà meglio dal $• V. Gap. 1 1 della 
Dissertazione sesta ^ dove delle proporzio- 
ni de* metalli monetati in questa città si 
farà parola. Fratunto^ discendendo al se- 
colo XIV 9 vedremo più dimostrativamente 
r intrinseco di queste monete; e nel tem- 
pò medesimo faremo osservare ^ come in 
corso era il grosso di soldi 4 , e il Bo- 
lognino di soldi 2« Anzi si osserverà qua- 
lche cosa di più, ed è:, che 9 essendosi 
minorata notabilmente questa moneta Luc- 
chese , cosi celebre e cosi universale 9 si 
prese il ri{nego di conteggiare a Bologni^ 
ni^ abbandonando a£Eitto ne* contratti Tuso 
de' solA e delle lire . 

Portammo noi il grosso diOr/oIV, o, 
per dir meglio , il grosso coniato in Lucca 

X ir 



32S De I VARf GSKEEI ' 

intorno al MCCCLXIX col nome di Car^ 
lo IV Imperadore 9 a cuii Lucchesi furo» 
no debitori della ricuperata lor libertà ; e 
sospettammo aver' esso avuto il valore di 
Boldi 4. Dicemmo, in oltre, pesar esso, a 
peso di Venezia , grani 4 2 ; ed essere alla 
lega di carati 256 per marca : ma , ridotto 
a peso di Lucca , viene a montate a gra- 
mi 43i^; ed alla bontà d' once 9 danari 
8. Il più volte lodato sig. Francesco Ma- 
ria Fiorentini possiede anch* egli un grosso 
simile , ma nel peso e nella bontà diffe- 
rente dal nostro. Imperciocché pesa esso 
danari 4. 1 4 , ed è alla bontà di sole 
once 8. i8. Sicché, se il mio valeva soU 
di 4 , questo del sig. Fiorentini ne dove« 
va valer \lieci • Instituita* per tanto T ope* 
razione sopra il grosso suddetto di soldi 
4 , ne viene; che,. pesando esso grani 43 ^ 
ed essendo alla bontà d' once 9« 8 per 
libbra, contenesse d'intrinseco argento fiae 
grani 34^:,. 



42 


W- 


«3 


il- 


167 


^* 


i6 


^ • 


8 


7 • 


4 


167 


divisione 



DI Moneta. Diss. IV. 329 

Cosi il gfosso da W^i V. grani - 

Il grosso da soldi X - - • - 

La lira da soldi XX • « - • 

Il bolognino da soldi II- * » 

Il soldo 

E il danaro -.-ir----- 

Che veramente tale fosse la 
delle monete Lucchesi ^ e che il grosso pri« 
mo suddetto fosse di soldi 4 ^ non di 
2 , si proverà con la Legge che qui a pie 
diamo del MCCCLXXXVII , estratta da i 
libbri della Cancelleria di questa città per 

la nuova fabbrica di moneta (a) . 

gg-jg^— ■— I ■ ■ .1 II I li 

(a) Che il Conduttore debba far battere grossi d' ar« p^ 
gento del valore di 3 soldi di moneta piccola^ di lega/Vn. X3S7* 
di 9 once d' argento fine e di taglia ; e a ragione di ta« 
glia di soldi 21 e danari 8 per libbra , col rimedio di 
danari i per libbra per il calo , e di due danari per la 
iaglia; li quali grossi debbano avere T immagine de' gros- 
si che ora si spendono, salvo che in mezzo delle let- 
tere che dicono Luca, dov'è il punto, vi debba essere 
una Rosa , a differenza de' grossi già monetati . 

Item • Debba batter moneta nera ; cioè Sestini , del 
valore di 6 danari per ciascun sestino ; i quali siano di 
taglia , e a taglia di soldi 17 e danari 6 per libbra ^ 
e d' un' oncia | d' argento fine per libbra , e col rimedio 
d' un danaro • mezzo d' argento per libbra a lega di 



IJO D£ I TAEI GINEEI 

. Chiarissime sono codeste Léggi per ri« 
levare la qualità delle monete Lucchesi ^ 
e perciò facilmente cominceremo dalla mo- 
neta nera piccola , cioè dal danaro , di- 
cendo : che il detto danaro 9 in peso asso- 
luto, doveva pesare grani io iV» ^^^^ bontà 
dionee — danari 9 \per libbra , sottratto ^ il 
rimedio I si del peso che delb bontà sud- 



danari o per libbra a peso per taglia • Qui sesdni tini ìw» 

ìuncue imaginis , vidtlicet : quod ab uno latere sii vuUus 
Sanctus per tffigicm ^ & ab alio latin unum X. ctun una 
fiosapostscg cuia litteris ^ qua sunt inscxtinis antiquis* 

Item battere Moneta nera piccola d' uà danaro , che 
siano soldi J5 per libbra a taglia, e a ragione di ta- 
glia; e danari io d' argenta . fine di lega in detta lib- 
bra 9 col rimedio di un danaro d' argento per libbra , e 
di dodici danari per taglia per libbra . Et ^ui dtnarìi 
habtant cudem , sive imaginan Den, nane cuntnttum dgna^ 
torum per h cum jnià'tigno declorato in grosM ai dif^ 
firemiam denariorum jam monetatorum. 

Il Conduttore sia tenuto battere Fiorini d' oro di 04 
carati , a taglia di 96 per libbra « e alla libbra Fiorentina, 
•essa rimedio alcuno , tanto per la lega che per la ta« 
glia; e ne' quali Fiorini da una parte sia il volto Santo, 
e dall' altra San Pietio con le Chiavi in mano con quel« 
le lettere | che parrà id Gonfidomere ed Aniini* 



DI Moneta. Diss. ÌY. 331 

^detta ; e , per conseguenza ^ conteneva d' in* 
trÌQseco argento fine grani «~^. 

// sesnno di danari 6 ^ detratti i rimed j 
come sopra , restava in peso assoluto di 
^raoi 20 Vt alla bontà di once -^ !• 13 ^ 
e però conteneva d'argento fine gra- 
ni 2 -j. . 

// grosso di soldi 3 doveva pesar gra- 
ni 26 ^|.. Era alla bontà di once 8. 22, t 
conteneva d'intrinseco argento fine gra. 
ni I9tt* Quindi il soldo aveva d'intrin- 
seco grani 6 ^ , e la lira da soldi 20 
grani 130. 

Finalmente il Fiorino et oro 9 coniato in 
Lucca, s'è stabilito alla bontà di carati 249 
e ai peso di grani 71. 

Come ognun vede s'indebolì in questa 
nuova battitura considerabilmente la mo- 
neta di Lucca; e per conseguenza il Fòv 
rino d' oro , da i Bolognini 35, crebbe oltre 
* "^1 37, e fino ai 4 ) v come osserveremo 
a suo luogo. Per rimediare a un unto di- 
sordine pensò la Repubblica^ di render pù 



33^ Db 1 VARI GEMBUI 

forte la Moneta nelf anoo susseguente ^ e 
di farla con una differente divisione f o 
rapporto » nella forma che segue • 

M88. 

-Cam Moneta noviter fabncata in tantum 
excreverit, quod licet ad ligam^ & taleam 
bona sit , vel etiam melior quam ea , que 
primo expendebatur quotidie 9 & currcbat ; 
Floreni ad ^% deinde ad ^6 & demani 
ad n & ultra , Bologninos , seu Populi^ 
nos prò quohbet pervenerint . Fu data au- 
torità a diciotto Cittadini di provvedervi 
insieme con gli Anziani i i quali delibera- 
rono : 

Quod nova Moneia Argentea cadi ^ & 
fabricari debeat ^ quce sit unciaram unde- 
dm , & medie de liga & Grossorum cen* 
tum tredecim ad Taleam in libra , qui 
Grossi sint valoris Solidorum octo prò quo^ 
libet Floreno > in quibus Grossis sit imor 
go 9 seu effigies , que deliberabitur per dx^ ' 
minos , & Cives prefatos . Poputini auteoi 
ad valorem 3 2 Denariorum prò quolibet rc^ 



DI MoKETA. DlSS. IV. 5 53 

ducantur } ita quod tres Populini valeant 
unum Grossum ex his j qui dicto modo fc^ 
èrica/ i debent. 

Sicché due sole sorci di Moneta si co- 
niarono, in rimedio de' mali accennati di 
sopra \ cioè il Grosso da soldi Vili , e il 
Bolognino da soldi II e due terzi , o sia 
32 danari. 

£ perchè il Grosso da soldi S pesava 
grani 6 1 v^, ed era alla bontà di once z i ?> 
conteneva d'intrinseco argento fine gra- 
nirsi; e il Bolognino 1 terza parte di 
detto Grosso j grani 19^. 

Cosi il Soldo veniva a corrisponder* 
a grani 7 ^ , e la Ura di soldi 20 a gra« 
ni 146^^. 

Nel principio del secolo XV ci manea» 
no le notizie intorno alle monete di que« 
sta Città j e perciò non possiamo ricorrere 
che a conghietture • Accennammo già noi 9 
che nel MCCCCXXX , dopo la signoria 
di Paolo'Guinigiy il Fiorino d oro f\x posto 
a Bolognini ^6 \ e perciò 1 fatta l'analogia' 



^34 ^^ ^ ^^^^ GENEKI 

iul valore antecedente di esso Fiorine y pa- 
re 9 che il Grosso , o sia il Barbone da. 
soldi 8 9 si mantenesse presso poco oeir 
ìstessa bontà di quello coniata nel MCCC- 
LXXXVIII ; che vuol dire intorno a grani 
57^. In fatti il sig. Fiorentini i un grosso òì 
ioidi 8 del peso di danari 3* 8 ^ e alla 
bontà di once 8. i8 , che vuol dire del 
fino di grani 5 S x ; e questo è del torno 
di codesti tempi « 

Potrebbesi dunque riempir questo vacuo 
per analogia , e dire ^ che il soldo avea 
d'intrinseco gfani j^fg circa; il Bologaino 
da soldi 2 grani 14^4; il grossetto da sol- 
di 2 r gr^oi 1 9 TV 9 il Barbone da soldi 8 

grani 57V*5 ^ ^^ -^^^ ^'^ ^^^^^ ^^ 8^** 
ni 143 ^. Barbone si chiamò il grosso 

da soldi 8 9 perchè in esso vi si espresse 
una Testa barbata 9 che altri dissero rap* 
presentare il Volto Santo 9 e altri Tlia- 
perador Carlo lY. 

Abbiamo bensì ne ì tempi susseguenti 
una serie di Leggi 9 bastanti a farci esa^ 



DI Moneta. Diss. IV. 335 

tamente conoscere queste monete, ed esisten- 
ti ne' Libri della Cancelleria di questa Cit* 
tà j che noi esporremo qui sotto parte a 
parte (a) • 



(a) MCCCCLXXI. 3. AprUe F. 137 tergo . 

Prima de fare il Fiorino delk> oro fino di cara-r 
ti 04 , di peso di danari 3 Y uno , e che ne vadino a iib« 
bra Fiorini ^6 di oro fino , con immagine di Volto San- 
Ao da una parte , dall' altra san Martino col povero , 
con lettere usate intorno • Et a chi mettesse oro fino 
di carati 24 in Zecca dee rendere e restituire Fiorini 95 
di dido oro e mezzo per libbra infra quindici giorni, dal 
di che gli farà dato , e che tale oro sarà misso in dieta 



Item ( il Conduttore ) promitte cudere , e monetare 
Grossetti di Bolognini du' V uno a lega di on«g 9 per 
libbra , e vadine 17 all' uncia ; sicché siano la libbra 204 ; 
e lo retracto di dicto aumento a chi mettesse ariento 
in Secca per bt dicti Grossetti, sia a ragione di Gros- 
setiaa per uncia di ariento fino di Copella infra quin- 
dici dì f dal di che tale ariento in Secca fusse misso • 
E per rimedio di dicto Conduttore possi avere per li 
dicti Grossetti , cosi monetati , danaro uno di ariento fino 
per libbra , e Bolognini du' per lo peso per libbra . E 
li quali Grossetti fiano da una parte con ymagine 1 chome 
sono i Grossi vecchi di Lucha alla rata il Volto San» 
do 9 e dall' altra le quattro lettere , che diceno Lucha 
levando il Compasso dal lato del Volto Sando . 

Item de far moneta nera ; cioè quattrini di sei a Bo- 
lognino , li quali ikranno di taglia di 36 per uncia a 



Sj6 Db I VARI OEKERI 

Sicché cominciando dal quattrino, da VI 
per Bolognino , che era moneta nera , de- 
tratti i riraedj tutti; diremo essersi stabi- 
lito al peso di grani 16, e alla bontà di 
once I. 8 ; e , per conseguenza , conteneva 
d'intrinseco argento fine grani i.y. 

Il Grosseito poi da Bolognini due si 
stabilì del peso di grani 5 3 ri, alla bontà 
di once 8 peso di 2 } , e al fine di gra- 
ni ^S A* 

Quindi ne viene , che il Bolognino sem- 
plice , del valore di quattrini 6 , cioè di due 
Soldi t contenesse d'intrinseco argento fine 
graniti^; il soldo grani 6,',; e final- 
mente la lira di soldi 20 grani 12$.|.. 

Tre anni dopo altra battitura si fé' di 

Mo- 



peso , e di lega di once i ì d' arìento fino , e' che co- 
munemente sia sedici grani l' uno : sicché ne vada 36 
all' uncia , e Bolognini di quattrini septantadu' alla lib- 
bra , e sia tenuto per ogni uncia d' arìento fino mìsso 
>n Secca rendere a ragione di Bolognini 44^ per uncia« 
netto da ogni spesa, infra quindici di. 



DI Moneta • Diss. IV. J37 

Moneta, e secondo Fuso s^ indeboli di 
nuovo (à) . . 



9S 



(a) MCCCCLXXIV. ai. Giugno F. 107. tergo . 
Che in la Città di Lucca si debbi lavorare in e modi 
appresso dichiarati. Et prima si faccino gli Fiorini d' oro 
larghi a carati 14 che ne vadino 96 aJIa libbra e di ri- 
medio hibbino denari 3 per uncia ; cioè denaro i j per 
libbra • Et chi mettesse oro in Zecca , per averne io 
retracto , habbia per libbra di fino Fiorini d' oro larghi 
novantacinque e mezzo. Et li dicti Fiorini d*oro larghi 
habbioo la stampa usata di san Martino ^ e Volto San- 
Ao • Et vadino per Ducati larghi • 

Item Grossi di ariento di Bolognini 3 Tuno, a lega 

ài unce9 per libbra, che ne vada 119 per libbra bene 

aggiustati di peso ciaschuno per la rata . Et Bolognini 

di ariento di quattrini 6 Y uno a dieta lega , che ne vada 

trecento octanta septe per libbra aggiustati di peso» 

chome di sopra • Et dicti Grossi , e Bolognini habbino 

di remedio Danajo uno di ariento a dieta lega', ti Bù* 

lognino uno di numero ix e Bolognino a utile^.e dan« 

no del Comune di Lucha , del quale si tegni conto per 

li tre Maestri, quando licenziano le Monete j Et gli 

dicti grossi > & Bolognini si faccino alla Stampa antiqua 

de' Grossi , e Bolognini vecchi di Lucha • 

Et chi mettesse ariento in Zecca allegato alla Lega 
soprascripta per monetare , habbia Bolognini trecento 
fexanta nove della Moneta de' Bolognini . Et de' Grossi 
habbia Grossi cento ventitré per libbra infra venti di, 
dal di che harà misso lo ariento in Zecca sotto pena ^1 
conduttore di Fiorini cinque per volta , oltr^ lo ^jitercss^ 
della parte, se già non fusse stato d'accordio di poterlo 
tenere più tempo • 

Tom. JK Y 



)3$ De I TARI GIMEUI 

Da questo regolamento traspira prima 
essere stato io Lucca abolito Tuso del 
Conduttore , o sta appaltatore delle mo« 
sete j come era prima ; e secondariamente 
si vede essersi un' altra volta io questa 
nuova battitura minorate d'intrinseco le 
Monete correnti. Imperciocché il quattrino 
non p^ss^va più grani i6, come prima; ma 
grani 1? iJ» benché all' istessi bontà dion- 
ee i^ 8 ; ^ perciò non avea d'intrinseco 
al-gehto fihé , éhe grani i i . 

Il Crosso 9 da Bolognini 3 , pesava gra- 
^1 5 3 vV ' ^''^ bontà antecedente d* once 8 
2 ) } é, per conseguenza | aveva d'intrinseco 
argento fine grani 3 9 r • 

Itéhi Quattrini di sex a Bològnirìo , a lega di uncia 
una denari dieci per libra , e he vada ali* uncia 36 a 
nomerò • E alla Libra Bolognini septanfadu* . Et per re- 
medio nabbino Denajo uno di léga , e Bolognino uno 
di numero per libbra a utile , e danno del chomune di 
Lucha , aggiustati al peso per rata ut supra • Et li dicti 
Quattrini non iì possa b^ictérè più che cento Fiorini a 
trenta^ il mes^. 

Oe mezzi quattrini si possa barrare t' anno Fiorììii 50 
alla rata de' quattrini • 



Di Moneta. Diss.JV, 539 

. Cosi il BologniBo 9 da soldi 2 1 Veniva ti 
contenere grani 13 iii ^^ «^^^9 grani ^ii-;, 
e la lira di soldi 20 grani 132^. 

• Confrontato • T intrinseco delle monete 
Lucchesi, coniate sino a quest' anno i474> 
si rileva , che in meno di 200 anni de- 
clinò esso come i à' 3; cioè a dire, che 
tanto argento fine intorno al MCCC si 
conteneva in un Soldo y quanto, in cotest* 
anno MCCCCLXKIV in soldi 3- Il Fio^ 
rino però si mantenne sempre ialIVìstessa 
bontà e peso di pcima • , 

Il sistema , siriora tenuto di jimpiccplire 
la moneta in ogni nuova battitura > i\ man- 
tenne anche in seguitò , comie apparisce' 
dalle Ordinazioni di cotesu Eepubbli** 
ca , delle quali seguiremo noi .il rìpor> 
to (a) . 



, r-, . 



{ci) Anno MCCCCLiCXXy, À di n. Genn^rp^. 

Li Ducati d' oro si faccino ^ carati zi e > vadine 96 
alla libbra, e di rimedio habbiao denfin)^. p^r. pncia. ^' 
cioè danaro j| per libbra, e K dicti Duc^^i si £»cqino 

Y ij 



34Ó Dfi I VARI GENERI 

• Quindi primieramente vuoisi notare esser* 
tà in quest* anno di nuovo data la Zecca in 



con una Stampa usata di San Martino , e Volto Sanfto » 
e spendinsi per Ducati larghi. E debba il Conduttord 
di ZecQQ dare di ritratto della libra dell' oro di 14 ca- 
rati Ducati fìovantasei d* oro • E non possa rifiutare oro 
di quanti carati si sia, e debbino raffinar ad ogni sua 
spesa • E possi in ogni cento Ducati battere dieci mezù 
Ducati , e darli in pagamento a mettitori » e questo per 
cagione delle Cezagtie» e tassegU. E siano dìcti mezzi 
Ducati aggiustati a peso a ragion del Ducato ^ e col 
rimedio, del Ducato , e faccinsi con quella Stampa , che 
parrà a Com'missarj di Zecca. E debbia esso Condutto- 
re dar Io ritratto d' ogni oro , che si fosse dato di qua- 
lunque carati «sia. fra dì trenta dal giorno , che li sarà 
consegnata ; fi quali giorni 30 si computino tra raffina- 
tura^ e hvaratara, & tucto. E le dict» Monete d*oro 
non si possino licenziare , se non sono pesate a uno a 
uno, e trovandosene alcuno più leggeri che il dovere, 
cioè Io Ducato piti leggeri di tre danari , e Io mezzo 
Ducato di. danaro uno e mezzo, siano tenuti li Com- 
missarj* di "Zecca ferii immediate tagliare, e cosi lo Con- 
duttore sia obbligato di tagliarli in loro presenzia. B 
chi volesse mettere oro in Zecca non possa essere ri- 
fiutato , e prima sia servito chi prima harà misso . 

Le Muueie d* argentai bartino 'alia lega usata j cioè 
a nove leghe^ battendo Grossi , grossetti, e bolognini 
nella •forma^ usaCa • E vada de grossi 136 alfa libra » de 
grossetti durgeiìto quattro é de bolognini , quattrocento- 
cto . Et ' libWjJfTo diete Monete d* Argento di rimedio 
alla lega a* ragione" di Danari^ per libra, e di rimedio 



1 1 



DI Moneta . Diss. IV. 1 4 x 

condotta 9 come s' aveva fatto per Io pas« 
sato • Notabile cosa è poi che in vece del 
Fiorino £ oro siasi coniato il Ducato lar^ 
go\ il quale essendo alla bontà di carati 
24 9 e a numero ^6 per libbra^ col ri- 
medio d*T per oncia ; viene il suddetto 
Ducato ad aver d'intrinseco oro fine gra« 

ni 7 1 vi? ^^ vuol dire meno del fiorino ^% 
di grano . 

Per ciò che spetta alle monete d*ar- 



mmmmammmmmmmmmmm 



al nuoi^rQ a ragione di un Grosso per libra di Crossi , 
e di un grossetto per libra di grossetti ; e di due bo« 
lognini per fibra di bolognini • E siano li grossi , gres- 
serti , e bolognini tanto bene aggiustati , che non vi 
sia divario più che fine in un grano dall' uno grosso al 
altro ; e cosi per la rata in ne grossettì , e bolognini • 
£ quelli s ne quali fosse maggior divario » siaf^o tagliati . 
E cosi faccino fare li Commissari , usando diligenza 
.quando licenziano diete Monete di far quella esperi en- 
^ia , che li parrà per riorovare la verità ^ quando vi 
.fusse .• E non intendendo , che per questo sia derogato 
.al numero, che ne debbe andar per libra , come diso- 
pra è ordinato con li rimedi , come di sopra si contie- 
ne • E ogni grosso « grossetto » e bolognino crepato si 
debbia tagliare» ancorché fìisse buono di iega^ aocioc- 
che la Moneta sia honorevilej e bella. 

Y iij 



J4i ' I>S I ▼AKJT GIlfEKI 

gerita, le ritroveremo indebolite ancor più 
che le arttecedenti . Imperciocché il Grosso , 
dà Bolognini /^ y pesatìdo grani f o ^j- , alla 
lega d*ònce 8. 2 i , non contiene argento 
fine più che grani 37 V^ì quando quello 
del MCCCCLXXIV ne aveva 39^ Quin- 
di si dedùce , che il Grossetto , da Bolo- 
gnini 1 , Contenesse d'ihtrittseco argento fine 
grani 24^^; il Bolognino^ da soldi 2, gra- 
ni 114^; W' soldo grani 6^^*^ e finalmen- 
te la lira grani 124,^* 

Passando ora al secolo XVI , àivctno , 
che bel MDIX 27 Novembre fij decre- 
tato un nuovo regolamento (a) . 



(d) Che circa quella parte y dove si dispone per 11 
Capitoli della Zecca di Luca, che il Ministro di essa 
Zecca sia tenuto dare al iliettitore dello argento per bat- 
tere Crostoni di Bolognini 3 Y urto Boloffiifd 51 1 per ttO'- 
da di argento di Copella, si intendi ^ e sia corretm» 
& riductò a Bolognini "i-^ Tuncìa • Et dovts dicto Mini- 
atro non può fere pi5 the Gro5Sonii58per Ifbbft di ar- 
gento allegato alla lega Ai Lucha , si concfede , & per- 
mecte ne possi fare grassóni 163 pef libbra da dfcto an- 
gento e così alo advenantè de Grossecti -e Bolognini 
d* argento . • . * . 



DI Moneta. Diss. IV. 143 

Ed ecco altra dicninuzione di mooe« 
ta • Imperciocché il quattrino veniva t 
risultare del peso di grani 1 4 4^ 9 alla bon- 
tà di once i. 5 ; e^ per conseguenza, conte- 
neva 4' intrinseco argento fine grani i v . £ 
il gmssone di. Bolognini 3 , pesando gra- 
ni 4 2 ^^9 alla bontà dVonce 8 danari 21, 
avev^ d* intrinseco grani 3 x t • Quindi il 
GrossettOj da Bolognini 2 , ne avea 20 1; il 
Bolognino^ da soldi 2 , grani lO^} il soldo 
grani ^^\ e la lira grani i04|. 

Tale presso poco era in quel tempo 



■r" 



Il irMIIMJ>-JU 



keiB declaxarono , e volsero , che li quattrini ck bat* 
tersi dove in li Capitoli vechi della Zecca jl Ministro 
«ra tentuo mettere uncia tma , & uno terzo di argento 
Ai CopeUa per Libbra di Quattrini si declara , che non 
-sia tenuto mettere più di uncia una '& uno quarto di 
itsso argento di CopeUa per libbra ili dicti Quattrini : 
tu allo inettitore dello argento si paghi pure ad ragione 
4i ^lognini J3 per uncia . Br dove dice che debi fare 
-Bdhigftìni septafitaseple per libra , si riduce a Bolognini 
septanta^i con remedio -di Bolognini uno a numero ^-A 
^ena)o uno di rimedio -d' argento per libra di dicri Quat- 
*trìni y come in li Capitoli vigenti si fa mentione , de^ 
-clerando , che k presente lega del battere Quattrini duri 
Ali «ani tf ... 

Y Ì7 



544 I)^ 1 VAM GENERI 

anche T intrìnseco della moneu di Vene- 
Zia ^ come può osservarsi al confronto. E 
perciò vediamo nelf ìstesso Decreto del 
M DIX assegnato il prezzo della lira j o 
Trono di Venezia a soldi 20 di Lucca ; e 
il Marcello ^ mezza lira di detta Città | a 
soldi IO. 

Nuova diminuzione nella moneta Lue* 
chese s'è fatta nel MDXIXi come appa- 
risce da i seguenti Capitoli, estratti ddl Li- 
bro delle Leggi segnato B. F. 17 {à)^ 



(a) Item il Maestro di Zecca possìa, & vaglia fare 
battere fino in libre septanta di Moneta nera per cia- 
scuno Mese , & dieta Moneta sia tenuto battere con ar« 
gento di Copella di una uncta , et tre denari dk dicto 
Argento a ragione di ciascuna libra di dieta Moneta ne- 
ra , & Quattrini « li quali debbino essere a ragione di 
Bononini septantatrè per libra di essi Quattrini , con ri- 
medio di Bononino uno per ciascuna libra ^ et sia nien* 
te di mancho in arbitrio de Commissari di Zecca potere 
raffrenare , & isminuire la somma di dieta Moneta nera 
da battersi secondo parrà loro salutifero , & a proposi- 
to 9 consideratis considerandis . 

Item al presto Maestro di Zecca sia permissio^ &c 
concesso potere fare Grossoni a ragione di centoseptan- 
tadui per libra di argento j yid^Iicet di unce 9 di fino 
per libra allegata alla lega di Lucha , ed alla stampa 



DI Moneta. Diss. IV. 345 

Il quattrino^ detratti tuni i rimedj) fu 
ridotto al peso assoluto di grani i ItV ^ alla 
bontà di once i. } ; e perciò all' intrin- 
seco di grani i^\i e '1 grassone^ da bolo' 
gnini 3 , al peso di grani 4^7» alla bontà 
di once 8. 2 1 , e all' intrinseco di grani 

Per conseguenza il grossetto j da bologni^ 



-usata , & spenderisi per Bonognini ) V uno , con reme* 
dio di Danari 3 per libbra ; 8c cosi allo advenante si 
intendla de' Grossetti di Bonognini 1 e di Bonognino 
lino ' di argento ; de* quali Grossetti di Bonognini dui 
luno sia tenuto farne in ugni cento libre d'argento 

libre IO. 

Item li Ducati d' oro si faccino a Charatti 14 , & va. 
dine 96 Ducati per Libbra , & di rimedio possinO hai. 
vere Denari uno octavo per uncia : cioè Denaro uno Se 
xneso per libra . Et li dicti Ducati si faccino con la 
stampa usata di s. Martino , & Volto Santo , & spen- 
densi per Ducati larghi, & debbia il Conduttore di 
Zecca dare di ritracto della libra dell'oro di 14 charatti 
Ducati novantasei d'oro, e non possia rifiutare oro di 
quanti charatti sia . Et debbilo raffinare ad ugni sua spe- 
sa, & possia ugni cento Ducati battere dieci mesi Du- 
cati, & darli in pagamento a mettitori, e questo per 
cagione delle cessagUe , & taxegli , le quaU<;essaglie , 4c 
taxegli non si pòssino fondare senza presenzia del Sag- 
giatore. 



1 



)4<$ I)^ < ^A^' GfiKSki 

ai 2 9 conteneva d' intrìnseco argento fine 
grani 19^9 e*l bologfdna sempbce grani 9^^ 
Nel.MDXXXV, a simigliaoza di tutte 
le Zecche d' Italia , s indusse anche la Ci£« 
tà di Lucca a batter Io Scudo dt oro^ ro- 
so universahnente comune ne* contratti e 
nel commercio d' allora : ma poiché te- 
mettero , che questa moneta non Tortssc 
quel corso I che aveano le altre 9 per esser 
foro allegato col rame; nel MDXXXVl 
.si propose, il dovuto rimedio 9 ^cretandosi 
che sì dovesse allegare coti* argento . Ecco 
F uno e T^ltro di questi Decreti {a)* 

. ifi) In M«g^iiioo GpQsiUo Gener,iili celdMrato die i $ 
jQctobris MDXKXV. fnit decretum , & obteatiun ut in- 
dirà • videlicet . . 

Quod.aiictorìtafie> & potestate presentis Magnifici Coo- 
.liUi decretum inceiligatur , & sit , quod in Secha Ci* 
.vitatis nostre cadi valeant Scuti Aurei ad ligam di €«« 

rati veotida' & ad pondus di danari dui , & grani ax prò 
.Vtr^ariuntur esse alii Scuti qui cuduntur inaUis<2ÌYÌ- 

taubus Italie^ qui expenduntur in nostra Civicaie » & 
. J>Dminio , & curraot prò hujusaii»di praetio prò quo .exr 

pendunrur la dieta nostra Civitate , & DomiOiio dicti 
>jBcuti , & quod M«igister Seche jprefate cuicumque pò- 

nenc aurum io dieta ^ecca t^^s^iir dare solvere > a( 

restituere 1 prò qualibet libra auri fini positi ut «iipfi 



DI Moneta • Diss. ÌV. 3 47 

Cotesto Scudo cC oro pesava adumjue 
grani 70, era a carati 22 , e contenavi 
d'intrinseco oro fìne grani 64 f. 

Passiamo ora a due altre rifusioni di 
moneta, che è quanto a dire a due altre 
diminuzioni; T una del MDLXIV , e T al- 
tra del MDLXVI(^;. 

scutos centum septem , & unum quartum , videltcet S. 
ko7^ auri prefató lige 6c ponderìs non obstantibus &c. 

ttem in préfato magnifico Consilio Generali celebrato 
die primo Februarii MDXXXV!. foit lecta infrascripta 
ininutà , que lecta JTuit Srpprobata , & contirmata in om- 
nibus & per omnia prò ut in ea continennr a presenti 
Magnifico Consilio, non obstantibus sexdecim palfoctts 
in contrarium repertis tenoris infrascripti videlicet . 
* Havendo li Commissari di Zecca confiderato li Scuti 
batniti fino a oggi in la Zecca itostra, li quali come si 
Vede hanno cattiva mostra , e ogni giorno via più sono 
per averla plggiore , & hanno trovato la causa essere 
'per essere legati con ramo , a che desiderando prov- 
vedere per rhonore pubblico, & acciò li ori ischano 
flella Zecca nostra restino in quel grado , & reputazio- 
pb che hanno semprfe haVuto . Iltiperò esaminato questa 
'eosa fra li spectabili Commissafii di Zecca, & altri pe- 
riti in siitìil mestieri %{ ritrova che ffl timedio •saria ^ 
the da qQ\ 'avanti il Maestro dì Xecca sia tenuto , ed 
obbligato a le'gkre dicto oro , fche si batte con argento 
di leghe sei. al. manco • / ' 

{a) MDLtlV. r9. Maggio. 
' * Che J)e# ' r à'v-venfre detreio s^ intenda , rhe per il 



34S De I VAKJ GENERI 

Per rifarci dalla prima , chiaramente si 
osserva essersi stabilito il peso del Gros^ 

ij>- . Ili ■ i 

Maestro di Zecca si debbi pagare a tutti quelli che met« 
teranoo argento in Zecca per battere a ragione di lire 
6, 0. 6. Piccioli per ogni ancia d* argento fine di il 
leghe: e debbi continuare a battere al solito di leghe 
9 , & far moneta nuova di dui sorte V una , delle quali 
ne vada 37 j alla libbra , che verranno a essere di peso 
di grani 184 l'uno piccola cosa meno; & in questa da 
una banda si debbia mettere S. Martino a cavallo eoa 
il povero appresso ; e dall* altra parte 1* arme di Lucca 
colle lettere solite al torno , et l' arme del Maestro di 
Zecca con il millesimo, che correrà. Et questa moneta 
s'intendi valutata, et doversi spendere Bolognini i$. 
r una , et dell' altra sorte ne debbi andare alla libbra j6^; 
che verranno a essere di peso di grani ix^ l' uno et 
in questa da una banda si debba mettere S. ^ intera , 
e dall'altra banda le quattro lettere di Lucca con le 
lettere solite attorno , e con V arme del Maestro et mil- 
lesimo, che correrà, & questa moneta s'intenda essere 
valutata, e doversi spendere per Bolognini io con di« 
cbiarazione, che in licenziare le dette monete nuove 
da battersi li spettabili Commissarj di Zecca debbino 
aver buona avvertenza , che li 37 , | e li jéj respetti- 
vamente faccino una libbra , e che dal più leggeri al 
più grave non ci sia svario più l di grano , restando in 
tutto il resto fermi li ordini della Zecca , che non sa- 
ranno contrarli a questo nuovo Decreto. 

MDLXVL aa. Luglio . 

Che per tutto l' anno MDLXVU si debbia batter^ 
nella Zecca nostra in modO| e forma infra^ videlicet. 



DI Moneta* Diss. IV. J49 

Mnej da Bolognini i^, in grani 184^ alla 
solita lega d'once i$. 21. Sicché il detto 
grassone conteneva d' intrinseco argento fine 
grani 1^64^. 

Cosi il Grassone^ da Bolognini lo^ è» 
stabilito al peso di 1224^, alla solita b'on* 
tà-, e perciò d' intrinseco argento fine ave« 
va grani 90t* 

Il Bohgnino adunque non ne avrà avuw 
to che granipT^) che vuol dire meno del 
Bolognino del MDXIX- . 

Intorno poi alla Monetazione del MD- 
LXVI diremo: che il Grassone ^ da Bola^ 
gnini I f ) si ridusse al peso di grani 182, 

■* ■ ■ ■ -^ ' ■ ■ 1 I] .1 !■■ ■!■ '- Il *mm^ 

La moneta di valuta di Bolognini 1 5 T uno nuovar- 
niente fatta \ che ha dall' uno de* lati il Santo Martino , 
e dall' altro lo Scudo della Libertà , che np vada 383 
punto alla libbra , che verranno a essere di peso di gra. 
ni i8a r uno piccda cosa meno . 

La moneta di valuta di Bolognini io V una che à dall' 
uno de' lati S. )^ , & <lair altra le quattro Lettere di 
JLucca ,: come oggi ft vede , ne vadi 57 alla Libbra ;» che 
verranno a essere di peso grani mi per dascuoq é 
- La moneta di Bolognini 6 di Grossi.doppicome hog- 
gi. si vede ne vadino 95 alla libbra , che varranno a 
essere di peso grani 7a| poco più per ciascheduno. 

La moneta del Grosso di Bolognini 3 ne vadi 190 
alla libbra , che verranno grani 36 1 o poco più 1' UDO • 



150 Dfi I VAIJ GENERI 

alla bontà solita dionee 8. 21 ; e perciò 
dell* intrinseco di grani 1 3 4i| • Così pure 
il Crossane da Bolognini lO) ridotto al 
peso di grani 121^, alla bontà solita 9 non 
conteneva più che grani 89I d'argento fine. 
• Finalmente il Grassone da Bolognini 6 j 
ridotto al peso di grani 72Ì e alla boa* 
tà solita , che vuol dire all' intrinseco dr 
grani '5 3tt; e» per conseguenza 9 il grosso 
da bolognini 5 non ne poteva aver più 
che grani 26 jj; e'I bolognino grani 8^^. 
' Sia stato che qualche danno nel com- 
mercio abbia prodotto questa successiva de* 
clinazione. di. moneta 9 o qualunque a/tra 
ragione sia stata 9 eerto è 9 che nel MIX 
LXX si migliorò in Lucca canto la bon* 
tà 9 che r intrinseco delle monete 9 come 

apparisce dal seguente Decreto (a). 

• » 

(a) MDLXX. II luglio F. 136. tergo. 

Che per tutto V anno 1J70 f! Maestro di Zecca 
debbf pagare a tutti ^uelH , che metteranno argenti Ih 
Zecca per Iwrrere lire 6. 3 piccicdi per ogni uncia di 
argento fine di dodici leghe, e che si debbi per lui 
battere Moneta di Bui sorte, una delle quali ne vadi 






1)1 Moneta • Diss. IV. j^i 

. Sopra questo nuovo Decreto , inscìtuùe 
le solite opera^oni , si rileva , che il Gros^ 

« 

SOM da Bolognini %o fu posto al pesa 
di grani 195^9 aU^ bontà di once w:, z\ 
e perciò in esso cootenevasi d' intrinseco 
argento fine grani iSOtV* 



^1* 



U-.~Lt4>.l "!5ag l ■,.,,'{J>. 



76 per libre i. -- 11. la di lega di once 11. 4 di. fino 
per ciascuna libbra , & a ragione di libbre con il rimeN». 
dio di danari dui per libbra , che per lo menò verranno 
a e&sttt di lega di unce 11. a le quali Pezze 76 pesino 
grani 97| l'una; di modo che ne vadi le dett» Pèzze 
76 alla detta libbra i. -» ai Ji & che non siano dife» 
renti l'Una dell'altra nel peso.piii di granii. In le qua- 
li da una banda si feccia la Testa del Volto Santo cori 
le solite lettere, e dall'altra le Lettere di Lucca «onf^ 
sono oggi nel Grosso di 6 Bolognini j & queste habbino 
Còrso per Bolognini io l'una, e dell'altre ne vac(a 38 
al medesimo peso di libbre i ^ aiv it. della medesima 
lega, e col detto rimedio, & pesino grani 1953 Tuna^ 
perchè non ci sia diferenza d'un grano dall' unsf all'al- 
tra , come di sopra è detto delle altre • in la quale db 
una banda ci sia un San Martino a sedere , vestito EpisQO- 
palmente col suo Pastorale in mano a testa nuda , e la 
Mitria posatH dove sede con leletttfe^nlinaiie ^' e dab' 
altra lo Scudo , & arme con lettere della Libertà , qua. 
li abbino corso per Bolognini ao V una « 

MDLXX. ly Luglio F 138 tergo. 
' f^ttot ut monete Argentee cuéwMie cogiiosc8iifHr"'v> 
aliis in Moneta nuper cudenda , ^ ^expend^apro ^Bo- 
mnenis decem, in qua A UQo;iatece debebsit 'apponi 
Litere Civitatis , debeat apponi "àcutum Lil^rtatis cum 
Literis Libertatis. 



35 2 De I VARI CENERI 

iE*l Grvssone da Bolognini io posto 
al peso di grani 97^9 alla bontà istessa, ne 
avera grani poir Sicché il Bolognino da i 
grftni S^ crebbe a i grani 9Vr 

Ma poco durò quest* alzamento d' in- 
trinseco. Imperciocché nel MDLXXI nella 
nuova battitura si ridusse la moneta al 
piede di prima ^ e forse qualche cosa me- 
ho . Tale fu il costume di tutte le Zec- 
che d' Italia ; e Lucca , che aveva abban- 
donato r uso del soldo , instituendo ne' 
contratti il Bolognino 9 si pose in sistema 
di coniare le monete in modo 9 che nel 
valore intrinseco venissero a equivalere al 
doppio delle monete Fiorentine e Vene- 
ziane 9 e a I in circa di quelle di Milano • 
Per conseguenza, alterandosi la moneta in 
ognuna di esse città, portava la necessità 
di iàt Io stesso anche nelle altre (a) • 

Ecco 



(tf) MDLXXI. 9 Maggio Gap. LXXII. 

Della lega ^ cht gli Scudi d* oro da battersi neDa 



ri Moneta . Diss. IV. 353 

Ecco adunque il Grassone^ di Bolognini 
1 5 9 stabilito al peso di grani 136^,} *alla 



ss 



nostra Zecca siano allegati con l' argento di coppella , e 
con Ramo per metà , si debbino fare di bontà di cara- 
ti ai con rimedio di qualche minima cosa, purché non 
siano a modo alcuno manco di carati ai jj. Et ne vadi 
loo alla libbra , che verranno a essere di peso grani 
69 e un capello di pi£i per ciascuno ; & $ia lecito per 
ogni 100 Scudi batterne io mezzi , con che siano della 
bontà, & p^o a ragguaglio degli Scudi, come di so- 
pra è detto • ^ 

Gap. 73. La Stampa di detti Scudi sia, ed esser deb. 
ba da una banda \ effigie di San Martino , e dall' altra 
la Testa del Volto Santo con le lettere da tutte dui le 
bande , come si metteva nelli Ducati d' oro « 

Cap. 74 Che le monete d'argento da battersi debbi, 
no essere & siano di lega , & a ragione di lega di oik 
ce II. 4 di fino per ciascuna libbra, & a ragione di 
libbra con rimedio di denari dui per libbra , che per lo 
meno verranno a essere di lega di once a. 1. Le mo- 
nete da battersi siano come appresso, & più & meno 
deir una e \ altra sorte segondo che parrà alli Commise 
sarii • 

Cap. 75. Di una sorte che ne vada 76perlib. i -ai. 
Il che vengono ad essere di grani 97I 1* **"^ > ^^ '• 
quali da una banda si facci la Testa del Volto Santo 
con le solite littere , e dall' altra lo Scudo della Libertà 
come sino a qui Si è usato, & habbino corso per Bo« 
lognini io V una . 

Cap. LXXVL Di un* altra sorte che ne vadino j6f 
alle dette lib. i. — ai. i a che vengano a pesare dana* 

Tom IV, Z 



3 54 DE l VABJ GEMERE 

^ bontà di once il. 2: quindi all' ìntrinse- 

co di grani 125^^. Dunque il Bologniao 
semplice si ridusse ali* intrinseco di grani 
8i|; che vuol dire a meno di quello co- 
niato nel MDLXVI. 

Finalmente lo Scudo it oro minorò an- 
eli* esso di peso ugualmente che di bontà; 



ri 6. alJ. In le quali da una banda vi sia San Martino 
a cavallo , e dall' altra le littere della Libertà , 8c babbi 
corso per Bolognini ij Tuna. 

Cap. LXXVU. Di una altra sorte che ne vadi 30^ per 
dette lib. i. — ai. ix che vengano a pesare danari io. 
4 \\ r una . In quali da una banda sia un San Martino 
a sedere vestito Episcopalmente col suo Pastorale in 
jnano , a testa nuda , & la Mitria posatt dove sede con 
le lettere ordinarie , e dall' altra lo Scudo , & Arme con 
le lettere della Libertà , quale habbino corso per Bolo- 
gnini aj runa. 

Cap. LXXVUL Tutte le sopradicte Monete di qua- 
lunque sorte si siano non possine essere differente V una 
dair altra nel peso piCi di grano uno per ciascuna pezza . 

Cap. LXXIX. In ciascuna di dette Monete , si d' oro 
come d* argento , si debba mettere V armi delli Maestri 
di Seccha, che saranno per li tempi , in modo che sem- 
pre si possa vedere e conoscere . 

MDLXXI. 0.8. Settembre. Fuit cornctum CapUalum, 
LXXVI. Capitulorum Zccclut , circa il battere delle Mo- 
nete da Bolognini i j T una , che dove dice ne vada j6| 
dica che ne vada $0 e dui terzi • 



I 



i 



il* 



H 

I 
I 










3S<5 



DI Moneta . Diss. IV. 



Peso , Bontà, e Intrinseco delle Monete antiche, 
coniate nella Zecca di Lucca . 



Ammi 



io6o' 



IIOO^ 



1131- 



1298 



Denom«Tiaztone deìle an« Peso assolu- Titolo, oda Fino 
tictie Monete di to delle me- Bontà di in ciasche. 

Lucca • desime mo* esse • duna mone. 

nete . ta conrenu ro . 



Danaro * - Grani 

Soldo 

iLira di Danari — - - 

Lira di Soldi 

Grosso di Soldi 2. - - - 

Lira di Grossi - 

Danaro , — 

Soldo 

Lira di Danari > 

Lira di Soldi - 

Grosso di Soldi a. 

Lira di XJrossi 

Danaro 

Soldo , 

iGrosso di Soldi a — . 
Lira di Danari -• . - . 

Lira di Soldi . 

Lira di Grossi . 

/"Danaro - - - - . - ». 

\ Soldo 

iJ Grossi da Soldi a. - - 
Lira ài Danari - — . 

Lira di Soldi . 

Lira di Grossi . 

Grossetro da Soldi 4. - 
ijgo^ Detto da Soldi y. — . 
Grosso da Soldi X. - - 



43^1 



Ot.^ 2,^ 



.-.3if 

• - 54- 
- - 64S. 

..64f 

- 1396. 



a o. .9. d. 8. 



a63 

---44tI 

- - n6\ 

--•J3f 

-- 1073 I 

- - -là 
---iJi 

- - - 4^3 

- - 51J. 

- - 1030, 

---IH 

---I9J 

--- 39i 

--.32} 

- - 393 i 

- - 786f 

Lib. 34à 

---41IJ 
■--83^ 



De I VA^jr GINERI 



►nni Denominazioni ec 



Peso ec 



s 



^Lira da Soldi XX '' Grani 

»69>Bologpinrda Soldi 2 . 
^Soido - . 



Bontà ec. 



pDanaro 

Dan. I. in Moneta nera - 
Sestino di Dan. VI. - - 

187^ Grosso da Soldi- 3 -- - 
Soldo --------- 

Lira da Soldi XX. — - 

Fiorino d' oro - 

Grosso dà Sol. Vili. - - 

Bolognirìo da Soldi a|; 

sia da 32 Danari - - - 

Soldo --L- 

Lira da Sòldi XX 

Soldo - . - 

Bolognino da Soldi II. - 

♦3^< Gròssefto da Soldi i| - 



357 

Fino ec. 



|88 



^ - - lO/y 

^--■00^ 



72 



One* de 9. 

I. 13. 

- - S. 22, 



Gr. 16. 7^ 
l6i 

8è 

" " * • 5W 

Gr. - . A 

.--af 



19A 

Car. - 24. - - - 7^' 
--. j8i 



On. II. 12 



- i9il 

I 7À 

. - 146 '^ 



Barbone da Soldi 8 - - 

Lira da Soldi 20 

/'Quattrino da 6 al Bolo- 

V gnino — 

3Gros6etto da Bologn. 2. 
^^ "S Bolognino da Soldi 2. - 

/soldo 

^Lira da Soldi 20. 

Quattrino da 6. al Bo- 
lognino - - 

Grosso da Bolognini 3. 
Bolognini da Sol. 2 - - 

Soldo -- 

Lira dà Soldi 20 - - ;. 



--- 16 

---33ÌJ 



Onc. I. 8. 
- 8. 13. 



.13 

- - - I4I4 

- - - J9^ 



474 



IJ« 



- - I. 8. 



... n 

. - - 15 à 

- - iiJi 



- - - 53 è - - 8. 13- 



^1 

■- -39J 
i3ii 



Z iij 



-- - - "53 
...132^ 



358 



DI Moneta . Diss. IV. 



Anni Denominazioni ec.{ Peso ec. 



- Gra. 50U 



Bontà iFino 



- - r 7'ii 



Grosso da Bologn. 3. 
2^. JGrossetto daBolog. a. 
Bolognìaoda SoId«a. 

•Soldo - . 

^ Lira da Soldi 10 — 
^4® J I Ducato d' oro Largo- 

/"Quattrino -. 

VGrossone daBolog. 3. 

iGrossetto da Bolog. a, 

* W)Bolognino da SoL a. 

/soldo 

^Lira da soldi io - - 

Qu^pao . da 6. al Bo- 

C logniiu) - - r - - 

jj jo< GrQ5sone da Bolog. 3. 

# Grossetto da Bolog. a. 

fiolognino - - — . 

^SìS ^^^^ d'oro» - . - 70- 

rGrossons da Boi. 15. ^ - 184 - 
Jj64\ Grossone da Boi. io. 



On. 8. 21. Gr. - 37^ 
...041 



.-iij 

Car. - 04. 71^ 

On.- I. J.| ij 

41^1. . 8. ai. 3i{ 

' - . aoj 
. loi 

-• 140} 



- - - 40Ì 



l 



- . r. 3 I5 

- -- 8. 2.1 1- • -291 

,--,9: 

- - 9« 
641 






121 



Bolognino 

Grossone da Boi. 15. 
Detto da Bologn. io.. 
Sj66^ Detto da Bologn. 6. 
Detto da Bologn. 3. 
BoIogniDO ------ 

r Grossone da Boi. 20. 
Xjjo< ^etto da Bolog. IO. 

^Bolognino.- 

^Grossone da Boi. IJ. 

X J71 < Bolognino ^ - 

^Scudo d'oro - . • • - 



Ik 



Car. - 22 
On. 8. 21 
- - 8. 21 



182 - 

- - 121J 

' 7i{ 



1- - 8. 21 

- - 8. 21 

- - 8. 21 



19J3 

97l 



- . 13611 

90 i| 

9i 

- - 1345' 

- - - 89li 

53 

. - 26; 



— II. 

- - II. 



--.136^ 



n 



- - II. 2 



- p. - 59 -I- Car, 22JJ 



•--SU 
. - i8oi 
..-90I 

9 

I2V 

8 



959 




INDIO 

DELLE MATERIE 
CONTENUTE NEL PRESENTE VOLUME. 

A 

j^€t gr0ve^ cosa (otte, pag. a. 6» 

Ammirato citato, pag. ase* asi» 303. 

Aquilini , p<ig. X99. 

Aquile j£ . Peso , lega , intrinseco ditìk sue monete , pig. 71* 

Argtlhtì ^ pag. 1*5. 
uCfjf. Cosa fesse, pag. €. 
Aurto, Cosa fosse « pag. 8. 

B 

Bsgsroniy pag. x40. 

Bsgsttirti ^ cosa siano 149. 194. 

Bollini Vincenzo Parroco di Cassana cittto 1 pagt t^x. 174. (0 

X76. (tf) aox. o)» 
Bsrhono^ p4g. 334. 
Bsfhofti , pa^. 305. 
Bsrgellini e Gifffjv , pag. aao. 
Barile^ pzg. t6z. 2^3. 2^4. 2^5. 2^^« 
Safri . Suo libro d* Aritmetica citata , pag. 293. 
Benvenuti P. Betnardiao, pag. a^x. 2^5. 2^9. 27 1. 
Bergamo ^ Brescia, Cremona, Parma, Pavia » Placenta 9 

Tortona; concordato, pag. 152. 
BtKXfly cosa sia, pag. X49 
Bianchi cosa fossero, pag. 1^3. x57« 
Boi ss ino Claudio citato , pag. 2x5. %tg% 220* 

Carlo, pag. at^. 22^. 

Bologna . Delle monete per Ordine di tempi , pag. tt%. segg« 
Bolognini di Lucca, pag. ^24. 327. 331. e seg. 
Bolognino, Suo peso e intnnseco, pag. xas* $cgg* 

• • • • • Grossi , pag. 126. seg. Biccoli X29< 

• • • • • meri del soldo di Bolognini, pag. i^S. e seg* 

• • • . • grosfsi 298. 299. , 
Borgèini citato, pag. 204. 3034 

• •-•.. confutato , pag. to6, 

Brema monete X45. lire dì danari ^iani , pianètti , pi^ 147* 

• • . . . Bergamo, Cttmona, Pariha ^ PaViA , Piacenza , e Tot'^ 
tona; concordato, pag. s$2. 

Bruni t Bmoetti , f ag. 283» 



l4o I V » f e E 

e 

CéfUm^ ^g* T4lt. 2^0. 

Carlo Mtgno. Sua epoct nel Regno d* It4it , pt^. 15. 31. Sue 
legge pel pcab delle monete , pag. 41 • Sua libra di due Mar- 
chi ; pa^. 44- 41- vgg* Suo peso paiticoiftte , pa^. 4tf{^segg, 
Suoi oanari , pag. 48. ' 

Céfsiodoro • Suo passo spiegato y pag* to. xc. e segg. 

Cévslhtto^ pag. ^93. 

Concordato fra Brescia , Bergamo , Cremona 9 Parma , Pavia , 
Piacenza, e Tortona, pag. 151. ' ' 

Cràzjit^ pag. atf). x66. 272. 

Cremona , Brescia , Bergamo , Parma , Pavia , Piacenza , Tor« 
tona; concordato I pag. 152. 

D 

Danari d* Aquile)a loro peso, lega, intrìoieoo, pag. 80. Sx» 
segg. 90. 91. segg. di Volchero Patriarca , pag. 2x5. 

Di Bologna, pig. 130. iji. 

..... di Carlo M. di Milano , e di Pavia , e loro peso , 
pag. 4S. ^eg« 

Imperiali ^ pag. 284* 

di Planet , o danari di Pianetti , pag. 145. 

metà d'un soldo imperiale, pag. 152. 

• . • . . Pianetti di rame detti minuti, pag. 157. 
e Soldi detti Ferrarini , pa^. 159' 

di Firenie del 1275 , pag. ^'9* ^^ '^S^f P^- M^* 

del 1322^ p2g-243* ^^^ 13^^ 9 P^S- ^45* ^^\ i33%i p3ig*H^* 
del 1347 V P^g* 250. del 1417 , pag. 253. 

• • k • • neri , pag. 244. 

di Lanajoli, pag. 245. 

Danaro > Cosa fo«se, pag. 8. 199. 

Dino Francesco di: tempo \n cui viveva, pàg. xSV. 

Citato , png. I179. ^11. 

Do^/tf, d' ofo di . Genova , pag. 293. * 

• • . r d^atgetitOj^ pag. 29^.' 

Doppia d'oro , o'sia doppio Scudo, pag. 255. 
Doppio Scudo, o sìa doppia d*oro', pag. 268. 
Ducati Veneti staAfpati in Firenza 212. 

Veneziani, e Papali in Firenze nel 1454. 

Ducato d'oro di Bologna, pag. 13S. 

di Ferrara, pag. 200. 

d' oro di Genova .28^. 201. 

Ducatont di GenOv*, pag. 2^3. 



« 



PBLLft MATS'rIB. %4t 

F 

Fshrtzj ( Carlo ^ 9S («) ii8. (é) 105. («)• 
Ferrsrs, Moneta, pag. 159. 
Ferrarini ^ danari e soldi, pag. 259. 270. 
..... vecchj , pag. lyó. 
Filippo, Moneta d'oro di Macedonia, pag. 9. 
Fiorini , loro rapporto co* soldi e lire Im^riali > pag. 147. ijOé 
nella nota 151. 

• . . • • neri, pag. aaa. 224. 257» 

• • « . • piccoli, pag. 234. 240. 

• • • « . grossi , pag. 240. 241. 242. 
popolini 9 pag. 242. 

• .... nel i4tfx. 255. nel 14^2», ivi. 
FioTontini Francesco Maria lodato 298. 317* 310* 
..... citato , pag. ^^6. 328. 

Fiorino d* oro di Firenze, pag. 204. 21 tf. 279. 

sua Tavola , pag. 281. 

d* argento di Firenze , pag. 7bq6» 232* ^43. 245. A 

Lucca, pag. 308. 

• • . • • d'oro in oro, pag. aio» 
di suggello 2x2. nel 1464. 25^. 

• • ... di suggello vecchio 210. 
di suggello' nuovo 210. 
di Camera , pag. 210. 
bianco nel 1166, 257. nel 1371. 253. 
largo, pag. 210. 211. 2x2. nej X4tf4. 25^. 
stretto, pag. no. 2x2. 

• • . • • picciolo, p»g. 244. net 1366. 250. * 

leggero , pag. 210. 212. 

largo di galea, pag. 2x0. 

stretto, pag. 212. 

valori diversi , pag.* 2t$. 229. 238.' 248* '2#2. 30^ 

303. 308. 3x0. e seg. l 

FoU . Cosa fosse , pag. io. 
Fontansni confutato, pag. 174. 
Forboni cosa fossero, pag. 1x9. 
Ftifsmri^ Frisacchi. Moneta m Friuli, pag* xoz. tao. leg* - 

G 

Gentili Gherardo , pag. 2x5. 22$. "> 

Ceno^f0 sue moneta , jsag. 282. 

Genovino d'oro, pag. 28^.299. e ^9X« 294* - ' • • 

Ctnoyini piccoli , pag. 290* e grossi' , ivi. ' 

Ciulj , pag. z66, 270. . . , . 

Gigliéto ^ pag. 270. 



. • 



• . 



X a. 



» 



)^ I » » I e « 

Giovio Paolo citato, pag. 30Q. 

Grandi Abate citato, pag. 29< 499. 301. )ao. jat. 

GroxW d*Aqutle}a loro peso, lega intrinseco « pag. fS. legg. 

Grotti dì Lucca, p^. 324. 327. jjf. 

Bolognini i%6. 127. segg. 

• • • . . Luccnesi 300» 

Pavesi , pag. 300. 

Aquilini 300. 

, • • . • Mediani, pag. ijx. nella nota. 

di quattro imperiali, pag.. 152* 

. , • , , del 1322. 244. nel 1347. 249. 

e Grossetti, pag. 95<. e seg. 187. e scg. 197. %$^» 

187. 260, %6t> 262. 

di Genova, pag. 291. 

popolini , pag. 2x7. 

Gue.lfi , pag. 222. 245. 247. 

, .... di soldi 2, ^ag. 752. di soldi tf , pag 254. 

Veneti , o sia macapani , pag. a$8. 

Grotsom , pag. 349 e seg. 

^otsù f Giossone , Grossetto di Lucca , pag. 304* 

..•'.. pàg. 30X. di Pisa 309. 

Grassoni^ pag. 25^. 2$8. 261. 

Guilf e Barsellinf, pag. 220. 

del nore , pag. 220. nel X3S0. 250» 

Giustinisno Monsignor Agostiqo, pag. 293. 

I 

JmperisU^ grosso, mezzano, e piocolo, pag* 302. 
Invem^iom di contar lettere su 1 orio delle monete , pag. «7^. 

L 

J^mih d* Augurio 'Bargello, pag. iiz. 

hànésoli effettivi , pag. 245. 

Leìknitz, citato, pag. 213. 

LìBkra di metallo in massa, polla in uso ne^ tempi di mez- 
zo, pag. da. ^3. ^4. feg. 

Lik^rs . Cosa significhi , pag. 5. ma etimologia , ivi ; sue di* 
visioni , ivi . 

.... Romana . Suo ragguaglio col pefo di Venezia , pag. 4P 
e feg. 

.... Gallica eguale alP antica di Roma , pag. 42. 

.... di due marchi , pag. 44. 45 e feg. 47* 48. 49. jo* 

.... sottile , e grossa , pag. $7. 

.... Monetale , pag. $5 e seg. 

Lire di Genova , pag. 292. 

« . . di Fiorini neri nel i^66* 251» 



D8LLS MATERIB. fég 

• . di qt^ttrini, pag. 253. 259. 2^5. 

• . de' Bianchi , pag. 259 nel 1481. 25S. zSo» 
. . di moneta nera nel 1422. 25S. 2^0. 
. . di quinto di Ducato, pag. 2^3. 
. . di Barile , pag. 2^3. 

• . di Zuroni , pag. 28^. 
. . Cosa significhi , pas. 5. 
. . Commerciale cosa tosse, pag. 54. 55 e teg. 
. . Legale, e legittima , pag. 58. $9 scg. 

Lire Schìavoniche , pag. 5. 105 nota («) di donati | e di soldi 
del Friuli , pag. 120 e seg. 
. . di Bolognini grossi , pag. X23. 
. . di Bologna, pag. 17^. 139. 220» 
. . di Planet , pag. 145. 
> . di Brescia , pa^. 245.^ 
. . di Danari piani , o pianetti , pag. 14^. 
. . imperiali , loro relazione co' Fiorini , pag. 147 , riduzione 
in Bresciane , fiag. 154 , loro relazione co* terzaroli , pag. 28<. 
. . Veneziane ridotte in imperiali , pag. 149 ridotte in lice ai 
Bolosnini, o Bresciane, ivi, e i<i. 
. . di Bolognini , o Bresciane , ridotte in Veneziane , p. z49* 
. . di mezzani, pag. 151 nella nota. 
. . di Venezia in proporzione di quelle di Ferrara, pag>.zs9 

e seij. 

. . di Ferrara , pag. i6g. e seg» 

. • Marchesane, pag. 19^. e seg. 

. . Ferra ri ne , pag. 189 , e seg. 

. . Fiorenrine, pag. 20S. 218. 

. . di Terzaroli, pag. 219. calcolo del 12^2 al 14X7. 
Uff di Firenze nel 1275. 227. del 2322. 244 de' grosai nel 

1252. 242. 2^3. 
... di Firenze nel 1315 p. 244 nel 1326. p. 2457 nel 1332. p. 24$ 

e 248 nel 2347. p. 250 nel 1368* p- 252 nel 2371. p>253 net 

2417 p. 254 nel 14^2. p. 25$ nel 14^2. p. 256 nel 1504. p.,2^x 

nel 2$9. ivi. nel ^s^S. p. 2^3. nel 2$34. p. 265. nel 2$37« 

2<$8. nel 2 $74 p. 2^9 nel' 1620. p. 274. 
JJre nei Secolo XI. ^95 nel secolo XUI* . 297. nel XIV. 300. 
Lucc0 e Psta monete , pag. 294. 
huccbeti grandi^ mezzani e piccoli, pag* 3x2. 
Lucchesi monete , rapporto colle imperiali , p. 272. 172 (/) • 
Luaiii citato^, pag. 300. 

M 

ìAéhtpini citato , pag. 204. 

Moreno Jacopo di , pag. 284. 

Màru di Carlo M. ragguagliata al peso di Venezia , pag. 50. 



%é4 I if o I e B 

Msrcelh dì Venezia , pag. 344. ^ " 

Marche di danari , cosa fossero in Frìali e in Istria , pag. ita. 

segg. 2x4. Testa dt rtdditu in Friuli, pag. zx5. 1x7. %xZ 

nota (41). 
Msrcèeggisnt , o Marchesane moneta , pag. 173 e seg. 
MéTckiténi soldi t psg* z?^- 
Méfcbttti cosa sieno , pag. 149. 
Mstspsne , pag. 289. 

Mediani cosa fossero , pag. Z5X. nella nota • 
Mkdi0m j pag* 3it> - 
MiK,Kfi Giulio, pag. 2^5* 270. 
MeK.K,i grossi , pag. 255. 
Mexj'i quattrini di Genova, pag. 290. 
Mitsnoj Terzi o Terzaroli, pag. 285. 
Minuti , cosa fossero , pag. 1 57. 
Moncoto . Suo valore, pag 34. 
Èlénns dì Reggio, pag. 312. e seg. 
. . di Milano, pag. 312 e seg. 
. • n*ra, pag. 223 « 244. 249. 254. 259. 

• . Pavese, pag. 322 e seg. 

• . eres«a e minuta, pag. 323. 

• . ai Venezia , pag. 344. 

• • e Bianca, ragguaglio fra Tuno eTaltra, p: 1^1,1^4, ' 
Monete di grandezza straordinaria, pag. 13 ; quali a* tempi de* 

Goti e de* Longobardi , pag. 16. e segg. * - 

• • * Peppolesche, pag. 131. 
. • . Piane , pag. 145. 
. . . Bresciane , pag. 14^. X50« 

• . . dì Planet ^4^ e seg. 
. . • di Concordato, pag. 152. 
... di Ferrara, pag. 159. 
. • • di Parma , pag. i58. > 
... di Genova , pag. 282. < • 

• . ; di Lucca e di Piaa, pag. 294. 302. 

• • . Lucchesi, rapporto cotle imperiali , pag. 171 colle Fer- 
rarine. pag. 177. 

. . . Marcbcggiaiie, o Marchesane, ptg. X73 ragguaglio colle 

Ferrar ine , pag. 178. 

. • . Ferrarine, pag. 159. 170. X73. 

. . . uguali alle Lucchesi , pag. Z7t. 

. . . loro ragguaglio colle nuove marehesane, pag. Z78* - "^ 

. . . colia lira di Venezia, pag. 189. 196. 

. . . Marchesane loro valore^ pag. x82. 

... di Firenze, pag. 203. 228. 

• • . invenzione di coniarvi lettere su Porlo, pag. 27i. 
. • . di Firenze, tavola del peso a bontà, pAg*a75« 

• . • Imperiali , pag. 302. 

• •. • di Lucca e Pisa , pag. 294. 



DBLLB MATERIB. ^f j 

« • • , pìccola e di quattrini 252. 

.... bianca , pag. 253. 

. . . . Moneta resa pùi debole da Ottone Imper., pag. 70. 

Muratori cit. , pag. 1^4. 170-172. 29^. 3x7. 3x8. 



» • 



N 

Ner$ D. Pompeo citato, pag. 217. 242. 
Novi mi ^ pag. 291. 
Nummo , cosa fosse , pag. x. 

O 

OhfÌKO* Cosa significhi 9 pag. 6^ 

Onoié, Cosa fosse e come si dividesse presso ^ anficlii, 
pag. 5. 6. 

. • . • . di Palermo 283. 

Orsini Ignazio confutato 221. 227. 2^3. 2^4. %6'6. 2^8. 2^9* a7)« 

Ottolini. Monete; perchè così denominato , pag. yu 

P 

Tsgnini del Ventura Gian Francesco. Lodato pag. 272. nella 
nota • 

Taf ma , Piacenza , Pavia , Tortona , Cremona , Brescia , e Bot» 
gamo ', concordato , pag. 152. 

, moneta, pag. itfS. 

Patriarchi dì Aquileja . Loro concordati per la Zecca , e lo- 
ro monere, pag. 71. 72. segg. 

Pavfa j Parma, Piacenza, Tortona, Brescia, e Bergamo, 
Cremona concorcadato , pag. 152. 

Tegohtti Balduini , pag. 243. 244. 288. 290. 

Peggi oni ^ pag. 291. 

Peso, Come si dividesse anticamente, pag. 5. 6, 

• .... a' tempi di Onorio , pag. 40. seg. 

delfa libbra antica Romana , ivi . 

di Carlo Magno, pag. 46. segg. ragguagliata al peso 

di Venezia, pag. 49. jo. 

«. . . . di Colonia; se fosse il peso riformato da Carlo M. 

Usato m Venezia, pag. 51. e jn Toscana, pag. 52. 

e in Londra ivi ; ragguagli tra detti pesi , pag. 52. 53. 

dì Venezia con quello di Bologna, pag. xa?. 

Piacenz.^^ Parma ^ Pavia, Tortona, Cremona, Brescia, e 

Bergamo ; concordato , pag. 152. 
Piattra d' argento , pag. 267. 270. 

Piccoli d* Aquileja • Loro peso , lega , intrinseco , p^.S2.83. segg. 
. . . . .nel 1422., pag. 257. 
Pitarini ^ paj. 3x1. 
Pfopof^ione ira oro e argento nel 1332. , pag. 248. 



Sdé I IV D t e B 



Q 



Qj^trini di Bologna, ptg. 140. 

Linaioli , ptg. 241* 

nel S3x$-9 pag. 244. 

nel issa* 9 P^g* H5* "^^ iS45m P^* ^o* nel 1371., 

psig* 253. nei 1421. , pag. 257. nel 1490. , pag. 260. nel 15)7. 

pag. 265. 

Fiorentini , Pisani , ed Aretini , pag. 258. 

neri , pag. 271. 

di Lucca, e Pisa, pag. 305. 

QjUnf del Ducato, pag. 262. 

R 

Ktssi t Girolamo citato > pag. 300. 

S 

$»i^to , o sia peso del soldo a tempo d' Onorio , pag. 40. s^ 

SsngéU ^ pag. 31J. 

ScéUbtlni Canonico citato, pag. \6^* 279. 

Scudù d'oro, pag. atfa. 267. e 258. 

Genovesi, pag. 292. 

• di Lucca , pag. 34^. 

Ufotu. Sua epoca del Regno Italico, pag. ^9. 70. 

Siìique* Cosa fossero, pag. 6, 

Sitomi citato 9 pag. 219. 

Soldo, Cosa fosse ^ pag. 9. come si dividesse pag. xo. xx. e 
segg. D* argento sorto i Longobardi 58. e segg. Diversi va- 
lori di esso, pag. z^, z6. ^7. 68. 

Soldi d' argento erano immaginar) , pag. 24. segg. erano es- 
pressione di peso, pag. 3$. se^g. tf8. 

Se si coniassero in Aquiieja, pag. no. seg. 

imperiali , loro corrispondenze col Fiorino , pag. Z47. 

co' Terzaroli , pag. 285. 

di Bolognini, pag. 149. 156. 

de' Pianetti , pag. 145. ito. 156. 

di piccoli, pag. 151, nella nota, pag. 245. 

detti Marchesani , pap. 172. 

d' argento , detti fiormi , pag. 2o5. 

doppi , pag. 229. 

grossi , pag. 230. 

di Firenze nel 1275 ) P^g* ^^9* nel 1252 , pag. 242. 

nel X322, pag. 244. nel 13159 pag. 244. nel 2326. pag. 245. 
nel 1332 , pag. 245. nel 1345. 9 P^8* M7- nel 1347 , pag. ajo. 
nel 1368, pag. 252. nel 137x9 pag. 253. 



DELLE MATERIE. 3^^ 

SvUt neri, pag. 24^. 

di Lanajolì , pag. 245. 

nel 14x7 , pag. 254. 

• • . • . mediani , pag. 287. 
de' Bianchi , pag. '254. 

• .... e lire di Brescia , pag. 145. x^cu ' 
d'oro, pag. jxS. 

mediani , pag. 325. 

Sold'ni j pzg, 25$. 25^.. 

Sf Siete • Cosa fosse, pag. xo. 

StelUni , pag. 2^7. ^ 

T 

Talento. Cosa fosse, pag. X4. j$* 
Terf^sroli cosa fossero, pag. 153. 155. ax^, 
Tert.'\ o Terzaroli di Milano, pag. 28}. 
Testone , pag. 2<54. 2^55 2^8. 270. 

di Cosimo II, pag. 273. 

di Genova, pag. 393. 

Tornete , p.ig. 134. seg. 

Tortona^ Bergamo, Brescia, Cremona, Parma, Piacenza^ 

Pavia; concordaro, pag. 152. 
Tronci Paolo, pag. 297. 

.• • • " ciraro, pag. 3x0. 

Trono di Venezia , pag. 344. 
Turoni ^ pag. 286. 

V 

VsUeccbi citato, pag. 301. 
Varchi y pag. 263' 
Verci Giambattista citato , pag. axtf. 

VilUni Gtovanni citato , pag. 204. 220. 22x. 22j. 242. 287. 
Vittori Kr. suo libro intitolato Fiorino d* oro aottco ilJastuto ,. 
pag. aio. 2x7. 222. 229. 230. 23 X. aStf. 

Z 

Zanetti^ pas. 99. (/) xoS. (s) 2x5. (j) xaS (*)i3i (O'^S- 

(j) 172. {d). 
Zecca di Lucca, pag. 305. di Pisa, pag. 314. 3x7. 
Zecc&e Ducali al tempo de' Longobardi , pag. 3x9. 
Zecchino di Venezia proporzionato a quello di Ferrara, pag. 

X95. al fiorino d'oro di Firenze, pag. 2x0, e seg. 
Zecchieri. Loro conclutioBi eoa i Patrnarcki d' Aquileja , pag. 

72. 73. segg» 



co R R E Z I ON I. 



Pag. 15. lin. 9. dopo delU tn^rc^ vMnm tev»te le psroU 

come nel Documento del suddetto P. Pez. 



51. lin. 59. delle onde 
45. lin. 2x. XXtl d'essi 
145. lin. 17. scodelate 



153. 
155. 
X99. 

240. 
Z9S. 



lin. 3. nells not» forse - - 

l-n. 17. ; e poi piii, - - 

J n. 12. FERRARIB - - 

lin. II. provisione - - 

Jìn. so. An :logfa - - 

lin. XX* mandatami * - 



dell* oncia 

XXII. soldi di essi 

scodellate 

forte 

, e poi piò; 

FERRARI AS 

Provvisione 

analogia 

mandatemi • 



\ 



ì^fÀ .-?. 



APR 2 4 T544